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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Alla conquista del (Weird) West

8e63b466df45c0d93e64d98324594517Un post del piano bar del fantastico – a partire da una richiesta via mail!
Mi sento importante!

Paola mi chiede di suonarle un paio di pezzi parlando del weird western.
E mi pare un’ottima idea – anche considerando che proprio in questi giorni sto preparando un lavoro connesso al weird western (maggiori informazioni in un prossimo post – a brevissimo).

Perciò, cominciamo con una definizione di massima – cos’è il weird western?

Dice wikipedia

a literary sub-genre that combines elements of the Western with another literary genre, usually horror, occult, or fantasy

Bello liscio.
Ora, veniamo ai dettagli – perché la definizione è un attimo, ma parliamo di un genere ENORME. Continua a leggere


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Il Weird West di Madame Chang

Telluride, Colorado, seconda metà del 19° secolo.
Due minatori in cerca di facili guadagni tentano di svaligiare la cassa di una lavanderia cinese.
Uccisi il proprietario e la moglie, i due cialtroni non trovanop un centesimo, ma scovano nascosta in un armadio la figlia quattordicenne dei lavandai.
La prima idea sarebbe di violentarla, ma poi l’avidità ha il sopravvento, e la ragazzina finisce venduta a Harry, proprietario e gestore del locale bordello.
Soprannominata “China” perché il suo nome è troppo complicato, Mei Ling Chang inizia nella maniera più traumatica la propria attività di prostituta.
Ma c’è qualcos’altro.
Una voglia, su unbraccio della giovane cinese.
Un marchio.
Il motivo per cui il signor Chang teneva sua figlia nascosta.
Qualcosa che porterà un sacco di movimento, a Telluride.

Angeline Hawkes è una solida narratrice con un buon numero di storie sparse per diverse antologie, e una quantità di storie e di novelle autoprodotte e distribuite online.
L’ho scoperta nell’antologia Return of the Sword, e questa sua uscita weird western (che amazon lascia per circa un euro) mi pareva promettente.
E tale si è rivelata.
Specializzata in fantasy e horror storico, la Hawkes costruisce con Madame Chang’s Red Dragon Saloon un quadretto western molto accurato, che scivola ben presto sul weird alla maniera delle vecchie riviste.
Mei Ling è un personaggio pragmatico in un mondo che non è esattamente amichevole.
La vita nel bordello western non è romanticizzata, ma trattata con un taglio quasi naturalistico.
Nessuno è completamente buono o completamente cattivo – anche se alcuni sono molto più cattivi di tanti altri.
Gran parte dei twist sono probabilmente prevedibili – ma questo solo perché la narrazione segue uno sviluppo molto tradizionale (per cui non sfigurerebbe sulle pagine di Weird Tales).
Ma chi legge questo genere di storie non sta cercando il colpo di scena inaspettato, e cerca piuttosto nell’esecuzione il proprio intrattenimento.

Una buona storia, quindi, che mantiene desta l’attenzione ma si legge comunque in una sera.

Unica vera pecca è forse il finale, che pare un po’ affrettato.
Ma che speriamo suggerisca o anticipi un seguito, nel quale si risolvano i misteri ancora in sospeso.


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Nuvole nere sulla prateria

H.P. Lovecraft, che di certe cose se ne intendeva, sosteneva che la più forte emozione dell’uomo è la paura, e la paura più profonda è la paura dell’ignoto.
Che è poi, se ci pensate, il motivo per cui i romanzi di vampiri, là fuori, non sono più schedati come horror, ma come urban fantasy, o paranormal romance.
Perché di ignoto, sul vampiro, ormai c’è poco.
Difficile costruire tensione e aspettative su qualcosa che tutti conoscono, che tutti considerano familiare.
Non fa più paura.

E lo stesso vale, ovviamente, per gran parte degli orrori lovecraftiani – per cui di solito cerchiamo di distinguere i discepoli di HPL dai semplic perpetratori di pastiche perché i primi hanno imparato la lezione, gli altri lasciano solo cascare dei nomi zeppi di consonanti nel posto giusto.

E la lezione l’hanno imparata, e bene l’inglese Steven Savile, autore ed editor con una lunga esperienza nel campo dei tie-in, e l’americano David Niall Wilson, altro autore con un solido mestiere ed alcune buone prove all’attivo.
Il loro Hallowed Ground (2011, disponibile come ebook per circa tre euro) è un ottimo weird western, che fila come un diretto e garantisce dei brividi onesti, giocando proprio sul potere dell’ignoto.
La trama segue tre personaggi principali – il misterioso ed inquietante Deacon, che viaggia con una specie di freak show in un west deserto e sottopopolato; il progressivamente sempre più terrificato Provender Creed, un desperado che ha visto decisamente troppo per la sua salute; e Mariah, salvata da morte certa nella prateria da un ambiguo venditore di olio di serpe, e destinata a svolgere uno sporco lavoro.
Sullo sfondo, ricostruita attraverso documenti ritrovati, sogni e visioni, la storia di Elizabeth e Benjamin, coinvolti in un oscuro patto con un personaggio che alligna agli incroci, e creature non umane desiderose di vendetta.
E non viene fatto neanche un nome.
Niente Cthulhu, Satanasso o Baron Samedi.
Niente Necronomicon, niente Chtaat Aquadingen, niente di niente.

Le creature che cercano di fare la pelle al povero Creed non hanno un nome, non hanno neanche una descrizione definita.
Ma se il primo scontro del pistolero coi suoi avversari è un piccolo gioiello di sintesi e azione, l’approccio impressionista – una piuma nera, un movimento innaturale della testa – paga.

Descrizioni asciutte ed economiche, dialoghi all’osso, un crescente senso di inquietudine e la presenza di infiniti elementi che sono, forse, riconoscibili, ma non vengono mai identificati.
Il trucco è tutto qui.
Nuvole nere si addensano sulla malandata comunità di Rookwood.
Antichi dei camminano sulla terra.
Il tempo scorre in maniera discontinua.
Hallowed Ground è un ottimo romanzo, scritto benissimo e che mantiene tutte le promesse della copertina.

Ed è divertente scoprire – dal blog di Saville – che il libro nasce quasi per scherzo: un sito web, anni addietro, sbagliò il titolo della storia di Saville, The Hollow earth, facendola diventare Hallowed Earth.
Saville e Wilson cominciarono a scherzare sul fatto che quello sarebbe stato, in effetti, il titolo del loro prossimo lavoro a firme congiunte.
E poi lo fecero davvero.

Tanto per dimostrare che le buone idee non crescono sugli alberi.


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Cosa mi piacerebbe scrivere

Un post all’insegna della pigrizia.
Dunque dunque…

Il racconto per Hydropunk, nel bene e nel male, è stato impacchettato e spedito.
Il lavoro sulla nuova storia di Rebel Yell procede, anche se non in maniera piana quanto vorrei.
Sempre a dare dei problemi, Reb.

E poi?
Cosa mi piacerebbe fare?

Beh, ok, un sacco di cose, a dire il vero…

. mi piacerebbe scrivere un fantasy
In realtà ho già una outline e una scomposizione in scene, ma proprio non riesco a trovare la voce adatta per scriverlo.
Il che è magari una mia fisima, ma essendo io quello che scrive, beh, è una fisima pesante.
Il mio grosso, colossale problema col fantasy è che, arrivando da Sprague de Camp e Fritz Leiber, passando per Zelazny e Vance, non riesco a prenderlo sul serio.
Per cui sì, ok, ho una buona storia sword & sorcery delineata, ma fatico a prenderla sul serio.
Ed invece è necessario prenderla sul serio, perché è una storia seria, non una farsaccia.
E a complicare tutto, naturalmente ci sono tutti quei personaggi là fuori, con la loro ossessione per le spade e lo show-don’t-tell, che mi fanno venire una gran voglia di capovolgere un po’ delle loro stupide regole.
Questa faccenda di pensare al potenziale lettore, quando si scrive, in certi casi è davvero una maledizione.
Questo complica ulteriormente le cose.
Anche senza voler provare ad usare la Cool Stuff Theory di Steven Brust*. Continua a leggere


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L’Amour e gli Anasazi

Sta succedendo qualcosa di strano, nel territorio noto come Four Corners, dove si incrociano i confini di Arizona, New Mexico, Colorado e Utah.
I discendenti dei navajo, e degli ute, sanno qualcosa, raccontano strane leggende.
Erik Hokart, ricco, intraprendente, in cerca di pace nel deserto fra la Monument Valley e il Grand Canyon, è inciampato su un mistero antico, qualcosa che risale all’epoca in cui in queste terre vivevano gli Anasazi.
Solo e accampato nel cantiere della sua nuova casa, progressivamente sempre più inquieto e spaventato, Hokart manda una richiesta di aiuto a Mike Raglan, che è cresciuto da queste parti, ha fatto il cowboy e l’illusionista, e che negli ultimi vent’anni si è guadagnato da vivere facendo l’investigatore del mistero, sbugiardando ciarlatani e truffatori.
Ma quando Raglan arriva sul posto, che gli indiani chiamano “la mesa infestata”, del suo amico non c’è più traccia.
Raglan ha già incontrato misteri insolubili in Tibet e in altre aree selvagge del mondo, e capisce che c’è qualcosa di grosso in movimento.
Qualcosa di minaccioso, e di antico.
E personaggi molto strani e pericolosi sono molto interessati a ciò che Raglan potrebbe sapere.

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Weird Western – I Cinque Migliori

OK, top five, i cinque migliori weird western.

O non necessariamente i migliori.

Sapete come son le regole da queste parti – può darsi che piacciano a me e non a voi.

Nel qual caso siete invitati, invece di piantare spilloni nella mia bambolina, a segnalare le vostre preferenze nei commenti.

perché la discussione è un elemento vitale, giusto?

 

Regole di campo – poche.
Dev’essere western.
Dev’essere weird.
Non contano i sequel.
Billy the Kid meets Frankenstein’s Daughter è fuori concorso – anche perché è proprio brutto.

Vediamo, non in un ordine particolare…

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