strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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400.000 parole

Facevo due conti, l’altra sera, e così è venuto fuori che da Agosto 2016 a Gennaio 2017 ho scritto quasi 400.000 parole.
Questo contando storie proposte a riviste, ebook, traduzioni, articoli scritti per conto terzi, e i post su strategie e su Karavansara.

In base alla vecchi classificazione di Dean Wesley Smith, 400.000 parole in sei mesi farebbe 800.000 parole all’anno, e quindi saremmo ancora ben al di sotto di Pulp Speed One (che ne richiede un milione all’anno – 83.000 al mese, meno di 3000 al giorno). In altre parole (ah!), niente per cui scrivere (doppio ah!) a casa.

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Ma per me sono state tante.
E ora, con febbraio, mi preparo a accelerare.

Perché qui viene la cosa sulla quale pensare – se tutte quelle 400.000 parole fossero state pagate la tariffa standard professionale di 6 cent a parola, io avrei incassato 24.000 euro in sei mesi. Pagateci anche le tasse, e non sarebbe davvero male.
Niente affatto male. Continua a leggere


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Gnomi, Bestie e Gargoyle

selection_530Gli gnomi di Bezos sono rapidi e silenziosi, e Il Fabbricante di Gargoyle non solo è già disponibile, ma ha anche già incassato una recensione a cinque stelle.
Grazie!
In questo momento, sia la Bestia che i Gargoyle si stanno sistemando nella fascia alta della classifica Dark Fantasy1.

Il popolo piange perché non ha Clark Ashton Smith?
Noi diamo Clark Ashton Smith al popolo.
Hasta l’Averogna!

(o qualcosa del genere)

Ci si vede fra una decina di giorni per un altro titolo, mentre il popolo mi chiede, altrove, notizie di Robert Chambers – perché non tradurre qualcosa che non sia il solito Re in Giallo?
Ci si può pensare – se solo avessi un sacco di tempo e meno conti da pagare…

 


  1. separati sulla verticale dal penny dreadful di Mala Spina e dalle sue 24 recensioni – complimenti. 


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La Signora, o la Tigre?

Piccolo annuncio inaspettato – sta per uscire un nuovo ebook.
In questo momento Amazon sta validando il file, che sarà online nelle prossime ore (non temete, ve lo segnalerò, abbondantemente).
La novità è che non si tratta di una mia storia, ma di una mia traduzione.
Da qualche tempo – chi segue il blog lo ricorderà – mi gingillavo con l’idea di pubblicare un po’ di storie tradotte, fuori copyright e – a mio parere – indispensabili sullo scaffale dell’appassionato di fantastico comme il faut.

E allora perché non provarci?
Il volumetto che Amazon sta validando contiene due storie scritte nel 19° secolo da Frank R. Stockton, e che si intitolano La Signora o la Tigre? e Colui che Scoraggia l’Esitazione.
Sono molto legato a queste due storie.

Ed è la quarta volta che traduco The Lady or the Tiger.
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La professione del traduttore

Questa è una storia vera – solo i nomi sono stati cambiati (o eliminati del tutto) per proteggere gli innocenti.

In questo post parleremo di lavoro, di numeri, e di soldi.
Non necessariamente in quest’ordine.
Questo è un pork chop express.

San Girolamo, patrono dei traduttori

San Girolamo, patrono dei traduttori

Mi contatta un piccolo editore per una proposta di traduzione.
Se sono interessato a tradurre un romanzo per loro, potrei dare la mia disponibilità e poi fare un piccolo saggio di traduzione, una dozzina di pagine, per vedere se sono in gamba davvero.

Ora, già la questione del saggio mi lascia un po’ così, ma è vero – viviamo nel paese del millantato credito, quindi può anche starci.
E poi, non son più i tempi in cui un editore, con venti provini di dodici pagine ciascuno, si faceva tradurre gratis un romanzo da venti traduttori diversi.
Non succede più, certamente.

Resta il problema – sono disponibile alla traduzione?
Coi tempi che corrono, che diamine, è un lavoro, certo che sono disponibile.
Però, beh, vorrei sapere che romanzo è, quanto è lungo, e se ci sia una scadenza per la consegna del lavoro…
Ok, io mi impegno, ma poi, cosa dovrò tradurre?
Un romanzello avventuroso che si traduce da sé in due settimane, o un bel romanzone sperimentale che mi inchioda alla tastiera per otto settimane?
50.000 parole, o 500.000?
Non tutti i lavori di traduzione sono uguali. Continua a leggere


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Progetti improbabili e Burroughsiani

188La terra dimenticata dal tempo – vale a dire The Land that Time Forgot, del 1918, ed i suoi due sequel, People that Time Forgot e Out of Time’s Abyss – è uno dei lavori migliori di Edgar Rice Burroughs.
Si tratta di un’opera compatta, ben scritta, costruita a partire da alcune idee forti e con delle belle invenzioni fantascientifiche.
L’edizione definitiva della Bison Books è un volume molto piacevole, e naturalmente dai primi due volumi vennero tratte due pellicole con Doug McClure – la prima sceneggiata nientemeno che da Michael Moorcock e James Cawthorn.

La trama è ingannevolmente semplice.f-220
Nel 1916, i passeggeri di un piroscafo americano silurato da un sottomarino tedesco vengono tratti in salto dall’equipaggio dell’U-Boot e successivamente, alla deriva in seguito ad un’avaria, si ritrovano sulla perduta isola di Caprona, prototipo di tutte le isole perdute dalle quali, negli anni a venire, arriveranno personaggi come King Kong e Godzilla.
Su Caprona, i nostri eroi incontreranno faune preistoriche e una strana popolazione grossomodo umana.

Da cui, avventure e capitomboli a non finire.
Però bene – in maniera soddisfacente.
The Land That Time Forgot contiene gli elementi migliori di quella che resta ancora oggi la buona fantascienza avventurosa di Burroughs.

ota0acv3Ora, i tre titoli che compongono la serie – di fatto un unico romanzo in tre parti – sono di dominio pubblico, e si possono reperire tramite il solito Progetto Gutenberg.
In italia solo il primo venne tradotto, da Giunti-Marzocco, nel 1976.
E poi basta.

Destino ancora più strano quello di The Mucker, storia avventurosa e fracassona scritta da Burroughs nel 1914, ancora una volta con belle donne in pericolo, eroe muscolare, isole perdute e una popolazione di samurai selvaggi cannibali.
Sì samurai selvaggi cannibali.
The Mucker (più o meno “Il teppista”) è pochissimo conosciuto anche nel mondo anglofono, ed al contempo gode di una notevole reputazione fra appassionati e critici – come uno dei lavori tecnicamente e narrativamente migliori del Burroughs degli esordi.themucker
C’è  anche un sequel Return of the Mucker (anche noto come Man with a Soul).
The Mucker non ha mai raggiunto i nostri lidi, che io sappia – e resta quindi sconosciuto ai lettori italiani.

Ora, partiamo per la tangente.
Si chiacchierava, ieri, con alcuni amici, di libri che non vengono tradotti – si diceva come sarebbe più semplice se ce li traducessimo noi in cantina.
Ed in effetti, perché no?
Ho già tradotto Burroughs in passato – diciamo che con un po’ di impegno e senza sottrarre tempo ad altri progetti, potrei tradurre ciascuno dei volumi in un mese.
Tre mesi per Caprona, due per The Mucker.
Con un pochino più d’impegno potrei anche metterci una bella postafazione polposa sulla paleontologia, sulla scienza e pseudoscienza del primo romanzo, o qualche annotazione orientalistica sulla prima avventura del Teppista.

A questo punto, non sarebbe divertente provare a mettere il tutto online, magari appoggiandosi al solito Amazon e al Kindle store, per una cifra di… diciamo meno di due euro a copia?

Mi domando se avrebbe un successo tale da garantire un giusto guadagno – nulla di stravagante, diciamo pagare le bollette, un mese sull’altro.
Si riuscirebbero a fare… mah, qualche centinaio di copie?

Certo, ci sarebbe chi osserverebbe che, trattandosi di una attività che in fondo mi diverte – tradurre qualcosa che mi piace, e mi piace molto – e che lo faccio per passione, sarei davvero una personcina esecrabile, a cercare di cavarne qualche euro.
È già capitato.
Però quasi quasi sarei tentato di provarci…

Voi che ne dite?


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Comic sans, Google Translate e altri crimini

Ok, è andata così.

Nei primi giorni del mese ho ricevuto una mail dal servizio assistenza del mio fornitore web, che mi informava di un problema con la sicurezza del mio account, e mi invitava a inviare tutta una serie di dettagli al fine di rimettere le cose a posto.

icona-google-translate_tUna mail davvero convincente, con un indirizzo di origine credibilissimo e tutto quanto.
Peccato che fosse scritta nell’italiano di Google Translate, con una bella scelta di svarioni e sciocchezze – incluso un increscioso “secernere” al posto di “segreto”, frutto di una farlocca traduzione di “secret”.
Insomma, era una truffa telmatica – un tentativo di phishing.

Ora, di mail del genere ne arrivano dieci al giorno, senza contare quelle filtrate dal filtro antispam.
Ma questa era buona, davvero buona.
Peccato per gli svarioni…

E allora gli ho risposto.
Gli ho scritto e gli ho detto che il loro tentativo di truffa era davvero fantastico, ma affidarsi a un traduttore automatico è veramente una sciocchezza.
E visto che io faccio il traduttore freelance, perché non contattarmi per una traduzione.
Un prezzo lo si concorda.

Beh, son passati dieci giorni, e mi hanno risposto.
Offrendomi un lavoro come traduttore.
Già.
Ma non come credete voi.
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Crisi d’identità

Non adorate anche voi quei giochini online che vi regalano un badge da mettere sul vostro blog?

Ieri sera sono ripassato sul sito che analizza la vostra scrittura e vi dice a quale scrittore assomigliate.
E considerando che avevo a portata di mano il backup di tutta la mia narrativa, perché sto montando la collezione di storie della quale si era parlato in passato …
E considerando che là dentro ci sono anche i file delle mie storie pubblicate in inglese o comunque tradotte (dal sottoscritto) a scopo di pubblicazione estera…
Perché no?

Però a modo mio.  Continua a leggere


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Non tradurre, dopotutto

Quando si dice la sfortuna.
O l’eccessiva onestà.

Qualche settimna addietro avevo annunciato al mondo – beh, ok… – il ritrovamento di una allegra e scollacciata guida alla Parigi dell’Oriente.
E mi ero domandato se fosse il caso di tradurre o meno quel testo scandaloso.

Pare che il destino abbia deciso per me – una casa editrice di Hong Kong, in collaborazione con due dotte università americane, ha appena ridato alle stampe il volume maledetto, aggiungendovi un bel po’ di metatesto ed una sontuosa rilegatura rigida, e quel che è più importante, rinnovando il copyright sul materiale.

Ed estendendolo – per cui non solo non posso riutilizzare il materiale così com’è ma – faccenda che mi avvilisce un tantinello, visto che arriva da due università – neppure per preparare materiale derivato.
L’idea di una traduzione annotata, anche parziale, va a carte quarantotto.

Ora sto verificando se la clausola sul fair use mi lasci un minimo di margine – per remixare, diciamo così, il lavoro che avevo in mente di fare, trattando il volumetto dannato non come base per traduzione, ma come risorsa per la ricerca.
Ma la faccenda è nebulosa, ed il mio progetto originario è sospeso a tempo indeterminato.

Ci inventeremo qualcos’altro.

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