strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Giustizia mascherata

Il new pulp è quel genere – o meta-genere – che propone oggi opere ispirate alle forme ed ai modi del pulp classico (quello delle riviste degli anni ’20-’40), aggiornandole alla sensibilità moderna e presentando o riletture contemporanee di vecchi eroi (Doc Savage, l’Uomo Ombra) o nuovi personaggi.

rook_v1_cover_high_resFra i rappresentanti del new pulp, Barry Reese è il primo che io abbia cominciato a seguire con assiduità.
Avevo trovato divertente The Rook, ma senza che il personaggio – un classico vendicatore mascherato, con un elemento sovrannaturale – fosse mai riuscito ad acchiapparmi completamente.
Questione di temperamento, probabilmente.

die_glocke_cover_LOW_RES_mockup_croppedPoi è venuto Lazarus Gray, una variante su personaggi classici come Doc Savage e The Avenger, che è certamente molto più nelle mie corde.
Ho divorato il primo volume, ricevuto in regalo a Natale il secondo, ed ora sono in attesa spasmodica del terzo, ben sapendo che c’è un quarto in preparazione…
Una di queste notti, dedicherò un post a Grey ed alla sua Assistance Unlimited.
(anche se in effetti ne ho già parlato, per quanto in un diverso contesto)

E ora, fresco fresco per il weekend di Pasqua, ecco il primo volume di una nuova serie, dedicata ad un nuovo personaggio, Gravedigger.
Che si candida a seria concorrente di Lazarus Gray nel mio gradimento.

gravedigger_cover_low_res_cropped_with_copyLe premesse sono assolutamente classiche – notte di Halloween 1936: la criminale Charity Grace viene uccisa con una pistolettata, e riportata in vita dalla Voce.
L’offerta della Voce è semplice – sprofondare nell’oblio, o accettare di trascorrere i prossimi tre anni ad espiare i propri peccati seppellendo i malvagi.
Allo scadere dei tre anni, si vedrà se la sua anima sia stata ripulita.
In questo modo, Charity diventa Gravedigger.

Dotata di un costume e di armi esotiche, coadiuvata da una squadra di agenti e da alcuni ospiti d’onore di alto profilo (a cominciare proprio da The Rook), Charity/Gravedigger comincia relativamente in piccolo, eliminando gangster ed altri individui esecrabili, ma ben presto si ritrova a dover rintracciare una copia del Necronomicon, e il pazzo che desidera utilizzare il libro maledetto per diventare signore della distruzione.
Da lì in avanti, le cose si complicano.

Il romanzo si estende su tre archi narrativi, intervallati da episodi “storici” che approfondiscono il background di Sovereign City, ideale territorio di caccia di tutti gli eroi di Reese e elemento centrale del Sovereign City Project che vede coinvolti diversi altri autori.

I personaggi sono interessanti e tutt’altro che banali, l’azione è tesa e divertente, i dialoghi ben scritti.
Reese ha una mano eccellente nel gestire i personaggi, ed ha oramai un controllo sull’ambientazione – la corrotta Sovereign City – che gli permette di rendere i paesaggi urbani con poche frasi.

gravedigger_06_smallDei personaggi dell’autore, Gravedigger è forse il più fumettistico – così come Gray è il più vicino al pulp narrativo classico.
Ma questo non è necessariamente un male.
Anche sulla pagina – cartacea o elettronica – di un romanzo, Gravedigger è una protagonista impressionante.

Difetti?
Beh, a parte il fatto che difficilmente lo vedrete tradotto nella nostra lingua, chi dovesse optare per l’edizione in ebook (più economica, e immediatamente fruibile, senza lunghe attese postali), si perderà le meravigliose illustrazioni interne.
Ed è un gran peccato.

Si tratta quindi di un volume vivamente consigliato, sia agli appassionati di letteratura pulp che agli amanti dei fumetti superoministici atipici, anche per vedere cosa stia succedendo, nella letteratura di genere, là fuori.
In attesa del sequel.


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Pulp virtuale

Uno dei piaceri del trascinarsi attraverso le pagine di Amazon di questi tempi è la quantità di narrativa pulp di ottimo livello che viene distribuita a prezzi ridicoli in formato elettronico.

Se davvero il pulp sta attraversando un nuovo rinascimento, l’editoria elettronica ha certamente una notevole responsabilità.
E non solo in termini di ampia diffusione di titoli economici attraverso la rete.

Consideriamo il volume che risiede in questo momento sul mio lettore.
The Adventures of Lazarus Gray, di Barry Reese, è un prodotto di qualità notevole – buone storie, molto divertenti, una bella copertina (conta, conta molto), illustrazioni interne di classe.
Non avevo letto nulla di Barry Reese, a parte un paio di storie sfuse del suo personaggio più popolare, The Rook, ma l’intero pacchetto è certamente un notevole invito ad approfondire la conoscenza.
Il secondo volume delle avventure di Lazarus Gray è già sulla mia lista.

Il tomo di Reese è ulteriormente interessante perché si tratta di uno spin-off di un universo condiviso.
Tre autori si sono messi a tavolino – virtuale – ed hanno immaginato una città, Sovereign City, nella quale poter ambientare le avventure di tre personaggi distinti.
I tre hanno collaborato secondo un modello aperto, che ha permesso loro di coinvolgere illustratori ed editor e garantire non solo lo sviluppo di un universo coerente e interessante, ma anche la produzione di volumi di alto livello.
E se il primo Lazarus Gray è un esempio di ciò che ci possiamo aspettare, direi che il risultato è stato centrato in pieno.

Semplice la premessa – amnesiaco e alla ricerca della propria identità, Lazarus Gray riunisce un gruppo di collaboratori e crea la Assistance Unlimited, un team di esperti non proprio ortodossi, al servizio di tutti coloro che non riescono ad ottenere giustizia per vie tradizionali.
Seguono avventure che oscillano tra Doc savage, Indiana Jones e l’Uomo Ombra.
Semplice, davvero.

La scrittura è ottima, le idee stereotipate al punto giusto ma comunque capaci di sorprendere, il cast è eccellente.

Impossibile, leggendo la storia della genesi di Sovereign City, nonpensare alla Admiral City che fa da sfondo alle avventure dei personaggi di 2 Minutia  Mezzanotte, di Alessandro Girola.
Anche qui abbiamo la città immaginata, l’universo condiviso, gli spin-off…
No, no, non è un caso di plagio, tranquilli.

Piuttosto è interessante vedere come due team di persone intelligenti e creative*, sulle due sponde dell’Atlantico, abbia potuto procedere lungo percorsi paralleli – ma con la sostanziale differenza di muoversi in un panorama differente.
Reese e compagni possono contare su un mercato abbastanza evoluto da garantire non solo la pubblicazione del volume (attraverso la Pro Se Publishing), ma anche la gratificazione economica di vendere il proprio prodotto senza sentirsi rivolgere strane recriminazioni.
Girola ed i suoi complici lavorano in un paese nel quale ancora esiste una aperta diffidenza verso l’uso delle carte di credito online**, e nel quale il dibattito non è sui contenuti della narrativa, ma sui supporti (elettronico, cartaceo…)

Arriveremo anche in Italia a produrre “dal basso” del materiale di questa qualità, garantendo la sopravvivenza degli autori e degli artisti?
Probabilmente sì, e forse anche prima di quanto crediamo – per quanto il bacino ristretto di lettori, la scarsa dimestichezza del pubblico italiano col pulp e una serie di dinamiche troppo complicate per essere analizzate in questa sede, rendano la fortuna di Reese e la qualità materiale** di Lazarus Gray, ancora di là da venire nel nostro paese.

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* Sì,lo so, di uno dei due gruppi faccio parte anch’io. Chi si loda si imbroda e tutto quel genere di cose…

**  A meno che non si tratti di acquistare pornografia da siti russi – ancora la voce in testa tanto alla fatturazione per le carte di credito, che alle cause di truffe telematiche (stimate, perché chi si fa clonare la carta di credito mentre pagava filmini osceni di solito non è che abbia tutta questa gran voglia di farlo sapere al mondo).

*** Curioso, parlare di qualità materiale di un prodotto virtuale…