strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Vecchio e Grasso

Nonostante il titolo, questo non è un post di natura autobiografica.
È successo semplicemente che mi son trovato a guardare, alcuni giorni addietro, il primo episodio restaurato del serial Drums of Fu Manchu, del 1938.

fu_and_nayland_in_drumsLa trama sposta – per comodità – il Signore delle Strane Morti dai bassifondi londinesi alla California, e dietro di lui sposta anche il suo eterno rivale, il britannico Nayland Smith.
Henry Brandon è un Fu Manchu sinistrissimo ed efficace, e William Royle, nei panni di Sir Nayland Smith… diamine, è vecchio e grasso.

O meglio, è un normale cinquantenne stempiato e baffuto, capace di sfuggire ai sicari di Fu Manchu e di affrontare il Pericolo Giallo sul suo stesso terreno, tanto a livello fisico che a livello intellettuale.
A decent chap.

E questo mi ha dato da pensare. Continua a leggere


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Ritorno a Baker Street

Con 4000 storie – di lunghezza variabile, dalle trenta alle duecento pagine (e non contiamo gli originali radiofonici, le commedie, i fumetti, i film e telefilm)- scritte da circa 200 autori fra il 1893 (quando il primo, deludente racconto, venne pagato nove guinee al pennivendolo di turno) ed il 1978, Sexton Blake, clone un po’ più pulp, un po’ più fantascientifico, un po’ più horror di Sherlock Holmes, aspira al titolo di personaggio più pubblicato del ventesimo secolo.

L’ho incontrato la prima volta alla fine degli anni ’80, quando una copia del notevole Sexton Blake Wins, pubblicato dalla Everyman e abbandonata da strani eoni su uno scaffale della libreria Luxembourg di Torino, mi incuriosì abbastanza da acquistarlo (per meno di diecimila lire, mi pare).
460 pagine, nove storie lunghe in cui si alternavano crimini improbabili e minacce altrettanto eccentriche – più vicino, infinitamente più vicino allo Sherlock Holmes col volto di Basil Rathbone che combatteva i nazisti al cinema che non al canonico protagonista delle storie di Conan Doyle.

E qualche tempo fa ho segnalato l’uscita – ad un prezzo ridicolo (5 euro nuovo, un centesimo usato) – del volume curato da David Stewart Davies – The Casebook of Sexton Blake.
560 pagine di investigazione non esageratamente classica, incluso il leggendario The Law of the Sea (il Titanic, Blake’s Style) e l’intrigo orientale di The Brotherhood of the Yellow Beetle.

Ma pare che i fasti del più immarcescibile investigatore della storia siano destinati a rinverdirsi ancor di più col procedere dell’anno.

Stringo ora fra le mie manine sudate una copia in condizioni eccellenti – nuova, in effetti – di Sexton Blake, Detective, primo tomo dedicato al solito Blake dalla Snow Books.
Il volume è splendido, nonostante il prezzo irrisorio (15 sterline da catalogo, Amazon ve lo lascia per una decina, lo potete reperire altrove per meno).
Quasi ottocento pagine di rilegato rigido, per un totale di venticinque storie di Blake più una lunga e gustosa introduzione di Michael Moorcock ed una dettagliata bibliografia.
Il tomo è curato da George Mann.
La sovracoperta a colori riproduce una delle più famose (ed emblematiche) copertine della rivista The Sexton Blake Library, e illustrazioni in bianco e nero riprodotte dalle pagine della rivista arricchiscono il volume.
Il tono ed il tema delle storie varia ampiamente – dal crime caper di The Great Bank Fraud all’esotismo di The Inari Treasure, al fondamentale (potrebbe essere altrimenti?) Lord of the Ape-Men.

Si capirà, dai titoli se non dal resto, che Sexton Blake, clone di Sherlock Holmes, deviò rapidamente dal filone logico-deduttivo caro a Conan Doyle, passando a metodi più spicci, avversari più strani, intrighi meno ortodossi.
Se i racconti di Holmes rischiano di scivolare nella formula, i racconti di Blake rischiano – e spesso – di soffrire di una eccessiva eterogeneità.
Dell’Holmes di Doyle Blake è non solo clone, ma anche – colmo della sfacciataggine – dirimpettaio (abita al 253 Upper Baker Street).
Rispetto ad Holmes, Blake è più fisico, meno infallibile, più connesso al mondo che lo circonda – dalla bicicletta usata con entusiasmo nel primo racconto del 1893 al telefono, al fonografo, al radar, Blake non esita ad utilizzare ciò che la tecnologia offre per combattere il crimine.
Accompagnato dall’altrettanto inaffondabile Tinker e da un esercito di altri assistenti a seconda della bisogna (schema che sarà ripreso da Doctor Who), Blake affronta e debella il crimine, spesso avvalendosi di strumenti non proprio standard – e scivola nello steampunk, nel dieselpunk, nel weird.
Abbiamo già parlato di piante carnivore e pigmei cannibali zombie.

Non è, né potrà mai essere grande letteratura.
Ma si tratta di solido, spesso eccentrico intrattenimento, e di uno spaccato di storia culturale della Gran Bretagna.
Avremmo Elric, se Moorcock non avesse incontrato il malfattore byroniano Zenith the Albino sulle pagine della Sexton Blake Library?
Avremmo James Bond?
The Avengers?
Con in più il valore aggiunto – per quelli a cui piace – del fattore nostalgia, come unmessaggio in bottiglia da un’epoca in cui bastavano un paio di buoni amici, un came feroce e un paio di tazze di Lapsang Suchow, ed il Male sarebbe stato debellato senza pietà.

Per i veri credenti, Snow Books ha annunciato l’uscita di un secondo tomo curato da Mann, Sexton Blake Crime Fighter, che dovrebbe arrivare attorno al migliaio di pagine.
E pare ci sia pure un terzo volume in cantiere, contenente solo nuovo materiale scritto da Mann, Moorcock ed altri titolati appassionati del detective di Baker Street

I curiosi, desiderosi di provare prima di acquistare, possono puntare i propri browser verso Blackiana e scaricarsi un paio di racconti in formato .pdf.

Circola anche una versione su CD della commedia radiofonica che la BBC trasmise anni addietro – ma ciò che ci starebbe veramente bene sarebbe un film.
Un film moderno, elegante, ben fatto.
Che sia ironico ma rispettoso.
Un bel film con Robert Downey Jr. e Jude Law, ad esempio.
Sarebbe perfetto anche se lo dirigesse Michael Bay…

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Il Detective di Baker Street

È successo a marzo, ma ne parlo soltanto ora.
Sarà che l’approssimarsi della stagione fredda, e la prospettiva di affrontare i mesi più bui accoccolato davanti al caminetto nel silenzio della campagna mi scatenano ormoni polizieschi altrimenti sopiti.

Ma torniamo a bomba…
Per gran parte del ventesimo secolo il panorama del poliziesco anglosassone è stato dominato da un personaggio colossale e inarrivabile, sorta di modello per infiniti altri personaggi.
Alto, magro, dal naso aquilino, il famoso detective di Baker Street ha per anni dominato le letture di tre generazioni.
Ed ora – quasi venticinque anni dopo l’ultima uscita di una sua collezione – la Worsworth Classics mette sul mercato, nella collana Tales of Mystery & the Supernatural e ad un prezzo irrisorio (meno di cinque euro) un volumone di oltre 500 pagine con sette romanzi curati amorevolmente da David Stuart Davies.
Il volume si intitola The Casebook of Sexton Blake, e promette meraviglie per gli appassionati di letteratura popolare, di pulp, di avventura.

Eh?!
Chi diavolo è Sexton Blake?
Blake venne creato sulla scia di un più noto investigatore letterario a cavallo fra 19° e 20° secolo.
Esordì in Halfpenny Marvel, nel 1893.
Approfittando di una lunga assenza del suo principale rivale letterario (dovuta ad una complicata faccenda di cascate austriache e trasferte tibetane), Blake solidificò la propria presa sul pubblico, e  prese decisamente il sopravvento a ridosso della prima guerra mondiale.
Negli anni ’20 approdò su Union Jack.
Al collega più titolato soffiò l’aspetto fisico, lo stile d’abbigliamento, una certa passione per la sperimentazione con reagenti e sostanze esplosive, e financo l’indirizzo – andando a piazzare le proprie stanze ed il proprio laboratorio dirimpetto al 221b di Balker Street.

Ma se al 221b di Baker Street risiedeva il figlio (più famoso al mondo ma più molesto al genitore) di un aspirante scrittore di romanzi storici con una passione per lo spiritismo, il detective sistemato al 252 Upper Baker Street era il frutto di una astuta (e prevedibilissima) operazione commerciale, e venne perciò affidato ad un’accozzaglia di scrittori a cottimo, molti provenienti dai mercati contigui dell’orrore, del fantastico, dell’avventura esotica.
E gli effetti non furono poi così negativi – se Blake sopravvisse al suo rivale ed ispiratore, comparendo in circa 4000 storie scritte fra il 1893 ed il 1978 da non meno di 200 autori (uno di loro, pare, Michael Moorcock), affrontando nemici improbabili, trasferte intercontinentali, scontri all’ultimo sangue con pigmei cannibali zombie e piante carnivore giganti, ed una quantità di altre simili meraviglie.
E se alcuni critici furono rapidi a liquidare Blake come un mero clone di serie B, pure vi fu chi ne colse la grandezza…

This is the Holmes tradition adapted for the reading of the Board School boy and crossed with the Buffalo Bill adventure type. Books are written by a syndicate of authors each one of whom uses a set of characters of his own invention, grouped about a central and traditional group consisting of Sexton Blake and his boy assistant Tinker, their comic landlady Mrs Bardell, and their bulldog Pedro. As might be expected, the quality of the writing and the detective methods employed vary considerably from one author to another. The best specimens display extreme ingenuity and an immense vigour and fertility in plot and incident; nevertheless, the central types are pretty consistently preserved throughout the series. Blake and Tinker are less intuitive than Holmes; they are more careless and reckless in their methods; more given to displays of personal heroism and pugilism; more simple and human in their emotions. The really interesting point about them is that they represent the nearest modern approach to a national folklore, conceived as the center for a cycle of loosely connected romances in the Arthurian manner. Their significance in popular literature and education would richly repay scientific investigation.’

Sono parole di Dorothy L. Sayers – che scrisse polizieschi, ma fu anche traduttrice di Dante Alighieri.
La nuova collezione della Wordsworth è una operazione benemerita, che non mancherà di deliziare gli appassionati della letteratura popolare d’antan – molto appropriatamente, con sette romanzi per meno di tre sterline.

Nota: per chi invece ama l’avventura vera e propria, è possibile battere le bancarelle, e cercare i volumi pubblicati nella notte dei tempi dal Giallo Mondadori

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