strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Mezzo secolo (abbondante) di terrore

La seconda guerra mondiale infuria.
Un uomo della sezione più segreta della macchina nazista – la fantomatica Karotechia, che si dice sia addirittura al di sopra di Himmler – defeziona e si consegna nelle mani di Delta Green, l’agenzia americana che dal tempo del raid a Innsmouth si occupa di mettere un freno alle incursioni del sovrannaturale nella nostra realtà.
L’uomo della Karotechia ha un regalo per Delta Green – la Thule, il paradiso ariano che dominava il mondo in epoca preistorica.
Uno dei miti sui quali è fondato il Reich.
La Thule esiste.
Ci sono una mappa, delle coordinate.
I nazisti la vogliono conquistare.
Delta Green la vuole distruggere.
Ed i signori della Thule hanno i propri progetti… e non sono affatto piacevoli.

Delta Green: Denied to the Enemy è un buon romanzo di spionaggio ed orrore sovrannaturale, con un buon background storico e scritto con stile e spirito da Dennis Detwiller, uno degli originari sviluppatori dell’universo di Delta Green.
È duro, cattivo e colpisce in profondità.
È Delta Green.
[e DrivethruRPG.com lo lascia in offerta a 72 centesimi di euro, formato ePub!]

E poi…

Nel 1971, durante l’invasione di Cipro, qualcosa uscì dal mare e fece carne morta di greci e turchi senza fare distinzioni, finché non venne messa k.o. con un bombardamento e rinchiusa da qualche parte fuori vista…

Nel 1988, una rock band che stava facendo delle riprese su una città abbandonata su un’isola allargo del Giappone scomparve senza lasciare tracce…

Nel 1991, una unità americana in Iraq venne attaccata da un’entità invisibile e a prova di proiettile…

È ora di mettere insieme tutti i pezzi e risolvere il mistero.

Il secondo romanzo in questa abbuffata di lovecraftianerie apocrife è Mask of the Other.
Su questo, Detwiller ha fatto solo la copertina, lasciando al suo compare Greg Stolze il ruolo di narratore.
E se dalle premesse non vi viene voglia di leggerlo, allora siete sul blog sbagliato.
[e anche questo, che è uscito da una settimana, potete scaricarlo per la cifra vertiginosa di tre euro e mezzo dal solito DrivethruRPG, in doppio formato ePub e PDF]

E per finire…

Nel 2001, un ragazzino morto da anni ricompare vivo e vegeto, non invecchiato di un giorno, sano come un pesce e senza alcuna traccia residua della malattia che lo ha ucciso.
La famiglia parla di miracolo.
Gli agenti Cyrus e Charlie non credono ai miracoli.
Un sacco di cose sono cambiate, dai tempi della guerra – Delta Green è stata sbandata e si è riformata come cospirazione illegale infrattata nel sistema amministrativo americano, e da decenni il Majestic 12 è sulle sue tracce per distruggerla.
Cyrus e Charlie sono professionisti.
Ma questa volta potrebbe esserci sotto qualcosa di molto più grande.
Potrebbe esserci sotto La Fine.

Ancora fiction targata Delta Green pr questa fine d’anno, ancora orrore e spionaggio, ancora opera del sempre bravissimo Detwiller.
Delta Green: Through a Glass Darkly è stato prodotto tramite Kickstarter – ed il volume (bello solido e chiaramente antiproiettile) ha un’appendice con i nomi di tutti coloro che hanno contribuito.
Ci sono anch’io.
Subito dopo The Man in Black.
Non male, eh?

[per questo DrivethroughRPG vuole quasi dieci dollari… che ci volete fare, è appena uscito]


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Una frittata e un bicchiere di vino

Ho imparato a destreggiarmi in cucina, per necessità, abbastanza presto.
Oltre alla necessità, c’erano i libri che leggevo.
Non è sempre caviale, di Joannes Mario Simmel – ormai introvabile, la mia copia perduta da secoli – e soprattutto IPCRESS di Len Deighton, e tutti gli altri romanzi di quell’autore.
Leggevo (anche) spionaggio, ai tempi del liceo.
Per staccare dalla fantascienza, ogni tanto.
Sia il protagonista voltagabbana di Simmel che l’agente segreto senza nome di Deighton (protagonista di alcuni fra i primi libri che mi capitò di leggere in inglese) sono anche dei discreti cuochi.
Più che discreti.
Non ho idea di quali siano le radici di Simmel, ma Deighton, ex uomo dei servizi segreti inglesi, fu notoriamente cuoco e cameriere in vari ristorantini francesi, da studente, e pubblicò anche un libro di cucina – Action Cooking, che verrà ristampato a maggio.
Ecco, l’idea dell’eroe che riesce a stare ai fornelli – anziché aprire la solita valigia col solito beluga e il solito Clicquot – mi piaceva.
Io l’ho sempre detestato, James Bond – io preferisco Harry Palmer.
Aggiungiamo le esperienze – sempre in quegli anni – di campeggiatore in Provenza (e la disponibilità di cibi straordinari a prezzi modici in quelle terre), e la mia identità gastronomica era ormai quasi perfettamente definita.
Fu a quel punto che trovai, su uno scaffale dell’unica libreria torinese che trattasse regolarmente libri in lingua, una copia di un libro straordinario: An Omelette and a Glass of Wine, di Elizabeth David.
Gran donna, Elizabeth David.
Anglo-Irlandese di buonissima famiglia, educata alla Sorbona, una carriera in gioventù come attrice, una crociera intorno al Mediterraneo su una nave a vela col suo amante interrotta dalla seconda Guerra mondiale.
Arrestata dalle autorità italiane e deportata in Grecia – poi a Creta a al Cairo.
Amica di Lawrence Durrell.
Lavorò per i servizi inglesi, dicono. Di sicuro per il Ministero della Propaganda.
Poi, dal 1946, cominciò a scrivere – articoli, prima (su Vogue) e poi libri di cucina.
Non necessariamente libri di ricette – anche se le ricette ci sono.
Si tratta piuttosto di una impostazione mentale.
Non importa che gli ingredienti abbiano mome, cognome e pedigree.
Non importa se arrivano dall’altro capo del pianeta o dall’orto dietro casa.
Non importa la complessità o la semplicità della ricetta – anche se la semplicità è preferibile.
È possibile banchettare anche solo con una frittata e un bicchiere di vino.
Il che, naturalmente, è molto zen.

È perciò colpa di due ex spie (Len Deighton e Elizabeth David), e dei loro libri, se io alla fine non riesco ad apprezzare i banchetti da mezzo stipendio a coperto, i cibi serviti in porzioni microscopiche su piati enormi, i ristoranti con menù etnico, le pizzerie incui servono pizze con sopra l’ananas,i posti nei quali – in poche parole – molti miei amici (e le loro mogli!) amano intrattenersi quando se lo possono permettere.

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