strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Pulp gaming – qualche titolo

Si è detto più pulp, e allora cominciamo con l’aspetto ludico: da tempo mi ripromettevo di dare un’occhiata ai sistemi di gioco orientati all’avventura vecchio stile.

62775Comincio con alcune considerazioni personali che possono essere condivise o meno.
Per quel che mi riguarda, una buona avventura pulp deve contenere certi elementi fondamentali.
. ambientazione storica o pseudostorica, collocando l’azione da qualche parte tra il 1914 ed il 1958.
. ambientazione esotica – che poi sia la steppa mongola, la giungla del Borneo o la Chinatown di San Francisco, poco importa.
. Nazisti – elemento irrinunciabile. Come diceva un antico saggio, poche situazioni danno maggior soddisfazione di prendere a calci in culo i nazi.
. Magic Poor – la magia deve essere magica, pericolosa e misteriosa. Dovrebbe essere anche difficilmente accessibile ai personaggi giocanti.
. Antichi misteri, forteana, ESP… – meglio della magia, ma anche qui, non esageratamente pervasivi.
. musica jazz – fatemi causa.

Il sistema deve essere leggero e veloce.
La creazione dei personaggi deve essere rapida e flessibile.

Detto ciò, vediamo cosa ci offre il mercato – tenendo presente che molti sistemi sono comparsi nel corso degli anni e sono scomparsi, e non vogliamo qui ricordarli tutti.
Ci limiteremo a fare una carrellata dei sistemi ai quali sono più affezionato… Continua a leggere


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Ritorno su GodNet

Dicono che a volte la vita imiti l’arte.
Beh, non so voi, ma io ho la forte impressione che la vita stia imitando i miei vecchi giochi di ruolo.
E no, non Macho Women with Guns o Teenagers from Outer Space.
TORG.

È di oggi la notizia che il pontefice ha rivolto i propri occhietti gelidi e rapaci sulla rete.

CITTA’ DEL VATICANO – Si apre una “nuova era”, quella dell’evangelizzazzione del web: nel messaggio per la 44/esima Giornata Mondiale delle Comunicazione sociali, papa Benedetto XVI ha invitato la Chiesa intera a guardare a Internet con entusiasmo e audacia ed ha esortato i sacerdoti a diventare navigatori della rete, a partecipare ai socialnetwork e a portare la parola di Dio nel grande continente digitale.

L‘ANSA fa appena in tempo a battere la notizia che il mio cellulare urla per il sovraccarico di SMS.
La squadra ha avuto le notizie.
Tuttii messaggi dicono più o meno la stessa cosa…

Oh, c@<<o! È il CyberPapa!

Buon vecchio Cyberpapa Jeanne Malreaux, quante volte nel corso delle nostre partite la nostra banda di avventurieri ha mandato a gambe all’aria i suoi biechi piani di controllo mentale, repressione coatta e bigotteria compulsiva!
Con la sua deviata pretesa di tramutare la rete in un luogo nel quale avere esperienze mistiche.
Con la sua feroce caccia alla strega, all’apostata, all’eretico.
A noi, insomma.

The Cyberpapacy—covering France, this is a realm which was initially a repressive, medieval theocracy (that wielded real miracles). En route to Core Earth it melded with a virtual reality and gained cyberpunk technology and attitudes. Ruled by the Cyberpope Jean Malreaux I. His darkness device Ebenuscrux took the shape of a prototypical circuit cross, the symbol of the realm’s strange version of Catholicism. This “GodNet” was realm of circuitry and mind, an artificial reality contained within the networked computers of the realm, and stylized as a jazzed up realm of churches and religious artifacts. Storm Knights unlucky enough to be defeated here could be jacked into the virtual Hell, from which no one ever returned.

Ora, non confondiamoci.
Non sto scambiando la realtà per la fantasia, il giornale per il manuale di gioco.

Ma trovo stranamente sinistro che uno dei pontefici più reazionari ed avversi alla scienza dell’ultimo secolo, decida di colonizzare quella che è, per lo meno nell’immaginario popolare, la frontiera tecnologica per eccellenza.
Ed i paralleli fra immaginario ludico e delirio mediatico:

“Il Papa – ha sottolineato Celli – ha introdotto il concetto di ‘tempo’ digitale, non solo un luogo, quindi, per scambiare informazioni e contatti, ma anche un’epoca in cui, oggi come ieri, si può incontrare Gesù, anche per chi non crede, è in cerca o ha abbracciato altre fedi”.

… scatenano una nuova pioggia di SMS…

Oh, c@<<o! È GodNet!

Stanno venendo a stanarci?
Se così fosse, le regole sono sempre le stesse:

  • profilo basso
  • viaggiare leggeri
  • lasciare l’equipaggiamento in modo da ritrovarlo al buio

Anche se poi…

Il sito Pope2you, lanciato dal Vaticano nel maggio del 2009 per favorire l’accesso dei giovani ad immagini, documenti e notizie sul Papa, ha contato solo nel periodo natalizio due milioni di contatti, e sono migliaia le persone, anche non credenti, che hanno inviato, attraverso il sito, gli auguri di Natale al Pontefice.

Pope2you?!
Dannazione, quasi quasi preferivo GodNet.


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Grognard?

Il termine “grognard” (dal francese per “quelli che mugugnano”) si applica nel campo del gioco di ruolo a quelli che preferiscono le vecchie edizioni agli aggiornamenti successivi – per regole, ambientazioni e quant’altro.
I primi ad usarlo furono i wargamer, razza per decenni data per estinta.
Ora lo usano i roleplayer.
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/d/d7/Ser%26e.jpg
Ed io non posso che confessare una certa percentuale di grognardaggine nel mio DNa di giocatore.
Tollero malamente il sistema D20.
Continuo a giocare a Guerre Stellari con i manuali della West End Games – l’ultimo dei quali venne pubblicato esattamente dieci anni or sono.
E continuo a giocare a Call of Cthulhu con il BRPG della Chaosium, giurando e spergiurando che nulla eguaglia la quarta edizione (siamo ormai alla sesta).
E non parliamo di TORG, di Lace & Steel, di Katakumbas

Ci sono molti giochi recenti ed eccellenti – e ne ho parecchi sullo scaffale.
Ma i vecchi sistemi, i vecchi mondi… avevano un che di svelto e poco complicato che i mondi più recenti, e certe nuove regole, non avranno mai.

https://i0.wp.com/ecx.images-amazon.com/images/I/51ASM5NQCML._SL160_SS160_.jpgQuesto cappello introduttivo con incluso auto da fé di grognard serve solo per spiegare per quale motivo io sia rimasto tanto impressionato dal manuale base per l’ambientazione di Pathfinder Chronicles della Paizo.
Che è D20, e quindi mi spezza il cuore, ma per ogni altra cosa è un dannato supplemento della vecchia scuola.
I paragoni col primo Forgotten Realms si sprecano, ma a me ha ricordato soprattutto i vecchi Gazetteer per D&D – Darokin, Glantri, Karameikos, Atruaghin…

Vediamo di spiegare rapidamente.
A differenza di ciò che desidera un narratore nello scrivere un romanzo, un master nel preparare una o più sessioni di gioco non ha bisogno di un mondo monolitico ed iperdettagliato, ma piuttosto di un solido patchwork, che gli fornisca il materiale necessario per ambientare episodi coerenti di genere diverso nello stesso mondo.
Avventura investigativa – serve un’area urbana.
Vampiri e non-morti – serve una regione in qualche modo affine alla  Transilvania della Hammer.
Battaglia campale – servono nazioni con una politica abbastanza sviluppata da giustificare una guerra, magari una nazione di barbari a cavallo.
Pirati – serve un commercio navale…
E così via.
https://i0.wp.com/paizo.com/image/content/PathfinderChronicles/PZO1111-Cover_500.jpegUn buon mondo di gioco – non necessariamente un buon mondo per un romanzo – dovrebbe includere tutte queste varianti, se possibile a poche ore di cavallo l’una dall’altra.
E dovrebbe riuscirci lasciando abbastanza dettagli indefiniti affinché il narratore possa metterci del suo.
Con la mania – piuttosto redditizia – dei mondi di gioco fantasy di documentare con un manuale apposito ogni dannata pietra del lastrico delle strade del mondo ed ogni cespuglio delle foreste, si arriva infatti al punto che i personaggi non sono più in grado di muoversi senza dover consultare una serie di tabelle o una sinossi con la storia e le caratteristiche di quel certo crocicchio, di quella specifica ansa del fiume.
Così Forgotten Realms (che pure prometteva bene), si è schiantato sotto al proprio peso – e lasciatevelo dire da un grognard che ha tutta la prima edizione di FR sullo scaffale.
Recentemente, Eberron prometteva molto bene.
Ma in verità, il volume grigio della Paizo sembra mantenere tutte le promesse dei vecchi moduli di quando avevo meno di vent’anni.
Un mondo piuttosto fitto di staterelli, ciascuno con la sua storia e adatto ad un diverso stile di gioco, tutti affacciati su un “mare interno” che, con le dovute modifiche, potrebbe diventare molto mediterraneo.

Non mancano un paio di eccellenti stampelle per mettere in piedi una squadra di personaggi coerenti in breve temo, e dal punto di vista grafico non si può che restare sorpresi.

Ora serve solo una buona alternativa al legnosissimo D20…