strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La dignità delle puttane

Quanto segue è una versione accorciata ed editata di unpost che i miei follower su Patreon hanno ricevuto pochi minuti fa.
Poiché è bello essere miei sostenitori su Patreon, la loro versione è completa – e si va ad incastrare in una cosa che si chiama Nuts & Bolts – lo zen e l’arte di scrivere per pagare i conti.
O qualcosa del genere. Si tratta di una serie di articoli (14, finora) con cadenza per lo meno mensile, spesso bisettimanale. esclusivi per i miei sostenitori, per parlare di quegli aspetti della scrittura che di solito non si trovano coperti nei manuali.
Ma questo argomento specifico mi interessa, questo post è (anche) una risposta alla mia amica Silvia, e quindi metto la versione raccordiata qui per tutti.

Questo post è iniziato con una conversazione che ho avuto con la mia amica Silvia, una conversazione che è iniziata a causa di questa copertina e di questo libro.

Ammetto di non conoscere l’autrice, né la coautrice/ghostwriter menzionata in copertina. Capisco che si tratti di una sorta di instant-book pubblicato (dal più grande editore in Italia) per capitalizzare sulla popolarità dell’autrice, che sarebbe la giovane donna in copertina.
Dal titolo possiamo presumere che non sia un libro di cucina o una raccolta di meditazioni zen, ma chi lo sa?

La mia amica Silvia ha pubblicato la copertina di cui sopra e ha notato …

Io ho solo una domanda che mi frulla in testa: ma per il ghostwriter ne vale la pena?

La mia amica Silvia
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Uno strumento di libertà

Ho appena letto una lunga intervista ad uno scrittore che non conoscevo (limite mio, naturalmente – e non ve la linko ma tanto so che sapete come trovarla). O, per essere più precisi e in linea col taglio dell’intervista, con un professore di chimica che fa lo scrittore. Ci sono diecimila cose in quell’intervista delle quali penso varrebbe la pena di parlare ma ce n’è una che mi ha riempito di tale e tanto orrore che non posso che concentrarmi su quella.

E, incidentalmente, questo diventa così un post in ritardo per la festa del papà. Perché mio padre ci farà una comparsata.

La cosa che mi ha riempito di orrore è questa:

Nel tuo libro il denaro è uno strumento di meravigliosa libertà: confermi?
Sì, non c’è dubbio. È un’ipocrisia dire che il denaro non conta, spaventosa. Un’ipocrisia che io non reggo proprio. Se hai tanti soldi puoi fare quello che ti pare, anche le belle cose che facevi senza, ma in più puoi farne delle altre. Non vedo proprio il senso di colpa che uno dovrebbe avere perché è ricco. Non vedo il peccato che commette chi ha guadagnato dei soldi, finché lo fa onestamente.

Parliamone, volete?

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Balbuzie

Due sere fa mi sono messo a balbettare.
Non era mai successo prima, e mi ha abbastanza preoccupato.
In prima battuta, perchè quando capitano certe cose, il mio primo pensiero corre a qualche processo neurologico degenerativo o a qualche cortocircuito nervoso/circolatorio.
Ictus. Ischemia.
Non è bello.
In secondo luogo, perché mettermi a balbettare per la furia incrina irrimediabilmente la mia immagine universale di impassibilità zen.

Il fatto è questo: stavo discutendo di un paio di problemi riscontrati recentemente con un mio studente, e la reazione dei miei interlocutori è stata

Tanto ormai ti ha pagato, no?

E io mi sono messo a balbettare. Continua a leggere


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Senza pietà

b6cefa7dbfac2cf8b569fd0b07630e58In questi giorni passo il mio tempo alla tastiera – scrivo.
Racconti, articoli.
Meglio che passare il tempo a fissare la mailbox in attesa del riscontro di un curriculum.

E le offerte, per la scrittura, non mancano.

Per dire, mi hanno offerto 100 euro per scrivere una storia di 1000 parole.
Posso scartare di un 20%, arrivando a 1200 – ma l’editor a quel punto avrà il diritto di sforbiciare per far stare la mia storia nelle 1000 del limite.
È la regola – se si accetta, è parte del gioco.

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Se non fosse una questione di soldi…?

Cominciamo la settimana con una bella lezione di Alan Watts, studioso di religioni comparate, divulgatore, filosofo.

Ribadiamo la domanda.

Se non fosse una questione di soldi, voi cosa fareste?

Per girarla in una maniera diversa, per eliminare i soldi dal centro dell’immagine e darvi la possibilità di ragionare più chiaramente…

Se l’unica cosa che doveste spendere fosse il tempo che vi resta, come vorreste spenderlo?

monkey meditatingE il trucco non è dirmi che fareste qualcosa che sapete nella vita normale non porta soldi, ma dirmi quello che vi piacerebbe davvero.
Magari qui sotto, nei commenti.
Ma anche no, se non avete voglia  – perché come con tutti gli esperimenti zen, l’importante è la risposta che date a voi stessi, non quella che date a me, o ad Alan Watts.

E magari siete fortunati, e lo state già facendo.
Nel qual caso, che diamine, ditecelo nei commenti!
Ma se siete come me, e non è così…

L’importante è che riusciate a darvi una risposta.
Una risposta che non sia mutuata da un film, o dalla pubblicità di uno shampoo.

Cosa vi piacerebbe fare?

Il che, naturalmente, porterebbe alla domanda successiva.

Perché non lo state facendo?

Ma quella la lasciamo per la prossima volta, ok?

Quanto a me…
Mi piacerebbe insegnare.
E viaggiare, per incontrare persone, per vedere posti.
Muovendomi con la dovuta lentezza, sulle strade secondarie.
E poi sì, poter insegnare.

E prima che qualcuno mi dica ma come, non vorresti fare lo scrittore?, mi permetto di rispondere che lo scrittore non ho bisogno di farlo, perché già lo sono.

Quanto al resto, al viaggiare ed all’insegnare, perché non lo sto facendo?
Eh…


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Scienziati e politici

E così hanno condannato sei sismologi per il disastro de l’Aquila.
Un evento casuale non prevedibile, non mitigato da provvedimenti di alcun genere da parte di un governo assente ha distrutto edifici costruiti in aperta violazione non solo ad ogni protocollo, ma ad ogni buon senso.
E dopo, in barba a coloro che ridevano al telefono sfregandosi metaforicamente le mani all’idea della quantità di soldi che avrebbero rubato con la scusa della ricostruzione, poiché non era possibile processare i morti, abbiamo processato gli scienziati.

Perché la scienza non ha fatto nulla?

Già.
È così triste, vivere in un paese di ignoranti.

Il punto è che gli scienziati hanno fatto il proprio lavoro.
Hanno valutato i dati, hanno segnalato margini di rischio.
Hanno fornito grafici, tabelle, protocolli e procedure.
Poi, arrivati all’interfaccia con la politica, qualcosa si è incrinato. Continua a leggere