strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Storie e sandwich

Un post adatto, io credo, all’ora di pranzo.
Scopro con non poca sorpresa che in uno degli incontri a corollario della fiera dei libri di Milano si è svolto sul tema

Il panino come racconto di un’infinita combinazione armonica

Il che se vogliamo dimostra che certi miei post della serie Non è sempre caviale non erano poi così bizzarri e fuori luogo come alcuni avevano lasciato intendere.

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… questa è sottile …

L’idea, tuttavia, del panino come racconto ha stimolato la mia fantasia.
E dopo essermi sparato una trilogia di salame tipo Milano e baguette – praticamente un romance, lui rude membro della lower class operaia meneghina, lei raffinata designer di moda di Parigi – mi sono detto che non sarebbe una cattiva idea, quella di mettere giù una raccolta di racconti come panini.
O viceversa. Continua a leggere


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Flessibilità

Rapido post per rassicurare gli assidui lettori di strategie evolutive che, nonostante tutti i segnali che forse avrete colto, come osservò Mark Twain…

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Cosa sto facendo in questi giorni?
Scrivo.
Questa faccenda dello scrittore freelance, nel bene e nel male, mi sta pagando i conti.
Attualmente sul piatto (ammesso che vi possa interessare)
. un romanzo che devo chiudere assolutamente entro ieri (o magari ieri l’altro)
. una novella o romanzo breve ambientato qui in Astigianistan, e che è stata venduta con la tag line “come Dan Brown, ma meno intellettuale”
. due racconti di fantascienza da chiudere entro dicembre
. materiale per giochi di ruolo assortiti
. articoli per un paio di portali e riviste online1

E sto curando due antologie e una intera collana.
In questo modo riuscirò (forse) a pagare la bolletta della luce arretrata – quella con sopra anche il Canone RAI, che proprio non ce la facevo (o pagavo quella o mangiavo). Continua a leggere


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Reincarnazione

915633_baed_625x1000Ho un’idea per una storia.
E, quel che è anche meglio, ho un mercato per questa storia – una rivista che paga sei centesimi di dollaro a parola, la tariffa minima professionale, in America.
Che è comunque meglio della visibilità con cui ci pagano da queste parti.

A sei centesimi a parola, una storia di 3000 parole – ancora la lunghezza che ha la maggior probabilità di essere acquistata per una rivista – frutta 180 dollari, circa 150 euro.
Che non è che faccia proprio schifo.

Perciò, un’idea per una storia.
Voi ci avete mai pensato alla reincarnazione? Continua a leggere


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Chiacchiere, idee, storie, e la Nuova Frontiera

Chiedevo ieri, in maniera assolutamente retorica, alla mia amica Chiara, com’è che quando siamo sovraccarichi di lavoro, allora e solo allora ci vengono le idee migliori.
Perché succede.
A me, a lei, a un sacco di persone che conosco.
E si è giunti alla conclusione che tale è la natura delle cose*.

Quasi nelle stesse ore, mi ritrovavo invece a chiacchierare con la mia amica Marina riguardo a questo:

Che ammettiamolo, sulla carta non pare male, ma ha lasciato ad entrambi alcuni dubbi. Continua a leggere


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Dieselpunk e Pin-up

209f594f50e21507e943c551f01ab08dE così ho bucato una deadline.
Che sarebbe come dire che dovevo scrivere una storia, e spedirla all’editor per l’approvazione, e non sono arrivato in tempo.

Peccato, perché sarebbe stata una buona occasione per piazzare una storia “dieselpunk” in una antologia internazionale.
Sarebbe stata una grossa opportunità, e i soldi della vendita mi avrebbero fatto comodo (molto comodo), ma c’è poco che io possa farci.

La storia è delineata, ho un po’ di appunti e un po’ di riferimenti fotografici su cui lavorare.
ma è scaduto il tempo.
Ho lavorato ad altro, ho fatto altre cose.

Ciò che mi dispiace di più è che avevo cercato di mettere insieme un certo tipo di ragionamento, sul genere dieselpunk.
Per cui ora lo faccio qui, male, a spizzichi e bocconi.
qui non si butta via niente. Continua a leggere


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Novità per Aculeo & Amunet

A&A new logoQualche sera addietro mi è stata chiesta qualche informazione sullo stato di salute di Aculeo & Amunet.
Ho risposto che Aculeo e Amunet stanno bene e vi salutano tutti.

E poiché scrivere significa anche dare per scontato che a qualcuno là fuori interessa ciò che scriviamo, vediamo di dare un’occhiata a cosa bolle in pentola al momento per la mia serie di storie sword & sorcery.

Le due storie uscite finora stanno andando piuttosto bene.
Nulla di straordinario (ci sono altri miei ebook che stanno vendendo meglio), ma Bride of the Swamp God e Lair of the White Ape sono servite a creare una certa aspettativa.

Ci sono altre storie in cantiere. Continua a leggere


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Una Storia Inventata

$(KGrHqMOKpYFJJ-60F)ZBSVoo+qU-Q~~60_35Oggi vi racconto una storia, volete?
Una storia che ho voglia di dedicare alla memoria di due miei vecchi amici che non ci son più da tanto tempo, e che si chiamavano Gideon e Edward.
Nomi improbabili, non vi pare?
Ma dopotutto, questa è una storia assolutamente inventata, che non ha alcun legame con la realtà.

È la storia di un ragazzo al quale piacevano i dinosauri e i vulcani, e che quindi – essendo uno di quelli che “non crescono” e i dinosauri e i vulcani continuano a piacergli anche “da grandi” – si iscrisse alla facoltà di geologia.
E da studente, al primo, al secondo anno, vagava per le colline della sua zona – un paese inventato che chiameremo Astigianistan. Continua a leggere


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Vecchio Mondo Vigliacco

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Sì, era qualcosa di simile, in termini di estetica.

Rivanghiamo il passato.
Nel 1990 scrissi un romanzo di fantascienza.
Fu il mio primo lavoro lungo scritto al computer, dopo anni di macchina per scrivere.

Si intitolava Vecchio Mondo Vigliacco*, ed era sostanzialmente un poliziesco – una indagine su un omicidio in una società che oggi derfiniremmo postumana (ma era il 1990, ricordate) che ha trasceso il concetto di morte.
L’idea era di spedirlo al premio Urania – che era stato bandito per la prima volta nell’89.

Aveva parecchi antenati illustri, il mio Vecchio Mondo Vigliacco – tra i quali certamente Dancers at the End of Time di Michael Moorcock (ma ci sono anche suggestioni prese da Jerry Cornelius), Cynnabar di Edward Bryant e, inopinatamente, Zardoz, di John Boorman.
Sì, il film con Sean Connery col pannolone.

E c’è il Principio dell’Abbondanza di Colin Greenland, nelle descrizioni, nell’ambientazione.
Lo avevo appena scopertto, nel 1990, ed era certamente una delle cose che volevo mettere alla prova con quella storia.

Vecchio Mondo Vigliacco fu il romanzo che mise fine alla mia attività di narratore per circa cinque anni. Continua a leggere