strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Perversioni regali

C’è un sacco di baccano, in questo momento, per un episodio di una serie televisiva che non seguo, e quindi sulla quale non ho il diritto di esprimermi. Lo fa però il mio complice in Chiodi Rossi sul suo blog – e il post lo trovate qui.

Come dicevo, non conosco e non seguo la serie, e non ho quindi visto l’episodio incriminato, ma il post di Germano passa dal particolare al generale, e giunge a delle conclusioni chenon condivido completamente – forseperché parte da premesse che condivido solo in parte.

La tesi (cerco di farla breve): il fantasy è sempre stato piuttosto sterile per ciò che riguarda il sesso, e quindi inserire una sana scena di depravazione (magari una ogni ventisette pagine) non può che fare bene al genere, aiutandolo a portare in scena personaggi più reali ep iù tridimensionali.

Vediamo la prima parte – il fantasy è sempre stato scarso nel rappresentare la sessualità.
Sì, ma…
È noto che le vecchie riviste come Weird Tales – sulle quali ha preso forma la sword & sorcery – spesso ricevevano lettere di lettori indignati per l’eccessiva scollacciatura (negli anni ’30) di certe storie.
“Leggo questo genere di storie proprio per evitare certe porcherie”.
Questo, nonostante le copertine dei pulp fossero spesso molto suggestive.

Io imputo questa strana contraddizione al puritanesimo tipico degli americani, specie negli anni ’30 – e all’opera di alcuni editor specifici.
E come facevo notare proprio in Chiodi Rossi durante una divagazione, c’è questo strano fenomeno per cui gli “spicy pulps” (le riviste pulp più scollacciate) esistevano per qualunque genere – dal western al poliziesco, passando per l’avventura esotica – ma non per fantascienza e fantasy.

È d’altra parte indubbio che già negli anni ’30 le riviste pulp proponessero un fantasy (e una fantascienza – e più in generale un fantastico) che metteva sulla pagina se non la sessualità esplicita (impossibile, per le leggi dell’epoca, pena il sequestro della pubblicazione), di sensualità molto palese, e anche aspetti non eccessivamente mainstream della sfera sessuale.
Nel giugno 1924, copie di Weird Tales che contenevano The Loved Dead di C.M. Eddy Jr – una storia di ordinaria necrofilia – vennero ritirate e mandate al macero in alcuni stati degli USA.

Ma mio primo pensiero va a certe storie di C.L. Moore, come Shambleau – ma anche molte altre storie di Northwast Smith – che non causarono mai la distruzione delle riviste su cui venivano pubblicati, ma che sono interamente costruite su quella che può solo essere descritta come tensione sessuale.

È anche vero che già nel 1920 un tribunale aveva fatto sequestrare Jurgen, a Comedy of Justice, di J.B. Cabell, per “indecenza”. Il processo si protrasse per due anni, ed alla fine Cabell fu capace di ribaltare l’accusa sui suoi accusatori – oltre a chiarire che ciò che li aveva fatti davvero infuriare non erano i moltissimi doppisensi a sfondo sessuale, ma una singola battuta che si faceva beffe dell’infallibilità papale.
Jurgen, che è uno dei migliori fantasy del ventesimo secolo, è ricolmo di doppi sensi, situazioni scollacciate e ribalderie assortite, in quello che è – anche – un feroce assalto alle leggende arturiane che a cavallo del secolo avevano avuto un ritorno di popolarità grazie ai Pre-Raffaelliti e a tutta quella gente lì.
Che Cabell odiava, e ci costruì sopra una eicosipentalogia – un ciclo di 25 romanzi – nei quali lo sberleffo e le situazioni sessualmente compromettenti si sprecano – segnaliamo titoli come The High Place e Something about Eve.
È da notarsi che l’intento di Cabell è (anche) lo stesso di Martin – demistificare i bei vecchi tempi delle dame e dei cavalieri.
Autori diversi come Howard, Lovecraft, Heinlein e Leiber conoscevano bene l’opera di Cabell, che all’epoca fu una specie di caso letterario, per poi scomparire successivamente (e oggi ce lo ricordiamo in pochi).

Poi sì, è vero – il sesso nelle storie di R.E. Howard era spesso adolescenziale, e Lovecraft era chiaramente terrorizzato dalal sola idea, ma in compenso C.A. Smith aveva un gusto molto “continentale” nell’inserrire elementi scollacciati nei suoi racconti.
Puro sensazionalismo? O erano elementi funzionali alla trama?
In un caso o nell’altro, il limite pareva essere solo la censura vigente – e il rischio di fare la fine del povero C.M. Eddy Jr.

E dopo?
Dopo, certo, Tolkien (che secondo alcuni “ha inventato il fantasy” – come se non bastasse ciò che ha fatto per davvero) creò un mondo sostanzialmente privo di pulsioni carnali – un po’ perché era un vecchio cattolico, un po’ perché si ispirava a modelli letterari nei quali certe cose non venivano discusse se non in maniera altamente metaforica, un po’ perché il suo romanzo parla di spirito e di ideali, e non di corpi sudati e imperativi biologici.
E se non ha inventato il genere, certo gli ha dato una impronta difficile da cancellare.

Eppure, eppure…
In The Well of the Unicorn, pubblicato nel 1948, Fletcher Pratt (frequente collaboratore di L. Sprague De Camp) infila tutto – ma veramente tutto – quello che trovate nei romanzi di George R.R. Martin.
La differenza è che il romanzo di Pratt è solo 350 pagine – ed è finito, naturalmente – e tutte le situazioni “delicate” accadono fuori scena, e poi vengono discusse in maniera estremamente ellittica.
ma ci sono, e sono innegabili, e servono a costruire la storia.

Ora, io sono strano, e quindi prima di leggere Tolkien, da ragazzo ho letto Leiber, Pratt, Moorcock e tanith Lee. Per cui questa assenza sistemica dei temi legati alla sessualità nel fantasy non l’ho mai sentita davvero.

In quello che è uno dei miei romanzi preferiti di Michael Moorcock, Gloriana or the Unfulfilled Queen, il rapporto fra potere e sessualità è al centro della trama, è il motore dell’intera azione – ed essendo il romanzo del 1978, Moorcock non ha le remore – o i vincoli – che potevano causare problemi a Cabell, a Moore o a Pratt. Ancora una volta, ci sono cose in Gloriana che fanno sembrare certi episodi di Martin una faccenda per educande – ma sono scritte con classe ed eleganza, e Gloriana è un volume di sole 350 pagine – e naturalmente è finito.

Quindi, com’è che il fantasy viene percepito come un genere asessuato, al punto che un paio di scene soft-porn in un telefilm fanno gridare allo scandalo – o al miracolo, a seconda delle vostre inclinazioni?

Io credo dipenda dal fatto che è passata – da qualche parte nella seconda metà del ventesimo secolo – l’equazione narrativa fantastica = narrativa per ragazzi.
Questa idea profondamente asinina è a tal punto radicata, che se doveste farvi un giro su Amazon italia, potreste scoprire che un sacco di fantasy, e quasi tutta la fantascienza sono classificati come “narrativa per bambini e ragazzi”.
Dhalgren, di Samuel Delany – che certamente contiene più stupri di tutti i libri di Martin messi assieme – è al momento alla posizione 3046 nella classifica “Fantascienza per bambini e ragazzi” (che contiene anche Mattatoio 5 di Vonnegut in ventiduesima posizione).
Book of the New Sun, la pentalogia completa di Gene Wolfe, è al 299° posto “Fantascienza per bambini & ragazzi”.
Ma d’altra parte, su Amazon Italia, il cofanettone extralusso con Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli si vende per 100 euro ed è al 189° posto in Umorismo & Satira.

Quindi, è solo un problema di convenzioni?
Convenzioni, oltretutto, disattese?
Perché non facciamoci illusioni, al primo posto nella classifica “Fantascienza per bambini e ragazzi” c’è proprio Game of Thrones, di George R.R. Martin.

Io credo che sia una miscela di errate aspettative e bacchettonaggine del pubblico.
Il “leggo questo genere perché non voglio leggere certe porcherie” è valido oggi per una buona fetta del pubblico quanto lo era per la pagina della posta di Weird Tales.
Per questo il fantasy è percepito come “asettico” – perché ce lo vendono come qualcosa che dovrebbe esserlo, anche quando non lo è.

Ma veniamo alla seconda parte, che è poi quella di cui volevo parlare davvero (ma io ho questa tendenza a divagare, come tutti i vecchi – o così mi dicono).

Farà bene metterci un po’ di (mal)sana sessualità, in un prodotto televisivo come House of the Dragon?
Germano ipotizza che possa essere così.
Io ipotizzo il contrario.
Questo perché ciò che abbiamo visto fin qui sembra dimostrarci che gli imitatori – dalla fanfiction al prodotto creato a tavolino per cavalcare una certa onda a ciò che arriva sugli scaffali perché “è quello che la gente vuole” – hanno la tendenza a concentrarsi sugli aspetti esteriori e superficiali e non sui significati degli elementi che vannoa imitare.
Per quanto io possa onestamente detestare gli elfi di Tolkien, devo riconoscere loro una coerenza ed una profondità – ed una funzionalità alla trama ed all’universo narrativo – che raramente sono stati emulati successivamente da chi ha scritto fantasy “alla tolkien”.
Oppure pensiamo a come la narrazione estremamente umana e brutale di Glen Cook abbia aperto le porte a un’ondata di storie di sociopatici, scritte da sociopatici per un pubblico di sociopatici.
“Però scritte benissimo.”
Perciò sì, è possibile che il successo di questa serie televisiva, e la sua ossessione per ciò che autori migliori hanno fatto succedere fuori scena per decenni, porti una ventata di sesso e violenza nel genere.
Ma temo sarà una vuota fotocopia, che sposterà il genere di un paio di passi più vicino all’exploitation, ma non farà nulla per le qualità letterarie delle storie.

Intanto, forse, lontano dai riflettori, bravi autori continueranno a scrivere buone storie, per poi venire dimenticati.

E io a tre di questi libri dimenticati ci ho messo il link commerciale – sapete cosa succede se lo cliccate, ma consideratevi avvisati.


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Titillami*

Titolo orribile, vero?
Beh, ok.
Quasi esattamente un anno fa – il 20 novembre 2011 – postai su questo blog un pezzo sui miei personali problemi con lo scrivere narrativa erotica a comando.
Nonostante lo stimolo di un bell’assegno croccante.
Se ve lo siete persi, potete buttarci un occhio.
Io aspetto.
Non ho fretta.

Wickedly Sexy? Moi?

Fatto?
Bene.
Un anno dopo, la storia è stata scritta (direttamente in inglese), è stata editata sommariamente in una prima stesura “pre-definitiva”, è stata fatta girare, ed ora è tornata alla base, dopo essere passata per le mani di un discreto numero di lettori e lettrici, incassando commenti decisamente lusinghieri, ed un verdetto di bocciatura per ciò che riguarda l’ipotetica vendita.
Oh, non posso davvero lamentarmi, badate!
La mia storia è hot, mi dicono, è fun, è wickedly sexy (questo me lo faccio mettere sui biglietti da visita), ma non soddisfa i parametri dell’editore.
Nel senso che c’è un sacco di sesso (io credo addirittura un po’ troppo), ma quanto a violenza ancora non ci siamo, e io credo non ci saremo mai.
Il che alla fine per un certo verso mi rassicura, perché, come dicevo in quel post un anno addietro,

l’accoppiata sesso e violenza, nel senso di sesso violento, non mi attira granché.
Anzi, non mi attira per niente.

Ma in quel post parlavo anche e soprattutto del mio interesse per l’offerta ricevuta, in termini di opportunità di apprendimento.
Perciò, vediamo… cosa ho imparato?

Continua a leggere


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Sesso & Violenza

Come accennavo ieri in un commento al post precedente, a volte avere dei lettori ben disposti a commentare ciò che scriviamo comporta dei rischi.
Del tipo, tu scrivi una bella scena d’azione, uno scambio di colpi fra il protagonista della tua storia e un antagonista più grosso, più cattivo e apparentemente imbattibile, ci metti tutto il (poco) che sai di tecnica e trucchi del mestiere per rendere la scena non tanto realistica ma, beh, coinvolgente, e poi una lettrice ti dice…

Questa scena è una metafora di un rapporto sessuale, no?

E certo, siete entrambi liceali e lei ha letto troppi, troppi libri di Freud (ma perché le ragazze di sedici anni negli anni ’80 leggevano o King, o V.C. Andrews o manuali di psicologia?) mentre tu hai letto troppo Edmond Hamilton, ma proprio per questo, sono traumi.

E potremmo discutere a lungo della faccenda di come noi possiamo scrivere quel che ci pare, ma poi cosa ci vedranno dentro i lettori, eh, quello è il territorio dell’imponderabile.
Ma ne parliamo un’altra volta, perché oggi è un altro, il tema.
L’avete visto il titolo, no?(*) Continua a leggere


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sesso x tecnologia = il futuro

Il titolo di questo post è una formula ideata da J.G. Ballard.https://i0.wp.com/ecx.images-amazon.com/images/I/51T2DMTaDrL.jpg
Si trova all’interno di uno strano libro che mi è appena cascato (si fa per dire) sulla scrivania, complice un rivenditore web che me ne ha procurata una copia di seconda mano.

Pubblicato da Thames & Hudson, solidi editori nel settore dell’arte, dell’architettura e dell’archeologia, il volume si intitola Formulas for Now, ed è curato da Hans Ulrich Obrist.
Ha una spaventosa costola fuchsia, copertine di catone da imballaggio heavy-duty foderate di carta color acquamarina (l’immagine qui di fianco falsa i colori riducendo l’orrore) e se l’esterno ricorda un incubo anni ’80, l’interno è, visivamente, molto molto più complicato ed entusiasmante.
L’idea è semplice – ilcuratore del volume ha chiesto ad un certo numero di scienziati, scrittori ed artisti di fornire una formula fondamentale, al fine di compilare un massiccio prontuario al quale l’uomo del ventunesimo secolo (che sarei io, che sareste voi) possa rivolgersi per trovare delle risposte.
O al limite delle nuove domande.
Il risultato è divertente e, come dicevo, complicato.
J.G. Ballard fornisce la formula del futuro.
Mike Moorcock le formule per lastesura di Mother London e dei romanzi del ciclo del colonnello Pyat.
Richard Dawkins la formula per calcolare la potenza delle teorie scientifiche
Stewart Brand la formula strutturale della civiltà.
Enzo Mari il diagramma per i livelli di realtà.
Loris Greaud la formula per fare fuochi d’artificio silenziosi.
Ryoji Ikeda la formula e la teoria dell’irriducibilità.
Marina Abramovic presenta la formula del genio (che si trova anche sulla copertina, epotete leggere qui di fianco).

E così via, per cento e rotti esempi – schegge di scienza fin troppo avanzata, saggezza spicciola, paradossi, umorismo.
Anche il Gatto di Schrodinger fà una comparsata.
Il tutto condito da fotografie, schizzi, disegni (imperdibile il disegno-formula del curriculum vitae in forma di corda tesa da acrobata).
Un libro strano, difficilmente classificabile, a volte irritante, ma che promette di fornire un sacco di materiale per le mie prossime imprese.
Diurne e notturne.