strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Fantasy e rivoluzione

Questo è un pezzo del piano bar del fantastico.
Nell’ultima puntata di Chiodi Rossi è venuta fuori – come a volte accade – una breve ma interessante divagazione. Più interessante, forse, di quanto potesse esserli l’episodio in sé. E da questa divagazione è arrivata una domanda, e ora proviamo a rispondere.

Uno degli elementi che spesso il mio complice Germano Hell Greco sottolinea, nei momdi fantastici che ci capita di visitare nel podcast, è l’assenza di un progresso tecnologico – è come se la presenza della magia arestasse lo sviluppo tecnologico del mondo, congelandolo non solo a livello scientifico ma anche, molto spesso, a livello sociale. Un medioevo eterno, o un eterno rinascimento.
Curioso quest’ultimo elemento, se consideriamo che il rinascimento è un periodo ricco di scoperte e riscoperte, e di trasformazioni.

Non così, molto spesso, nel fantasy classico.
OK, stiamo generalizzando, ma uno dei motivi, io credo, è che le idee scientifiche non sono il dominio del fantasy, che è invece il dominio delle scelte etiche e morali. Non materia ed energia, ma bene e male sono all’opera in questi mondi – e quindi ciò che interessa, a livello tematico gli autori non è lo sviluppo tecnologico, ma lo sviluppo morale dei loro mondi.
Dobbiamo sconfiggere l’oscuro signore, respingere i demoni nel loro inferno.
Costruire una caffettiera più efficiente, o creare un vascello spaziale che ci porti sulla luna, non ha nulla a che vedere con queste storie.

Per questo abbiamo spesso a che fare con dei mondi stagnanti – mondi che sono immutabili da millenni, in cui sconfiggere il male significherà tornare indietro, ai bei tempi prima che il male sorgesse a Occidente. Spesso incontreremo artefici meravigliosi, certo, ma che sono tali perché sanno creare artefatti straordinari come quelli che esistevano in passato, nell’età dell’oro.
Quante volte l’eroe trionfa perché ha accesso a un artefatto del passato, e non a un artefatto del futuro?

E naturalmente un altro tema portante è quello del ritorno allo status quo.
L’Oscuro Signore ed i suoi malvagi tirapiedi hanno calpestato le aiuole e lasciato lattine di birra e incarti di patatine ovunque, ma ora che sono stati sconfitti faremo pulizia e tutto tornerà come prima.

Ma non è sempre così’ – e nel podcast mi è parso opportuno citare l’opera di Michael Moorcock, i cui eroi non solo sono incapaci di restaurare le condizioni precedenti, ma spesso sono consapevoli che tale restaurazione sarebbe pericolosa quanto ciò che l’ha perturbata. Elric deve abbattere Melnibone, Corum deve mettere fine al mondo che ha conosciuto, Dorian Hawkmoon avrà l’orribile privilegio, nella seconda serie delle sue avventure, di vedere cosa sarebbe successo se le cose fossero andate diversamente.
L’universo narrativo di Moorcock è dinamico, ed evolve – perché la stagnazione è il male.

Ed in effetti esiste un filone di opere che hanno al proprio nucleo l’idea dell’abbattimento di questò stato di immobilità. E qui potrei cominciare col citare, come al solito, Gormenghast – perfetta rappresentazione di un universo completamente sclerotizzato, in cui i personaggi sono mere marionette, che devono replicare le azioni dei loro predecessori come registrate in infinite cronache. In Gormenghast la distruzione arriva due volte, prima con Steerpike, che trama e distrugge per ottenere il potere, e poi con Titus, che deve sconfiggere Steerpike, ma anche capire che non si può tornare indietro, e che bisogna creare qualcosa di nuovo.

Però mi dicono che Gormenghast è noioso e orribile e “non è vero fantasy”, e chi sono io per dire il contrario, giusto?
Rivolgiamo allora lo sguardo altrove.

Il primo titolo che mi viene in mente, pensando a fantasy che abbiano al loro nucleo una rivoluzione – e non una restaurazione – è probabilmente Freedom & Necessity, di Steven Brust e Emma Bull. Un fantasy storico ambientato nel 1848, ha dei rivoluzionari per protagonisti, e le grandi sollevazioni europee come sfondo.
È anche un romanzo epistolare, e pare che anche questo non sia “un vero fantasy”. E sì che ci sono anche gli elfi – forse, non è moltochiaro – e la magia, che però non si vede.

Restiamo con Steven Brust – che alcuni ricorderanno, è il fautore della “teoria della roba figa in letteratura” – che nella serie di Vlad Taltos affronta un problema interessante: cosa si può fare, per ribellarsi, in una società che è, per sua natura, immutabile?
La risposta di Vlad Taltos a questa domanda è quanto di più pragmatico – e divertente – si possa immaginare.

Mary Gentle, autrice per la quale ho una assoluta venerazione e che ha smesso di pubblicare da una ventina d’anni ha trattato spesso il tema della rivoluzione come motivo trasformativo nei suoi universi – nei racconti contenuti in Cartography, e certamente nella trilogia di Valentine White Crow, che si apre con lo straordinario Rats & Gargoyles.
Come il mondo di Taltos, spesso anche i mondi della Gentle appaiono thatcherianamente immutabili, ma è una illusione, e il cambiamento può essere tanto traumatico quanto indispensabile.

Il tema dell a rivoluzione e dell’usurpazione del trono è un tema dominante nei lavori di Karl Edward Wagner dedicati a Kane, lo spadaccino mistico. Kane è immortale per spregio nei confronti del dio che lo ha creato, ed il suo piano standard consiste nel mettersi al servizio di un potente, scalare il sistema, eliminare i vertici e diventare imperatore. Di solito non funziona benissimo.
E se il mondo di Kane è costellato di artefatti di epoche più civili (o più brutali), Kane è tuttavia un personaggio che, nella sua ricerca di una stabilità (il suo impero, con lui per sempre sul trono), opera come agente del cambiamento. Gli imperi crollano, e le circostanze cambiano.

E qui potremmo anche metterci un link commerciale (consideratevi avvertiti), visto che il ciclo completo di Kane sta per uscire in italiano, ed è tradotto benissimo.

Ma, a questo punto, potremmo dirci, se è sufficiente un eroe o anti-eroe nerboruto che calpesti coi suoi piedi calzati di sandali i troni del mondo, allora Conan lo ha fatto prima.
E non è del tutto sbagliato, e qui entriamo in un ambito interessante – è davvero rivoluzione se l’abbattimento dello status quo è dettato semplicemente dagli interessi di un singolo?
Perché Kane non è certo motivato dall’altruismo, e lo stesso possiamo dirlo per Conan.
O per l’opera di George R.R. Martin, che descrive semplicemente un a guerra di successione.

Forse dobbiamo guardare altrove.
A lavori come il recente The Unbroken, di C.L. Clark, che ha la rivoluzione addirittura nella tag line in copertina – e che è stato tradotto anche questo in italiano – quando si dice avere fortuna.
Il lavoro della Clark si inserisce in un filone che vede spesso sommovimenti politici e sociali al centro della scena. Si tratta spesso di lavori di autori e autrici appartenenti a culture diverse dalla nostra – penso a Fonda Lee col ciclo della Giada, che ha una notevole componente politica e un generale senso di insofferenza verso le strutture sociali tropo rigide, pur concentrandosi di più sulle strutture familiari che non su quelle politiche. E scopro con piacere, nel documentare questo post, che Jade City, primo volume della trilogia della Lee, è anche stato tradotto in italiano. bene.

E stiamo solo scalfendo la superficie.
La necessità di un cambiamento, insieme con l’impossibilità di ripristinare una ipotetica età dell’oro perduta in un’epoca precedentre, sembra essere un tema sempre più diffuso nel fantastico – come sempre uno specchio deformante della realtà in cui viviamo. Ci si puà guardare attorno, e si troveranno decine di storie – alcune più interessanti di altre – che vale la pena leggere.

E poi sì, naturalmente c’è il libro sulla più grande e ironica delle rivoluzioni, quella che portò Mahasamatman a sfidare gli dei.
Ma lui preferiva fare a meno del Maha e dell’-atman, e si faceva chiamare semplicemente Sam…

Ma quello naturalmente non è davvero fantasy. È fantascienza.

Magari ne riparleremo.


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Alle foci del fiume Gatto

51ji172kNvLVediamo…
Emma Bull, Will Shetterly, Gene Wolfe, Jane Yolen, John M. Ford, Kara Dalkey, Barry B. Longyear, Megan Lindholm, Nancy Kress, Patricia C. Wrede, Steven Brust, Nate Bucklin, Pamela Dean, Gregory Frost, Charles de Lint, Charles R. Saunders, Walter Jon Williams, Alan Moore e Bradley Denton.
Tutti in uno stesso libro.
O in cinque.

Liavek è un progetto di shared universe avviato nel 1985 e conclusosi nel 19901, e rappresenta uno dei due grandi universi condivisi degli anni ’802.

Triste riflettere su come siano passati venticinque anni.

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Nove pretendenti per un trono

amberLa colpa, sia ben chiaro, è di Angelo Sommobuta Cavallaro, che ha parlato di Nove Principi in Ambra, di Roger Zelazny.
Ed io, da bravo lemming, sono andato sullo scaffale ed ho recuperato il malloppone, The Great Book of Amber, 1246 pagine in formato trade e scritte piccole, che riuniscono sotto un’unica copertina tutti e dieci i libri delle Cronache di Amber.
Delle due Cronache di Amber, ad essere precisi.
Ed ora è qui davanti a me, sulla mia scrivania.
Rileggimi!, mi dice.
E io, No, ho un sacco di cose da leggere e da scrivere. Cose che non ho mai letto prima, cose che voglio scrivere.
Sciocchezze–Rileggimi!, ripete lui.
Sarà un bel duello.
E temo di sapere come andrà a finire. Continua a leggere


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Perché a me mi piace!!

Per uno di quei curiosi casi nei quali periodicamente ci si imbatte, il post di oggi – che era programmato da domenica – è stato chiarificato, ridefinito, migliorato e (sostanzialmente) riscritto, dall’uscita del post della mia amica Clarina, di là sul suo blog Senza Errori di Stumpa.
Leggetelo, che è molto meglio di questo.

Fatto?
OK, procediamo con ordine.

Il mio romanzo sarà un fantasy molto dark, cospirativo e vagamente distopico, un’ucronia urbana con elementi horror e steampunk, in stile manga, con poca magia perché io la magia l’ho sempre trovata scema, e molto pulp, perché a me piacciono la violenza e le tette.

Vi hanno mai detto una cosa del genere?
L’avete mai letta, in giro su qualche blog?
E, quando avete smesso di ridere, vi siete mai soffermati a riflettere perché una cosa del genere è tanto ridicola, e tanto sbagliata? Continua a leggere


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Essere Incrementalisti

0765334224.01._SCLZZZZZZZ_SL400_Ho speso dieci euro per un ebook, qualche giorno addietro.
Cifra folle, ma l’ho fatto volentieri, per una serie di motivi.
Il primo, la scelta era pagare i dieci euro per l’ebook o pagarne venti e rotti per il rilegato rigido e aspettarlo due settimane, rischiando che andasse perduto. O aspettare sei mesi il paperback.
Il secondo, volevo leggerlo appena uscito, perché mi incuriosiva molto.
Il terzo, perché è un libro di Steven Brust, e Steven Brust non mi ha mai fatto rimpiangere un centesimo che ho speso per il suo lavoro.

Non intendo recensire il romanzo di Steven Brust e Skyler White, The Incrementalists: la recensione l’ho già scritta, ed uscirà su Il Futuro è Tornato, che è ilposto giusto per certe cose.
Mi limiterò a dire che il romanzo è una sorta di poliziesco (c’è un omicidio, c’è una trama occulta) ambientato a Las Vegas, con per protagonisti un gruppo di immortali.
Beh, una specie di immortali.

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La Teoria della Roba Figa in Letteratura

OK, visto l’interesse suscitato dalla Cool Stuff Theory menzionata nel mio post precedente, vediamo di farci un post per chiarire un po’ di idee.

In nuce, come dicono quelli con una cultura classica, la Teoria viene definita da questo breve testo.

La Teoria della Roba Figa in Letteratura è la seguente: tutta la letteratura consiste di ciò che lo scrittore pensa che sia una figata. Il lettore gradirà il libro nella misura in cui egli concorda con l’autore riguardo a cosa sia figo. E questo funziona su tutto lo spettro, dagli orpelli esteriori al livello delle metafore, il sottotesto, ed il modo in cui uno usa le parole. In altre parole, io ad esempio non sono il tipo che pensa che le corazze di piastra e le grosse spadone massicce siano fighe. Non mi piacciono. Io preferisco i mantelli e i fioretti.  Perciò scrivo storie con dentro un sacco di mantelli e fioretti, perché è una figata. I tizi a cui piace la ferramenta militare, che pensano che la ferraglia militare d’avanguardia sia figa, non è che zampetteranno contenti avanti e indietro sui miei libri, perché hanno un’idea diversa di cosa sia figo.
Il romanzo deve essere compreso come una struttura costruita per accomodare la maggior quantità possibile di roba figa.
[Steven Brust (l’enfasi è mia)]

Mi pare abbastanza chiaro.

Il che spiega anche per quale motivo il fatto che io non gradisca un certo modo di scrivere, su una certa selezione di argomenti, non significa che io sia malvagio, o che chi invece sottoscrive certi temi e certi approcci sia malvagio, ma semplicemente che abbiamo una diversa percezione del grado di figaggine di ciò che scriviamo e leggiamo.

L’approccio di Brust ha delle interessanti conseguenze.
Ad esempio disinnesca clamorosamente tutta una serie di problemi della narativa storica – dei quali abbiamo anche discusso da queste parti, tirando in ballo bambinaie galliche ed altre stramberie.
Come valutare, ad esempio, l’osservazione di Christopher Moore riguardo al suo approccio all’elemento storico nello scrivere il romanzo storico Lamb?

Ma per rimanere storicamente accurato, avrei dovuto lasciare fuori una domanda importante che sento debba trovare una risposta: “E se Gesù Cristo avesse conosciuto il kung fu?”
[Christopher Moore]

Insomma, si sarà capito che mi pare altamente opportuno esplorare di più la Teoria della Roba Figa in Letteratura.
E leggere ancora romanzi di Steven Brust.
E di Christopher Moore.


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Il nostro genere di libertà

Qualche minuto da Browncoat…

Quando la Fox TV calò l’ascia su Firefly, il western spaziale creato da Joss Whedon (quello di Buffy), ebbe inizio uno strano fenomeno di proliferazione.
E se la serie TV non è mai andata oltre quattordici episodi prodotti e undici episodi trasmessi (e dire che avevano pianificato sette anni!), dopo la cancellazione abbiamo avuto
 . un film
 . un documentario
 . tre volumi di sceneggiature
 . tre volumi di saggi critici
 . due miniserie di fumetti
 . un romanzo
 . un gioco di ruolo
 . un libro di cucina

… oltre ad una quantità di blog, podcast e altri progetti amatoriali.
Vedremo cosa verrà fuori dal progetto Browncoats: Redemption, segnalato un paio di post or sono.

Firefly/Serenity
risulta essere particolarmente popolare fra gli scrittori di fantascienza.
Tanto che a suo tempo Steven Brust – autore pressocché sconosciuto in Italia ma molto popolare oltre Atlantico per i suoi romanzi d’ispirazione dumasiana – cominciò di sua iniziativa a scrivere un romanzo basato sulla serie, e la Fox, che ancora deteneva i diritti, gli proibì di pubblicarlo.
Per cui lui lo leggeva a puntate alle convention.

Ora le cose sono cambiate, e My Own Kind of Freedom, l’unico romanzo basato su Firefly (c’è una novelization di Serenity, ma non conta) è disponibile da scaricare gratis dal sito di Brust.
E non è affatto male.

Non è forse la miglior introduzione possibile all’opera di Steven Brust – meglio Cowboy Feng’s  Space Bar and Grille, probabilmente – ma è un modo divertente per passare qualche ora cercando di immaginare come sarebbe stata la Terza Stagione di Firefly…

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