strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La Ballata di Tam Lin

995261238537022Diciamo che siete produttori cinematografici.
Diciamo che è il 1972.
Nel 1970, avete acquistato la pellicola di un giovane attore e regista, la sua opera prima, con per protagonista una delle attrici più famose di Hollywood.
Il ragazzo ha consegnato la pellicola, ma da due anni voi state cercando di decidere cosa farvene: non solo è francamente incomprensibile, ma ha un titolo che pare il nome di un ristorante cinese.
Tam Lin.
E cosa diavolo sarebbe, un Tam Lin?

Diciamo che siete produttori cinematografici, è il 1972 e avete un grosso problema…

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Un file dagli archivi: Ombre Elettriche

ombre eletriche finalC’è un nuovo, vecchio racconto disponibile su Amazon.
Si intitola Ombre Elettriche, viaggia al vertiginoso prezzo di 99 cent, e francamente non saprei come classificarlo.
Ci sono i fantasmi – i fantasmi affamati del folklore cinese.
C’è la politica, c’è una atmosfera più o meno noir.
C’è una misteriosa organizzazione.
L’ambientazione è contemporanea.
È horror? È fantasy? È qualcosa di diverso?
Diciamo che potrebbe esere un urban fantasy, o un fantasy contemporaneo.
O qualcosa del genere.
Narrativa d’immaginazione, insomma.

“Ombre Elettriche” non è una stroria nuova – ha più di dieci anni – e mi venne suggerito da una di quelle strane coincidenze che capitano a volte.
Nel 2003 mi ritrovai a leggere, contemporaneamente, due libri che credevo ben distinti e diversi, e che invece si rivelarono le due facce della stessa medaglia. Continua a leggere


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Titillami*

Titolo orribile, vero?
Beh, ok.
Quasi esattamente un anno fa – il 20 novembre 2011 – postai su questo blog un pezzo sui miei personali problemi con lo scrivere narrativa erotica a comando.
Nonostante lo stimolo di un bell’assegno croccante.
Se ve lo siete persi, potete buttarci un occhio.
Io aspetto.
Non ho fretta.

Wickedly Sexy? Moi?

Fatto?
Bene.
Un anno dopo, la storia è stata scritta (direttamente in inglese), è stata editata sommariamente in una prima stesura “pre-definitiva”, è stata fatta girare, ed ora è tornata alla base, dopo essere passata per le mani di un discreto numero di lettori e lettrici, incassando commenti decisamente lusinghieri, ed un verdetto di bocciatura per ciò che riguarda l’ipotetica vendita.
Oh, non posso davvero lamentarmi, badate!
La mia storia è hot, mi dicono, è fun, è wickedly sexy (questo me lo faccio mettere sui biglietti da visita), ma non soddisfa i parametri dell’editore.
Nel senso che c’è un sacco di sesso (io credo addirittura un po’ troppo), ma quanto a violenza ancora non ci siamo, e io credo non ci saremo mai.
Il che alla fine per un certo verso mi rassicura, perché, come dicevo in quel post un anno addietro,

l’accoppiata sesso e violenza, nel senso di sesso violento, non mi attira granché.
Anzi, non mi attira per niente.

Ma in quel post parlavo anche e soprattutto del mio interesse per l’offerta ricevuta, in termini di opportunità di apprendimento.
Perciò, vediamo… cosa ho imparato?

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Elfi in motocicletta e altro urban fantasy

Questa sera il piano bar del fantastico suona l’urban fantasy.
Non è difficile – settiamo la tastiera elettronica per emulare un clavicembalo, e suoniamo in scala pentatonica.
Nel bene e nel male.

Cominciamo con le note dolenti.
Quando ho scoperto la sua esistenza come genere/sottogenere, l’urban fantasy era una cosa diversa, da quella che trovate oggi sugli scaffali.
Non c’erano ragazze armate di katana, elfi infoiati, licantropi a torso nudo e stregoni che facevano i detective.
Era una cosa molto meno codificata.
E non aveva un briciolo di classe.
Erano gli anni ’80.
Le copertine le faceva Larry Elmore.
E si trattava sostanzialmente di elfi che facevano i bikers.
La serie SERRAted Edge, creata da Mercedes Lackey e sviluppata per Baen Books da un buon numero di esordienti (all’epoca), era frequentemente recensita su Dragon Magazine: paesaggi suburbani, gang, un pizzico di azione hard-boiled, elfi, stregonerie.
Era il cyberpunk del fantasy. Continua a leggere


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Alla corte dei Draghi d’Oriente

Le domande fondamentali, nell’affrontare Dragon Kings of the Orient, di Percival Constantine, per quel che mi riguarda sono due.

. Prima domanda – è possibile leggere questo breve romanzo senza aver prima letto il primo volume della serie, The Myth Hunter?
. Seconda domanda – riuscirà ad essere meglio di The Myth Hunter?

Ricapitoliamo i dettagli.
Elisa Hill è una Myth Hunter, ed alterna ad una seria carriera accademica, un interesse particolarmente adrenalinico e muscolare per l’investigazione dell’insolito.
Il mondo che Constantine ci offre è una curiosa miscela di pulp (nei toni) e urban fantasy (nei moduli) – non solo gli antichi miti sono fondati su una base di realtà, ma elementi mitici si annidano attorno a noi.
Non solo un clone di Tomb Raider, quindi, ma un autentico mondo alternativo, nel quale il magico vive nascosto accanto al quotidiano.
La miscela è particolarmente riuscita.
Personalmente, trovo spesso noiosissimi gli urban fantasy a base di licantrope tatuate che combattono il male e stregoni che fanno gli investigatori privati.
Il taglio vagamente hard-boiled di certi titoli, spesso in mano ad autori che nonhanno una grande dimestichezza con quel tipo di struttura, mi rende certi titoli difficili, molto difficili da leggere*.
SApostandosi sull’azione sopra le righe del pulp, Constantine scarta il rischio-noia, e mantenendosi sul formato del romanzo breve, concentra tutto il proprio bang! in uno spazio contenuto.
L’effetto è notevole.

Nel primo volume della serie, Elisa ha investigato l’antico mistero di Lemuria, giungendo a conclusioni sorprendenti.
Gli eventi della prima storia si collegano all’azione nel secondo volume, fin dalle prime scene (Constantine ci offre una classica sequenza pre-titoli stile James Bond), ma passano in secondo piano quando l’antico Re Scimmia del folklore cinese si manifesta ad Hong Kong, ben deciso a regolare i conti con i draghi che lo hanno imprigionato per millenni nel corpo di un macaco.
Chi ha letto il primo titolo della serie riconoscerà gli elementi che l’autore sparge qua e là, e sarà certamente soddisfatto dallo sviluppo generale.
Chi si fosse perso The Myth Hunter, arriverà alla fine esilarato, e probabilmente correrà ad acquistare il primo volume.

Come nel primo romanzo, Constantine ha fatto i compiti, e pur senza affliggerci con lunghi spiegoni, ci fornisce una solida base “realistica” per il mito di Sun Wukong, giocando al contempo con il suo trickster trascinato nel ventunesimo secolo.
Intanto, l’autore ha preso piena confidenza con i suoi protagonisti, e l’azione si dipana a piena velocità, senza strappi e senza esitazioni.
Per cui sì, forse Dragon Kings è di una tacca superiore a Myth Hunter.
Attendiamo con non poca impazienza il prossimo volume della serie.

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* Sì, potrei fare una mia top five dell’urban fantasy.
Ma non vi piacerebbe.


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Spettri pulp

Cominciamo col dire che Simon R. Green mi è simpatico.
Mi è simpatico da quando scoprii la storia del suo esordio letterario – otto anni passati a scrivere e ingoiare rifiuti, e poi sette romanzi venduti in un sol colpo, fra i quali uno dei fantasy più divertenti che mi sia mai capitato di leggere.

Ora Green è considerato un solido mediano della narrativa d’immaginazione.
Armato di una tecnica solida anche se non sottilissima e di una notevole dose di sfrontatezza, Green sforna cicli e romanzi in serie, e se la sua produzione può contare su solo una manciata di titoli veramnente di alto livello, il resto entra abbastanza facilmente nella categoria dei best seller.
Green è un autore pulp – con un certo gusto per l’ironia e per i dettagli grossolani, con una certa inventiva selvatica.
ha una grande disciplina, che gli permette di mantenere ritmi di pubblicazione spaventosi.
Il suo catalogo include la space opera “alla Guerre Stelalri” (il ciclo di Deathstalker), il poliziesco fantasy (la serie di Hawk & Fisher), lo spionaggio esoterico (il ciclo della Secret History), l’orrore urbano (le storie del Nightside)…
Tutti hanno venduto a carrettate.
E non abbiamo menzionato i suoi lavori migliori. Continua a leggere