strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Nella casa del vecchio Vezzanius

C’è una mia nuova storia là fuori, per chi la volesse leggere.
In the House of Vezzanius è un breve racconto appena uscito sul numero fi Luglio di Swords & Sorcery Magazine, e lo si può legere (insieme agli altri racconti della rivista) sul loro sito web.

Spero abbiate voglia di dargli un’occhiata, e poi magari di farmi sapere cosa ve ne pare.


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Uomini muscolosi con la spada

Da qualche giorno stiamo ridendo scompostamente, qui nel Blocco C della blogsfera, per via di un video che sta circolando, in cui la persona che ha deciso di spiegarci cosa sia la sword & sorcery la descrive esattamente così…

storie con per protagonisti uomini muscolosi con la spada

Non esistono solo spade ed asce…

E ora voi lo sapete – a me piace la sword & sorcery, ne ho letta a vagonate e ne ho anche scritta. In effetti le prime cose che provai a scrivere, sulla Olivetti di famiglia, tanto tempo fa, furono delle storie che potrei descrivere come pessima, quasi illeggibile sword & sorcery.
Per questo motivo, per questa lunga frequentazione del genere, sono vagamente protettivo nei confronti della sword & sorcery, e mi si spezza il cuore a vederla ridotta a storie di trogloditi scritte da trogloditi per un pubblico di trogloditi.

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Poeti e spadaccini

1426741881.71Imago Bone è un ladro e un avventuriero, un uomo che crede che solo chi è preparato a tutto sia in grado di improvvisare al meglio.
Persimmon Gaunt appartiene ad una potente famiglia, ma ha abbandonato tutto per una vita da poetessa e autrice di ballate.
Bone e Gaunt sono complici, amici, amanti, compagni d’avventure. Gaunt è incinta di Bone.
E c’è chi pare disposto a tutto per ucciderli.
E forse per fare qualcosa di molto peggio al bambino.
Ma è molto più complicato di così.

The Scroll of Years, uscito nel 2013, è il primo romanzo di Chris Willrich, e segna l’avvio della serie di Bone & Gaunt.
Il fatto che ci siano due volumi successivi ci assicura che chiunque voglia accoppare i protagonisti per questa volta non ci riuscirà, ma a parte questo, c’è fortunatamente ben poco di prevedibile in questo romanzo. Continua a leggere


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Spade & Stregoneria

Piano bar del fantastico, quello vero – torniamo a parlare di sword & sorcery, anche perché questa è la settimana dedicata (anche) al genere.
Voi potete immaginare perché.

La sword & sorcery, come abbiamo discusso due giorni addietro, forse non è neanche sempre fantasy, o piuttosto, si colloca al confine fra più generi.
L’orrore sovrannaturale.
La narrativa avventurosa.
L’hard-boiled.
I generi delle vecchie riviste, insomma.

kuttner3Al periodo delle riviste appartengono gli eroi di Howard e quelli di Leiber.
Ma anche – visto che questo è un post che vuole anche segnalare un po’ di titoli – le storie di Henry Kuttner: The Dark World, e quella breve abortiva serie su Elak di Atlantide che è stata anche tradotta da noi (da Fanucci e poi forse da Newton). Ed Elak non è certo all’altezza di Conan, ma ha un suo perché.

Poi, morte le riviste, c’è un periodo confuso*, ma a partire dai primi anni ’60 – con le ristampe popolari di Conan curate da Sprague De Camp – e fino a metà degli anni ’80, il genere prospera sul mercato dei paperback. Continua a leggere


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La Sposa del Dio della Palude

swamp god cover final smallE così è fuori.
Il nuovo ebook si intitola Bride of the Swamp God, ed è il primo in quella che spero diventi una serie.

È il 276 dopo Cristo, nella provincia romana d’Egitto.
E in una notte d’estate, le stelle sono al posto giusto.
Nelle paludi del delta del Nilo, nel suo tempio sepolto, dopo strani eoni il dormiente Isfet sta per svegliarsi.
Giovane e ambiziosa, l’egiziana Amunet è qui per diventare la Sposa del Dio.
Ma non è la sola, a discendere nei tetri meandri del tempio sotterraneo: sono in molti a voler imbrigliare il potere del Tentacolato Isfet per i propri scopi.
Sesto Cornelio Aculeo, centurione della Seconda Legione Traiana, non è uno di loro.
Lui ha un semplice problema, con una semplice soluzione.
Ma prima che sorga il sole, Isfet incontrerà la sua Sposa – e i problemi di Aculeo & Amunet diventeranno molto complicati.

Si tratta di sword & sorcery, fatta alla vecchia maniera.
Una di quelle storie che hanno un tentacolo artigliato in copertina.
Un po’ di azione muscolare, un po’ di orrore lovecraftiano, un po’ di ribalderia – ma non tanta.
L’idea è quella di costruire dei buoni personaggi, cacciarli in situazioni orribili, e guardare come ne escono – se riescono ad uscirne.
Il formato è quello della novelette – più di 7500 parole, meno di 17.500.
Categoria poco praticata e che fatica a trovare posto in una rivista, ma che pare perfetto per gli ebook.

Aculeo&AmunetUna nota di colore.
I due protagonisti della storia, Aculeo & Amunet, potrebbero essere familiari ai frequentatori assidui di questo blog – comparvero infatti qui, su strategie evolutive, molto tempo fa, durante una serie di post sulla scrittura come truffa.
C’è voluto del tempo, ma finalmente ora possono vedere un po’ d’azione.

Ho sempre immaginato Aculeo & Amunet come personaggi seriali.
Ora c’è una nuova storia delineata che attende di essere scritta, e due altre appena abbozzate.
Ma come dicevo ieri, produrre una di queste storie richiede un sacco di lavoro, e coinvolge un sacco di persone.

L’ebook è disponibile su tutti i negozi Amazon, in formato Kindle DRM-free, al prezzo vertiginoso di 1.14 euro*.

Il feedback come sempre è molto gradito.
E una recensione su Amazon o su Goodreads non ci farebbe schifo.

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* Chi non possiede un kindle, può avvalersi sdi una delle molte App per leggerlo su PC o su tablet.
O può convertirlo comidamente con Calibre.


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Alla luce della mezzaluna

Throne-of-the-Crescent-Moon-CoverCi sono libri che si leggono di getto, ed altri che si centellinano, cercando di non farli finire.
Ieri abbiamo parlato di un fantasy da centellinare, oggi parliamo di Throne of the Crescent Moon, di Saladin Ahmed.

Il romanzo arriva con un pedigree impressionante – negli ultimi dodici mesi è stato candidato e premiato in ogni possibile competizione, e segnalato come uno dei migliori fantasy usciti nel 2012.
Arriva anche con alcune critiche non proprio lusinghiere da parte di alcuni lettori.
Ragione di più per voler provare di persona le qualità e gli ipotetici difetti del romanzo.

Alla prova dei fatti – e sulla base dei miei gusti, o mancanza dei medesimi – Throne of the Crescent Moon è un solido sword & sorcery senza la pretesa di cambiarmi la vita, ma che mantiene la promessa di divertirmi in maniera intelligente in poco più di 300 pagine; il fatto che sia ambientato in un mondo dal forte sapore arabo me lo rende ulteriormente appetibile.

La premessa è classica: la minaccia di un oscuro signore dei ghul riporta sulla breccia un vecchio cacciatore di mostri e la sparuta banda di uomini e donne al suo servizio.
Fra maledizioni (pseudo) egizie, cospirazioni politiche, magia e mostri, l’azione si dipana verso una conclusione che apre la porta ai (promessi) volumi successivi della serie.
Azione chiara, cast ben costruito, trama lineare ma non esageratamente.

Il romanzo di Ahmed fila come un treno, si legge alla svelta,e potrebbe lasciare sulle prima una certa impressione di leggerezza.
Eppure funziona su due livelli molto importanti – il primo, è quello di costruire un mondo e sistemarlo per fare da sfondo all’azione della trilogia.
E intanto crea dei personaggi dei quali al lettore importa, con delle personalità forse stereotipate ma ampie, e credibili.

Gli oplologi piangono per il taglio sbrigativo dei combattimenti?
Possiamo compatire le loro lacrime.
Ahmed non si dilunga, e usa tutto lo spazio disponibile per trasferire informazioni al lettore.

the-desert-of-soulsA differenza di Desert of Souls e delle altre storie “arabe” di Howard Andrew Jones – certo uno dei migliori esempi di sword & sorcery oggi sulla piazza – Crescent Moon sceglie la strada del mondo secodario rispetto a quella del fantasy storico.
Questo rende forse il mondo di Ahmed meno sofisticato, ma non meno variopinto di quello di Jones – e lo spazio per futuri sviluppi non manca.

Alla fine, il libro risulta maggiore della somma delle sue parti – considerati singolarmente, gli ingredienti che Saladin Ahmed ha messo nella propria opera non paiono né straordinari né impressionanti.
La loro somma crea però un’avventura divertente, perfettamente in linea con il livello di qualità di solito offerto dalla DAW Books.

Si legge in due serate, e ci lascia con il desiderio di avere al più presto fra le mani i due rimanenti volumi della trilogia.
Non potremmo chiedere di più ad unbuon romanzo in questa estate caldissima e desolata.


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Il marchio di Kane

Oggi, un post del piano bar del fantastico su un autore scomparso prematuramente e sulla sua creazione più durevole.
Perché noi valiamo.

KarlEdwardWagner2Karl Edward Wagner morì nel 1994, all’età di quarantanove anni, dopo una carriera folgorante e segnata dagli eccessi – dall’alcoolismo (che fu probabilmente la causa ultima della sua dipartita) all’abuso di sostanze.
Fisicamente una specie di orco che pareva uscito da una convention di bikers, Wagner era un intellettuale raffinato che indossava una maschera per cogliere di sorpresa il suo pubblico.
Con una breve carriera da psichiatra alle spalle ed una venerazione per la violenza stilizzata di registi come Sam Peckinpah, Wagner – che sosteneva di avere un parente di nome Richard, che scriveva opere liriche – era rispettatissimo come editor e come autore, ma sul piano umano fu spesso al centro di confronti piuttosto frizzanti.
Sarebbe lui l’autore di fantasy al quale un serafico Michael Moorcock suggerì di arruolarsi nei marines, se proprio la violenza gli piaceva tanto.

Eppure, pochi autori di narrativa fantastica degli anni ’70/’80 hanno fatto tanto per il genere. Continua a leggere


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Un secondo giro sul vascello di Ishtar

PZO8022_500Mi sto prendendo un po’ di tempo per rileggere The Ship of Ishtar, di Abraham Merritt.

L’occasione è la copia della nuova edizione della Paizo/Planet Stories*, che mi è stata regalata per il mio compleanno, e che è semplicemente splendida – formato da vecchia rivista pulp, splendida copertina, introduzione di Tim Powers, illustrazioni interne originali di Virgil Finlay.

La trama – tornato ferito e depresso dal fronte, l’archeologo John Kenton riceve da un amico un misterioso blocco di pietra (ma forse non è pietra) coperto di misteriose iscrizioni che paiono accennare alla dea Ishtar, al dio Nergal, e sembrerebbero sottintendere pericoli e meraviglie.
D’altra parte, cosa c’è di meglio per tirar fuori dalla depressione un amico, che regalargli un artefatto misterioso e potenzialmente pericoloso?
Attaccato il blocco di pietra con un piccone- – ah! i bei vecchi tempi dell’archeologia aggressiva! – Kenton vi scoprirà all’interno il modello in scala di una strana nave.
O forse non è un modello in scala.
Forse è una sezione di spaziotempo nella quale Ishtar e Nergal sono intrappolati da millenni, a bordo di una nave, a combattere una battaglia infinita.

The Ship of Ishtar è un romanzo del 1924, comparve a puntate su Argosy, leggendaria rivista pulp, e la lettura dell’edizione Fanucci, recuperata in biblioteca eoni fa, mi aveva lasciato solo un senso profondo di noia mortale.
E sì che è considerato unapietra miliare della letteratura fantastica.
Uno dei fantasy indispensabili.

La storia è episodica – come si conviene a una storia a puntate – col povero Kenton sballottato fra le due realtà, il vascello misterioso e il suo appartamento di New York. E, sarà che ora sono un po’ più vecchio, sarà la lettura in inglese, saranno le interessanti osservazioni di Tim Powers, ma devo ammettere che sto rivalutando il lavoro di Merritt.

ishtar1A parte il linguaggio – col quale Merritt fa un paio di giochini interessanti (anche se già visti, per dire, in Talbot Mundy), riuscendo a modulare molto bene la tensione – già l’idea di partenza, con un universo che è un tratto di mare, e su di esso una nave divisa equamente fra forze del bene e del male, è notevole.
Su questo si innesta la capacità di Merritt di rendere i propri dei assolutamente alieni – quasi lovecraftianamente alieni, nonostante i riferimenti mesopotamici; e se è palese che Nergal non è esattamente un dio benevolo, allo stesso modo anche Ishtar ha delle sfumature meno che desiderabili.
Poi, certo, l’azione, l’avventura, la bellezza in pericolo che si innamora perdutamente del nostro eroe – ma c’è un senso di oscurità e di durezza di fondo, in questa storia, che la eleva al disopra di tanta sword & sorcery muscolare.
E poi c’è la grafica di Finlay, che è straordinaria come si conviene.

Quindi, no – forse non tutti i frequentatori del fantasy troverebbero questo romanzo appetibile.
È troppo strano, troppo insolito.
Forse anche troppo fantastico, per i gusti contemporanei.
Eppure, ha un sapore particolare, originale, e piuttosto interessante.

E chi volesse provare, può trovare il testo, gratuitamente, sulle pagine del Progetto Gutenberg Australiano.
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* Collana splendida, della quale finirò per recuperare, potendo, tutti i titoli disponibili.