strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Benvenuti a El Rey

DeadlandsLa prima avventura extra per Messico & Nuvole è praticamente pronta.
Viaggia sulle 4000 parole, e si intitola (finché non decidiamo di cambiare titolo) La Leggenda di El Sombra.

È stata descritta sinteticamente come “i Magnifici Sette contro Zorro”, ma è un po’ più complicata di così.
Ci sono sparatorie, investigazioni, un pizzico d’orrore, e si chiude con un bel

… ma questa è un’altra storia.

L’avventura si svolge a El Rey, una ridente cittadina affacciata sul Grande Labirinto.
Certo, la risata di El Rey è come il digrignare dei denti di un teschio, ma che volete farci, questo è il Weird West, dopotutto. Continua a leggere


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Mutanti cannibali della desolazione deserta

Deadlands è uno dei setting ai quali sono maggiormnente affezionato, pur avendolo giocato meno di frequente di quando non avrei voluto.
Per chi se lo fosse perduto, Deadlands è quello strano mix di western, horror e steampunk nel quale pistoleri non morti, sciamani pellirosse e scienziati armati di lanciafiamme affrontano orrori sovrannaturali di vario genere.
Ormai alla sua terza incarnazione (Deadlands: Reloaded), il setting è ben definito, i supplementi ed il materiale abbondano, ed il pubblico pare apprezzare.

E visto il successo della versione Reloaded di Deadlands, la Pinnacle ha deciso che c’era molta polpa, in quell’universo, ed ha perciò lanciato la versione Reloaded di Deadlands: Hell on Earth.

L’ambientazione, scopriamo nell’introduzione di Shane Hensley, nacque come piano B al lancio dell’originario Deadlands – se il gioco fosse stato un fiasco, come prevedevano in molti, la Pinnacle aveva già pronto un backup: un gioco diverso, ambientato due secoli dopo.

Ma Deadlands fu un successone, e quindi Hell on Earth uscì più tardi, come spin-off ufficiale.

Siamo nel 2078, e dopo un conflitto nucleare innescato da eventi i germi dei quali si trovano in Deadlands, il Weird West è diventato il Wasted West.
Una distesa desolata popolata di mutanti assassini, gang di biker ed altri orrori, spazzata da tempeste cariche di energia mistica, percorso da lunghi convogli che trasportano provviste da un avamposto isolato all’altro, patugliato da sceriffi solitari e cavalieri templari in motocicletta.

Hell on Earth è sempre stato, per sua natura, il cugino povero di Deadlands.
Oh, buon supporto generale, bei supplementi, anche un paio di buone idee, ma ha sempre faticato a uscire dall’ombra del più popolare Weird Wester.

Ora forse la nuova edizione porterà qualche nuovo giocatore in questa ambientazione che, per la sua natura di patchwork di diverse influenze, se non altro è estremamente originale.

Un mix di Mad Max, western e Fallout, con strizzate d’occhio ai fumetti di Heavy Metal e alla fantascienza anni ’50, citazioni da Un Cantico per Leibowitz e The Postman, da Tremors all’apocalisse zombie, ed una colonna sonora ideale popolata di Allman Brothers, ZZ Top ed altre meraviglie, Hell on Earth è un setting semplice da mettere sul tavolo e divertente da giocare.
Pistoleri mutanti, suore motocicliste in latex, scienziati che creano macchine improbabili ripristinando i rottami… ai giocatori viene offerta una buona scelta di personaggi, equipaggiamento di classe (immancabili la motosega e i fucili a pompa), un baraccone di creature e culti molto sopra le righe.
Sotto al cofano, il motore rimane il sempre affidabile Savage Worlds, con una manciata di vantaggi e svantaggi in più.

Il tutto in un bel volume da 200 pagine, disponibile in formato pdf dai soliti rivenditori online.
Non so se lo infliggerò mai ai miei giocatori, ma resta un bel leggere, e suggerisce parecchie buone idee.
Il mix di western e post-apocalittico funziona, c’è una buona scelta di supplementi e ampio materiale prodotto dai fan e disponibile in rete.
Dal classico zombie-movie a intrighi più complessi, persino con vaghi elementi cyberpunk, le possibilità per avventure brevi e per campagne più articolate non mancano.
Ora tocca solo pazientare un poco per l’uscita della versione Reloaded di Lost Colony – l’incursione nel planetary romance dell’universo di Deadlands – e il preannunciato – e finanziato su kickstarter – Deadlands Noir.
Che attendo con non poca curiosità.


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Strambo West

Un pezzo non proprio a richiesta ma quasi per il mio piano bar del fantastico.
Si è accennato al film tratto dai fumetti di Jonah Hex, su un blog poco lontano (appena un accenno, in attesa di qualcosa di più sostanzioso) e da lì si è partiti con le solite maledizioni alla volta di produttori e registi statunitensi.

Su Jonah Hex si era già espresso in maniera breve e definitiva Roger Ebert, commentando tra l’altro…

Stunk Crick è la classica città di frontiera con un’ampia Main Street, un saloon, e una stanza sopra al saloon occupata da Lilah, una prostituta sexy. La presenza di Lilah nel film si spiega con seplicità: è interpretata da Megan Fox. Se vuoi un personaggio feminile in una città del vecchio west, ci sono solo tre occupazioni disponibili – prostituirsi, insegnare a scuola o una qualsiasi donna di nome Ma.

Che Jonah Hex sia scarso non ci sorprende – c’è John Malkivich che vuole radere al suolo il Campidoglio, c’è Josh Brolin con una X marchiata a fuoco così profondamete sulla faccia che quando beve whiskey gli cola lungo la cicatrice. C’è Lilah, opportunamente scosciata.
L’America ha bisogno di uno sceriffo, dice uno dei persoaggi.
Ed anche di un paio di sceneggiatori, diciamo noi.

Il fatto è che quando si arriva al weird western, i produttori vanno in palla.
Non che toppare sul weird west sia solo prerogativa degli americani.
Il francese Blueberry, tratto da un fumetto francese, o l’italiano Tex Willer, tratto da voi sapete cosa, che si delineavano entrambi come weird western (per quanto l’ispirazione non lo fosse necessariamente), sono stati dei fiaschi colossali e deludenti nonostante la popolarità dei fumetti originali.

Ma cos’è esattamente ‘sto weird western? Continua a leggere


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Romanzi da dieci centesimi

Credo di aver già raccontato come – dopo aver letto The Drive In di Joe Lansdale –  io abbia smesso di mangiare pop corn.
Per sempre.
Lansdale non è il mio autore preferito – ma è un narratore dannatamente abile, e lo leggo sempre con un certo piacere, quando sono dell’umore adatto; ed una copia di La Morte ci Sfida, edizione italiana di Dead in the West, venduta al Salone del Libro con un bello sconto fiera, ben si adatta alla mia attuale voglia di weird western.
E di weird western si tratta.
Melodrammatico, poco plausibile, sbrigativo e letale.

In una storia costruita come un film e che si legge in una serata, Lansdale allinea tutti gli elementi che vorremmo vedere in una storia di questo genere.
Cittadine isolate.
Pistoleri riluttanti.
Belle donne in pericolo.
Oscure maledizioni.
Zombie.
Un po’ di yog-sothoteries lovecraftiane assortite, tanto per dare una dimensione ancora più weird alla miscela.

La città di Mud Creek, Texas, è assediata dal male, sottoforma di un pericoloso mutaforma, una schiera di morti viventi e altro ancora.
Riusciranno i nostri eroi ad uscirne vivi?

Ci basta l’escursione, attorno a pagina quarantacinque, nella cantina della chiesa locale – “accidentalmente” adibita a bunker e zeppa di armi da fuoco “vecchie ma in perfette condizioni”, per capire che se la risposta sarà positiva, non sarà un sermone del predicatore a tenere a bada le orde del male.

Un buon testo, una serata divertente, una piacevole forma di demente tributo ai fasti di Weird Tales.

Difetti?
Probabilmente la traduzione e l’editing – che ci regalano alcune perle assolute, sulle quali spicca per originalità quasi-steampunk, la definizione di “autista della diligenza”.
Se solo non ci avessero detto che era tirata da muli…
Anche se sono certamente i “romanzi da dieci centesimi” (dime novels) ad offendere ben più gravemente la nostra sensibilità.

Nota per collezionisti e plutocrati – Subterranean Press stamperà a Ottobre un volume con il testo definitivo di “Dead in the West” e altre quattro storie del Reverendo.
Vale la pena risparmiare e tenere d’occhio Amazon…