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Pulpeggiamenti

La storia è andata così…https://i2.wp.com/ecx.images-amazon.com/images/I/517w5xXolBL._SL500_AA240_.jpg
Alcuni anni addietro, davanti all’indifferenza criminale dell’editoria nazionale, decidemmo con il mio vecchio amico Massimo, di tradurre in lingua inglese il suo dotto saggio sulla storia antica del giappone, e di cercarci poi un editore internazionale disposto a pubblicare il volume in forma dignitosa (a differenza di alcune delle ridicole proposte degli italioti) e magari anche a pagarci.
Oggi, col senno di poi e l’esperienza fatta, mi rendo conto di molti errori commessi, che hanno certamente allungato il percorso che ha portato “il Librone” a diventare Japan in Five Ancient Chinese Chronicles.
Avremmo potuto fare meglio, e soprattutto avremmo potuto fare prima.
Lo terremo presente per la prossima volta.
L’incontro e poi l’accordo con la giovane casa editrice Kurodahan Press di Edward Lipsett e soci è stato un vero colpo di fortuna.

Comunque…
Mentre il travagliato manoscritto attraversava i mari burrascosi dell’editing, lo scambio di mail fra autore, traduttore e editore si fece intenso e, come ci si può aspettare dal confronto fra tre appassionati di vecchi romanzi fantastici e d’avventura, prese a volte pieghe surreali.
Fra le molte sciocchezze che saettarono lungo la rete fra Torino e Fukuoka, ci fu anche questa, della quale ammetto la completa paternità: essendo un volume intitolato Five Ancient Chinese Chronicles about Japan (il working title del progetto) palesemente invendibile, specie considerato che si trattava dell’opera di uno sconosciuto, per di più gaijin, l’unica possibilità per rientrare di qualche dollaro sarebbe stata cambiare il titolo in Mistress of Yamatai, mettere in copertina una donna seminuda, e spacciarlo per un pulp scollacciato alla comunità degli otaku.
Preparai anche un’ipotesi di copertina, manipolando appena uno schizzo di Frank Frazetta.

Non se ne fece nulla, naturalmente, anche se la copertina dell’ipotetico Mistress of Yamatai fu per un certo tempo molto popolare fra i redattori della Kurodahan, che ne stamparono una serie di pin-up.

Si giunse ad un patto suicida – se Edward Lipsett fosse riuscito a far arrivare sugli scaffali Five Ancient Chinese Chronicles, io avrei scritto Mistress of Yamatai.

Come certamente sapete se seguite questo blog, il volume di Massimo Soumaré edito da Kurodahan Press è andato in stampa il 17 di questo mese, ed è già disponibile presso le migliori librerie online.
La notte del 25, i pezzi del mosaico sono finalmente andati al loro posto, e Mistress of Yamatai ha finalmente avuto una trama, un’idea di partenza, una struttura.
Un solido impianto pulp.
Una buona trama burroughsiana.
Gli ovvi omaggi ai soliti sospetti – Lovecraft, Howard, Smith.
Leiber e Moorcock, ovviamente.
Sarà scioccamente avventuroso, pieno d’azione e scollacciato al punto giusto.
Lo sto scrivendo abbastanza lentamente, e per ora esistono solo un prologo ed un primo capitolo.
Ma conto di finirlo prima di Pasqua.
Poi ne spedirò una copia a Massimo, una copia a Edward Lipsett, e qualche copia in giro agli amici giusti.
E poi, credo lo metterò in rete da scaricare.
O chissà, magari con Lulu.com…

Frattanto, toccherà trovare una copertina sostitutiva, perché Frazetta ha degli avvocati molto più agguerriti di Conan il Barbaro…

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Visitate il Regno Yamatai!

Gli appartenenti alla mia generazione ricorderanno certamente la vecchia serie di cartoni animati incentrata sulle imprese di Jeeg, storica serie d’animazione giapponese (all’epoca non sapevamo ancora che si chiamavano “anime”) nella quale un tizio che sembrava Little Tony si tramutava in un robottone per debellare le orde del Regno Yamatai agli ordini della popputissima regina Himika.

La versione revisionista dei fatti esposta dalla bionda nel filmato qui sopra rimane piuttosto discutibile.

Fortunatamente, per chi oggi volesse conoscere i fatti reali relativi al Regno Yamatai, consultando tanto le fonti cinesi originali quanto una summa aggiornata delle principali scuole archeologiche, non sarebbe più necessario più affidarsi a caroni animati e fumetti.
È infatti finalmente disponibile presso le migliori librerie (online – ad esempio il solito Amazon), il polposissimo Japan in Five Ancient Chinese Chronicles: Wo, the Land of Yamatai and Queen Himiko, dotto studio di Massimo Soumaré sull’argomento, pubblicato dalla Kurodahan Press.
Come dicono quelli che se ne intendono…

Japan in Five Ancient Chinese Chronicles is a stimulating and valuable investigation into the earliest periods of Japanese recorded history. Archaeological finds from Japanese tombs can be better understood by combining Japanese historical resources such as the Kojiki and the Nihonshoki with precise dating of the Chinese dynastic histories. Massimo Soumaré’s original research sheds new light on formerly obscure aspects of intercultural exchange, and contributes to our knowledge of the whole of Eastern Asia.

E ancora…

Although there are many works covering important dates and discussing how various cultural and other elements entered Japan, until now there has never been a comprehensive study of how the Japanese (the “Wo”) were viewed by the Chinese in ancient times. Independent Italian scholar Massimo Soumaré corrects this imbalance with Japan in Five Ancient Chinese Chronicles.

Non un libro sui cartoni animati, quindi, ma un serio studio storico, unico nel suo genere per molti versi, molto ben documentato e riccamente illustrato, che riproduce anche le fonti originali.
Non ci troverete robottoni d’acciaio o altra lega, o magli perforanti.
Ma tutto il resto c’è.
La Regina Himiko ed i suoi consiglieri.
Il Regno Yamatai.
I misteriosi reperti archeologici.
Le tombe a tumulo.
La Campana di Bronzo.
Gli antichi rituali.

A quaranta dollari per trecentocinquanta pagine, il volume non è proprio a buon mercato.
Ma d’altra parte, non ci sono serie alternative, e il volume vale fino all’ultimo centesimo speso per procurarselo.
Scritto con un taglio divulgativo, e diretto a tutti coloro che abbiano un interesse per la storia antica o per l’Estremo Oriente, il volume non dovrebbe spaventare i lettori “non specialisti”.

Sì, lo so, è in inglese.
Ma si tratta di un inglese meravigliosamente leggibile, mirabilmente tradotto con cura e attenzione dall’originale italiano che mai da noi vide le stampe.
Credetemi.
Vale ogni centesimo.

NOTE:
1) sì, l’ho tradotto io.
2) perché è in inglese e non in italiano? Chiedetelo ai vostri amici editori…
3) perché da noi si chiamava Himika mentre storicamente era Himiko? Probabilmente i traduttori del cartone animato temevano che, con un nome in -o, i giovani virgutlti nazionali potessero pensare che la popputa biondazza armata d’ascia fosse un travestito…

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