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C’è birra su Marte

Con la consueta ironia delle poste nazionali, alcune settimane addietro il postino mi ha consegnato un pacchetto di libri di Kage Baker – proprio il giorno in cui è stata divulgata la notizia della morte dell’autrice.
È stato questo, credo, a trattenermi dal buttarmi subito su quei titoli appetitosi.
Kage Baker era un’autrice che ammiravo e rispettavo molto.
Per le idee, per la solidità delle trame, per la capacità di costruire storie popolate di personaggi ben delineati, per il linguaggio colto e duttile, per l’umorismo.
Ero e sono tutt’ora solito paragonarla a Fritz Leiber.
Il che farebbe di Kage Baker, automaticamente, la seconda miglior autrice di fantascienza e fantasy che io abbia letto.
E potrebbe anche starci.

La mia opinione è confermata dall’eccellentissimo The Empress of Mars, romanzo del 2009 sviluppato a partire da una novella che era stata anche candidata all’Hugo, e che si può leggere gratuitamente online.
In Empress c’è tutto.
C’è il Marte in via di terraformazione e colonizzazione di tanta fantascienza recente (penso ad un altro idolo personale, Kim Stanley Robinson).
C’è il Marte avventuroso e un po’ grezzo di Burroughs.
C’è il Marte terzomondista e “australiano” di Desolation Road di Ian McDonald.
C’è il Marte di Arthur C. Clarke e quello di Leigh Brackett.
C’è addirittura un vago sentore del Marte di Martian Cowboy, di Toyah Wilcox.
Eppure Empress of Mars non è un romanzo derivativo, o una ricucinatura di vecchie idee.
Popolato di personaggi dickensiani e collocato nell’universo parallelo delle storie della Compagnia del Tempo, il Marte di Kage Baker è una colonia britannica andata a male, un coacervo di eccentricità molto vanciane e di bisogni alquanto terreni, una desolazione rossa e gelida nella quale un pugno di sfigati cerca di sfangarsela.
Mary Griffith – già xenobiologa con contratto a termine – gestisce l’unico pub del pianeta.
Vive di baratti, le sue tre figlie si prostituiscono (più o meno) per arrotondare.
Tutti gli avventori regolari del locale sono persone cadute fra gli interstizi della storia – smobilitati, licenziati, rimossi, resi ridondanti.
Ma la storia incalza.
In trecento pagine, seguiremno l’evolvere della colonizzazione di Marte attraverso l’evolvere di questa casalinga istituzione – The Empress of Mars.
L’unico posto dove bere una buona birra sul pianeta rosso.

The Empress of Mars è stato definito in tempi non sospetti il migliore dei romanzi marziani popolari in questi ultimi anni.
Come resistere ad una storia in cui l’eroe romantico si chiama Ottorino Vespucci?
È indubbiamente un grande piacere da leggere.
Ed una riprova di quanto sia andato perduto con la scomparsa di Kage Baker.