strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Buoni propositi per l’anno nuovo: una gita al Pharo

E se io cominciassi a portarmi avanti, e a mettere in cantiere i buoni propositi per il 2021 a dicembre del 2020?
Chi ha tempo non aspetti tempo, e tutto quel genere di cose, e complici un paio di disavventure lavorative, il tempo al momento è tutto quello che ho, ma magari a gennaio le cose cambieranno.
E allora avanti…

Come di solito succede quando mi trovo sepolto qui fra i colli dell’Astigianistan con un sacco di tempo libero, raggomitolato sotto ad uno spesso strato di coperte, con una teiera fumante e il vuoto esistenziale che ulula nella notte, avevo pensato di seguire un corso di qualche genere. Imparare una lingua, magari – magari il coreano.
È interessante il coreano.

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Paura & Delirio, episodio 29: The Woman in Black (1989)

Come cantavano gli Styx, niente va mai secondo i piani, e perciò, cambio di programma in corsa, e quindi anziché l’annunciato doppio spettacolo Hawks/Carpenter con La Cosa (da un altro mondo), andiamo con un bel film natalizio: The Woman in Black, prodotto dall’inglese ITV nel 1989 e trasmesso la vigilia di Natale di quell’anno.
Una sceneggiatura della nostra vecchia conoscenza Nigel Kneale, che adatta il romanzo di Susan Hill del 1983, oggi considerato un classico e usato nelle scuole inglesi come testo di lettura.
Un secondo adattamento della stessa storia venne prodotto nel 2012 dalla Hammer, con Daniel Radcliffe nel ruolo del protagonista, ma la versione dell’89 resta inarrivabile.

E noi ne parleremo a lungo, facendo S P O I L E R ed abbandonandoci alla nostra abituale propaganda maoista, ma divagando anche su altre storie (e film) di spettri, sui due James (Henry e Montague Rhodes), sulla fissazione di Kneale per le apparecchiature di registrazione, e altre amenità.

Buon ascolto!

Per chi fosse interessato, il romanzo di Susan Hill è ancora disponibile in edizione italiana (e sarebbe un ottimo regalo per Natale), e questo post contiene link commerciali v erso una pagina Amazon. Voi sapete come vanno certe cose…


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Le 11 domande di Ferriss

Nel 2016, l’americano Tim Ferriss inviò una mail con undici domande ad un centinaio di persone, chiedendo loro di rispondere almeno a cinque. L’idea era quella di raccogliere la saggezza di persone che l’autore di 4-Hours Work Week stimava, per farne un volume.
Non una cattiva idea, ammesso di avere la faccia tosta per farlo.

Tim Ferriss, guru self-made che aveva appena compiuto quarant’anni e si sentiva un po’ alla deriva, la faccia tosta ce l’aveva – e molti di coloro a cui aveva inviato la sua mail risposero – una lista di attori e celebrities, studiosi ed autori di bestseller, imprenditori e atleti – daDustin Moskowitz, il co-fondatore di Facebook, a Dita Von Teese, passando per Steven Pinker.
Il risultato è un volume che si intitola Tribe of Mentors, ed una copia mi è stata di fresco regalata, perché si avvicinano le festilenze, ed io ho dei fan a cui piacciono i libri spessi, e che sanno che io di Ferriss magari non mi fido granché, ma resto affascinato.

E ieri sera, mentre sfogliavo il volume, ho dato un’occhiata alle undici domande che Ferriss spedì ai suoi idoli, e mi sono detto… perché non farci un post, rispondendo a tutte e undici?
Potrebbero le risposte interessare a qualcuno?
A qualcuno oltre a me, intendo.
Stiamo a vedere…

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Perché così era nei tempi antichi: Phantasmagoria

L’uscita del terzo numero di Phantasmagoria, Special Edition è stata una piacevole sorpresa con lal quale celebrare Halloween e le due settimane di isolamento imposte dall’attuale stato delle cose. Perché se dobbiamo restare chiusi in casa mentre fuori dalle nostre finestre la campagna è silenziosa, desolata e angosciante, tanto vale farlo con qualcosa di buono da leggere.

E poiché non ve ne ho mai parlato prima, ve ne parlo adesso – perché siamoq ui anche per segnalare buoni libri da leggere. E riviste.

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Tutti i diritti ma nessuno dei doveri

La notizia del giorno – o quasi, i segnali sono partiti ieri – riguarda l’attuale battaglia legale condotta da Alan Dean Foster contro la Disney, che si rifiuta di pagare le royalties maturate dall’autore con i suoi libri della serie di Guerre Stellari.

Alan Dean Foster, che ha un impressionante catalogo di romanzi a proprio nome (la serie del Commonwealth, il ciclo di Pip & Flinx, la serie fantasy Spellsinger), è anche famoso – o famigerato – come autore di novelizations e tie-in, i libri basati sulle sceneggiature di popolari film o che ne rappresentano un seguito.
Sono di Alan Dean Foster il romanzo di Guerre Stellari a suo tempo uscito a nome di Lucas (che qui da noi uscì negli Oscar Mondadori), e le novelization di film diversi quanto Alien e Krull.
Recentemente, con alcuni amici, ci domandavamo se Foster scriverà anche la novelization di Dune.
Ed esistono almeno un paio di casi in cui il romanzo di Alan Dean Foster è meglio del film.

Ma ora sorgono dei problemi.

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Paura & Delirio #28: Ultracorpi (1956, 1978 & 1993)

Il film ideale da vedere quando si soffre d’insonnia, L’Invasione degli Ultracorpi – non perché sia soporifero, ma perché i parassiti vegetali venuti dallo spazio prendono il controllo delle persone mentre dormono.
Beh, qui non c’è rischio.

Per questo episodio di Paura & Delirio, abbiamo chiacchierato di tre adattamenti diversi del romanzo di Jack Finney, The Body Snatchers.
Prima la versione di Don Siegel del 1956, un classico della paranoia da Guerra Fredda e un film che forse non è invecchiato benissimo, ma ha ancora nonostante tutto una carica dirompente.

Poi la versione di Phil Kaufman del 1978, che Los Titolistas chiamarono Terrore dallo spazio profondo, e che sposta l’azione dalla provincia alla grande metropoli, ed offre una sardonica critica all’emergente cultura dell’io, con i suoi guru new age e la sua indifferenza per il prossimo.

E per finire l’adattamento scritto (tra gli altri) da Stuart Gordon e diretto da Abel ferrara, che preme l’acceleratore sugli effetti repellenti e non ci lascia la minima speranza come specie.

E strada facendo parleremo di psichiatri e di tecniche di ripresa, di autori bistrattati e sceneggiatori disperati, di tagli, litigi e incomprensioni, di comunisti e militari, di donne isteriche e istituzioni indifferenti, di Jeff Goldblum da piccolo e di Gabrielle Anwar che a ventitré anni fa la diciassettenne.
E di Dana Wynter, Carolyn Jones, Brooke Adams, Veronica Cartwright e Meg Tilly.
E faremo ovviamente S P O I L E R, ma ormai dovreste saperlo.

Buon ascolto – e se avete delle domande, approfittate ora dei commenti, perché stiamo per chiudere le selezioni.


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Shoreline of Infinity, numero 19

Sono estremamente felice di poter annunciare che il prossimo numero della rivista Shoreline of Infinity conterrà – insieme a numerose altre meraviglie – anche un mio racconto. La risvista sarà disponibile dal 30 di Novembre, ma può già essere prenotata sul sito dell’editore, qualora foste interessati (ed io spero che lo siate).

La mia storia è un racconto breve intitolato Singularity, una storia di ferri da calza e fisica iperdimensionale. Ne vado discretamente fiero – ma d’altra parte, l’ho scritta, giusto?

Shoreline of Infinity è una splendida rivista, riccamente illustrata, ed è stata candidata al British Fantasy Award di quest’anno; è disponibile dirattamente dal sito dell’editore, sia in edizione cartacea (un bel paperback di 190 pagine) che in versione digitale.
Datele un’occhiata, se vi pare.