strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Sistema Binario

Quando un malfunzionamento causa la distruzione della New Amsterdam, un vascello di terraformazione, all’ingresso del wormhole che la dovrebbe portare al sistema Cygnus, solo uno degli scienziati di bordo, la canadese Cordelia Kemp, sopravvive quasi per caso in una capsula di salvataggio. Sparata oltre i confini dello spazio esplorato, Delia atterra su un pianeta in orbita attorno a una stella doppia, sul quale nove anni terrestri di inverno glaciale si alternano a un solo anno di estate cocente. Per Delia il nome del gioco ora è sopravvivere, ammesso che abbia un senso…

L’inglese Eric Brown, classe 1960, è un eccellente mediano della fantascienza, che ha per antenati letterari autori come Poul Anderson o Harry Harrison. Scrive space opera con un occhio alle idee classiche del genere – pianeti alieni, strane civiltà, avventure e meraviglie – e un occhio a tematiche più moderne – l’ambiente, l’evoluzione, l’esplorazione scientifica. Il fatto che riesca a confezionare romanzi che si leggono in un amen senza tradire le due anime del genere è di per sé un fatto degno di nota. Il fatto che lo faccia mantenendo una scrittura elegante e riuscendo a tratteggiare dei personaggi credibili e dei mondi nei quali il lettore si trova immerso fin da pagina uno è ciò che lo rende qualcosa di più dell’escapismo che spesso viene associato al suo genere di elezione.

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La stella di Van Maanen

Van Maanen’s Star è la mia prima space opera militare, una novelette ambientata nell’universo di Star Eagles sviluppato da Damon Richardson per la Ganesha Games di Andrea Sfiligoi. (http://www.ganeshagames.net/)
Un gioco di furibonde battaglie spaziali fra le forze dell’umanita e dei suoi alleati, riuniti sotto l’egida della ConStar, ed i misteriosi alieni S’Sekai.

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Star Eagles è stato oggetto di un kickstarter di successol’anno passato, e all’epoca avevo avuto modo di partecipare molto marginalmente al progetto, fornendo dei brevi brani narrativi per speziare il contenuto. Continua a leggere


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The Osiris Child

La prima cosa che mi è tornata in mente, arrivato in fondo a The Osiris Child, pellicola australiana del 2016, è stata Pitch Black, il film del 2000 con Vin Diesel – buona space opera, fatta con pochi soldi e tanta inventiva, e con un cast di attori tanto validi quanto sconosciuti.
Una storia semplice ma che acchiappa, e bell’e pronta per un sequel o due.

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Di cosa stiamo parlando…
Per colonizzare e terraformare i pianeti sui quali l’umanità si sta espandendo, vengono usati i criminali, deportati a forza e costretti a vivere in condizioni orribili.
Su Osiris però le cose sono ancora più complicate: l’azienda che gestisce gli impianti carcerari sta facendo esperimenti sui prigionieri, per sviluppare una bioarma progettata per “assimilare o sterminare” eventuali alieni ostili sui quali l’umanità in espansione potrebbe inciampare.
È illegale, naturalmente, ma l’azienda e i suoi dirigenti non se ne preoccupano.
Poi una rivolta in un carcere, la fuga delle bestie sperimentali, e la decisione dell’azienda di sterilizzare il pianeta facendo collassare ed esplodere una centrale termonucleare, in modo da far sparire ogni prova. Continua a leggere


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Solo cattivi o molto cattivi: Blake’s 7

B7-Logo1E così in una settimana, tra pranzo e cena, ho finito la prima stagione di Blake’s 7, ed ho iniziato la seconda – e la seconda l’avevo in effetti già vista, tanti anni fa, ma senza la prima ci si perde un po’ per strada.

Di cosa stiamo parlando?
Di una serie messa in piedi dalla BBC, per un totale di quattro stagioni, fra 1978 e 1981, 52 episodi in tutto.
Serie povera, poverissima, Blake’s 7, che spendeva nel 1978 per una intera stagione il budget che dodici anni prima Star Trek aveva avuto a disposizione per un singolo episodio.
Effetti speciali tristi, vecchi, al limite del ridicolo.
Ma non è sugli effetti speciali che si costruiscono le leggende, e Blake’s 7 è una leggenda, per un sacco di ottimi motivi.

L’idea di partenza, proposta dall’autore Terry Nation: quella sporca dozzina nello spazio.
Ma è molto meglio di così. Continua a leggere


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A due universi di distanza

Allora, vediamo se vi suona familiare: c’è stata una guerra galattica fra un impero malvagio e una benevola repubblica, un conflitto in cui sono stati coinvolti individui dotati di poteri quasi magici. Un intero pianeta è stato distrutto. Una giovane donna,membro dell’aristocrazia del pianeta distrutto, si è alleata con un contrabbandiere, proprietario della nave più veloce della galassia (anche se pare un rottame). I due si sono innamorati e, sconfitti i nemici, si sono sposati e hannoa vuto dei figli. Lei ha intrapreso la carriera diploimatica, lui è generale nelle forze repubblicane.

Già.
Ma questo è solo il prologo, e l’anno è il 1992. Continua a leggere


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Great North Road

Newcastle, Gennaio 2143.
Un cadavere viene ripescato dal fiume Tyne. È un uomo nudo, con uno strano foro nel petto e tutti i suoi impianti di connessione alla rete sono stati rimossi.
E non si tratta di una persona qualunque – è un 2North, uno dei circa trecento cloni di seconda generazione del fondatore dell’impero commerciale che controlla il sistema di portali che hanno aperto all’umanità la possibiltà di colonizzare altri pianeti.

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La polizia ha carta bianca e fondi illimitati per la cattura dell’omicida, e può contare su tecnologie di sorveglianza e analisi dei dati senza precedenti. Ma ben presto risulta evidente che non tutto è chiaro.
Perché vent’anni fa, su St Libra, una delle colonie nel sistema di Sirio, quattordici persone sono state uccise nello stesso modo. E fra loro anche Bartram North – l’originale dal quale il morto di Newcastle è stato clonato.
Vent’anni fa, Angela Tramelo era stata condannata al carcere a vita come colpevole della strage. Unica sopravvissuta, aveva descritto un mostro alieno che aveva fatto scempio di North e dei suoi ospiti. Ma nessuno le ha mai creduto.
Finora. Continua a leggere


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Un’offerta che non potevo rifiutare

La vigilia di Pasqua è successa una cosa – per me – senza precedenti: Amazon mi ha mandato una mail con un’offerta, e per la prima volta da che mi servo da Amazon (sono davvero più di dieci anni? Ouch!), per la prima volta si trattava di un’offerta davvero interessante.
Dopo anni di frullatori e caffettiere, guide turistiche e corsi di lingue, serie televisive che non guarderei neanche gratis e romanzetti agghiaccianti scritti da autrici con pseudonimi imbarazzanti, Amazon mi ha finalmente offerto uno sconto colossale su dei libri che in effetti da tempo avevo annotato come “da leggere prima o poi”1.

Peter-F-Hamilton-Void

E così, complice la mail incriminata, e per il prezzo di una pizza margherita, mi sono accaparrato i tre romanzi di Peter F. Hamilton che costituiscono la trilogia del Vuoto:
The Dreaming Void
The Temporal Void
The Evolutionary Void
Giusto quelle 2500 pagine di space opera da mettere lì per l’estate. Continua a leggere


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Lo spazio è vasto (ma l’abbiamo sempre saputo)

C’è un po’ di maretta, fra gli appassionati di fantascienza, per un recente articolo di Kim Stanley Robinson, intitolato Our Generations Ships Will Sink.
Riassumendo, Kim Stanley Robinson vuole ricordarci che non arriveremo mai alle stelle.

robinsonThe problems that will keep us from going to the stars can be loosely grouped into categories: physical, biological, ecological, sociological, and psychological. One could add economical, but economic problems are trivial compared to the rest, as economics is amenable to adjustment on demand. Reality is not so tractable.

L’articolo di KSR segnala tutti i problemi che di fatto rendono impossibile, allo stato attuale, la colonizzazione di altri sistemi solari, l’espansione dell’umanità nello spazio.

La space opera, ci dice Robinson, ci ha mentito.
Non ci sarà mai un impero galattico, non ci sarà mai una civiltà interstellare.
Il potere previsionale di queste storie è nullo.
La space opera è, di fatto, fantasy. Continua a leggere