strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Cosa ci stiamo perdendo?

9 commenti

E poi dicono che Faccialibro non serve a nulla.

Un’amica (analogica, non 2.0) ha postato sul suo profilo di Faccialibro una di quelle notizie cheservono a chiacchierare nel dopo-cena o, al limite, per farci sopra dei post sul mio blog.

In breve, un tizio in una stazione della metropolitana di Washington DC cominciaa suonare il violino.The Joshua Bell Collection [Box Set]
Nessuno se lo fila, o quasi.
Pochisimi si fermano.
Qualcuno gli allunga qualche spicciolo en-passant.
Dopo 45 minuti di esecuzione, il tizio ha alzato circa 32 dollari (neanche male, coi tempi che corrono).

Il fatto curioso è che il tizio è Joshua Bell.
I concerti di Bell di solito fanno il tutto esaurito, a oltre cento euro alla poltrona.
Solo che in questo caso nessuno se ne accorge.

Qualcosa di simile era capitato tanti anni addietro, in una candid camera girata (mi pare) a Milano, protagionista Severino Gazzelloni, flauto d’oro e tutto, in tenuta da clochard.
Nessuno se l’era filato.

La mia amica, certo dotata di una vena romantica, conclude…

If we do not have a moment to stop and listen to one of the best
musicians in the world playing the best music ever written, on one of
the finest instruments in the world – how many other things are we
missing?

Già.
Ma non è un problema di disattenzione, mia cara.
Non esattamente.

È un problema di aspettative.
Noi vogliamo che l’artista da cento euro a biglietto abbia l’aspetto dell’artista da cento euro a biglietto, suoni in un luogo che valga i cento euro del biglietto.
La musica è un accessorio – in questo senso sì, non ci facciamo caso (neanche al concerto da cento svanziche a testa).
Il fatto è che crescendo ci viene insegnato ad ascoltare la musica con gli occhi.
La definizione non è mia,è di Allan Holdsworth, chitarrista jazz/fusion, pioniere nell’uso della synthaxe, un sintetizzatore elettronico la cui interfaccia, invece di essere una tastiera, è una chitarra.
Ricordo ancora uno scambio di battute… doveva essere il 1993…

“Splendido questo pezzo per violino… chi è che suona?”
“Allan Holdsworth. Ma non è un violino, è una chitarra elettrica.”
“Oddio che schifo.”

Già (e due).
È come se gli oggetti fossero più importanti delle persone.
Come se l’abiità del povero Bell derivasse dal suo Stradivari, quella di Gazzelloni dall’oro del flauto.
O se fossero gli abiti, a contare.
Sì, certo, qualità dello strumento, acustica dell’ambiente… ma davvero credete che la buonanima di Gazzeloni non avrebbe fatto sfracelli anche con un semplice flutarello da studio di latta zincata?

Già (e tre).
Da bambini non è così.
Poi, strada facendo, impariamo ad ascoltare la musica con gli occhi.

Chiudete gli occhi, allora, e beccatevi Allan Holdsworth in “Letters of Marque”...

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Cosa ci stiamo perdendo?

  1. bravo…bel post e belle citazioni.

  2. “Thank you forthe music” era un vecchio pezzo degli Abba… 😉

    Mi fa piacere, comunque, che il buon Holdsworth sia apprezzato.
    Molti (troppi) lo considerano eccessivamente complicato.

  3. Ormai tutto ciò che non viene omogeneizzato dalla TV o richiede la collaborazione di più di tre neuroni contemporaneamente risulta poco appetibile ai troppi…

  4. Ma ci si aspetta che in un luogo di transito frenetico qualcuno si soffermi a prestare attenzione a qualunque cosa per più di sette secondi?

    Secoli fa, forse ai primissimi 80, nel sottopasso pedonale ferroviario di GE Brignole — passaggio obbligato e frequentatissimo — c’è uno con una gran massa di capelli, appoggiato al muro, che suona benino la chitarra. “Belin,” penso, “somiglia a Franco Mussida,” e tiro avanti di fretta. Era lui, stando al quotidiano del giorno dopo (c’era ancora “Il Lavoro”), tanto per vedere se nessuno lo riconosceva.

  5. … che suona benino la chitarra…

    Certo il fatto che si vada di fretta conta, ma fino a un certo punto – se il famoso musicista si facesse riconoscere, il traffico si intaserebbe.

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