strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Torino Mini Maker Faire

Come diceva Buckaroo Banzai, aspettatevi l’inaspettato.

Domani, a Torino, si svolge la Mini Maker Faire, ormai alla sua terza edizione.

Innovazione da strada, steampunk, retrofuturismo, fantastico e cultura.
Droni, musica, marketing.
Bruce Sterling.
Tutto insieme.

31_05_14

Ci saranno un sacco di ospiti, ci saranno un sacco di cose.
Ci sarà il mio amico Giorgio Arduini1, orientalista di lusso, che parlerà di Yakuza e Vapore, esplorando il mondo del crimine giapponese all’alba dell’era industriale.

E ci sarò anch’io.
Rintanato in un angolino.
Con una macchina fotografica.
E con due casse di libri della Acheron.

Perché non venite a fare un salto?


  1. ometto il titolo accademico, Dottor Giorgio Arduini, perché trovo ridicolo usarlo fra amici. 


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My Man Godfrey (1936)

Nel 1932 F.D. Roosevelt, durante uno dei suoi discorsi radiofonici, usò l’espressione forgotten man per indicare quelle persone che erano state travolte dalla crisi del ’29, andando a costituire una vastissima popolazione di senza tetto.

Questi tempi infelici richiedono la costruzione di piani che si appoggiono alle unità del potere economico dimenticate e disorganizzate ma indispensabili, piani come quelli del 1917 che costruiscano dal basso e non dall’alto, che diano fiducia ancora una volta all’uomo dimenticato alla base della piramide economica.

Il discorso fece presa sull’immaginazione del pubblico, e l’uomo dimenticato divenne una figura dell’immaginario popolare.
Ci fecero una canzone, ci scrissetro articoli, trattati e romanzi, e sulle riviste pulp, The Spider – il più populista dei vendicatori mascherati, che spesso usava Roosevelt come sidecick (!) – si costruì un’armata di uomini dimenticati, pronti a mettere le loro competenze inutilizzate al servizio della giustizia.

Poi, nel 1936, un gruppo di ricchi sfaccendati impegnati in una caccia al tesoro si trovano sulla lista degli “oggetti” da recuperare “un uomo dimenticato”.
Così comincia My Man GodfreyContinua a leggere


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Questa non è la nave che state cercando

La HNLMS Abraham Crijnssen era un dragamine olandese di stanza a Surabaya quando nel 1941 arrivarono i giapponesi.

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Gli alleati erano stati sconfitti nelle due battaglie del Mare di Java e dello stretto della Sonda, e le prospettive erano abbastanza sconfortanti.
Il comando ordinò a tutte le navi alleate nell’area di ritirarsi e raggrupparsi in Australia.
Ma la Abraham Crijnssen rimase tagliata fuori dal resto del convoglio, e i suoi quarantacinque uomini di equipaggio si ritrovarono a doversela vedere da soli con le forze giapponesi che si stavano espandendo nell’area.

La Crijnssen poteva viaggiare a una velocità massima di quindici nodi, e aveva solo un cannone da 3 pollici e due cannoni da 20 mm.
Niente armi antiaeree a bordo – in caso di avvistamento da parte di un ricognitore nemico, non ci sarebbe stata alcuna speranza di abbatterlo prima che desse l’allarme.
Che fare? Continua a leggere


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Ombre Lunghe a Villa Diodati

Riprendiamo le trasmissioni più o meno regolari con un annuncio di servizio.

È nato a Torino il Club Villa Diodati, che riunisce sotto un solo tetto (e che tetto!) attività che fanno capo a MUFANT (Museo della Fantascienza di Torino), TOHorror Film Fest e Libera Università dell’Immaginario.

Ora, il caso vuole che nel prossimo weekend – 28 e 29 Maggio – cada anche la Festa dele Ombre Lunghe, vale a dire l’informale celebrazione di Vincent Price (27 Maggio 1911), Peter Cushing (26 Maggio 1913) e Christopher Lee (27 Maggio 1922).

cushing lee price

Per festeggiare, i membri del Club Villa Diodati hanno organizzato tutta una serie di manifestazioni, per scoprire le quali vi invito ad andare sulla loro pagina Facebook (e metteteci un Like, già che ci siete).

Quella che mi interessa in modo particolare – e spero interessi anche a voi – è la seguente…

Letteratura di Genere

Dalle ore 15.45 alle 18,00 domenica 29 maggio al Mufant – Museo del Fantastico e della Fantascienza di Torino – in via Reiss Romoli 49 bis.

Danilo Arona, Cristiana Astori, Anna Berra, Massimo Citi e Silvia Treves Alessandro Defilippi, Davide Mana, Sara Marconi, Tommaso Percivale, Claudia Salvatori, Massimo Soumaré.

Per cui sì, ci sarò anch’io.
Live.
Senza rete.
Insieme ad un sacco di gente in gamba.

Venite anche voi, se siete da quelle parti.
A Villa Diodati – anche se è solo una Villa Diodati della mente – succede sempre qualcosa di divertente…


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Un’offerta imperdibile

FIN_2014-06-19_BUS_006_32035707_I1Squilla il cellulare di mio padre.
“Il signor Mana Giampietro?”
“No, mi dispiace, Mana Giampietro è morto domenica passata.”
“Ah, mi dispiace… però lei sta usando la sua scheda, quindi posso dire a lei?”
“No. Sto per disattivare il numero…”
“Non importa. Perché Vodafone ha per lei un’offerta imperdibile per la telefonia fissa…”

Nota per il futuro prossimo: cancellare qualunque contratto con Vodafone.

 


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Un uomo buono

Quando mio padre e mia madre si sposarono, il sacerdote a un certo punto ingiunse loro, con tono stizzito, di smetterla di ridere.

“Guardate che questa è una cosa seria!”

E subito dopo la fine della cerimonia, una zia abbordò mia madre per dirle che era stata proprio fortunata.

“Hai sposato un uomo buono. Se non fosse stato un buono, sarebbe diventato un criminale come tutti i suoi compagni di scuola.”

Mio padre era andato a scuola dai Salesiani – e l’officiante era stato uno dei suoi insegnanti. La zia aveva evidentemente una pessima opinione di Don Bosco e dei suoi sacerdoti.
Ma la vecchia zia aveva ragione su un punto: mio padre era un uomo buono.

Mio padre era dinamico, intraprendente, coraggioso e molto spiritoso.
Aveva sofferto di una dislessia che i Salesiani avevano cercato di curare a ceffoni1, e aveva una mente matematica meravigliosa che non potendo studiare aveva poi applicato alle sue attività come agente di commercio.
Ed era un uomo buono – e forse questa è l’unica cosa che ha insegnato, a me e a mio fratello.
Non ad esserlo.
Ma almeno a provarci.
Anche quando non si andava d’accordo, anche quando si discuteva.

Ma da quando se ne andò mia madre, nel 2007, mio padre aveva perso qualcosa.
Era estremamente solo, e forse tendeva a isolarsi.
La depressione non aiutò a migliorare le cose.
E poi la malattia, i problemi.
Mio padre era molto stanco.
Aveva smesso di ridere.

Una delle ultime cose che mi ha detto, domenica, prima di andarsene, è stata

“Sono stanchissimo, vorrei solo poter dormire.”

Ora dorme, come Mark Twain e Richard Dawkins hanno detto in passato, quel sonno che era prima di noi e che sarà dopo, e che non deve farci paura.
E io sono qui che contro me stesso e contro tutto ciò in cui credo, spero che finalmente riposi, che sogni, e abbia magari ritrovato la persona con cui rideva.

Grazie a tutti ancora una volta per i messaggi di questi giorni.


  1. per cui forse la vecchia zia, mah, non aveva tutti i torti, e aveva solo sbagliato mira. 


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Giampiero Mana, 6-6-1940/8-5-2016

Alle sette di sera di oggi, mio padre è stato colto da un collasso cardiocircolatorio con ischemia mentre si trovava all’ospedale di Asti per quella che pensavamo fosse una visita di routine.
Venti minuti di rianimazione e massaggio cardiaco non sono serviti a nulla.

Mio padre era un uomo buono, che ha fatto il meglio che poteva con i mezzi a sua disposizione. Era un uomo con un carattere difficile ed era una persona molto sola.
Negli ultimi anni, la depressione e la salute incerta lo avevano fiaccato.
Era molto stanco.

Era mio padre, e gli volevo bene.

 

 

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