strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Un topo con la lingua blu

Si era detto un topo con la lingua blu.
Che poi non sarebbe proprio un topo, trattandosi di un “vole”, in inglese, ovvero una arvicola.
Ma sulla copertina del libro, vedete, c’era un topo con la lingua blu, e una magnum puntata alla testa.
E io, lo ammetto, sono uno che a volte i libri li compra per la copertina.
Resta a mio parere un buon modo per scoprire autori nuovi e interessanti, fatemi causa.

Native Tongue è stato il primo romanzo di Carl Hiaasen che io abbia letto.
Acquisto d’impulso, per via della copertina, da Murder One, a Londra.
In quella stessa occasione, ne sono assolutamente certo, acquistai anche The Monkey’s Raincoat e Stalking the Angel, di Robert Crais.
E se Crais mi impressionò molto di più, con la sua miscela di umorismo, hard boiled chandleriano e filosofia zen, per cui negli anni successivi continuai a leggerlo con regolarità, Hiaasen riuscì a farmi ridere in modo sgangherato (cosa estremamente imbarazzante, in metropolitana), dimostrando che era possibile scrivere una storia apparentemente assurda alla Douglas Adams, e che tuttavia non era assurda affatto, riuscendo a mantenere un buon intrigo poliziesco e al contempo a fare della critica sociale e della satira tagliente.
Non una lettura regolare, ma un autore che occasionalmente, specie d’estate, mi piace tornare a frequentare. Continua a leggere

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Gli zombie non ridono

38847_449931638486_519408486_6124543_919371_n-700x525Questo è una specie di post del piano bar del fantastico.
Mi è stata chiesta una versione in italiano del mio ultimo post su Karavansara.
E io mi sono detto – perchè no?

Tutto parte da una recensione letta un paio di giorni addietro.
Recensione che mi ha confermato che era stata una buona idea evitare il libro recensito, ma che conteneva anche una affermazione che mi ha abbastanza infastidito.
L’affermazione era la seguente

è inverosimile che durante un’ipotetica epidemia di zombie la gente abbia voglia di scherzare

Inverosimile?
Davvero?
Mi permetto di dissentire. Continua a leggere


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La Storia del Lupo

Si discuteva di editoria e pubblicazioni, ieri, con alcuni amici.
Autoproduzione, case editrici.
C’è stato un certo baccano, nelle settimane passate, per alcune affermazioni discutibili apparse qua e là.
Se non pubblichi con una major sei uno sfigato, cose del genere.
Credo dovremo abituarci.

Contemporaneamente, si parlava anche di persone che credono di scrivere storie umoristiche, e invece non ci riescono.
Come diceva quel tale, morire è facile, è la comicità, che è difficile.

Comunque, fra una cosa e l’altra, a me è venuta voglia di riprendere in mano una vecchia storia, pubblicata a suo tempo su LN, darle una ripulita, e poi offrirla ai surfisti.
Così, tanto per movimentare un po’ le acque.
una storia scritta per ridere, che spero faccia lo stesso effetto a chi la legge che ha fatto a me che l’ho scritta.

Si tratta di un racconto breve, di una ventina di pagine.

Lo potete scaricare in formato pdf direttamente da qui.
Oppure potete scaricare il formato epub da UbuntuOne.

Il feedback, come sempre, è gradito.
Il racconto è gratuito, ma non saremo certo noi ad offenderci se qualcuno deciderà di usare il tasto per le donazioni, o la wishlist.
Ma è assolutamente facoltativo, badate!

E buona lettura!


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Le fantasie degli altri

Strategie evolutive si spegne per una settimana circa, mentre il barista/pianista/gestore del locale si sposta ad Urbino per doveri di dottorato.
Non piangete, cari lettori – non sarà poi così lungo.

E dovendo sospendere i lavori per qualche giorno, mi pare il caso di lasciare il pubblico con un bel pork chop express.
Una riflessione che è venuta fuori ieri al Salone del Fumetto, durante la presentazione dell’antologia Alia (sì, ok, dopo quel certo incontro), e che a detta di alcune persone dell’opinione delle quali mi fido, merierebbe di essere ampliata.

Ed allora comincio qui, metto giù un paio di note, e vi lascio per una settimana a pensarci e a discuterne fra voi, se avete voglia – chiedendo in anticipo scusa se qualcuno dovesse restare fuori dai commenti data la mia impossibilità di approvare i post.

La mia osservazione, quindi – uno strumento eccellente (non l’unico, forse non il migliore, ma eccellente) per conoscere davvero una cultura diversa dalla nostra, consiste nel leggere la loro narrativa popolare.
I polizieschi.
La fantascienza.
L’orrore.
I romanzi rosa.
Non i classiconi, non le pietre miliari – importantissimi, eh, quei libri, ma non subito, non a digiuno.

Ricordo che quando Alia muoveva i primissimi passi (tempi eroici in cui i dinosauri dominavano la terra), molti lettori “forti”, vicini al progetto ed interessati, si dissero incapaci di avvicinarsi con serenità ai testi giapponesi, mancando di “punti di riferimento culturali”.
Ricordo anche che trovai la cosa ridicola.
Queste persone non avevano intenzione di leggere fantascienza e fantasy… per paura che fossero troppo diversi?
Diversi da cosa?
È da sempre che il fantastico e l’immaginario ci parlano della realtà descrivendo qualcosa di completamente diverso!

Il genere innesta dei filtri, vedete.
Il poliziesco ha una sua struttura, delle sue regole, mi fornisce dei punti di riferimento.
L’orrore fa leva su elementi comuni e li cucina in salsa locale.
La fantascienza ed il fantastico in genere prevedono una certa diversità, un certo esotismo, e smorzano perciò lo chock di confrontarsi con qualcosa di completamente diverso.
Il romanzo rosa… beh, immagino ci dica un sacco di cose sulle convenzioni sociali, in termini molto molto semplici.
(ammissione di un lettore onnivoro – ho letto un solo rosa nella mia vita, per studiarne la struttura, e mi sono annoiato a morte. Meglio, infinitamente meglio l’erotismo, quando è scritto bene, che lì almeno ci si diverte…)

In confronto a questi semplici generi, la letteratura davvero difficile rischia di lasciarci disorientati.
L’umorismo, ad esempio.
Ecco – io ho capito che sotto c’era la fregatura quando, dopo anni che me la menavano con “l’umorismo demenziale” di Rumiko Takahashi, ho letto Frederik Schodt e ho scoperto che non era assolutamente demenziale – semplicemente ci eravamo persi i riferimenti culturali.
E, già che ci siamo, sì, è per questo che io i mangamaniaci li tengo a distanza di braccio.
Perché bluffano – e spesso ignorano altezzosamente il contesto culturale.
“È assurdo perché deve essere così!”
Certo, come no…

Poi, ok, bisognerebbe leggere in originale, bla bla bla.
Facciamo ciò che possiamo.
Però anche una buona (e sottolineo buona) traduzione va più che bene.

Bisogna leggere i romanzi d’avventura – per avere un’idea di cosa sia che risveglia il desiderio di fuga di quella gente.
I romanzi per ragazzi, per sapere cosa sognino gli adolescenti – e cosa pretenda daloro la società.
È l’immaginazione che ci apre le porte ad altri modi di vedere e mediare la realtà.
Sono le fantasie defgli altri, che ci aiutano a capirli.

Unico problema – per leggere e capire, ed usare, il genere degli altri, dobbiamo conoscere bene il nostro.
Specie i generi dalla codifica più plastica – il fantasy, la fantascienza.
Perché i generi si contaminano, si intrecciano, si scambiano elementi.
Sono linguaggi.

Forse l’unico mezzo altrettanto efficace per avvicinare una cultura diversa dalla nostra è la musica popolare.
Occhio – non il folk, e non il pop di MTV.
La musica che ascolta le gente.

E così ho una scusa per lasciarvi mettendoci anche un video…


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Un uomo molto malato

Il suono che sentite in sottofondo sono io che sghignazzo.
Non riesco a trattenermi.

lambL’amico postino, sepre provvido di sorprese nei mei momenti più cupi, ha appena depositato sul mio zerbino un pacco contenente due libri di Christopher Moore.
Ho cominciato a sghignazzare guardando le copertine.
Poi, rendendomi conto che non avrei potuto comunque leggerli entrambi contemporaneamente (non in questoperiodo di superlavoro, per lo meno), ho avuto qualche minuto di sobria riflessione, con sghignazzi sporadici.

Da quale cominciare?

Lamb, sottotitolato Il Vangelo secondo Biff, l’amico d’infanzia di Cristo, promette avventura, viaggi straordinari, magia, kung fu, demoni, cadaveri rianimati e l’assoluta verità su una storia che da oltre duemila anni causa un’infinità di controversie
Oltre ad essere in generale un biglietto di sola andata per la scomunica, la dannazione eterna e le fiamme infernali sotto forma di 500 pagine solide di ottima narrativa.

Fluke, sottotitolato Io So Perché la Balenottera Alata Canta, ha d’altra parte il fascino di essere una storia ambientata “nel mio giro” – quello della ricerca ambientale, dell’oceanografia…
Oltre ad essere una esecuzione sommaria, una pallottola da quattrocento pagine alla nuca del pallosissimo (ma competentemente assemblato) Il Quinto Giorno di Schatzing.

Quale scegliere?

chris mooreIntanto, come si sarà capito, Christopher Moore è – nella esatta definizione data da Carl Hiaasen – un uomo molto malato, ma nel senso migliore del termine (anche Hiaasen, comunque…).
Moore è anche un autore di letteratura fantastica e umoristica, assolutamente geniale.
Tranquillamente alla pari col molto più popolare Terry Practchett, anch’egli un fantasista umoristico “colpevole di letteratura”.
Forse la satira di Moore è più diretta, più definitiva, il suo gusto più portato all’assurdo.
Ma fatevi un giro sul suo sito.
Date un’occhiata alla sua BBS – sì, ha una BBS, non un blog.

E sia, intanto, cominciamo con Lamb.
Cosa sono, dopotutto, la scomunica, la dannazione eterna e le fiamme dell’ inferno?
Specie considerando che ho già letto Practical Demonkeeping, di Chris Moore… che è anche il suo unico libro pubblicato in italiano.