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Non leader ma adoratori

Sto leggendo – per dovere professionale e per interesse nell’argomento – il nuovo paperback di Seth Godin, intitolato Tribes.
Avevo postato una decina di giorni or sono un video su una presentazione al TED fatta da Godin sull’argomento.
A parte la simpatia per il personaggio come comunicatore, l’idea delle reti di interessi condivisi suona un vecchio campanello nel mio cervellino rettiliano, e quindi, perché no… di fatto si tratta di un regalo per mio fratello, ma prima di rifilarglielo, me lo leggo.
E parte il pork chop express, perché a frustrazione monta.

Non per il testo in quanto tale – Godin come al solito scopre l’acqua calda, ma la scopre benissimo, ed ha un sacco di esempi e di idee utili; il libro non è tanto diretto a persone come il sottoscritto, che bene o male l’idea dell’innovazione l’hanno ormai metabolizzata, quanto ai dubbiosi, come strumenti per convincere gli scettici.
E anche qui, ok, niente da dire.
Solo che poi uno guarda fuori dalla finestra e ciò che vede non è non dico la Silicon Valley, ma neanche il più depresso angolino della valle dello Shenandoah.
Non è la Cina o l’India affamata e rampante.
Non è una stupida isola del pacifico meridionale ossessionata dall’aumento del livello del mare.
Non è l’Antartide.
È l’Italia, maledizione, e qui tutti i bei ragionamenti di Seth Godin colano tristemente a picco.

Ma cosa propone, di fatto, Seth Godin?

Yelling with gusto used to be the best way to advertise your wares.
There was plenty of media and if you had plenty of money, you were set.
Today, of course, yelling doesn’t work so well.
What works is leading. Leading a (relatively) small group of people.
Taking them somewhere they’d like to go. Connecting them to one another.

https://i0.wp.com/www.omahapubliclibrary.org/transmiss/rinehart/tmi00911.jpegL’idea è che esistano gruppi di interesse (chiamiamoli tribù) che possono trarre vantaggio dalla presenza di un leader che fornisca loro la spinta e la motivazione necessaria per contare qualcosa.
A differenza del management, la leadership postulata da Godin proviene dal basso, ed è un fenomeno distribuito – non un solo pastore a condurre un gregge, ma più figure autorevoli, attorno alle quali la tribù possa organizzarsi.
Lo sviluppo di questo modello beneficerebbe sia gli individui che il mercato – sia i partecipanti alla tribù che i loro interlocutori istituzionali.
Fate un giro sul blog di Godin per trovare un po’ di esempi.

Il problema, purtroppo, è che nei nostri boschi la struttura continua a preferire gli adoratori ai leader.
E con leader non intendo dittatore o sovrano assoluto, ma semplicemente “persona che funge da guida”.
Una comunità attiva e vocale, fortemente motivata e raccolta attorno a personaggi autorevoli, non viene percepita come una opportunità per dialogare con la comunità, per apprendere e migliorare l’offerta istituzionale, ma come un fattore di rischio.

Che si parli di organizzazioni spontanee di studenti, insegnanti o ricercatori…
Di comunità di lettori, o di appassionati di sport…
Di problemi ambientali o di cucina etnica…

L’interlocutore della tribù – che sia scuola, editore, ente sportivo, amministrazione locale o produttore di cibi in scatola – non cerca il confronto.
Vuole degli adoratori.
Finché la comunità ferve e frizza per commenti positivi sull’interlocutore, allora ok.
Ma al primo commento anche solo vagamente negativo, anche solo semplicemente critico…
Un’opportunità per scoprire dove abbiamo sbagliato e migliorare?
Vorrete scherzare.
Un danno clamoroso di immagine, piuttosto.
E tutte le persone coinvolte finiscono sul libro nero.

Ecco, il nostro paese è ancora governato dai libri neri – la critica non è ammessa, solo l’adorazione è ammissibile.
La resistenza è futile.

Ma ora, come lo vado a spiegare a Seth Godin?

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4 commenti

Lezione magistrale

Questo è un dannato pork chop express se mai ce ne è stato uno.
Solo che non me ne occupo io.

Lo so, dura diciassette minuti.
E magari a voi Seth Godin non è neanche simpatico.

Ma questa deve essere sentita.
E vista.
E meditata a lungo.

Ancora una volta, i commenti li lasciamo nella sezione comenti.

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