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Viaggio in Occidente

Questo è un pezzo per il piano bar del fantastico, e mi fornisce una buona scusa per parlare di uno dei testi fondamentali per lo scaffale dell’appassionato di fantastico.
Una alternativa ai soliti titoli…

Parliamo di un libro diverso dal solito, un pilastro del fantastico, un classico dei classici.
Ne hanno tratto opere teatrali, film, serie televisive, cartoni animati e fumetti…
Venne scritto nel 16° secolo da un tale che si chiamava Wu Cheng’en, a partire da una serie di storie appartenenti al repertorio dei narratori itineranti e dei cantastorie.
Il romanzo si intitola Xi Yu Ji, che i giapponesi scrivono Sayuki, e significa Viaggio in Occidente.
Molti lo conoscono come Lo Scimmiotto.
Ed è naturalmente un gran baraccone protecnico.

La storia – per recuperare i testi del Grande Veicolo (all’epoca sconosciuti in Cina, dove si tramandava solo la tradizione buddhista del PIccolo Veicolo), un monaco buddhista di belle speranze intraprende un viaggio verso occidente (verso l’India); per difenderlo, i poteri divini gli mettono a disposizione uno spirito-scimmia rissoso e sguaiato, un maiale in forma umana ed un demone di sabbia, oltre ad un drago in forma di cavallo.
Lo strano gruppo intraprende il proprio viaggio fra tentazioni terrene, minacce sovrannaturali e quant’altro.

Ma la storia – basata, come dicono nei film americani “su fatti realmente accaduti” – è solo un pretesto.
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