strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Un Kickstarter per i Cattivi

Il Kickstarter per l’antologia The Nefarious Villains of Sherlock Holmes è appena andato online, e sta rastrellando sottoscrizioni. L’antologia in due volumi pubblicata da Belanger Books contiene racconti inediti che hanno per protagonisti i cattivi comparsi originariamente nelle storie di Arthur Conan Doyle.
Fra i racconti, c’è anche il mio The Tiger and the Bear, in cui fa la sua comparsa il (non ancora) colonnello Sebastian Moran, con la partecipazione straordinaria di uno dei più famosi cattivi della storia della letteratura popolare.


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Una volta eliminato l’impossibile…

Sherlock Holmes non si occupa del sovrannaturale e dell’occulto. Lo dice chiaramente, in più di una occasione, al vagamente disorientato dottor Watson.
Ma non occuparsene non significa, ovviamente, escluderne la presenza.
E se il sovrannaturale si manifesta, e non può essere ridotto ad una spiegazione razionale, allora Sherlock Holmes deve avvalersi della consulenza di chi, a differenza di lui, di queste cose si occupa.

Sherlock Holmes & The Occult Detectives è una colossale collezione in due volumi di storie, distribuite lungo tutta la carriera del detective di Baker Street, in cui Holmes deve unire le proprie forze a quelle di un collega più ferrato di lui in questioni esoteriche.
Carnaki.
Hesselius.
Van Helsing.
E molti, molti altri.

I due volumi sono disponibili separatamente tramite Amazon, in cartaceo ed in ebook. Dentro al primo c’è anche una mia storia, The Case of the Manchester Mummies, che segna il debutto di Miss Valerie Trelawney, specialista in misteri sovrannaturali.

Chissà, forse vi interessa…


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Un Kickstarter per Holmes e gli investigatori dell’insolito

È partito da poche ore il Kickstarter per l’antologia Sherlock Holmes & the Occult Detectives, pubblicata da Belanger Books. L’antologia uscirà in due volumi e raccoglie ventuno storie nelle quali Holmes viene affiancato in alcuni casi particolarmente complessi da un piccolo esercito di investigatori dell’occulto – da Carmnacky al Dr Hesselius, a Van Helsing a tutta una galleria di personaggi originali provenienti dal catalogo di una quantità di eccellenti autori.

Il primo volume include anche The Adventure of the Manchester Mummies, una mia storia in cui compare la mia investigatrice dell’occulto, Miss Valerie Trelawney.

È un fatto ben noto che Holmes non ha alcun interesse perl’occulto e il sovrannaturale, ma questo non significa che non sia in grado di rivolgersi a degli specialisti in quei casi in cui, eliminato l’impossibile, ciò che rimane è ancora al di là del normale.

Il Kickstarter si chiuderà tra 30 giorni, e pare che al momento stia andando piuttosto bene. L’editore, che è specializzato in Holmesiana, ha messo a disposizione anche un buon numero di antologie di apocrifi sul Grande Investigatore, per coloro che volessero versare un po’ più del minimo per garantire la riuscita del progetto.

Date un’occhiata alla pagina del Kickstarter per conoscere tutti i dettagli.


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Il Fantasma di Baker Street

cover72774-mediumNel 1932, il canadese Singleton e l’americano Trelawney, non avendo battuto chiodo come investigatori negli USA, si trasferiscono a Londra.
E dopo sei mesi a girarsi i pollici, arriva finalmente il primo lavoro per i due giovani di belle speranze.
Il cliente è nientemeno che Lady Conan Doyle, vedova dell’autore di Sherlock Holmes.
L’oggetto dell’indagine, la strana infestazione del 221b di Baker Street.
Intanto, un misterioso serial killer scatena la propria furia omicida nell’East End.

Da qui, le cose si fanno molto più strane.

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Pensando all’Omicidio

6471387801_d7e58e915a_zMurder in Mind è una storia del 1949, una cosa breve che John D. MacDonald vendette a Mistery Book Magazine, il numero invernale.
Molto opportunamente la storia è ambientata a novembre.

Per venticinque centesimi ogni tre mesi – un dollaro all’anno, un affarone – Mystery Book Magazine prometteva ai suoi lettori “the best in detective fiction” e Murder in Mind è esattamente questo – detective fiction.
Narrativa basata sull’investigazione di un crimine, né più, né meno.
È il meglio?
Possiamo discuterne. Continua a leggere


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Cercatori di Spettri

CarnackiParlavo di Carnacki, l’altro giorno, con la mia amica Lucia.

Per chi se lo fosse perso, Thomas Carnacky è un personaggio creato dall’immaginazione di William Hope Hodgson, e pubblicato originariamente sulla rivista The Idler.
Carnacki è un investigatore dell’occulto.
Carnacki the Ghost Finder è infatti il titolo della collezione pubblicata da Microft & Moran nel 1947, ed oggi straordinariamente collezionabile (e che copertina!)

William Hope Hodgson è un personaggio eccentrico in una categoria – quella degli autori del sovrannaturale – che ha fatto dell’eccentricità uno dei criteri essenziali per l’ammissione. Continua a leggere


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Vecchio e Grasso

Nonostante il titolo, questo non è un post di natura autobiografica.
È successo semplicemente che mi son trovato a guardare, alcuni giorni addietro, il primo episodio restaurato del serial Drums of Fu Manchu, del 1938.

fu_and_nayland_in_drumsLa trama sposta – per comodità – il Signore delle Strane Morti dai bassifondi londinesi alla California, e dietro di lui sposta anche il suo eterno rivale, il britannico Nayland Smith.
Henry Brandon è un Fu Manchu sinistrissimo ed efficace, e William Royle, nei panni di Sir Nayland Smith… diamine, è vecchio e grasso.

O meglio, è un normale cinquantenne stempiato e baffuto, capace di sfuggire ai sicari di Fu Manchu e di affrontare il Pericolo Giallo sul suo stesso terreno, tanto a livello fisico che a livello intellettuale.
A decent chap.

E questo mi ha dato da pensare. Continua a leggere


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Antipatie Holmesiane

Ho sempre trovato il dottor John Watson mortalmente antipatico*.
E mi rendo conto di non essere il solo.
Come dicevo altrove, la comunità holmesiana è a riguardo divisa in due campi opposti.
Ci sono i fautori dell’accoppiata Watson simpatico/Holmes antipatico, ed i fautori dell’opposta accoppiata, Watson antipatico/Holmes simpatico.
Non è una divisione così netta, badate, e molti vi dirannocon una spallucciata che loro non si son mai posti il problema.
Ma nel momento in cui voi lo ponete a loro…

Ora, è importante notare che i film tendono a complicare le cose.
Nei film, se Holmes è rappresentato su uno spettro abbastanza ampio, d’altra parte Watson è sempre piuttosto bonario.
È l’elemento umano che fa da contrappunto al sovrumano.

Ma se diamo un’occhiata alle storie**, la faccenda si complica alquanto.

La versione che vede un dottor Watson in fondo simpatico, frequentemente angariato dall’eccentrico e piuttosto arrogante Holmes è probabilmente quella più vicina alle intenzioni autorali di Conan Doyle.
Watson è un sano inglese vittoriano, con un occhio per le signore (si fidanza, si sposa, resta vedovo, si risposa***…), le idee piuttosto chiare su come giri la società, ed una intelligenza non tanto assente quanto sotto-utilizzata.
Holmes lo riprende spesso, per il fatto che guarda ma non osserva, che si lascia scappare i dettagli, e così via.
Watson è un tipo a posto, insomma, che si ritrova a dividere l’alloggio con un cocainomane arrogante, che non esita a sottolineare quanto il proprio coinquilino, sì, si impegni, ma proprio non ci arrivi.
È Holmes, sostengono i fautori di questa linea di pensiero, ad essere l’antipatico.
Lo sostiene ad esempio Craig Hilton, nel suo articolo sul buon dottore che è uno dei capisaldi dei… mah, chiamiamoli watsoniani.

We his readers could not have known Holmes in the way we do, had not his zealotry been viewed through Watson’s stability, his cold analysis through Watson’s empathy, and his specialisation through Watson’s well-rounded comprehensivity. Stability, empathy and comprehensivity – you couldn’t want for better qualities in a general practitioner.

Già, un buon dottore.
Ma consideriamo invece l’ipotesi opposta.

Consideriamo un individuo fortmente anticonformista, con una intelligenza superiore alla media, capacità di osservazione fuori dal comune e una professione per lo meno atipica.
Sherlock Holmes.
Piazziamogli in casa un ex militare un po’ bigotto, con la classica mentalità ipocrita della media borghesia vittoriana.
Una persona abituata a godere di un certo riguardo (è, dopotutto, un medico****) e che si trova tuttavia nell’ombra di una persona che è meglio, ed è meglio giocando fuori dagli schemi.
A questo punto, chi, nella posizione di Holmes, non si divertirebbe a punzecchiare con qualche frecciata il buon dottore?
E il buon dottore, narratore delle storie, non potrebbe vivere queste bonarie prese in giro come dimostrazioni di arroganza, e dipingere quindi il proprio compagno di stanza ed amico attraverso il filtro di chi si sente dileggiato?
È Watson a dirci che Holmes è disordinato, eccentrico, vanitoso ed arrogante.

A supporto di questa tesi, del Watson antipatico, ci sono le opinioni trancianti che infila nelle proprie storie, riguardo ai clienti di Holmes.

“Our visitor bore every mark of being an average commonplace British tradesman, obese, pompous, and slow”

E che dire della povera Mary Sutherland colpevole di

“preposterous hat and the vacuous face”

E poi c’è la faccenda del gongolamento del buon dottore nell’informarci che la defunta Irene Adler è, appunto, defunta.

Insomma, un tipino piuttosto odiosetto.
Che è la nostra unica fonte canonica su Sherlock Holmes.
Sospetto, non trovate?

Per cui, da bravo holmesiano non praticante, di quando in quando mi rileggo un paio di storie di Holmes.
Detestando Watson pagina dopo pagina.

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* Questo post nasce dall’interessante post della Clarina sui narratori antipatici.
Buttatteci un occhio.

** Tra l’altro, c’è una edizione Kindle approvata dalla Conan Doyle Estate, e che include anche i racconti del mistero e del terrore, che va per circa un euro.

*** Curiosa, poi, questa faccenda della seconda moglie, mai nominata, mai descritta… che poi lo pianta o muore anche lei… mah.

**** Un ottimo medico che tuttavia non riesce a ricordare dove sia stato ferito. Se però c’è da correre, è stato ferito ad una gamba, se c’è da menar le mani, ad una spalla…