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In viaggio nel tempo – una specie di Top Five

Ferragosto, un post anomalo che interrompe la nostra serie di post sul rosa.
Quasi un post del piano bar del fantastico, anche se la richiesta non è stata esplicita.
Anzi, proprio non c’è stata.
La colpa è della mia amica LaClarina, che nel suo post di ieri solleva l’interessante questione – avendone la possibilità, meglio visitare il passato con una macchina del tempo, o i mondi immaginari della letteratura?

Ora, per quanto io apprezzi ed idolatri Il Castello d’Acciaio, di Sprague de Camp & Fletcher Pratt, in fondo i mondi della letteratura io li ho già visitati leggendo, giusto?
E per quel che riguarda il viaggio nel tempo… io penso al futuro.
Però però…

Tutto questo mi ha portato a pensare ai viaggi nel tempo – ed ai libri, sui viaggi nel tempo.
Il viaggio nel tempo come sottogenere.
Ce n’è abbastanza per compilare una top five?
Di romanzi che io considero fondamentali, che trattano di viaggio nel tempo, e che – mettiamoci un bonus – potrebbero piacere ad una persona che non frequenta e forse non ama la fantascienza… chessò, per qualche strano trauma giovanile?

Vediamo…

5266123104_ac2f9db4c0The Big Time (Il Grande Tempo) – di Fritz Leiber
L’opera centrale del ciclo della Guerra del Cambio è un romanzo breve.
Attraverso i secoli, le due fazioni note come i Ragni e i Serpenti si combattono cambiando la storia. Per i soldati di questa guerra, esistono “locali notturni” popolati di personaggi strappati al proprio tempo, il cui scopo è aiutare i reduci a distrarsi.
Un giocatore della Louisiana, un commediografo elisabettiano, due “ballerine”, dei soldati, una sacerdotessa minoica che parla in rima, dei poeti, delle creature aliene (a cominciare dal simil-satiro Sevensee).
Una bomba atomica.
Impianto teatrale che rispetta le unità aristoteliche di azione, luogo e… ehm, tempo, un cast spettacolare, mistero, dialogo superlativo, più idee di quanto autori meno brillanti riuscirebbero a infilare in un romanzo spesso sei volte tanto, e una straordinaria visione “cosmica” del tempo.
Assolutamente indispensabile.

dancers-at-the-end-of-timeDancers at the End of Time (mai tradotto, dannatevi!) – di Michael Moorcock
In un futuro così lontano che l’universo si sta contraendo, la Terra è un paesaggio surreale popolato da creature post-umane dai poteri divini, che passano il tempo inventandosi strani hobbies, studiando la storia passata e collezionando nei propri zoo personali i viaggiatori del tempo.
Perché chiunque viaggi nel tempo, prima o poi finisce qui, in questa sorta di mar dei sargassi temporale.
L’arrivo della vittoriana Miss Amelia Underwood getta nello scompiglio la società – e in particolare il romantico Jarek Carnelian… quali possono essere gli effetti dell’impatto, su di una società che non conosce inibizioni, di una persona che di inibizioni sa assolutamente tutto?
H.G. Wells fa una comparsata, e l’opera è dedicata a George Meredith.
Forse c’è anche Mick Jagger.
Probabilmente il lavoro di Michael Moorcock che preferisco – comico, intelligentissimo, molto divertente e scritto benissimo, con una capacità pirotecnica di spiazzare il lettore e demolire con eleganza ogni possibile tabù.

the_flight_of_the_horse_fThe Flight of the Horse (in italiano, I Tempi di Svetz) – di Larry Niven.
Io e Larry Niven abbiamo un rapporto strano – è certamente l’autore che mi piace meno che ha scritto più cose che mi piacciono. Niven è al suo meglio quando scrive storie brevi e si vuole divertire – e con Svetz fa esattamente quello.
La teoria: se viaggiare del tempo è scientificamente impossibile, allora se costruisco la macchina del tempo, e funziona, sono in un fantasy.
Proveniente da un futuro in crisi e dominato dal nepotismo, Hanville Svetz, ultima ruota del carro, viene mandato indietro nel tempo per recuperare animali estinti* – come il cavallo; anche se quelli nelle foto non avevano il corno in fronte, probabilmente glielo tagliavano per sicurezza. O la lucertola del Gila, che però chi si sarebbe immaginato che fosse così grossa e sputasse fuoco…
E poi avanti fa spettri, danze macabre, licantropi…
Oltre ai racconti esiste anche un romanzo – Rainbow Mars, in cui vengono cooptati tutti i marziani della letteratura.
Ma per i miei soldi, i racconti originali sono meglio.

p0001440Up the Line (in italiano, Paradosso del Passato) – di Robert Silverberg.
“Cosa succederebbe se tornassi indietro nel passato e uccidessi tuo nonno?”
È probabilmente il paradosso più utilizzato in letteratura quando si parla di viaggi nel tempo. Robert Heinlein ci ha scritto All of You Zombies, che è un classico, e così lo abbiamo anche citato e siamo tutti contenti.
Nel 1969, un Silverberg particolarmente tonico prova a rigirare la frittata – in un futuro in cui il turismo temporale è cosa normale, una laurea in storia o archeologia è un buon modo per diventare guida turistica, e rimorchiare alla grande.
Magari fare anche un po’ di contrabbando.
E poi, è possibile tornare nel passato e sedurre le proprie antenate.
La pena se si viene beccati è la morte, ma c’è chi è disposto a rischiare.
Cattivo, ironico, scollacciato, divertentissimo.
La dimostrazione che anche Robert Silverberg ha un senso dell’umorismo.
Perfido.

in-the-garden-of-idenIl ciclo della Compagnia del Tempo, di Kage Baker (ampiamente tradotto in italiano da Urania)
La Compagnia è una azienda che ha sviluppato – e non divulgato – tutta una serie di tecnologie che hanno permesso ai dirigenti di diventare come divinità.
Gli agenti della compagnia – individui modificati, cyborg, mutanti – sono distribuiti attraverso il tempo ed hanno solo uno scopo: fare in modo che la storia vada nella maniera più conveniente alla Compagnia.
Sempre.
E poi, sì, procurare campioni, mercanzie, informazioni…
Fra gli agenti, emerge in molti romanzi la figura di Mendoza, donna cresciuta nella spagna medievale, trasformata in cyborg e rimessa in gioco in maniere spesso spietate.
Cinico, crudele, intelligentissimo, qua e là steampunk, il ciclo della Compagnia è forse la cosa migliore uscita negli ultimi anni quando si tratta di viaggi nel tempo.
Kage Baker, scomparsa prematuramente, geniale scrittrice, persona squisita, insegnante di inglese elisabettiano, piratessa, mescola tragedia e commedia in dosi generose e racconta delle storie divertentissime.

deCamp-1-600Years in the Making (tarduzioni sparse qua e là, le poesie sono inedite in italiano) – di Lyon Sprague de Camp
Collezione delle storie di viaggio nel tempo di Lyon Sprague de Camp – da ricchi perditempo che vogliono andare a caccia di dinosauri, a filosofi greci alle prese con armi impossibili, ad assicuratori e ingegneri sbalzati altrove nel tempo…
Logica ferrea, gusto per il paradosso, l’ottica spesso disincantata dello storico e il rigore dell’ingegnere, e la mano felice di uno scrittore nel suo momento migliore: non manca un dotto saggio sulle forme verbali utili ai viaggiatori temporali per descrivere eventi nel proprio passato che si trovano in effetti nel futuro dell’interlocutore.
Il volume – edizione NESFA, splendido – include i romanzi The Wheels of If e Lest Darkness Fall.
Oltre, naturalmente, a The Isolinguals.
Harry Turtledove scrive l’introduzione.

anubisgatesThe Anubis Gates (Le Porte di Anubis) – di Tim Powers
Comincia con una escursione attraverso una anomalia temporale – proprio una gita turistica nel passato.
O forse comincia con una maledizione egizia.
O comincia con un misterioso poeta vittoriano.
O con un orrido clown.
In parte dramma dickensiano, in parte avventura avanti e indietro nel tempo, ricco di spunti grotteschi e di situazioni orrifiche, questo rimane probabilmente il romanzo più popolare di Tim Powers, altro autore che merita di essere letto per le qualità letterarie oltre che per le idee.
Non il mio titolo preferito del suo catalogo, ma certamente una perfetta aggiunta per questa specie di top five.

E buon ferragosto.

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* Su un’idea molto simile, Connie Willis ci costruirà, vent’anni dopo, una carriera costellata di premi.
E così abbiamo citato anche lei.


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Il governo cinese vieta i viaggi nel tempo

La notizia è fresca dal New York Times.

In un documento circolato nei giorni passati, il Ministero per la Radio, il Cinema e la Televisione del governo cinese ha stigmatizzato le produzioni che trattano di viaggi nel tempo, definendo tali spettacoli come

privi di pensieri positivi e di significato

E non solo.
Stando al documento in questione, le storie che trattano di viaggi nel tempo

inventano miti con leggerezza, hanno trame mostruose e strane, usano tattiche assurde, ed arrivano a promuovere il feudalesimo, la superstizione, il fatalismo e la reincarnazione.

Già, promuovono la reincarnazione.
Nel senso che voi vi guardate qualche episodio di Doctor Who, per dire, e poi fatalisticamente, decidete di reincarnarvi.
O di volervi reincarnare.
O qualcosa del genere.

Le linee guida del governo cinese – che di fatto proibiscono, anche se non esplicitamente, di trattare i viaggi nel tempo come tema in film e telefilm – sono state divulgate senza una motivazione esplicita.

A detta dei corrispondenti del New York Times, il bersaglio principale delle direttive è probabilmente il più recente successo della Hunan Television, un network regionale che, con la serie “Palazzo”, ha negli ultimi tempi superato in share le reti di stato.

“Palazzo” (Gong) tratta la storia (“malsana”, a detta del governo cinese) di una giovane donna che, attratta da un antico dipinto, si trova proiettata nella Cina della dinastia Qing, dove finisce coinvolta in un triangolo sentimentale a corte.

Malsano all’estremo – anche se a vederlo su youtube (dove la serie è disponibile, in cinese sottotitolato in cinese) non pare poi così orrendo, se vi piacciono i fantasy sentimentali…

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