strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Il libro o la copertina?

Interessante post – come al solito, sul blog di Seth Godin.
E la domanda fondamentale è…

Is the purpose of the cover to sell books, to accurately describe what’s in the book, or to tee up the reader so the book has maximum impact?

Date voi la risposta (magari nei commenti qui sotto) e poi controllate la risposta di Godin.

Di copertine ne parliamo spesso.
Giudicare il libro dalla copertina è sinonimo di assoluta superficialità:
Eppure gli editori spendono fior di quattrini per creare le copertine (talvolta), e le librerie espongono sugli scaffali le copertine, non la prima pagina del primo capitolo.

Nessuno ammette di giudicare i libri sulla base delle copertine.
Tutti mentono.

Per chi volesse rifarsi gli occhi consiglio The Book Cover Archive.

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Lezione magistrale

Questo è un dannato pork chop express se mai ce ne è stato uno.
Solo che non me ne occupo io.

Lo so, dura diciassette minuti.
E magari a voi Seth Godin non è neanche simpatico.

Ma questa deve essere sentita.
E vista.
E meditata a lungo.

Ancora una volta, i commenti li lasciamo nella sezione comenti.

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… se non con mano guantata

Seth Godin, il bambino d’oro del marketing statunitense, distribuisce gratuitamente sul suo blog (lo trovate nelblogroll qui a destra) un manualino di quarantacinque pagine per i blogger (regala anche il suo manuale fondamentale, nel quale insegna cose tipo che, a regalare un po’ di libri in pdf, se ne vendono poi molti di più in cartaceo).

Un manuale per blogger, si diceva.
Ma non per TUTTI i blogger.

cina (1)Mister Godin divide infatti la blogsfera in tre parti.

  • Ci sono i Viral Blog, quelli che generano milioni di visite e che possono creare o disfare una carriera.
  • Ci sono i Boss Blog, quelli attraverso i quali una persona comunica con una popolazione definita – dipendenti, collaboratori o quant’altro.
  • Ci sono i Cat Blog, pagine costruite sul nulla, dove parlare del proprio gatto o dell’ultima riunione di famiglia, scritti da persone che in fondo non vogliono essere lette, e che se si domandano comìè che nessuno li visita, sbagliano domanda. Rumore di fondo del web, inutile riempitivo.

In base a tutti i parametri, questo che state leggendo – ammesso che lo stiate leggendo – è un Cat Blog.

E la cosa mi soddisfa, al punto che da oggi inserirò la categoria Cat Blog fra le mie opzioni di catalogazione, per etichettare quei fatti personali che a nessuno, ma proprio a nessuno dovrebbero interessare – feste, compleanni, cuori infranti….

Anche perché Seth – che peraltro è una persona fantastica – dimentica una regola che fecero altri prima di lui, e che dice più o meno “la strada ha il suo uso per gli oggetti”.

Classificazioni troppo strette potrebbero essere erronee o incomplete, e potremmo scoprire che nel nome attribuito ad un oggetto si nascondono le sue molte facce.

catbadgeCat Blog, dunque.

Pigro, attento e curioso come un gatto.
Dai gusti definiti, dalle abitudini capricciose.
Crudele, vendicativo, di memoria lunga.
Indipendente.
Affezionato ai luoghi, non alle persone.
Traditore.
Scomunicato.
Magico.

Non genera grandi volumi di traffico?
Forse.
Non mette in contatto collaboratori o dipendenti?
Indubbiamente.

Ma esiste, come una piccola isola nella rete, e qualcuno lo legge – e per sua natura svolge più funzioni di quante un più precisamente definito e progettato blog potrebbe fare.

E’ solo rumore di fondo?
O è musica?

E poi, come dice il motto del clan MacPherson, Non toccate il gatto, se non con mano guantata.
Siamo un Cat Blog.
E ne andiamo fieri.