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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Worldchanging – fine del cambiamento

Il volume intitolato Worldchanging uscì nel 2006, ed io ne ordinai una copia con circa sei mesi di anticipo, usufruendo di un grosso sconto dal solito Amazon.
Avevo scoperto il libro tramite una entusiastica segnalazione di David Brin.
Sottotitolato A User’s Guide to the 21st Century, Worldchnging era il prodotto di un ragazzo di nome Alex Steffen, che aveva riunito fra le due copertine serigrafate al laser tutto ciò che c’era di nuovo, di sperimentale, di promettente e di valido nell’ambito dell’eco-sostenibilità – dal design alla politica, passando per l’agricoltura, l’urbanistica, e le energie alternative.
In 600 pagine c’era tutto – articoli, monografie, bibliografie e webbografie, le email delle persone da contattare…

Nel 2006 campavo facendo corsi di analisi statistica di dati ambientali.
Worldchanging era una lettura indispensabile.
Nei cinque anni trascorsi, l’ho consultato spesso.
Ha arricchito i miei corsi.
Mi ha aiutato a vincere il concorso per il dottorato, definendo e focalizzando certe idee di partenza.

E c’è naturalmente un sito web, associato al volume, ed una fondazione no profit.

Ed ora mi arrivano due notizie.
Primo – sta per uscire l’aggiornamento di Worldchanging, esce a marzo, lo si può già prenotare, lo prenoto.
Secondo – la fondazione Worldchanging chiude.

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Una “rivista” per il ventunesimo secolo

Oggi ho voglia di pormi dei problemi probabilmente irrisolvibili.
Dice bene, Vittorio Catani, quando – in un mood tinteggiato di cyberpunk che egli descrive come “catastrofico” – scrive

il periodo della Wired originale fu un momento davvero particolare di scoperte, ricerca, contestazione, entusiasmo, sfida, prospettive grandiose, nuove libertà. Fu, in piccolo, un Sessantotto neo-tecnologico che interessò particolari fasce di interessati e fu capace di evadere dal “particolare” per esplodere in letteratura, nel teatro, nella società.

Vero, verissimo.
Ecco perché, si diceva, il Wired nostrano – e anche il Wired originale – stentano a rappresentare qualcosa di più di un fenomeno trendy e un po’ vuoto.

Sono cambiati (generalmente in peggio): il mercato, la cultura in generale, l’approccio a qualsiasi iniziativa “commerciale”; i desideri della gente. Computer e cellulari e realtà virtuali non sono più una novità anzi hanno invaso e pervaso quasi alla nausea il mondo occidentale; sono cambiati anche gli interessi e il modo di ragionare[…] La crisi in atto – non da ora – non riguarda solo i subprime e il vil denaro.

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Di nuovo, verissimo.
Per cui io, in mood da perditempo (cosa non si farebe pur di non lavorare!), mi domando – cosa potrebbe aver rimpiazzato nei tempi recenti il vecchio Wired come ammiraglia e “punta” della attuale weltanschaung, così come Wired aveva rimpiazzato Omni e Omni aveva rimpiazzato Modern Mechanics?

Ho già citato, nel post, precedente, Miro, Big Think, e TED.
Ci sono altre fonti di informazione che catturino la tendenza più d’avanguardia, possibilmente evadendo dal “particolare”?

Me ne vengono in mente un paio d’altre…
Penso ad esempio a Seed Magazine – rivista scientifica capace di dedicare un ciclo di articoli e filmati on-line al concetto di design, toccando argomenti come il personal genome, la visualizzazione del cervello, l’architettura generativa e il collective design.
Il sito della rivista offre anche un servizio – il Daily Zeitgeist – che deposita sul desktop degli interessati le notizie fresche, quasi un quotidiano scientifico ritagliato su misura.

Penso a Edge (non la rivista di videogiochi), il “bollettino ufficiale” – ammesso che una cosa del genere possa esistere – della Terza Cultura, dove in diversi formati (testo, video, podcast), ci si può imbattere in personaggi come Richard Dawkins o Daniel Dennett o – come accaduto di recente – scoprire della collaborazione fra un biologo evolutivo ed un musicista d’avanguardia.
 
Ma penso anche a Make Magazine, baluardo dei bricoleur integrali, rivista che spiega – di solito col supporto di video on-line – come farsi da sé quasi qualsiasi cosa, e che apre una finestra in una vasta sottocultura di personaggi che hackerano il mondo fisico anziché quello del software. Una rivista che in questi giorni dedica – sul canale Make TV – un breve ma divertente documentario sugli steampunk – quelli che hanno deciso di vivere in un retrofuturo.

Penso a Resources for Life, il sito che vuole mettere in contatto tutti gli attivisti della Terra per creare qualcosa di solido e duraturo e positivo, che permetta a tutti di vivere la vita migliore possibile, alla faccia di chi ci vuol male.

E penso a Worldchanging, immenso catalogo di risorse per cambiare il nostro modo di pensare e di interagire col mondo.
E davvero, se una singola pubblicazione cartacea, negli ultimi anni, ha causato in me lo stesso mix di entusiasmo, disorientamento e senso di urgenza che causava il vecchio Wired, è stato certamente il colossale volume Worldchanging pbblicato un paio d’anni or sono.
 
Ma in realtà , riflettendoci, tutto questo è barare.
Se qualcosa ha rimpiazzato il mio vecchio, beneamato Wired del 1993, non è una singola rivista cartacea o on-line, ma di fatto un piccolo software – nel mio caso si chiama Liferea, ma voi avete certamente qualcosa di simile sulla vostra macchina.
Si tratta di un feed aggregator – ogni mattina, quando accendo il computer, lui preleva i nuovi articoli dalle riviste che ho citato, più le novità pubblicate su una certa quantità di blog – di amici e conoscenti, ma anche di personaggi pubblici che rispetto – e mi costruisce la mia piccola, personale rivista on-line.
Con filmati, podcast, opinioni, facezie, scienza, fantascienza – addirittura con la pagina dei fumetti.
Qualunque alternativa cartacea è superata.

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