strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Un secondo giro sul vascello di Ishtar

PZO8022_500Mi sto prendendo un po’ di tempo per rileggere The Ship of Ishtar, di Abraham Merritt.

L’occasione è la copia della nuova edizione della Paizo/Planet Stories*, che mi è stata regalata per il mio compleanno, e che è semplicemente splendida – formato da vecchia rivista pulp, splendida copertina, introduzione di Tim Powers, illustrazioni interne originali di Virgil Finlay.

La trama – tornato ferito e depresso dal fronte, l’archeologo John Kenton riceve da un amico un misterioso blocco di pietra (ma forse non è pietra) coperto di misteriose iscrizioni che paiono accennare alla dea Ishtar, al dio Nergal, e sembrerebbero sottintendere pericoli e meraviglie.
D’altra parte, cosa c’è di meglio per tirar fuori dalla depressione un amico, che regalargli un artefatto misterioso e potenzialmente pericoloso?
Attaccato il blocco di pietra con un piccone- – ah! i bei vecchi tempi dell’archeologia aggressiva! – Kenton vi scoprirà all’interno il modello in scala di una strana nave.
O forse non è un modello in scala.
Forse è una sezione di spaziotempo nella quale Ishtar e Nergal sono intrappolati da millenni, a bordo di una nave, a combattere una battaglia infinita.

The Ship of Ishtar è un romanzo del 1924, comparve a puntate su Argosy, leggendaria rivista pulp, e la lettura dell’edizione Fanucci, recuperata in biblioteca eoni fa, mi aveva lasciato solo un senso profondo di noia mortale.
E sì che è considerato unapietra miliare della letteratura fantastica.
Uno dei fantasy indispensabili.

La storia è episodica – come si conviene a una storia a puntate – col povero Kenton sballottato fra le due realtà, il vascello misterioso e il suo appartamento di New York. E, sarà che ora sono un po’ più vecchio, sarà la lettura in inglese, saranno le interessanti osservazioni di Tim Powers, ma devo ammettere che sto rivalutando il lavoro di Merritt.

ishtar1A parte il linguaggio – col quale Merritt fa un paio di giochini interessanti (anche se già visti, per dire, in Talbot Mundy), riuscendo a modulare molto bene la tensione – già l’idea di partenza, con un universo che è un tratto di mare, e su di esso una nave divisa equamente fra forze del bene e del male, è notevole.
Su questo si innesta la capacità di Merritt di rendere i propri dei assolutamente alieni – quasi lovecraftianamente alieni, nonostante i riferimenti mesopotamici; e se è palese che Nergal non è esattamente un dio benevolo, allo stesso modo anche Ishtar ha delle sfumature meno che desiderabili.
Poi, certo, l’azione, l’avventura, la bellezza in pericolo che si innamora perdutamente del nostro eroe – ma c’è un senso di oscurità e di durezza di fondo, in questa storia, che la eleva al disopra di tanta sword & sorcery muscolare.
E poi c’è la grafica di Finlay, che è straordinaria come si conviene.

Quindi, no – forse non tutti i frequentatori del fantasy troverebbero questo romanzo appetibile.
È troppo strano, troppo insolito.
Forse anche troppo fantastico, per i gusti contemporanei.
Eppure, ha un sapore particolare, originale, e piuttosto interessante.

E chi volesse provare, può trovare il testo, gratuitamente, sulle pagine del Progetto Gutenberg Australiano.
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* Collana splendida, della quale finirò per recuperare, potendo, tutti i titoli disponibili.


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Il Mondo di Nehwon

$T2eC16hHJFoE9nh6qS4YBQoh3OQ3zw~~60_35Il volume numero 20 della Fantacollana è Il Mondo di Nehwon, di Fritz Leiber, ha una copertina di Karel Thole ed è gigantesco.
Questo perché, con una decisione che non mi sono mai spiegato, i curatori decidono di pubblicare in ununico volume le quattro raccolte di racconti di Fafhrd e del Gray Mouser che costituiscono il prequel del già pubblicato Le Spade di Lankhmar.

Il volume Nord include perciò
Swords and Deviltry (1970)
Swords against Death (1970)
Swords against Wizardry (1968)
Swords in the Mist (1968)

I racconti di Fafhrd e del Mouser riuniti in questi quattro volumi (e nel colosso della Nord) erano variamente usciti su differenti riviste e antologie fra gli anni ’40 e gli anni ’70, e coprono quindi un ampio periodo della produzione e dell’evoluzione di Fritz Leiber, autore del quale non si potrà mai dire altro che bene.

Swords_in_the_MistFantasy-fantasy, quindi – sword & sorcery ma lontana dal modello di Howard.
Leiber privilegia l’intelligenza, il dialogo, il machiavello.
La violenza è breve e tutt’altro che idealizzata.
Anche i piani migliori vanno a gambe all’aria.

Strana decisione, dicevo, quella del volume unico.
Se la scelta di pubblicare l’unico romanzo della serie per primo è comprensibile – il pubblico preferisce i romanzi, ci dicono gli editori – quella di fare un solo volume-monstre di tutte le storie di Lankhmar rimane, a mio parere, curiosa.
Perché non fare come con le raccolte di Conan?
O perché non fare due volumi?
Forse il pubblico non aveva colto la qualità dell’opera di Leiber, e si cercava di impressionarlo con la quantità?
Non lo sapremo mai.

Swords_Against_DeathResta il fatto che Il Mondo di Nehwon è colossale per molti altri motivi.
Le storiedi Fafhrd e del Grey Mouser sono uno dei capisaldi della letteratura fantasy e della sword & sorcery.
Non si tratta solo di capacità inventiva – il mondo di Nehwon, del quale Lankhmar, la Città dalla Toga Nera, è l’ideale capitale (im)morale, esiste sulla superficie interna di una bolla d’aria in perenne ascesa verso l’ignoto, in un universo che è un oceano, e nel quale ogni bolla è un mondo*.
Non si tratta neanche della palese dimostrazione della flessibilità del genere – che usando la stessa coppia di protagonisti e lo stesso universo, ci offre dall’avventura classica al noir, al weird, all’avventura marinaresca.
Ciò che rimane inarrivabile è la facilità con la quale Leiber riesce a nobilitare anche una storiella costruita sul nulla con un linguaggio che è assolutamente perfetto.
Avere a disposizione la prosa di Leiber in una traduzione di qualità – come nel caso di questo volume – è una autentica meraviglia.

E poi, naturalmente, noi italiani, l’omnbus leiberiano – che oggi pare essere lo standard nel mondo anglosassone – ce l’avevamo trent’anni prima.

Swords_Against_WizardryInutile parlare di trame – ogni racconto è un gioiello.
Di azione ed avventura (I gioielli nella foresta)
Di surrealismo (Il Bazaar del Bizzarro)
Di satira (Tempi magri a Lankhmar)
Di crudeltà (Triste incontro a Lankhmar)
Di ribalderia (Quando il re del mare è assente)

Colossale.

Fafhrd e il Mouser sarebbero tornati in Spade fra i Ghiacci (che usciva negli USA proprio mentre da noi usciva questo volume) e nel volume finale, Il Cavaliere e il Fante di Spade (che brucia malamente il titolo originale, The Knight and Knave of Swords).
Ma tutto questo è di là da venire.
Per ora, abbiamo questo volume che pare un dizionario, è che è letteralmente zeppo di meraviglie.

Swords_and_DeviltrySciocco dettaglio personale – so di compiere un atto sacrilego, ma ho sempre trovato la copertina di Karel Thole particolarmente… no, non brutta (Thole non ha mai fatto una copertina brutta) ma poco convincente – il Mouser in particolare pare uno stregone incartapecorito e artritico.
E non sono solo ragionamenti da fanboy – quella copertina e il prezzo non proprio amichevole del volume mi spinsero ad acquistarlo e leggerlo relativamente tardi.
Ma naturalmente, non è mai troppo tardi per amare Leiber.
E per rivalutare la copertina di Thole
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* Dove sono i vostri boschi degli elfi, adesso?


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Andrew J. Offutt, 1934-2013

homepageSe ne è andato ieri Andrew J. Offutt, autore e editor con più di 75 volumi dedicati al fantastico all’attivo.
I fan lo ricordano soprattutto per una serie di pastiche howardiani – in particolare alcuni romanzi di Conan (il Ciclo di Skelos) infedelissimi all’originale ma straordinariamente divertenti – e per i frequenti contributi alle antologie dello shared universe di Thieves World.
Forse più importante, alla fine degli anni ’70, editò i primi cinque volumi dell’antologia Swords Against Darkness, dando spazio ad una quantità di autori esordienti nell’ambito della sword & sorcery, e pubblicandoli fianco a fianco di autori storici.
Era certamente uno degli uomini che contribuirono a mantenere in vita la sword & sorcery negli anni del dopo-Tolkien.

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Le trame di Saramyr

The-Braided-PathC’è una questione dinastica.
C’è un trono ambito da diverse famiglie nobiliari.
Ci sono personaggi coinvolti lotro malgrado in una guerra civile.
C’è una minaccia occulta che rischia di travolgere le terre civilizzate.
C’è un bel volumone di mille pagine.
Ma non è quello che state pensando.

The Braided Path è il titolo collettivo dei tre romanzi con i quali l’inglese Chris Wooding, apprezzato autore di narrativa per ragazzi, passò, nel 2003, alla narrativa per “grown ups”.
Quando la serie venne pubblicata in volume unico, Wooding osservò come si fosse appena laureato nella categoria “tipo incappucciato in copertina”.
Io lessi quel commento, e, complici delle critiche entusiastiche da parte di persone fidate, e un buono Amazon da incassare, ordinai il volume.

Poi ci furono altre cose di cui occuparsi, e quindi solo la settimana passata ho messo mano ai romanzi di Wooding, facendo fuori il primo dei tre, The Weavers of Saramys, in tre serate di lettura.
E cosa posso dire – Wow! Continua a leggere


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Spadaccini & Stregoni Hyperboreani

L’avevo scoperto – attraverso le pagine di Black Gate – alla fine del 2012, e mi ero detto che sarebbe stato il primo acquisto del 2013.
Non è andata così, ma ora, una copia in formato elettronico di Astonishing Swordsmen & Sorcerers of Hyperborea è qui sul mio hard disk.
Ed è grandissimo.
Non lo giocherò mai*, ma è bello averlo.

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Scrittura creativa e tempi stretti

broke-writer-2Mentre scrivo queste righe, un mio racconto di circa 4500 parole sta riposando sul mio desktop.
Mancano ancora due scene, che sono solo delineate, e una chiusura che mi fornisca un possibile gancio per dei sequel.
La scadenza dell’editore è il giorno quindici di questo mese.
Mi piacerebbe riuscire a spedire il lavoro finito martedì.
Scrivo questo post per cambiare marcia, e per lasciare che le idee sedimentino prima di riprendere in mano la storia.

Quello che segue, è un making of di sorta – una specie di diario dei lavori, con alcune considerazioni sui diversi passaggi.
Nessuna pretesa di autorevolezza o di definizione di un metodo – questo è semplicemente come ho scritto… come sto scrivendo, in effetti, Bride of the Tentacled One.

La nostra storia comincia tre settimane or sono, quando vengo a sapere che un editore americano cerca racconti di sword & sorcery con elementi lovecraftiani, per una antologia che uscirà più avanti quest’anno.

La notizia mi arriva quasi esattamente in concomitanza con l’apertura del mio blog in inglese, e con la decisione – a lungo dibattuta e solo parzialmente realizzata – di cominciare a spedire storie a potenziali editori di lingua inglese.
Impossibile non approfittarne – il genere mi stimola, la possibilità di pubblicare con un editore che rispetto mi titilla, la coincidenza di tempi solletica una certa superstizione di fondo.

Perciò – al lavoro.
Se siete interessati a sapere come si sviluppa la facenda, continuate a leggere… Continua a leggere


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15 euro di letture estive

Questo non è il post che avevo in programma.
Ma ci sono un sacco di cose per aria, e quallo che avevamo in programma lo lasciamo per il futuro.

Il fatto è che ad agosto avrò un sacco ma proprio un sacco da fare, però non mi dispiace l’idea di trascinarmi da qualche parte sulle colline, in posizione ombreggiata e ventilata, e passare qualche ora a leggere, nelle ore più calde della giornata, complice una tanica di té ghiacciato.

… che tanto al cinema non c’è nulla di interessante.

Perciò ieri sera ho dato un’occhiata alla wishlist, ed ho deciso di sacrificare il prezzo di un film di prima visione per garantirmi un po’ di ore di sano intrattenimento.
E perché allora non approfittare del rinascimento pulp che l’editoria elettronica sembra aver innescato?
Un po’ di ebook – costano poco, si trovano cose incredibili, e non ci sono tempi d’attesa.
Bello liscio.

Ecco quindi cosa abbiamo sul piatto per le prossime settimane – ci mettiamo una semplice notarella, e ci ripromettiamo di fare una recensione completa una volta letto ciascun titolo.

Vediamo… Continua a leggere


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La madre di tutte le campagne – designer notes 1

E così è arrivato il momento di mettere in piedi una volta per tutte la partita a GDR definitiva, la madre di tutte le campagne, per festeggiare i 20 anni di attività della squadra del giovedì.

20 anni.
Era il settembre 1992 quando ci trovammo per la prima volta per tentare una partita a Call of Cthulhu.
Poi venne la leggendaria campagna dell’Araldo dell’Entropia – tre anni di gioco, passando lentamente da D&D Scatola Rossa a AD&D 2nd Edition.
Masterava mio fratello.
A quel punto eravamo diventati una squadra stabile.

E lo siamo ancora.
E così, grande celebrazione del ventennale.
Campagna definitiva.
Avventura, divertimento e devastazione su vasta scala, come mai si è veduta prima.

Già, ma a cosa giochiamo?

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