strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Solo cattivi o molto cattivi: Blake’s 7

B7-Logo1E così in una settimana, tra pranzo e cena, ho finito la prima stagione di Blake’s 7, ed ho iniziato la seconda – e la seconda l’avevo in effetti già vista, tanti anni fa, ma senza la prima ci si perde un po’ per strada.

Di cosa stiamo parlando?
Di una serie messa in piedi dalla BBC, per un totale di quattro stagioni, fra 1978 e 1981, 52 episodi in tutto.
Serie povera, poverissima, Blake’s 7, che spendeva nel 1978 per una intera stagione il budget che dodici anni prima Star Trek aveva avuto a disposizione per un singolo episodio.
Effetti speciali tristi, vecchi, al limite del ridicolo.
Ma non è sugli effetti speciali che si costruiscono le leggende, e Blake’s 7 è una leggenda, per un sacco di ottimi motivi.

L’idea di partenza, proposta dall’autore Terry Nation: quella sporca dozzina nello spazio.
Ma è molto meglio di così. Continua a leggere


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A due universi di distanza

Allora, vediamo se vi suona familiare: c’è stata una guerra galattica fra un impero malvagio e una benevola repubblica, un conflitto in cui sono stati coinvolti individui dotati di poteri quasi magici. Un intero pianeta è stato distrutto. Una giovane donna,membro dell’aristocrazia del pianeta distrutto, si è alleata con un contrabbandiere, proprietario della nave più veloce della galassia (anche se pare un rottame). I due si sono innamorati e, sconfitti i nemici, si sono sposati e hannoa vuto dei figli. Lei ha intrapreso la carriera diploimatica, lui è generale nelle forze repubblicane.

Già.
Ma questo è solo il prologo, e l’anno è il 1992. Continua a leggere


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Great North Road

Newcastle, Gennaio 2143.
Un cadavere viene ripescato dal fiume Tyne. È un uomo nudo, con uno strano foro nel petto e tutti i suoi impianti di connessione alla rete sono stati rimossi.
E non si tratta di una persona qualunque – è un 2North, uno dei circa trecento cloni di seconda generazione del fondatore dell’impero commerciale che controlla il sistema di portali che hanno aperto all’umanità la possibiltà di colonizzare altri pianeti.

great north road

La polizia ha carta bianca e fondi illimitati per la cattura dell’omicida, e può contare su tecnologie di sorveglianza e analisi dei dati senza precedenti. Ma ben presto risulta evidente che non tutto è chiaro.
Perché vent’anni fa, su St Libra, una delle colonie nel sistema di Sirio, quattordici persone sono state uccise nello stesso modo. E fra loro anche Bartram North – l’originale dal quale il morto di Newcastle è stato clonato.
Vent’anni fa, Angela Tramelo era stata condannata al carcere a vita come colpevole della strage. Unica sopravvissuta, aveva descritto un mostro alieno che aveva fatto scempio di North e dei suoi ospiti. Ma nessuno le ha mai creduto.
Finora. Continua a leggere


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Un’offerta che non potevo rifiutare

La vigilia di Pasqua è successa una cosa – per me – senza precedenti: Amazon mi ha mandato una mail con un’offerta, e per la prima volta da che mi servo da Amazon (sono davvero più di dieci anni? Ouch!), per la prima volta si trattava di un’offerta davvero interessante.
Dopo anni di frullatori e caffettiere, guide turistiche e corsi di lingue, serie televisive che non guarderei neanche gratis e romanzetti agghiaccianti scritti da autrici con pseudonimi imbarazzanti, Amazon mi ha finalmente offerto uno sconto colossale su dei libri che in effetti da tempo avevo annotato come “da leggere prima o poi”1.

Peter-F-Hamilton-Void

E così, complice la mail incriminata, e per il prezzo di una pizza margherita, mi sono accaparrato i tre romanzi di Peter F. Hamilton che costituiscono la trilogia del Vuoto:
The Dreaming Void
The Temporal Void
The Evolutionary Void
Giusto quelle 2500 pagine di space opera da mettere lì per l’estate. Continua a leggere


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Lo spazio è vasto (ma l’abbiamo sempre saputo)

C’è un po’ di maretta, fra gli appassionati di fantascienza, per un recente articolo di Kim Stanley Robinson, intitolato Our Generations Ships Will Sink.
Riassumendo, Kim Stanley Robinson vuole ricordarci che non arriveremo mai alle stelle.

robinsonThe problems that will keep us from going to the stars can be loosely grouped into categories: physical, biological, ecological, sociological, and psychological. One could add economical, but economic problems are trivial compared to the rest, as economics is amenable to adjustment on demand. Reality is not so tractable.

L’articolo di KSR segnala tutti i problemi che di fatto rendono impossibile, allo stato attuale, la colonizzazione di altri sistemi solari, l’espansione dell’umanità nello spazio.

La space opera, ci dice Robinson, ci ha mentito.
Non ci sarà mai un impero galattico, non ci sarà mai una civiltà interstellare.
Il potere previsionale di queste storie è nullo.
La space opera è, di fatto, fantasy. Continua a leggere


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Ritorno a Silistra

51M-z9L0rOL._SX319_BO1,204,203,200_È il giorno del tuo compleanno, il giorno che sancisce il tuo ingresso nell’età adulta. E ricevi da tua madre un messaggio, che consiste nel filmato del tuo concepimento – sì, tua madre (morta nel metterti alla luce) che fa sesso, a lungo, ripetutamente e con indubbio entusiasmo, con tuo padre (che tu non hai mai conosciuto).
Con l’imposizione, alla fine del filmato, di ritrovarlo, quell’uomo.
Ammesso che fosse un uomo, e non qualcosa di più.

High Couch of Silistra, di Janet Morris, venne pubblicato nel 1977, da Bantam, primo di una serie di quattro volumi che, a modo loro, fecero la storia: Fred Pohl ne parlò in toni entusiastici, il titolo lanciò la carriera dell’autrice, e il romanzo è considerato una delle pietre miliari della fantascienza degli anni ’70, e della fantascienza femminista1.
A breve, una nuova edizione del romanzo della Morris verrà resa disponibile da Perseid Press, e a me ne è stata inviata una copia in preview.
Ed è… interessante.

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Eredi dell’Impero

518v7lY89+L._SX331_BO1,204,203,200_La buona fantascienza sta bene e vi saluta tutti.

Heirs of Empire, di Evan Currie è l’anello di congiunzione fra la space opera classica e la space opera moderna.
Se le situazioni e le premesse – un vasto impero, una congiura dipalazzo, eredi in fuga – è prersa di peso dall’epoca di Jack Williamson e di Edmund Hamilton, il setting è quello che ci aspetteremmo dal compianto Iain Banks, o da Karl Schroeder.

È sensato affermare che in Heirs of Empire si entra per l’avventura, si rimane per il mondo.
E per il generale senso di divertimento – perché questo è, anche e soprattutto, un bel romanzo divertente. Continua a leggere


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Ritorno a Kesrith

Uno dei progetti che mi sono inventato e messo in testa di portare avanti in questi mesi consiste nel riprendere i romanzi di C.J. Cherryh – rileggere quelli ai quali sono maggiormente affezionato, e recuperare quelli che nel corso degli anni mi sono perso1.

Della Cherryh ho già parlato in passato – autrice pluripremiata di fantascienza hard (ma anche di science fantasy e di fantasy), con una voce molto personale e distintiva ed uno stile asciutto che mi piace molto.

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In questi giorni, prima di addormentarmi, sto rileggendo la trilogia di Faded Sun probabilmente, con i romanzi di Morgaine, il lavoro della Cherryh al quale sono più legato.
Ne possiedo tre copie, in effetti.
Beh, quasi tre copie. Continua a leggere