strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Storico sì, ma forse non fantasy

Questo è un post che dovevo da tempo alla mia amica Chiara, che sta di là nel Braccio Femminile del Blocco C.
Si tratta di un post che porta avanti la nostra lunga e abbastanza confusa chiacchierata a distanza sul fantasy storico.
Una sorta di piano bar del fantastico, ma per due pianoforti in due stanze separate.
Sarebbe piaciuta a Scarlatti, come cosa.

FrtizLeiberLeggevo qualche settimana addietro una bella intervista rilasciata da Fritz Leiber a Darrell Schweitzer, una delle ultime interviste di Leiber.
È noto che a Leiber si deve la definizione di sword & sorcery, quel particolare sottogenere del fantasy che viene anche definito a volte low fantasy – storie di personaggi non esageratamente nobili, che affrontano minacce non esageratamente globali per scopi non esageratamente altruistici.
Leiber stesso, naturalmente, contribuì un testo definitivo alla sword & sorcery con le storie di Fafhrd e del Gray Mouser.
E in un bel colpo di teatro – Leiber fu attore shakespeareano, dopotutto – il vecchio Fritz spiazza Schweitzer negando di aver mai scritto fantasy.

Io ho sempre scritto narrativa sovrannaturale, orrore sovrannaturale. Non fantasy.

E non ha mica tutti i torti.
Ma, qual’è la differenza fra la narrativa sovrannaturale e il fantasy? Continua a leggere


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Storia & Immaginazione

Si parlava di storia, di narrativa storica e di fantasy storico, qualche giorno addietro, qui nel blocco C della blogsfera, e giù nel braccio femminile, la mia amica la Clarina ha fatto una specie 287175di auto-da-fé

Boys: Hey, Torquemada, whaddaya say?
Torq.: I just got back from the auto-da-fé
Boys: Auto-da-fé, what’s an auto-da-fé?
Torq.: It’s what you oughtn’t to do but you do anyway
Skit skat voodely vat tootin de day

Scusate, non ho saputo resistere.

In cosa è consistito l’auto-da-fé della mia amica.
Nell’ammettere

In via di principio so che non posso giudicare l’allegra propensione alla crudeltà, i terribili pregiudizi, la giustizia sbrigativa e l’intolleranza degli Elisabettiani secondo le mie sensibilità del XXI Secolo. All’atto pratico, le mie sensibilità del XXI Secolo sono anestetizzate solo in parte dalla prospettiva storica.

Il che è perfettamente ragionevole, ma non c’entra granché col fantasy storico, e con la sovrapposizione e pollinazione incrociata di storia e narrativa d’immaginazione – che è poi ciò di cui vorrei parlare oggi. Continua a leggere


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Solomon Kane

If I kill you, I am bound for hell. It is a price I shall gladly pay.

E così, mentre l’Italia guardava la partita di pallone, io mi sono guardato Solomon Kane, il film.
Centoquattro minuti.
Un’ora e tre quarti.
Che passano senza troppa fatica, grazie al biuon lavoro degli sceneggiatori che, avendo cestinato il 98% dell’opera di Robert E. Howard, hanno per lo meno il buon gusto di mantenere la storia in movimento.
Avventura = geografia.
E si viaggia pearecchio, in Solomon Kane – anche se non quanto nei racconti originali.

Solomon Kane è un onesto film d’avventura, una pellicola di cappa e spada con uso di sovrannaturale che non ci fa sobbalzare sulla poltrona, ma che mette su schermo tutto quello che ci aspettavamo, esattamente come ce lo aspettavamo.
Tutto è straordinariamente prevedibile ma ben costruito – quello sì – e ben fotografato.
C’è l’eroe tormentato (un eccellente James Purefoy) che vaga per la campagna inglese – mai così tetra e piovosa, mai così simile alla Cecoslovacchia – in cerca di redenzione.
C’è la famigliola in viaggio verso le americhe, con padre saggio, madre benigna, figlio grande un po’ scemo, figlia polposa e figlioletto che parla maledettamente troppo.
E c’è Max Von Sydow, da decenni relegato a fare la parte del vecchio rimbambito.
C’è il cattivo cattivissimo, che pare Thulsa Doom con addosso la maschera di Michael Myers, con le sue orde di hooligans – e che è solo il tirapiedi del vero cattivissimo, tanto inquietante quanto sotto-utilizzato.

Peccato che ci sia anche un sacco ma proprio un sacco di roba derivativa esciocca, in questo film.
Città in fiamme sotto al fuoco dei cannoni dei galeoni prese da Pirates of the Carribean.
Una strega presa di peso da L’Armata delle Tenebre.
Il Balrog in libera uscita.
Un po’ di mostri presi dall’ultimo film tratto da Gaiman.
I ribelli rintanati nelle grotte calcaree presi da Robin & Marian.
Una crocifissione che arriva direttamente da Nascerà una Strega, di Bob Howard, passando per il Conan di John Milius… così come Von sydow che fa il vecchio rimbambito.

E troppe maledette chiacchiere.

Ah, se solo ci fosse stato John Milius alla cinepresa, se solo ci fosse sto Oliver Stone alla scenegiatura!
Considerando che Purefoy è di sette spanne superiore a Schwarzenegger tanto per recitazione che per fisicità, questo film sarebbe un capolavoro.
Meno effetti speciali, meno materiale apocrifo, e più Howard, più Kane…

Perché è poi quello il punto, giusto.
OK, è un filmello piacevole – non memorabile ma piacevole.
Ma, è Solomon Kane?

“A strange blending of Puritan and Cavalier, with a touch of the ancient philosopher, and more than a touch of the pagan. . . . A hunger in his soul drove him on and on, an urge to right all wrongs, protect all weaker things. . . . Wayward and restless as the wind, he was consistent in only one respect—he was true to his ideals of justice and right. Such was Solomon Kane.”

Beh, quasi.
Purefoy, lo ripetiamo per l’ennesima volta, è ottimo.
Ci sarebbe stato meglio Daniel Day-Lewis?
Probabilmente.
Ma non lamentiamoci.
Le scene d’azione sono molto buone.
E l’episodio con i ghoul avrebbestrappato un sorriso a Two-Guns Bob.
Ciò che ammoscia selvaticamente l’intero “concept” howardiano è il desiderio di dare un passato a Kane, che brilla sulla pagina proprio per la propria mancanza di radici, di riferimenti.
È stato un pirata?
È di famiglia nobile?
Lo sceneggiatore ci sbatte tutto in faccia.,
E se gli howardiani duri e puri sono forse un po’ troppo trancianti nel dannare la pellicola, è vero che con poco sforzo si sarebbe potuto fare molto, molto di più.
E meglio.
Ma anche così, si lascia guardare.

Però è meglio il libro.


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Solomon Kane

Lunga gestazione per il film tratto da una delle serie più sofisticate nella produzione di Robert E. Howard.

Cosa dovremo aspettarci?

Un protagonista troppo giovane per quanto decisamente in parte, un paio di dubbie concessioni all’impostazione mentale hollywoodiana, effetti CGI un po’ grezzi…

Però sarà da vedere.

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Avventure selvagge e puritane

L’anno comincia molto bene, per lo meno sul fronte ludico, con l’arrivo sul mio scaffale, grazie ai buoni auspici di un’amica oltremanica, di una copia del massiccio (e costoso) The Savage World of Solomon Kane, una produzione Pinnacle/Studio 2.

Facciamo un passo indietro.
Per chi se lo fosse perso, Solomon Kane è l’avventuriero elisabettiano creato da Robert E. Howard negli anni ’20.
A differenza di altre creature howardiane, Kane si muove in tempi storici e si presenta come personaggio complesso e contraddittorio – puritano ma pragmatico, pio ma vendicativo, Kane è reduce dalle attenzioni della Santa Inquisizione ed annovera fra i propri amici corsari britannici e uomini medicina africani.
L’oscurità al cuore di tanti personaggi di Howard, che in Kull di Valusia spesso sfiora la nevrosi e in Conan si riduce spesso ad un truce nichilismo, sembra esprimersi al meglio in Solomon Kane, personaggio roso da dubbi, perseguitato da indicibili rimorsi, e spinto avanti da una fredda determinazione.
Lontano dalle crapule colossali di Conan, dal vino e dalle danzatrici, Kane siede in un angolo a rimuginare il proprio passato.
E se il fondale sul quale le sue storie sono rappresentate è storico, forti sono comunque la componente sovrannaturale e l’esotismo.
Kane è protagonista di soli nove racconti, quattro frammenti e tre poesie – raccolti in un sontuosissimo volume illustrato da Gary Gianni ed ormai introvabile, o in un più prosaico paperback (edizioni e prezzi variano).
Alcune storie di Kane si possono scaricare dalle pagine del Progetto Gutemberg australiano.

Al cinema, Solomon Kane sarebbe stato il personaggio ideale per Basil Rathbone o, in tempi recenti, per Christopher Eccleston.
Presto dovrebbe uscire un film, con l’adeguato James Purefoy, ma ancora non sappiamo se gioirne o preoccuparci.

Da qui al prodotto della Pinnacle il passo è relativamente breve.
Non a caso il volume si intitola The Savage World of Solomon Kane.
L’attenzione non è tanto rivolta alla pure replica degli exploit dello spadaccino howardiano, quanto piuttosto all’esplorazione del mondo in cui vive.
E in fondo il neonato diciassettesimo secolo di Solomon Kane è l’età delle grandi esplorazioni – vasti settori della mappa sono ancora bianchi.
Le guerre di religione incombono.
Inquisizione e Stregoneria incutodo due diversi terrori nei cuori degli uomini.
E poi pirati, nobili corrotti, fanciulle in pericolo, città perdute, lunghi viaggi via terra e via mare.
L’El Dorado, il Cathai, l’Africa Nera…

Facile aggiungere ad una simile promettente miscela una parte di orrore lovecraftiano e due parti di avventura classica (pensate Salgari, Sabatiti, Howard appunto) ed innestare il tutto sul valido motore di Savage Worlds – un sistema di regole rapido, virato all’azione, fatto apposta per quelle situazioni in cui il rapporto di forze è dieci a uno a favore dei cattivi ed il destino si decide sulla punta di una spada.
Il risultato è eccellente.
Il volumone da trecento e sessanta pagine (the game of non-stop puritan adventure, come dice una pubblicità ai limiti dell’assurdo) è riccamente illustrato su carta patinata ed include il sistema di gioco, le solite sezioni dedicate ad armi ed equipaggiamento, un ricco atlante del mondo di Solomon Kane con riferimenti alle storie originali e moderni addenda, ed una campagna precotta – non granché in realtà, ma facilmente adattabile.
Ottima ed abbondante invece la sezione dedicata al master, con un sacco di idee, di suggerimenti, di soluzioni a problemi diversi…

Sfoglio il volume, e mi vengono già alcune idee.
Ho tutto.
I riferimenti.
Le mappe.
Ma aspetterò, curando i dettagli – la prima partita a Solomon Kane dev’essere giocata attorno ad un tavolo di legno antico, alla luce delle fiaccole…