strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Alle foci del fiume Gatto

51ji172kNvLVediamo…
Emma Bull, Will Shetterly, Gene Wolfe, Jane Yolen, John M. Ford, Kara Dalkey, Barry B. Longyear, Megan Lindholm, Nancy Kress, Patricia C. Wrede, Steven Brust, Nate Bucklin, Pamela Dean, Gregory Frost, Charles de Lint, Charles R. Saunders, Walter Jon Williams, Alan Moore e Bradley Denton.
Tutti in uno stesso libro.
O in cinque.

Liavek è un progetto di shared universe avviato nel 1985 e conclusosi nel 19901, e rappresenta uno dei due grandi universi condivisi degli anni ’802.

Triste riflettere su come siano passati venticinque anni.

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Nove pretendenti per un trono

amberLa colpa, sia ben chiaro, è di Angelo Sommobuta Cavallaro, che ha parlato di Nove Principi in Ambra, di Roger Zelazny.
Ed io, da bravo lemming, sono andato sullo scaffale ed ho recuperato il malloppone, The Great Book of Amber, 1246 pagine in formato trade e scritte piccole, che riuniscono sotto un’unica copertina tutti e dieci i libri delle Cronache di Amber.
Delle due Cronache di Amber, ad essere precisi.
Ed ora è qui davanti a me, sulla mia scrivania.
Rileggimi!, mi dice.
E io, No, ho un sacco di cose da leggere e da scrivere. Cose che non ho mai letto prima, cose che voglio scrivere.
Sciocchezze–Rileggimi!, ripete lui.
Sarà un bel duello.
E temo di sapere come andrà a finire. Continua a leggere


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Perché a me mi piace!!

Per uno di quei curiosi casi nei quali periodicamente ci si imbatte, il post di oggi – che era programmato da domenica – è stato chiarificato, ridefinito, migliorato e (sostanzialmente) riscritto, dall’uscita del post della mia amica Clarina, di là sul suo blog Senza Errori di Stumpa.
Leggetelo, che è molto meglio di questo.

Fatto?
OK, procediamo con ordine.

Il mio romanzo sarà un fantasy molto dark, cospirativo e vagamente distopico, un’ucronia urbana con elementi horror e steampunk, in stile manga, con poca magia perché io la magia l’ho sempre trovata scema, e molto pulp, perché a me piacciono la violenza e le tette.

Vi hanno mai detto una cosa del genere?
L’avete mai letta, in giro su qualche blog?
E, quando avete smesso di ridere, vi siete mai soffermati a riflettere perché una cosa del genere è tanto ridicola, e tanto sbagliata? Continua a leggere


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Essere Incrementalisti

0765334224.01._SCLZZZZZZZ_SL400_Ho speso dieci euro per un ebook, qualche giorno addietro.
Cifra folle, ma l’ho fatto volentieri, per una serie di motivi.
Il primo, la scelta era pagare i dieci euro per l’ebook o pagarne venti e rotti per il rilegato rigido e aspettarlo due settimane, rischiando che andasse perduto. O aspettare sei mesi il paperback.
Il secondo, volevo leggerlo appena uscito, perché mi incuriosiva molto.
Il terzo, perché è un libro di Steven Brust, e Steven Brust non mi ha mai fatto rimpiangere un centesimo che ho speso per il suo lavoro.

Non intendo recensire il romanzo di Steven Brust e Skyler White, The Incrementalists: la recensione l’ho già scritta, ed uscirà su Il Futuro è Tornato, che è ilposto giusto per certe cose.
Mi limiterò a dire che il romanzo è una sorta di poliziesco (c’è un omicidio, c’è una trama occulta) ambientato a Las Vegas, con per protagonisti un gruppo di immortali.
Beh, una specie di immortali.

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La Teoria della Roba Figa in Letteratura

OK, visto l’interesse suscitato dalla Cool Stuff Theory menzionata nel mio post precedente, vediamo di farci un post per chiarire un po’ di idee.

In nuce, come dicono quelli con una cultura classica, la Teoria viene definita da questo breve testo.

La Teoria della Roba Figa in Letteratura è la seguente: tutta la letteratura consiste di ciò che lo scrittore pensa che sia una figata. Il lettore gradirà il libro nella misura in cui egli concorda con l’autore riguardo a cosa sia figo. E questo funziona su tutto lo spettro, dagli orpelli esteriori al livello delle metafore, il sottotesto, ed il modo in cui uno usa le parole. In altre parole, io ad esempio non sono il tipo che pensa che le corazze di piastra e le grosse spadone massicce siano fighe. Non mi piacciono. Io preferisco i mantelli e i fioretti.  Perciò scrivo storie con dentro un sacco di mantelli e fioretti, perché è una figata. I tizi a cui piace la ferramenta militare, che pensano che la ferraglia militare d’avanguardia sia figa, non è che zampetteranno contenti avanti e indietro sui miei libri, perché hanno un’idea diversa di cosa sia figo.
Il romanzo deve essere compreso come una struttura costruita per accomodare la maggior quantità possibile di roba figa.
[Steven Brust (l’enfasi è mia)]

Mi pare abbastanza chiaro.

Il che spiega anche per quale motivo il fatto che io non gradisca un certo modo di scrivere, su una certa selezione di argomenti, non significa che io sia malvagio, o che chi invece sottoscrive certi temi e certi approcci sia malvagio, ma semplicemente che abbiamo una diversa percezione del grado di figaggine di ciò che scriviamo e leggiamo.

L’approccio di Brust ha delle interessanti conseguenze.
Ad esempio disinnesca clamorosamente tutta una serie di problemi della narativa storica – dei quali abbiamo anche discusso da queste parti, tirando in ballo bambinaie galliche ed altre stramberie.
Come valutare, ad esempio, l’osservazione di Christopher Moore riguardo al suo approccio all’elemento storico nello scrivere il romanzo storico Lamb?

Ma per rimanere storicamente accurato, avrei dovuto lasciare fuori una domanda importante che sento debba trovare una risposta: “E se Gesù Cristo avesse conosciuto il kung fu?”
[Christopher Moore]

Insomma, si sarà capito che mi pare altamente opportuno esplorare di più la Teoria della Roba Figa in Letteratura.
E leggere ancora romanzi di Steven Brust.
E di Christopher Moore.


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Il nostro genere di libertà

Qualche minuto da Browncoat…

Quando la Fox TV calò l’ascia su Firefly, il western spaziale creato da Joss Whedon (quello di Buffy), ebbe inizio uno strano fenomeno di proliferazione.
E se la serie TV non è mai andata oltre quattordici episodi prodotti e undici episodi trasmessi (e dire che avevano pianificato sette anni!), dopo la cancellazione abbiamo avuto
 . un film
 . un documentario
 . tre volumi di sceneggiature
 . tre volumi di saggi critici
 . due miniserie di fumetti
 . un romanzo
 . un gioco di ruolo
 . un libro di cucina

… oltre ad una quantità di blog, podcast e altri progetti amatoriali.
Vedremo cosa verrà fuori dal progetto Browncoats: Redemption, segnalato un paio di post or sono.

Firefly/Serenity
risulta essere particolarmente popolare fra gli scrittori di fantascienza.
Tanto che a suo tempo Steven Brust – autore pressocché sconosciuto in Italia ma molto popolare oltre Atlantico per i suoi romanzi d’ispirazione dumasiana – cominciò di sua iniziativa a scrivere un romanzo basato sulla serie, e la Fox, che ancora deteneva i diritti, gli proibì di pubblicarlo.
Per cui lui lo leggeva a puntate alle convention.

Ora le cose sono cambiate, e My Own Kind of Freedom, l’unico romanzo basato su Firefly (c’è una novelization di Serenity, ma non conta) è disponibile da scaricare gratis dal sito di Brust.
E non è affatto male.

Non è forse la miglior introduzione possibile all’opera di Steven Brust – meglio Cowboy Feng’s  Space Bar and Grille, probabilmente – ma è un modo divertente per passare qualche ora cercando di immaginare come sarebbe stata la Terza Stagione di Firefly…

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