strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Positivisti, grazie a Dio!

Questa notte mi prendo un’ora per buttare giù di getto un paio di idee che mi frullano in testa da prima di cena – una specie di irritazione che devo in qualche maniera grattare, per darle uno sfogo.
Ed essendo uno che scrive (non necesariamente bene, ma scrive), lo faccio qui, ora, per iscritto, approfittando del fatto che questo post andrà online il sabato prima di Pasqua e quindi non credo lo leggeranno in molti.

È agli atti il fatto che io non scrivo “per me stesso”, ma questo è un caso particolare.
Devo scrivere ciò che segue, e devo scriverlo prima di tutto e soprattutto per me stesso.

Il fattore scatenante – in un blog qui vicino mi sono dovuto sciroppare per l’ennesima volta il solito ragionamento, la solita storia per cui

gli scienziati scrittori sono spesso positivisti… and god save us from that!

Io sono uno scienziato.
Lo sono per preparazione, storia personale, cultura e pratica quotidiana.
Sono – per hobby, ma anche per lavoro – una persona che scrive.
E temo di essere un positivista – per lo meno in linea generale (non scendiamo troppo a fondo nella discussione filosofica).
L’atteggiamento che sottende quella frase mi urta, mi irrita e mi offende profondamente.
È uno dei pochi atteggiamenti che hanno il potere non solo di farmi infuriare, ma anche e soprattutto di suscitare in me una reazione violenta.

Ma la violenza è futile.
Vediamo allora di mettere la cosa in prospettiva. Continua a leggere


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Il mio dio è diverso

Il discorso delirante di Roberto De Mattei su cause ed effetti della catastrofe giapponese ha scatenato reazioni piuttosto univoche fra i frequentatori di strategie evolutive e – più in generale – fra la popolazione là fuori.

Alcuni, sopraffatti dal carico inammissibile di fregnacce esposte dal vicedirettore del CNR, hanno ammesso di aver interrotto anzitempo l’ascolto del file incriminato.
Posso capirli, ma mi tranquillizza il fatto che questo pork chop express sia imperniato sul primo minuto di delirio di De Mattei.
Perché è quello, che mi ha maggiormente colpito.
È quello che ancora adesso mi lascia assolutamente senza parole.

Beh, ok, no… senza parole no.

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