strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Titillami*

Titolo orribile, vero?
Beh, ok.
Quasi esattamente un anno fa – il 20 novembre 2011 – postai su questo blog un pezzo sui miei personali problemi con lo scrivere narrativa erotica a comando.
Nonostante lo stimolo di un bell’assegno croccante.
Se ve lo siete persi, potete buttarci un occhio.
Io aspetto.
Non ho fretta.

Wickedly Sexy? Moi?

Fatto?
Bene.
Un anno dopo, la storia è stata scritta (direttamente in inglese), è stata editata sommariamente in una prima stesura “pre-definitiva”, è stata fatta girare, ed ora è tornata alla base, dopo essere passata per le mani di un discreto numero di lettori e lettrici, incassando commenti decisamente lusinghieri, ed un verdetto di bocciatura per ciò che riguarda l’ipotetica vendita.
Oh, non posso davvero lamentarmi, badate!
La mia storia è hot, mi dicono, è fun, è wickedly sexy (questo me lo faccio mettere sui biglietti da visita), ma non soddisfa i parametri dell’editore.
Nel senso che c’è un sacco di sesso (io credo addirittura un po’ troppo), ma quanto a violenza ancora non ci siamo, e io credo non ci saremo mai.
Il che alla fine per un certo verso mi rassicura, perché, come dicevo in quel post un anno addietro,

l’accoppiata sesso e violenza, nel senso di sesso violento, non mi attira granché.
Anzi, non mi attira per niente.

Ma in quel post parlavo anche e soprattutto del mio interesse per l’offerta ricevuta, in termini di opportunità di apprendimento.
Perciò, vediamo… cosa ho imparato?

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Sesso & Violenza

Come accennavo ieri in un commento al post precedente, a volte avere dei lettori ben disposti a commentare ciò che scriviamo comporta dei rischi.
Del tipo, tu scrivi una bella scena d’azione, uno scambio di colpi fra il protagonista della tua storia e un antagonista più grosso, più cattivo e apparentemente imbattibile, ci metti tutto il (poco) che sai di tecnica e trucchi del mestiere per rendere la scena non tanto realistica ma, beh, coinvolgente, e poi una lettrice ti dice…

Questa scena è una metafora di un rapporto sessuale, no?

E certo, siete entrambi liceali e lei ha letto troppi, troppi libri di Freud (ma perché le ragazze di sedici anni negli anni ’80 leggevano o King, o V.C. Andrews o manuali di psicologia?) mentre tu hai letto troppo Edmond Hamilton, ma proprio per questo, sono traumi.

E potremmo discutere a lungo della faccenda di come noi possiamo scrivere quel che ci pare, ma poi cosa ci vedranno dentro i lettori, eh, quello è il territorio dell’imponderabile.
Ma ne parliamo un’altra volta, perché oggi è un altro, il tema.
L’avete visto il titolo, no?(*) Continua a leggere


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sesso x tecnologia = il futuro

Il titolo di questo post è una formula ideata da J.G. Ballard.https://i0.wp.com/ecx.images-amazon.com/images/I/51T2DMTaDrL.jpg
Si trova all’interno di uno strano libro che mi è appena cascato (si fa per dire) sulla scrivania, complice un rivenditore web che me ne ha procurata una copia di seconda mano.

Pubblicato da Thames & Hudson, solidi editori nel settore dell’arte, dell’architettura e dell’archeologia, il volume si intitola Formulas for Now, ed è curato da Hans Ulrich Obrist.
Ha una spaventosa costola fuchsia, copertine di catone da imballaggio heavy-duty foderate di carta color acquamarina (l’immagine qui di fianco falsa i colori riducendo l’orrore) e se l’esterno ricorda un incubo anni ’80, l’interno è, visivamente, molto molto più complicato ed entusiasmante.
L’idea è semplice – ilcuratore del volume ha chiesto ad un certo numero di scienziati, scrittori ed artisti di fornire una formula fondamentale, al fine di compilare un massiccio prontuario al quale l’uomo del ventunesimo secolo (che sarei io, che sareste voi) possa rivolgersi per trovare delle risposte.
O al limite delle nuove domande.
Il risultato è divertente e, come dicevo, complicato.
J.G. Ballard fornisce la formula del futuro.
Mike Moorcock le formule per lastesura di Mother London e dei romanzi del ciclo del colonnello Pyat.
Richard Dawkins la formula per calcolare la potenza delle teorie scientifiche
Stewart Brand la formula strutturale della civiltà.
Enzo Mari il diagramma per i livelli di realtà.
Loris Greaud la formula per fare fuochi d’artificio silenziosi.
Ryoji Ikeda la formula e la teoria dell’irriducibilità.
Marina Abramovic presenta la formula del genio (che si trova anche sulla copertina, epotete leggere qui di fianco).

E così via, per cento e rotti esempi – schegge di scienza fin troppo avanzata, saggezza spicciola, paradossi, umorismo.
Anche il Gatto di Schrodinger fà una comparsata.
Il tutto condito da fotografie, schizzi, disegni (imperdibile il disegno-formula del curriculum vitae in forma di corda tesa da acrobata).
Un libro strano, difficilmente classificabile, a volte irritante, ma che promette di fornire un sacco di materiale per le mie prossime imprese.
Diurne e notturne.