strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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All over the world

Oggi The Raiders of Bloodwood, il mio primo romanzo per Aconyte Books, è uscito ufficialmente in cartaceo anche in Europa (prima si reperivano solo le copie per il mercato USA, di importazione), ed è disponibile su Amazon.
Per il momento, il cartaceo costa forse 50 centesimi in più dell’ebook.

Con questo, il lavoro di distribuzione è finito – il libro è fuori in tutto il mondo.
Al momento ha un rating che oscilla tra 4.7 e 5 su Amazon e Goodreads, e le recensioni sono molto positive.
Il che è una bella notizia.
E scriverlo è stata una delle esperienze più divertenti che mi sia capitato di avere da che ho cominciato a fare questa cosa dello scrivere per pagare i conti.
Con un po’ di fortuna, fra un paio di settimane si ricomincia.

Ooops, quasi dimenticavo: c’è un link commerciale, qui sopra. Scriviamolo, che sennò poi Facebook mi blocc… ehm, OK, come non detto.


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Un’altra recensione per Raiders

E così un canale Youtube che si occupa prevalentemente di Assassin’s Creed ha lanciato una serie di recensioni di libri al di fuori di quel franchise, ed hanno deciso di esordire con The Raiders of Bloodwood.
Che ho scritto io.
E che pare gli sia piaciuto.
Sbagliano a pronunciare il mio nome, ma il libro gli è piaciuto.

E lo so, è spaventosamente inelegante, e gli scrittori veri si riconoscono da come incassano le recensioni più orripilanti con calma dignità e classe, per poi tornare a bere burbon e scrivere sulla loro Remington Modello 5, ma a me piace sentirmi dire che il mio libro è un romanzo fantastico.
E che i miei personaggi sono fantastici.
E quindi lo condivido qui.
Anche se sbagliano a pronunciare il mio nome – perché non arriveranno mai al livello de La Nuova Provincia di Asti, che parlò di me chiamandomi Daniele Menna.


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Una nuova recensione per The Raiders of Bloodwood

Il libro è uscito da tre settimane, ormai, e le recensioni cominciano ad arrivare.
E sono buone.
Molto buone, in effetti.
Oggi scopro che Amy Walker, una blogger e scrittrice inglese, ha gradito la mia storia:

Il gruppo centrale di The Raiders of Bloodwood è comunque un gruppo adorabile, e il fatto che siano per lo più persone normali rende le loro interazioni e il loro viaggio il vero momento clou della storia. I piccoli momenti in cui viaggiano insieme, raccontano storie intorno al fuoco di notte o si aiutano a vicenda lungo una ripida collina senza cadere, sono alcuni dei momenti migliori. Mana ti dà la possibilità di conoscerli, di vederli come persone normali in modo che tu possa apprezzarli e prenderli a cuore; e così cominci a preoccuparti per loro quando la loro vita è in pericolo.

E sono particolarmente contento che Amy abbia apprezzato la mia scelta di personaggi, ed il mio modo di descriverli. È stata una picola scommessa, e pare che si sia rivelata vincente.

Arriveranno anche le recensioni negative?
Certamente.
Ma per il momento, posso essere disgustosamente soddisfatto di me stesso.

La recensione completa si trova sul blog di Amy, Trans-Scribe.
Potrei anche cominciare a credere di essere bravino.


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Scrivi ciò che conosci

Facciamo come fanno quelli bravi – tra circa 36 ore il mio romanzo The Raiders of Bloodwood sarà disponibile in ebook. Chi lo ha prenotato su Amazon se lo vedrà recapitare sul Kindle, chi non vuole dare soldi a Jeff Bezos potrà trovarlo su DriveThruFiction. A quel punto vedremo i lettori cosa diranno.

Nel frattempo, come raccomandano i guru del marketing online, è il caso che l’autore faccia un paio di post riguardo al libro, per pastur… ehm, per suscitare la curiorità e l’interesse dei potenziali lettori.

O, se preferite, per parlare un po’ di sé e del proprio lavoro, fingendo che interessi a qualcuno.

Diamo un’occhiata alla quarta di copertina, appositamente tradotta e adattata…

L’invasione di Terrinoth è iniziata. Orde brutali di Uthuk Y’llan sciamano attraverso il continente, devastando ogni cosa sul loro cammino. Un grande campione è sorto nelle Darklands: il Beastmaster Th’Uk Tar, deciso a distruggere il selvaggio e mistico Bloodwood come primo passo per conquistare le grandi foreste di Aymhelin e annientare gli elfi che le abitano. Se l’Amyhelin brucia, lo farà anche Terrinoth. Intrappolata tra il l’esercito di Th’Uk Tar e la foresta c’è una banda di profughi disperati: elfi, orchi, felini e umani. Per respingere l’omicida Beastmaster, devono superare le loro differenze, abbracciare le loro abilità e apprendere i segreti del Bloodwood. Sono l’unica speranza del regno.

Che dai, non suona così male.

L’originale dice “band of misfits”, che tradotto sarebbe “banda di disadattati”, che non è proprio gentilissimo. E in effetti “misfit” indica, secondo l’onnipotente Wikipedia

una persona il cui comportamento o atteggiamento la distingue dagli altri in un modo scomodamente evidente

E sì, questi sono i miei ragazzi. Scomodamente evidenti nel loro essere diversi dagli altri.
Perché OK, l’originalità è sopravvalutata, ma cercare di spargerne un pizzico anche in una storia così fortemente strutturata è in fondo ciò che rende divertente il lavoro di scrittura.

A me piace l’idea di personaggi straordinariamente poco straordinari che compiono qualcosa di grande non perché sono i prescelti, o perché sono le persone giuste al posto giusto.
Il vecchio “le persone sbagliate nel posto sbagliato” funziona molto meglio, per me.

Così ho creato quattro personaggi (che poi sono diventati cinque), e li ho passati attraverso una serie di esperienze traumatiche, e li ho obbligati a usare le proprie capacità per uscirne, e nell’uscirne, fare qualcosa di buono.

I manuali dicono di scrivere ciò che si conosce.
E io sono qui con un vecchio, uno stregone fallito, un orco e una donna-gatto.
Uno storico, uno stregone, una spadaccina e un guerriero.
Cosa conosco io di queste cose?

Ma, l’ho detto in passato, e non mi stancherò di farlo – se “conoscere” significasse “avere sperimentato personalmente”, allora Jules Verne non avrebbe mai scritto Ventimila Leghe sotto i Mari, John Brunner non avrebbe mai scritto Shockwave Rider.

Io ho conosciuto decine di persone che sono state spinte a negare il proprio talento per seguire le aspirazioni dei loro familiari, di vederli “sistemati” con un “lavoro vero” – e questa è certamente Brixida, letale con una spada fra le mani, ma finita a fare la governante per i figli di un ricco idiota.

Ed ho conosciuto un sacco di accademici brillanti ai quali è stato offerta come unica opzione di insegnare le materie che avevano amato a dei ragazzotti ai quali non poteva fregargliene di meno – e questo è Arnost Emery, da decenni impegnato a inculcare un minimo di cultura nella testa di tre generazioni di mercanti.

Ho conosciuto molto bene – ed ho le cicatrici per dimostrarlo – persone che si sono lasciate alle spalle (più o meno volontariamente) una carriera accademica perché non erano adatti a reggere la pressione e la competizione giocando secondo le regole – è questo è Grimalt, che da studioso di arti mistiche si è riciclato a bottegaio.

Ed ho conosciuto da vicino persone alle quali è stata negata un’istruzione, e la possibilità di scoprire il mondo, perché erano troppo poveri, o del colore sbagliato, ed hanno cercato altrove la struttura di cui avevano bisogno – e questo è Tanner, che era un bracconiere e poi è entrato nella milizia.

Ammettiamolo, non sono proprio materiale da romanzo – persino gli hobbit di Tolkien erano in fondo dei membri felici di una media borghesia campagnola ed agiata, con grandi case, un bel panorama, montagne di cibo ed erba pipa coltivati da altri, e un complemento di servitori fedeli.
Ma io non sono un grande fan degli hobbit, dopotutto.

Quattro persone qualunque, in fuga lungo una strada, incalzati da creature assetate di sangue, e senza una speranza all’inferno, senza un posto dove andare.
È così che io inizio un romanzo.

Chissà se piacerà…?

Oh, certo, e a questo punto potreste chiedermi cosa ne sappia io di essere braccato da creature sanguinarie, dell’essere un profugo, dell’essere perso in una foresta o cose del genere.
Magari ne parleremo un’altra volta.

E naturalmente ci sono dei link commerciali – ma se cliccate quello di Amazon mi danno una percentuale, se invece andate da DriveThruFiction io non vedo un centesimo. In entrambi i casi, vi devo avvertire.


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The Raiders of Bloodwood: la prima recensione

The Raiders of Bloodwood, il mio primo romanzo pubblicato da Aconyte, esce in versione digitale il 5 del mese, e arriverà in versione cartacea a settembre, giusto in tempo per fare i regali di Natale. In attesa di vedere cosa succederà – ammetto di essere curioso – vedo comparire sul mio radar la prima recensione su Goodreads, frutto di una delle Advanced Reader Copies disseminate dal mio editore.

E devo dire che sono decisamente soddisfatto.

Lo storytelling di Mana è meraviglioso, e crea sia tensione che suspense in egual misura per coinvolgerci e tenerci agganciati. I personaggi, anche se non tutti sono i miei preferiti, sono tutti simpatici a modo loro e hanno degli archi narrativi interessanti. Personalmente ero di parte per Brix, ma chiunque mi conosca probabilmente l’ha visto arrivare.

Ah, Brixida “Brix” Lovell, sapevo che ci avresti dato un sacco di soddisfazioni…

Per cui sì, pare che il romanzo funzioni, per lo meno con questa lettrice, e pare anche che la mia scrittura non sia poi proprio da buttar via.

L’azione è meravigliosamente descritta e intrecciata nel corso della storia. Ammiro chiunque sappia scrivere scene di combattimento convincenti e Mana fa proprio questo. La battaglia finale è intensa ma fluida e ben scritta.

Arriveranno anche le recensioni negative, naturalmente.
Non possiamo piacere a tutti, e la perfezione appartiene solo a coloro che parlano di farlo, ma poi non lo faranno mai, ma al limite tengono un corso a riguardo.
Arriveranno, e magari parleremo anche di quelle, perché potrebbe esserci qualcosa da imparare.
Ma l’inizio è decisamente soddisfacente, ed è una boccata d’aria dopo un mese abbastanza faticoso.

E davvero, quando iniziai a scrivere i miei primi racconti, quarant’anni or sono – quarant’anni? possibile? – mai mi sarei aspettato di vedere un mio libro recensito con cinque stelle su Goodreads, sì, ok, ma soprattutto paragonato ai romanzi di Dragonlance.
(spero i primi e non gli ultimi, ma questa è solo una cosa mia)

Nei prossimi giorni, in occasione dell’uscita del romanzo, farò probabilmente una serie di post sui personaggi e le situazioni e sullo scrivere per un IP e tutto il resto – ammesso che interessino a qualcuno – e per intanto potete prenotare il libro su Amazon (e sì, sapete com’è, questo è un link commerciale, e Jeff Bezos mi elargisce un emolumento, e tutto quel genere di cose).
Provate a darci un occhiata, a The Raiders of Bloodwood.
Dicono che non sia male.