strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Estremamente pericoloso

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Secondo la stampa dell’epoca, Highly Dangerous, diretto da Roy Ward Baker, era una pellicola con la quale l’ormai “appassita” Margaret Lockwood tentava di ridare vita alla sua carriera.
Dopotutto era il 1950, e la Lockwood era un’attempata trentaquattrenne.
Certe cose non sono cambiate, con gli anni, evidentemente.

La realtà è leggermente diversa – se davvero Margaret Lockwood stava tentando di ravvivare la propria carriera, era perché dopo il successo di The Wicked Lady, nel 1945, le venivano solo più offerte parti da donna perversa e manipolatrice, da algida seduttrice e crudele fedifraga, da donna perduta.
E a lei sarebbe piaciuto fare qualcosa di diverso.
Quindi fece Highly Dangerous ( e sì, prima che me lo facciate notare, è un titolo abbastanza fasullo – ma forse no, abbiate pazienza).

Oh, e non badate a quella orrenda tagline – Her arms were made for love… her lips were made for lies!
Sciocchezze.

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Negli interstizi con Hitler e Godzilla

“Ho un piano.”
“Che sarebbe?”
“Improvvisare.”

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Il nuovo nome della vittoria – Danger 5

Dunque, vediamo di mettere le cose in ordine.
Siamo nella prima metà degli anni ’60.
Probabilmente.
E siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale.
Adolf Hitler è un supercattivo in puro stile pulp, e può contare su…
. una base segreta nel vulcano
. valkirie ariane come guardie del corpo
. un esercito di scimmie del Reich
. dinosauri nazisti
. mostri giganti giapponesi
. una flotta di dirigibili
. un cane lupo cocainomane
. una carrellata di luogotenenti grotteschi e sacrificabili

Contro di lui, gli eroi del team internazionale Danger 5.

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Strike Force 7

Nella notte dei tempi, i miei amici Marco e Valter cucinarono un set di regole per il gioco di ruolo action intitolate DDTeam.
Regole appena abbozzate ma efficienti, una scheda spartana, il mitico D69 e una gran voglia di causare devastazioni su larga scala.
Abbioamo giocato a tutto, con quelle regole – ed io arrivai tardi, nella squadra.
E quando uscì True Lies, ci diede un curioso brivido, un senso di deja-vu.

Io non sono un fanatico dei giochi action col feticismo delle armi e il machismo a 90, però devo ammettere che esistono serate in cui tutto ciò che si desidera è la possibilità di affrontare i cattivi con dei grossi calibri, e senza curarsi dei danni collaterali.

E così, nel cuore della notte, investo 1 euro e 13 centesimi per una copia digitale di un manuale che era da un po’ sulla mia wishlist di DriveThruRPG.
E che se non è esattamente come il vecchio DDTeam, certo promette di rinverdirne i fasti.

Strike Force 7 è costruito su una premessa molto semplice – dopo la caduta del muro di Berlino e con l’inizio del processo di riappacificazione in Medio Oriente e altre aree calde del globo, la promesa di quiete viene turbata dalla comparsa sullo scacchiere internazionale di Skorpion, una organizzazione terroristica con capacità offensive nucleari.
Gli unici in grado di affrontare la minaccia sono gli uomini della Strike Force 7 – una sorta di elite clandestina all’interno del controspionaggio americano.
Il meglio del meglio.
L’ultima linea di difesa.
Al comando del generale Marion Wayne.

La mia versione di SF7 gira con Savage Worlds, ed è esattamente ciò che il medico ha ordinato per un po’ di azione ad elevato numero di ottani.
Ma attenzione – questo non è semplicemente “il gioco di ruolo dei GI Joe”.

Un tipico elemento da Strike Force 7

Leggero, sotto forma di un pdf di 71 pagine da 3 mega in tutto, il manuale base di SF7 è una piccola scatola di montaggio per l’action thriller militare/spionistico.
Le regole includono la possibilità di giocare a cinque livelli differenti di realismo…
. by the book – azione molto realistica, le pistoilettate fanno male, Skorpion è una leggenda metropolitana.
. grim thriller – siamo nell’ambito della fiction, ma comunque ancora realistica, le pistolettate continuano a fare male, Skorpion è una voce che circola.
. super-operatives – si slitta in area Schwarzenegger, le bombe a mano fanno male, seri danni a cose e persone “in the line of duty”, Skorpion è una seria minaccia all’ordine costituito
. over-the-top – la posta si alza, le bombe a mano possiamo discuterle, vasti settori della geografia urbana vengono devastati, Skorpion ha armi atomiche e non esita ad usarle
. sunday morning cartoon – Skorpion minaccia il mondo con le sue armi superscintifiche, gli attacchi dall’orbita coi satelliti russi fanno male, “Mi passi il Presidente, è urgente!”

Pochi ma ben calibrati gli extyra – nuovi background, vantaggi e svantaggi,
una lista dell’equipaggiamento che include giocattolini come i cannoni ad accelerazione di particelle e le balestre modificate per sparare paletti di frassino.

E c’è anche uno scenario introduttivo, intitolato Project Osiris.

Ben impaginato, pulito, con pochissima grafica ed una buona organizzazione dei capitoli, per poco più di un euro, SF7 vale decisamente la pena.


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Quando sei una spia…

Nelle ultime settimane passo il tempo, nel deserto televisivo che si schianta su di noi al calare del sole, guardando vecchi episodi di Burn Notice, una serie TV che scoprii anni addietro dal blog di Bruce Campbell, e che finora non mi ha mai deluso.
Sono praticamente a metà corsa, alla fine della Terza Stagione – ma ora pare faranno una settima, e la cosa mi sta benissimo.
Mi piace, Burn Notice.

La premessa è semplice.
Michael Westen faceva la spia, per il governo americano.
Poi qualcuno ha maneggiato i file, facendolo finire sulla lista nera.
Sospettato di tradimento e abbandonato a se stesso, senza danaro o documenti, bloccato a Miami, Westen decide di risalire a chi lo ha incastrato.
Frattanto, deve cavarsela facendo lavoretti come investigatore senza licenza e mercenario sui generis, accettando quel che capita per pagare i conti – ma senza poter lasciare l’area urbana di Miami.
Nella sua nuova esistenza, Michael può contare sull’appoggio della sua ex Fiona – che contrabbandava armi per l’IRA – del vecchio amico Sam, smobilitato dai Navy Seal – e che ora campa rimorchiando tardone – e di sua madre Madeline – anche se definirlo aiuto, quello della mamma, è abbastanza impreciso.

La serie è fatta con tre lire in croce (anche se col crescente successo le stagioni successive alla prima si nobilitano dal punto di vista del budget), ma le trame sono solide, la recitazione eccellente, il prodotto finito più che apprezzabile.
Il pilot della serie, nel 2007, vinse l’Edgar come miglior prodotto televisivo, e successivamente le varie stagioni hanno vinto premi per colonna sonora, sceneggiature, attori non protagonisti.

I motivi per cui personalmente trovo divertente Burn Notice sono molteplici. Continua a leggere


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Fast, Furious & Fun

Cominciamo con un semplice disclaimer.
Per i non iniziati, il titolo di questo post è la tag-line del sistema di gioco Savage Worlds.
E chi frequenta questo blog dovrebbe avermi ormai sentito ripetere alla nausea che Savage Worlds è il mio motore di gioco d’elezione.
Anche perché è così – veloce, zeppo di azione furiosa, e divertente.

Ma qualche post addietro mi è stato chiesto – cos’è che rende un gioco “fast & furious”?

Da cui, questo piano bar del fantastico.
In cui parleremo di giochi, di sistemi di gioco, di Savage Worlds, ma anche di altre cose.
Così, un po’ alla rinfusa.
Vediamo…

La premessa è semplice – non siamo più ai tempi del liceo.
Sarebbe bello poter dedicare sedici-venti ore la settimana al gioco di ruolo, ma i tempi cambiano, abbiamo un sacco di impegni, pochi soldi, ancor meno tempo, la vecchiaia avanza riducendo i neuroni ad una poltiglia torpida.
Se vogliamo continuare a giocare – e vogliamo continuare a giocare – abbiamo bisogno di… Continua a leggere


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Le regole del gioco

Ci sono libriccini minuscoli che si scovano per caso e si rivelano dei piccoli gioielli.
Stavo facendo un giro in cerca di novità sulla frontiera afghana e sulle attività spionistiche che coinvolsero Gran Bretagna, Francia e Russia a cavallo fra ‘800 e ‘900.
Il Grande Gioco, come lo chiamava Kipling.
E invece sono incespicato su una cosa tanto improbabile quanto gustosa.

The Great Game – The Myths and Reality of Espionage, è un volumetto pubblicato da Vintage e scritto da Frederick P. Hitz, già uomo della CIA durante le amministrazioni Reagan e Bush (padre).

L’idea è semplice – ed è alla base di un corso tenuto da Hitz a Princeton.
Prendere i classici della letteratura spionistica (Le Carré, Graham Greene, ma anche i grandi vecchi Buchann, Childers e Kipling) e confrontare lo spionaggio romanzesco con casi documentati presi dalla storia dello spionaggio reale.
Il caso dei Cinque di Cambridge, il caso Aldrich Ames e altri capisaldi della storia della guerra fredda.
Scopo ultimo, determinare non tanto se la narrativa descriva modelli realistici, ma piuttosto se la realtà non risulti alla fine molto più romanzesca della narrativa.
Il che, alla fine, pare molto probabile.

Duecento pagine scritte in uno stile diretto e chiarissimo, zeppe di informazioni, dati storici, stralci di narrativa e tradecraft.
Si legge in due sere e fornisce infiniti spunti di riflessione, idee, e scoperte.
Bello.

E dire che io cercavo qualcosa sull’Afghanistan nell’800…


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I cinque migliori film di spionaggio

Così, un post estemporaneo, che si và ad incastrare in un generale sentimento spionistico che mi pervade in questi giorni.

Quindi, top five: i cinque migliori film di spionaggio.
Mia personale scelta, ovviamente.
Voi siete liberi di pensarla diversamente (e dire la vostra nei commenti).

Il Terzo Uomo, di Carol Reed (1949)
Da una storia di Graham Greene.
Orson Welles c’è ma non si vede (e pare abbia anche sceneggiato).
Alida Valli, Joseph Cotten.
La musica di Anton Karas rimane un capolavoro assoluto.
Fra le macerie della Seconda Guerra Mondiale, l’incontro fra noir e spy story nella storia di un approfittatore e borsaro nero.
Vienna è bellissima.
Contiene il famoso monologo sugli orologi a cucù.

Non essere così triste. Non è poi così orribile dopotutto. Come diceva quel tipo, in Italia per trent’anni sotto i Borgia ci furono guerra, terrore, omicidio e ammazzamenti, ma produssero Michelangelo, Leonardo da Vinci, ed il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto pace ed amore fraterno – hanno avuto 500 anni di democrazia e pace, e cos’hanno prodotto? L’orologio a cucù. Addio, Holly.

The Manchurian Candidate, diretto da John Frankenheimer (1962).
Scordatevi il remake del 2004 (se ci riuscite).

Questo è l’articolo riginale: paranoia, lavaggio del cervello, diabolici cinesi, arti marziali, cospirazione politica, un piano per… ehm, sparare ad un politico.
Angela Lansbury è cattivissima (quasi le si perdona di aver poi fatto La Signora in Giallo).
C’è Frank Sinatra.
Nessuno è perfetto.

The IPCRESS File, di Sidney J. Furie (1965).
Quasi perfetto.
C’è Michael Caine, c’è il romanzo di Len Deighton.
Lo spionaggio come burocrazia, la spia come cialtrone, il primo eroe del cinema spionistico con gli occhiali – questo film è l’anti-Bond.
E poi cospirazione, paranoia, lavaggio del cervello…
Funerale a Berlino (1966) e Cervello da un Miliardo di Dollari (1967) completano la trilogia (e come bonus c’è Oskar Homolka), più due apocrifi girati sul finire del secolo.

Quiller Memorandum, di Michael Anderson (1966)
Poco conosciuto (o ricordato) e basato sul primo romanzo di una lunga e fortunata serie, sceneggiato da Harold Pinter.
George Segal, Max Von Sydow (cattivissimo) e Alec Guinness garantiscono la qualità della recitazione.
Berlino, Neonazisti (wow!), il risveglio dell’antico mostro ariano, e il mitico monologo sull’acino d’uva sultanina nella nebbia…

Ci sono due eserciti che si fronteggiano in una densa nebbia. E l’uno non vede l’altro. È necessario mandare avanti un uomo, che possa addentrarsi nella terra di nessuno, e vedere il nemico. Lei si trova lì, Quiller. Nel mezzo del nulla.

I Tre Giorni del Condor, di Sidney Pollack (1975).
Dal romanzo di James Grady (dove i giorni erano sei), con musica di Dave Grusin.
Doppiogiochisti, cospirazioni, petrolio, e un eroe fuori posto.
Robert Redford come topo nel labirinto di New York.
Eccellente Max Von Sydow.
Il romanzo è meglio, ed ha più senso, ma il film regge benissimo.
Zeppo di citazioni citabili, e col mitico monologo sul primo giorno di primavera…

Qui non vedo un grande futuro per te. Capita così. Stai camminando per strada. Magari è il primo giorno di sole dellaprimavera. E un’auto rallenta e ti si affianca, e una portiera si apre, e qualcuno che conosci, del quale magari ti fidi, esce dall’auto. E ti sorride, un sorriso amichevole. Ma ha lasciato la porta aperta, e ti offre un passaggio.

E naturalmente un Outsider: https://i0.wp.com/images.amazon.com/images/P/B000067J16.01.LZZZZZZZ.jpg

Il Nostro Agente Flint, di Daniel Mann (1966)
Tutto quello che gli altri film non sono.
Un sacco di ragazze, un sacco di gadget, un agente talmente cool che Bond pare un barbone, una improbabile organizzazione (con base segreta sull’isola vulcanica!) e addirittura un personaggio che legge un romanzo di Ian Fleming trovandolo poco plausibile.
Molti lo schedano come parodia, ma è mancare il bersaglio – questo, ancora una volta, è l’articolo autentico: Bond fatto come andrebbe fatto.
James Coburn è grandissimo, Lee J. Cobb colossale.
Esercizi di yoga estremo, cipria esplosiva, lavaggio del cervello, bouillabaisse, l’agente 008, il telefono rosso, il leggendario accendino zippo con “82 diverse funzioni. 83 se lo usi per accenderti un sigaro.”

C’è anche un sequel, In Like Flint, girato l’anno successivo.

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