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Lontano da Newford

Si avvicina l’autunno.
Mentre con un paio di aspirine cerco di tenere a bada un precoce raffreddore, come tutti gli anni mi viene voglia di leggermi un po’ di fantasy.
E come tutti gli anni, ripasso il catalogo di Charles De lint e cerco i titoli che ancora mancano alla mia collezione.
E fra questi (De Lint pubblica con una frequenza inquietante), quello che più si adatta al mio umore.

Casco così (ma sono solo scuse, l’avevo addocchiato da mesi, da che era uscito) su The Mystery of Grace, romanzo fantasy scritto probabilmente per mandare su tutte le furie coloro che sul genere, i suoi caratteri e le sue regole, sanno tutto.

Almagracia “Grace” Quintero è una donna realizzata.

È in ganba, ha un carattere forte, è attraente, è un meccanico di prima classe specializzata in auto sportive e d’epoca, è ben integrata nella vita del suo quartiere ed è rispettata dai colleghi al garage di Sanchez.
Ha una vita tranquilla – se si passal’amore per le automobili e la velocità.
Poi, la notte di Halloween, ad una festa, Grace incontra John – artista in crisi, che è indubbiamente l’uomo della sua vita.
C’è solo un piccolo problema tecnico.
Perché Grace è morta due settimane prima, colpita da una pallottola vagante durante una rapina.

Da qui De Lint sviluppa una storia divertente, anche se comprensibilmente un po’ triste e priva delle banalità che affliggono ormai cronicamente il genere fantastico “popolare” – ma forse è per questo che, al di fuori del mondo anglosassone, Charles De Lint popolare non lo è eccessivamente.
Per questa storia, l’autore canadese lascia alle proprie spalle la cittadina fittizia di Newford (fin troppo frequentata negli ultimi titoli pubblicati) per una località quanto più lontana possibile, nel sud della California, ed un ambiente ed una cultura molto lontani dai suoi territori normalmente battuti.

E scopro troppo tardi che, sull’onda del successo del volume, è stata anche stampata una maglietta, identica a quella indossata dalla protagonista nel romanzo (NON sulla copertina!), e da tutti gli altri dipendenti della Sanchez Motorworks.
I proventi delle vendite della maglietta vanno in beneficenza.
È troppo tardi per ordinarne una per mio fratello, che compie gli anni fra poco, e che ha sempre apprezzato le magliette nere.

Il romanzo è anche una lunga metafora dei concetti di attaccamento e di servitù nei confronti di ciò che possediamo – e si allinea molto bene alle mie recenti letture taoiste e zen.

E se l’apparizione di un cattivo tradizionale o il ripiego su svariate tradizioni spirituali nel finale affloscia un po’ le aspettative, il risultato rimane un romanzo dannatamente buono.
Ed un eccellente romanzo fantastico.
Ottimo fantasy.
E senza neanche un elfo.

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