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Perchè non dichiarare la ricerca illegale?

In televisione c’è Telethon.
Mandateci i danari, ci dicono, e noi finanziamo la ricerca sulle malattie genetiche.
E noi i danari glieli mandiamo.
Un po’ per metterci a posto la coscienza.
Un po’ perché qualcuno, più o meno vicino, al quale un salto in avanti della ricerca gioverebbe od avrebbe giovato, ce l’abbiamo.
Oppure perché, infami, noi saremmo in effetti ricercatori, anche se al momento lavoriamo come telefonisti part-time e quel “Tele-” in Telethon ci rode a morte, e ci diciamo, mandando il nostro SMS che se si ramazzano abbastanza danari, potremmo pagarci la prossima borsa di studio e uscire finalmente da questo seminterrato.

Intanto, per garantire la nostra partecipazione, sul video si alternano artisti, guitti e scienziati, lazzi e storie pietose.
Non mancano bimbi ammalati assolutamente dickensiani, attori commosi, dotti docenti pieni di prosopopea, e neanche uno che citi tutti quei ricercatori che son dovuti scappare all’estero, perché si occupavano di qualcosa di utile magari, ma ahimé non toccato dallo statuto di Telethon.

Alla tradizionale raccolta di Telethon, poi, quest’anno si aggiunge una grande novità per i più giovani.

Nello stesso periodo, inviando un sms con scritto ‘lucchetti’ seguito da una dedica, si potrà partecipare a ‘Un lucchetto per Telethon’.

L’iniziativa, realizzata dal portale http://www.lucchettipontemilvio.com, e promossa dal gruppo editoriale Piscopo (Cioé), permette di legare il proprio messaggio di speranza al ‘lampione degli innamorati’, reso celebre da Federico Moccia.

Già, pure i lucchetti resi celebri da Federico Moccia.
Per i più giovani.
Promosso da Cioé.

E ben vengano i mocciosi, cioé, se portano danaro alla ricerca.
La ricerca è vita, è salvezza, è futuro.

Ma… la ricerca non dovrebbe finanziarla lo Stato?
O al limite, non dovrebbero sovvenzionarla le aziende?

E prima che cominciamo col solito discorsino “lo Stato siamo noi”, (verissimo, ed infatti paghiamo fior di tasse) considerate quanto segue…

Fra le pieghe della finanziaria che sta per essere approvata in via definitiva in Parlamento è comparso infatti un piccolo comma, in coda ad un emendamento approvato in Commissione, che fissa un tetto di cento milioni di euro per il “cinque per mille”. Tutto che quello che eccederà questo limite finirà nelle casse dello Stato.

Inoltre la polemica scaturita da questo sgambetto della finanziaria ha portato alla luce che dei 329 milioni di euro del “cinque per mille” del 2006, i beneficiari indicati da i contribuenti non hanno visto nulla. Si sono persi nei meandri dell’ Agenzia delle entrate, della Ragioneria generale dello Stato, dei ministeri degli Interni, della Salute, dell’Università , delle Solidarietà sociale. Con l’aggravante che se i 329 milioni di euro non verranno erogati entro il 2007, passeranno nei capitoli di spesa del 2008 e quindi ci vorrà un ulteriore decreto per sbloccarli. Così associazioni come l’Unicef, o l’ Associazione Italiana per la ricerca sul cancro, dovranno aspettare ancora chi sa quanto per riceverli.

Se davvero lo Stato siamo noi, allora è il momento di farci un bell’esame di coscienza.

Non sarebbe più semplice, a questo punto, dichiarare illegale la ricerca?
Farne un fenomeno underground, una cosa che si fa ma non si dice, ammantando scienziati e ricercatori dell’aura mistica del ribelle.
Obbligare le classi universitarie a riunirsi in luogi fatiscenti e umidi – scantinati, vecchi palazzi cadenti, strutture industriali abbandonate… beh, a quello in fondo già ci siamo.
E allora perché non fare il salto una volta per tutte?
Considerando quanti soldi alzano gli spacciatori di cocaina, e senza neppure doversi appoggiare a Telethon, un mondo della ricerca completamente illegale sarebbe somerso di cartamoneta.
E considerando che profilo hanno in TV certi ricchi cocainomani, chi avrebbe più bisogno di Telethon…