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Il lettore penalizzato

I bei vecchi tempi, quando c'era meno scelta

I bei vecchi tempi, quando c’era meno scelta

Bookrepublic ha pubblicato sul proprio blog un post, due giorni addietro, nel quale, fra le altre cose, si postula sostanzialmente che il lettore sia penalizzato dalle dinamiche dell’autopubblicazione.

L’idea – ma leggete il post – è che l’abbondanza dell’offerta aumenti la probabilità di beccare un libro che non ci piace.

A prescindere dalle polemiche a volte ingiuste sulla qualità, nasce un evidente gap di convenienza. Se è vero che il selfpublishing è parte della buona, o presunta tale, “economia dell’abbondanza”, continua tuttavia a scontrarsi con la scarsità della principale risorsa del lettore:il tempo. Per quanto buoni siano gli algoritmi che ci profilano, consigliano e customizzano, è estremamente probabile che il piacere che ci può derivare da una buona lettura sia mediamente più basso, perchè è più probabile che incontriamo contenuti che non ci piacciono. Si genera una diseconomia; e le diseconomie hanno dei costi.
In altre parole, il selfpublshing non conviene ai lettori.

Ora, sarà che per me leggere è indispensabile come mangiare, ma a me piace fare dei paragoni terra terra con le dinamiche gastronomiche.
L’idea è che andare in un ristorante a menù fisso sia preferibile ad un ristorante a la carte, perché se ho la possibilità di scegliere cosa mangiare, il rischio che ciò che ordino non mi piaccia aumenta.

Oppure, visto che leggere è – a volte – meglio del sesso, potremmo postulare che vivere su un’isola dove ci sono solo due donne nubili, anziché in un posto dove ci sono decine e decine di donne nubili, sia preferibile: troppa scelta significherebbe maggiori rischi di innamorarsi di quella sbagliata, ed averne il cuore infranto.

O, per restare in ambito letterario, è come decidere di bruciare una biblioteca, perché in fondo basta il Corano.

C’è un forte senso di si stava meglio quando si stava peggio, nell’idea che l’eccesso (?) di scelta comporti un calo della qualità dell’esperienza.
Ma il punto non è questo.

La logica esposta nel passaggio citato qui è fondata su un argomento fallace: l’idea è che io scelga le mie letture sulla base di un algoritmo di profilatura.
Insomma, che io accetti i consigli di Amazon, il cosiddetto Also Like.

Se ti è piaciuto [titolo], allora potrebbe piacerti [titolo].

toomanybooksMa anche no.
I criteri di selezione dei lettori, anche per ciò che riguarda gli autopubblicati, restano solidamente
. precedente conoscenza dell’autore
. consiglio di una fonte fidata (amico, critico, blogger)
. copertina
. quarta di copertina/blurb
. prezzo

La disponibilità di un’anteprima è anche un fattore significativo.

L’Also Like serve a mettere in vista autori a basso profilo – è una vetrina.
E, certamente, l’essere in vetrina (o in classifica) garantisce un extra di vendite (dal 20% al 40%, a seconda delle fonti) ma non è il criterio principale di selezione.
Anche perché è molto facile accorgersi se ci sta dando consigli ridicoli.

Ciò che non è stato considerato, nell’analisi per cui l’eccesso di varietà penalizza il fruitore, è dato dal fatto che l’aumento della varietà implica la messa in funzione di nuovi filtri.
Che non sono filtri automatici.
E che i lettori sono perfettamente in grado di sviluppare ed utilizzare tali filtri.

Io, per dire, ho una fortuna sfacciata, quando si tratta di acquistare ebook di autori che non conosco.
Ma non perché io abbia poteri paranormali – leggo semplicemente i blog giusti.
Ho trovato, in altre parole, dei filtri che sono sufficientemente sintonizzati sui miei gusti, da eliminare dal mio campo visivo gran parte delle distrazioni.
Si tratta, ci tengo a dirlo, di blog e blogger.
Li ho già citati in passato – Ron Fortier per il pulp, i ragazzi e le ragazze di Black Gate Magazine per la sword & sorcery, Paul Bishop per il poliziesco e l’hard boiled, SF Signal e SF Site per la fantascienza, eccetera.
Più una certa selezione di blogger italiani.

La varietà e la diversità non sono mai un fattore negativo, se vissute in maniera sana.

O se preferite…
Era meglio quando potevo scegliere fra 80.000 titoli, e provare qualcosa di nuovo rischiando una decina di euro, o è meglio ora, che posso scegliere fra 800.000 titoli, e se voglio correre il rischio e provare qualcosa di nuovo, mi brucio 99 centesimi?