strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


19 commenti

Podcast – hardware, software, calze da donna…

Avevo detto che avrei fatto un paio di post sul lato tecnico del fare dei podcast, ed eccoci qui. Probabilmente non ve ne importa nulla, ma chissà.

Cominciamo con le basi – dicesi podcast

an episodic series of digital audio or video files which a user can download and listen to. It is often available for subscription, so that new episodes are automatically downloaded via web syndication to the user’s own local computer, mobile application, or portable media player.

In altre parole, è un file audio (di solito) agganciato a un feed RSS (come quello che usate per seguire un blog). Chi si abbona al feed, riceve i nuovi file mano a mano che escono.

51slk563LjL._SX258_BO1,204,203,200_Stando all’indispensabile Podcasting for Dummies, di Tee Morris, ciò che serve per creare un podcast si riassume in

. Un microfono
. Un software di registrazione
. Una scheda sonora

Il problema, però, vedete, è che il libro di Morris è del 2006. I primi podcast videro la luce nel 2004, e all’epoca il libro era decisamente all’avanguardia – ma oggi pare di leggere un incunabolo medievale1.

Oggi come oggi gli articoli su come avviare un podcast aggiungono alla lista di Morris anche un paio di cuffie, una unità di preamplificazione con connessione USB alla scheda audio del PC, e possibilmente un software di produzione sonora come Adobe Audition.
Veniamo a questo punto al mio equipaggiamento. Continua a leggere


3 commenti

Il ritorno del digital divide

22792-vzochat-video-chatLa settimana passata, con tutto che eravamo a cavallo fra Pasqua e il 25 aprile, mi hanno offerto un lavoro.
No, davvero.
Un’azienda straniera.
Si trattava oltretutto di un lavoro che ho fatto in passato, con un discreto successo – insegnare italiano agli stranieri.
Sostanzialmente conversazione.
Nulla di straordinario, come pagamenti, ma col vantaggio di avere orari flessibili e di poter lavorare da casa.
Non male, viste le prospettive attuali.

In teleconferenza.

E quindi ho dovuto rifiutare. Continua a leggere


3 commenti

Accendete il dannato aggeggio!

Ora un po’ la mania è passata.
Così come anche il povero Facebook sta passando, pare che la stella di Skype sia tramontata.
Non ne parla più nessuno.
Tutti intenti a giocare con l’iPhone, immagino.
Eppure c’è stato, fino ad un annetto fa, questa sorta di frenesia da Skype.
Il simpatico software che permette di fare telefonate utilizzando la rete internet – e quindi a costo zero fra computer che carichino il client – era una di quelle cose che o ce l’avevi, o eri tagliato fuori.
Proprio a livello di immagine.

“Come? Non usi Skype?!”

A sentir loro, i fornitori di servizi telefonici avrebbero dovuto andare falliti in capo a sei settimane.
Invece continuano ad andare, e forte. Ekiga_in_a_Call.png

Io Skype l’ho sempre usato poco.
Come software phone, Ubuntu carica di default Ekiga – che ha una rete differente, diversi protocolli, fa più cose.
E che usano in pochi, e nessun amico trendy – e quindi anche rispondendo “No, io uso Ekiga” non avevo una speranza all’inferno di salvare la faccia.
Oppure mi appoggio al solito Pidgin, e faccio comunicazione testuale come se fossero gli anni ’70.

Eppure è utile, un software phone – quando si deve restare in contatto con decine di persone per lavoro (e capita, su certi progetti), il costo delle telefonate diventa un problema.
Per loro – io da libero professionista le spese di cellulare le posso scaricare.
E loro, che già ti pagano, non hanno voglia di bruciarsi le ricariche se possono farne a meno.
E non hanno nessuna voglia di installarsi Ekiga.
E perciò, vai con Skype.

Come dicevo, lo usavo poco.Wi-Fi Phone for Skype
Poi ho ereditato (è una storia lunga) un aggeggio prodotto dalla Belkin – uno Skype-phone WiFi.
Bello.
Funziona esattamente come un cellulare, ma accede alla rete WiFi, non alla rete cellulare, ed ha tuttele funzioni normalmente connesse al vostro account Skype.
E non costa nulla (proprio nulla, se l’ex proprietario ve lo lascia gratis!)*
È fantastico, e non posso che consigliarlo a chiunque di norma usi massicciamente Skype…
. è più portatile del PC
. non sovraccarica la RAM della vostra macchina
. non dovete ricordarvi di fare il login – basta ricordarsi di accenderlo

E siete sempre connessi!
Ed è qui, il problema -perché gran parte di coloro che vi guardavano con gli occhi sgranati e vi chiedevano

“Come? Non usi Skype?!”

che ritengono indispensabile sentirsi per discutere “i dettagli” del lavoro e che se possono vi martoriano di telefonate e SMS e s’incacchiano se spegnete il cellulare la domenica, sono off-line per il 90% del tempo.
E forse è per questo (e per la stupida password-protection della rete “aperta” dell’UniTo) che chi ce l’ha, il bell’aggeggino della Belkin, alla fine lo regala: perchè il costante stato di downtime dei vostri potenziali interlocutori significa che per poter parlare con loro dovete mandargli una dannata e-mail, chiedendo loro di attivare Skype.
Il che è un po’ una scemata – già che ti mando una e-mail, ti dico anche cosa volevo dirti, evita pure di attivare Skype, ci risparmiamo una telefonata.https://i0.wp.com/www.antoniogenna.net/doppiaggio/telefilm/lispettorebarnaby.jpg
Anche perché, se sei uno che usa Skype ma che lo accende, per dire, solo la sera del sabato dopo le 21.00 per commentare in diretta l’Ispettore Barnaby, allora sei anche il tipo che l’e-mail la controlla una volta alla settimana.
Facciamo così, ti lascio un messaggio sulla segreteria del cellulare, eh?
Perché tanto lo sappiamo che lo tieni spento.
O magari tiscrivo una lettera.
Sperando che tu apra le buste che il postino ti lascia nella buca.
E poi dicono, Web 2.0
Digital Natives.

Non mi sono mai sentito tanto lontano da Shadowrun

* Nota: Scherzi a parte – un WiFi Skype-phone Belkin (il più economico della partita) non è regalato – ma fate un giro in rete e troverete dei venditori (ad esempio in Germania) che ve lo lasciano per un quarto secco del prezzo in Italia.

Powered by ScribeFire.