strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Figli o Apprendisti

www.inmondadori.itL’incendio della biblioteca è il grande spartiacque di Titus Groan – c’è un prima l’incendio, c’è un dopo l’incendio.

L’incendio della biblioteca è un momento centrale perché rappresenta il grande capolavoro di Steerpike – che nelle ultime sessanta pagine ha circuito le due allucinanti sorelle di Sepulchrafve, Cora e Clarice, ha approfittato dell’animo romantico di Fuchsia, ha stimolato in maniera quasi oscena la vanità di Irma Prunesquallor, ha spiato, manipolato e organizzato.

L’idea è semplice – accoppare quanti più membri possibile dei vertici di Gormenghast, e poi sistemarsi come eminenza grigia alle spalle delle povere Cora e Clarice.
E quindi, perché non approfittare della riunione di famiglia in biblioteca? Continua a leggere


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In una luce citrina

2053l83_20Swelter si è fatto una mappa.
Una ricostruzione tridimensionale, con segni di gesso sul pavimento, due scatole a rappresentare gli stipiti della porta ed un sacco a rappresentare Flay.
E ci passa le ore libere, solo, col suo coltello affilato, a preparare l’omicidio del suo tradizionale rivale, colpevole… di cosa?
Di aver risposto ai suoi insulti colpendolo al viso?

Le ragioni profonde e originali dell’odio fra il cuoco di Gormenghast ed il domestico personale di Lord Sepulchrave non ci vengono mai fornire.
Peake ci ha detto, questo sì, che si sono odiati a prima vista, istintivamente.
E difficilmente potremmo immaginare due personaggi più diversi – Swelter grasso e sanguigno, volgare, chiassoso e sregolato, Flay magro e cadaverico, che si esprime per frasi tronche, che è consapevole di godere di particolari privilegi e posizione proprio per la sua capacità di tacere, vestito di abiti lisi, con le giunture che scricchiolano,caninamente leale, che dorme ogni notte a terra davanti alla porta della stanza del suo padrone, rannicchiato col mento sulle ginocchia. Continua a leggere


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Fra tetti e soffitte

skwishmicomIl battesimo di Tito, un’altra barocca costruzione di rituali annidati in altri rituali, collassa malamente sotto lo sguardo sconvolto del povero Sourdust.
Le minime infrazioni alla regola causano un tale stato di marasma nel nonuagenario maestro di cerimonie che nella sua presa malferma il povero Tito casca per terra, ma non prima di aver stracciato una pagina di un libro su formule e convenzioni.
Un disastro.
Un vero disastro.

Primo, tragico esempio di quanto le convenzioni soffochino la vita degli abitanti di Gormenghast, Mervyn Peake usa il batesimo di Tito per avviare alcuni meccanismi che, nelle pagine a venire, porteranno a sviluppi significativi.
Flay colpisce al volto l’orrido Swelter.
Fuchsia rimane schiacciata dalla presenza ingombrante del fratello, e suscita la simpatia del dottor Prunesquallor.
Compaiono sulla scena le due sorelle gemelle di Sepulchrave, le inquietantissime Cora e Clarice*, vestite di viola, ossessionate da un potere che non avrebbero mai ottenuto, ma del quale si sentono defraudate.

Ma ci sono altre meraviglie, nelle pagine che vanno da 50 a 108 della mia edizione dell’opera di Peake. Continua a leggere


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Trovategli una balia, vestitelo di verde, chiamatelo Tito

TglgE allora leggiamoli, i libri di Mervyn Peake.

Gormenghast, that is, the main massing of the original stone, taken by itself would have displayed a certain ponderous architectural quality were it possible to have ignored the circumfusion of those mean dwellings that swarmed like an epidemic around its outer walls.

Titus Groan si apre con una descrizione di Gormenghast, la pila principale di pietra originaria, e con le case che l’assediano, vi si accrocchiano come cirripedi, la pressano dall’esterno negando, in un certo senso, proprio l’esistenza di un “esterno”.

Gormenghast è un labirinto, così come è un labirinto il romanzo – primo di una serie che diventa trilogia per caso e per disgrazia, alla morte dell’autore – e così come sono labirinti i rapporti interpersonali fra i personaggi, e così come ogni personaggio è, a suo modo, un labirinto.

Le prime cinquanta pagine del romanzo – nella mia edizione Vintage, per lo meno, pesante e scomoda da leggere come è giusto che sia – ci presentano uno scorcio della geografia interna di Gormenghast, e introducono alcuni dei personaggi principali.

Flay, tanto per cominciare, introverso e scheletrico servitore di lord Sepulchrave, settantaseiesimo della casata dei Groan, che inopinatamente si presenta alla porta del solitario Rottcod… Continua a leggere


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Maestro dei miei maestri

Il post di ieri sui maestri di scrittura – quelli che ho citato e quelli che ho lasciato fuori – mi ha ricordato che c’è un autore del quale sarebbe il caso di parlare.
Ormai siete grandi.
L’anno passato si è celebrato il centenario della sua nascita, ed a Novembre sarà il 44° anniversario della sua morte.
È un autore poco frequentato, nel nostro paese – fatto non insolito, considerando che la traduzione in italiano del suo lavoro maggiore richiese qualcosa come un trentennio.
Almeno tre degli autori citati nel mio post di ieri lo hanno menzionato come autore di riferimento, ed è quindi maestro dei miei maestri.
Io lo incontrai ai tempi del liceo, in tre volumi della Ballantine dalle copertine piuttosto strane, vecchi di quindic’anni.
Feci una fatica mortale a leggerlo, e sì che erano ormai un paio d’anni che leggevo in inglese e mi consideravo bravino.
Fin dall’inizio fu chiaro che non si trattava del genere di libro che mi aspettavo – da fiero lettore di fantascienza e fantasy, mi aspettavo qualcosa di un po’ più… tradizionale.
Ma qui dentro di tradizionale non c’era nulla.
Per quanto le tradizioni paressero al centro dell’intera faccenda.
E c’era come un senso di urgenza, per cui no, non era ciò che mi aspettavo, ma dovevo finire di leggerlo.
E così, nonostante la difficoltà, e nonostante lo straniamento di quella lettura, Mervyn Peake ed il suo lavoro mi sono rimasti fortemente impressi nella memoria.
Perciò oggi apro la settimana parlando di Mevyn Laurence Peake.

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