strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


8 commenti

Avventura vittoriana

Natale in anticipo – post fuori programma.
Il pochissimo tempo libero di questi giorni è stato impegnato nello scartabellare estatico il manuale di Leagues of Adventure, il nuovo gioco di ruolo pubblicato da Triple Ace Games e scritto da Paul “Wiggy” Wade-Williams.
Un piccolo gioiello, che merita tutta la fortuna che spero avrà.

Wade-Williams è un nome leggendario nell’ultima generazione di creatori di giochi – con un output colossale ed un livello qualitativo sempre molto alto, Wiggy ha contribuito ad espandere il sistema di Savage Worlds con innumerevoli avventure e supplementi, ed ha recentemente rivolto la propria attenzione all’altro sistema leggero e veloce per l’avventura e l’azione, l’Ubiquity System che fa da motore a Hollow Earth Expeditions.

KingSolomonsMinesFirstEditionLeagues of Adventure è un gioco di avventura vittoriana.
Ma non, ed è questo che è importante, necessariamente un gioco steampunk.
È piuttosto una impalcatura molto solida e molto flessibile per creare avventure affini a quelle pubblicate a suo tempo da H. Rider-Haggard o da Arthur Conan Doyle.
Da Verne e Wells, da Stevenson e da Kipling.
Scientific romance, avventura esotica.
Avventura vittoriana, nel suo senso più ampio.
Il settaggio fine delle manopole – per determinare il grado di avventura, il grado di realismo, il grado di steampunkaggine – resta saldamente nelle mani del master, che può usare il sistema per tutta una serie di possibili scenari.
E questo, senza diventare troppo generico o annacquato. Continua a leggere


Lascia un commento

La Vendetta è un lavoro a tempo pieno

Passato questo weekend di fuoco le cui fiamme sono, ormai, abbastanza sotto controllo, con un po’ di fortuna comincerà un periodo di maggior tranquillità.
No, non ferie, ma qualcosa di affine ad esse.

Tempo di rifornire gli scaffali, quindi – seguendo il capriccio, la curiosità, i suggerimenti di pochi amici fidati.

Mi capita così fra le mani The Meaning of Night, opera prima di Michael Cox, classe 1948, l’artista precedentemente noto (ma non a me) come Matthew Ellis o come Obie Clayton.
Era giovane, e faceva il cantante rock sotto pseudonimo.
Poi entrò nel mondo dell’editoria, ed è stata sua la curatela di parecchi volumi di narrativa più o meno popolare del periodo vittoriano, pubblicati da Oxford.

Nell’epoca vittoriana è ambientato The Meaning of Night, romanzo di 700 pagine iniziato nel 1978 e pubblicato nel 2006 (da noi uscì per Longanesi, e poi per TEA2, passando sostanzialmente inosservato), che un rivenditore on-line mi procura per un centesimo in rilegato rigido.

La trama è ingannevolmente semplice.

Phoebus Rainsford Daunt, poeta e criminale, personaggio viscido ed ingannevole, ha sistematicamente distrutto la vita di Edward Glyver. Ma Glyver non è intende fargliela passare liscia – e si pone con cura meticolosa a tracciare l’esistenza del proprio avversario, con il fine ultimo di ucciderlo.
E sembrerebbe facile.
Il fatto è che Glyver è un bibliofilo esaustivo, un personaggio che applica la propria assoluta dedizione alla ricerca anche alla questione, in fondo semplice – di uccidere un individuo odioso.
Ecco quindi la necessità di racciogliere informazioni.
BIografie.
Voci.

Ecco infine la necessità di provare ad ammazzare qualcuno prima di ammazzare la vittima, per verificare di avere la capacità di farlo e non rischiare di fallire all’ultimo minuto.
Da cui l’incipit del romanzo

Dopo aver ammazzato l’uomo coi capelli rossi, mi spostai da Quinn per una cena a base di ostriche…

Cox è sufficientemente preparato da riuscire ad accumulare dettagli d’epoca senza stancare o annoiare, e rende interessante la trama trita semplicemente tratteggiando un protagonista/narratore che è al contempo individuo turpe, forse folle, ma comunque simpatico, degno della nostra compassione.
Come nei migliori noir, l’eroe deve rinunciare alla superiorità morale rispetto ai suoi persecutori per potersi vendicare di loro.
Dando la caccia ai mostri si diventa come loro.

Zeppo di citazioni, note a pié pagina, titoli in latino e oscuri riferimenti alla cultura classica, il romanzo si lascia leggere – o per lo meno, così le prime 100 pagine tritate fino a questo punto.

Ciarpame d’epoca?
Secondo alcuni recensori, apparentemente, sì – nonostante sia stato il romanzo d’esordio più pagato nella storia dell’editoria britannica (mezzo milione di sterline), e la candidatura a fior di premi.

Certo, illustra bene come i gesti incoscienti di un imbecille (perché questo è, in ultima analisi, il malvagio Daunt) possano avere un peso colossale sulla vita di molti, ed anche come la coscienza dei torti subiti, associata a forse troppa intelligenza, possa portare sull’orlo della follia.
Un pensiero agghiacciante nonostante l’afa.

=-=-=-=-=
Powered by Blogilo