strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Adattarsi o scomparire: Ammonite, di Nicola Griffith

D’estate, ormai da qualche anno, leggo soprattutto fantascienza o “altro” – e con altro intendo libri che non hanno una specifica etichetta di genere, e che magari non sono neanche narrativa.
E in questo weekend, ho recuperato dallo scaffale la copia ricevuta in regalo mesi addietro di Ammonite, di Nicola Griffith, nell’edizione Gollancz/SFMasterworks, che conservavo per i momenti di disperazione.
Ci voleva, un po’ di bella fantascienza.

La quarta di copertina, tradotta alla svelta:

Cambia o muori. Queste sono le uniche opzioni disponibili sul pianeta Jeep. Secoli or sono, un virus mortale ha distrutto la colonia originaria, uccidendo gli uomini e alterando per sempre le poche donne sopravvissute. Ora, generazioni dopo che la colonia ha perso i contatti con il resto dell’umanità, una compagnia arriva per sfruttare Jeep – e le sue forze si ritrovano a combattere per sopravvivere.
Terrorizzata di diffondere il virus, la compagnia abbandona i suoi dipendenti, lasciandoli spaventati e isolati dai nativi. Di fronte a questa crisi, l’antropologa Marghe Taishan arriva per testare un nuovo vaccino. Mentre rischia la morte per scoprire il segreto biologico delle donne, scopre che anche lei sta cambiando – e si rende conto che non solo ha trovato una casa su Jeep, ma che solo lei porta i semi della sua distruzione …


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Lo Zen e l’Arte di Guadagnarsi da Vivere Scrivendo

Mio fratello, che mi fa da coscienza meglio del Grillo Parlante, mi diceva ieri che devo far crescere il mio Patreon. Gli stavo dicendo che ho cominciato a seguire una ragazza giapponese che ha un canale Youtube in cui insegna il giapponese, e ha oltre 900 supporter su Patreon, per una media di 5 dollari al mese.
Io ne ho 42, di sostenitori su Patreon, persone che ogni mese si fidano di me e scommettono sul fatto che continuerò a scrivere.

“Devi fare in modo di averne di più,” mi dice mio fratello.
“Eh, non è mica facile,” rispondo io. “Questa ragazza tiene dei corsi, insegna, è chiaro che chi è interessato a imparare il giapponese la segue…”
Lui scrolla le spalle. “Anche tu tieni dei corsi sul tuo Patreon. Quella cosa della scrittura…”

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La spaccatura

Nel 1811, nella valle del Mississipi, la densità di popolazione era ancora molto bassa. Per questo motivo, quando un terremoto di magnitudo stimata 7.5/7.9 colpì l’area con epicentro nel nord-est dell’Arkansas, tutti se ne accorsero, ma non ci furono gravi conseguenze per le persone. Tranne a Little Prairie, dove le scosse provocarono la liquefazione del suolo e la terra si inghiottì il paese.
Erano le due e un quarto del mattino.
Una seconda scossa di pari intensità colpì la stessa area sei ore dopo.

Il 23 di Gennaio 1812, alle nove del mattino, una terza scossa, di intensità 7.4, colpì il cosiddetto Tacco del Missouri, riattivando la faglia di New Madrid e causando deformazione e fratturazione del terreno, frane e crollo degli argini. E cosa più grave, “caricando” la faglia di Reelfoot.

La faglia di Reelfoot si riattivò alle 3.45 del 7 Febbratio 1812, e un terremoto di magnitudine 8 Richter colpì la città di New Madrid, cancellandola dalla faccia della terra. La faglia inversa causò un sollevamento che creò delle cascate lungo il corso del Mississipi, onde anomale risalirono il fiume e si formò un lago a Reelfoot, in Tennessee – in un’area che da allora si chiama Lake County.

E poi scosse di assestamento, circa duemila nell’arco di sei mesi.
Il terremoto più intenso mai registrato a est delle Montagne Rocciose aveva devastato un’area di 130.000 chilometri quadrati, ma aveva registrato relativamente poche vittime, perché nessuno pensò di contare i morti.
Ma New Madrid non c’era più, ed aveva 3000 abitanti.

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Alla (micro)ventura

Ho sempre invidiato molto Peter Fleming, non solo perché era uno scrittore decisamente migliore di suo fratello Ian, con uno straordinario controllo della propria prosa, capace di coniugare classe, ironia e una chiarezza esemplare, non solo perché attraversò tre quarti dell’Asia in maniera avventurosissima, spesso in compagnia di Ella Maillart, ma perché aveva sui documenti, alla voce Professione, la dicitura Avventuriero.

Ho qui di fianco al mouse il minuscolo ma indispensabile Piccolo Manuale del Perfetto Avventuriero, di Pier Mac Orlan, che qui da noi viene pubblicato da Adelphi – ma credo che neanche un volume Adelphi riesca a sdoganare sui nostri lidi la dignità dell’avventuriero.
Nazione di cialtroni, l’Italia resta un paese perbenista, nel quale gli avventurieri – e dio ci scampi, le avventuriere – vengono visti come qualcosa di aberrante, di impresentabile, con una ben definita aura di malaffare.

I genitori di un giovane futuro avventuriero rinuncerebbero volentieri a un po’ della loro parte di Paradiso pur di vederlo sparire senza esserne ritenuti responsabili.

Pierre Mac Orlan, Piccolo Manuale (ecc..), 1920

Diversa cosa sono le avventure, naturalmente – quelle ce le offrono regolarmente agenzie turistiche e travel & lifestyle blog.
Basta potersele permettere.

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Una lunga notte a Crickley Hall

Nel 2006, prostrati dopo la scomparsa del figlio (il bambino è sparito mentre giocava in un parco), Gabe ed Eve Caleigh si trasferiscono per una stagione a Crickley Hall, nella campagna inglese. La scusa è un incarico di lavoro di Gabe, ma la coppia spera che lasciarsi alle spalle Londra permetta loro ed alle loro due figlie di riprendersi dalla tragedia. Appena arrivati, i Caleigh incontrano Percy Judd, un pensionato locale che in termini abbastanza sbrigativi consiglia loro di tornare a Londra, e soprattutto di portare via le due ragazzine da quel posto.
Gabe minimizza, Eve si sente strana, la piccola Cally e l’adolescente Loren sono convinte che il posto sia infestato (il che, naturalmente, “è una figata”). E ci sono tutte quelle lapidi con la stessa data del 1943, nel cimitero locale…

Nel 1943, la giovane Nancy Linnet viene sfollata da Londra e trova un impiego a Crickley Hall, un orfanotrofio gestito con brutalità estrema dai fratelli Augustus e Magda Cribben. Pogressivamente sempre più preoccupata per la violenza e gli abusi dei quali i bambini sono palesemente vittime, Nancy cerca di denunciare la situazione, ma viene rapidamente isolata: i Cribben sono persone timorate di dio e pilastri della comunità. L’unico che crede a ciò che Nancy racconta è Percy Judd, un giovane in procinto di partire per la guerra, che cerca di aiutarla…

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Una mente adatta a cose migliori

Ci sono in tutto ventisei volumi in quarto, di carta buona, ottima qualità della rilegatura, scritti fitti, a mano, parzialmente in codice.
Diari, ecco cosa sono, scritti tra il 1806 ed il 1840. Ventisei volumi. Quattro milioni di parole, delle quali quasi seicentomila in codice, una miscela di algebra e lettere greche, simboli zodiacali e punteggiatura assortita.
Un mistero. Qualcosa di cui non si parla volentieri.

Negli anni ’30 due amici, John Lister e Arthur Burrell, ci si mettono per gioco e riescono a decriptare il codice, a leggere i paragrafi in codice. I contenuti li sorprendono, ma solo fino a un certo punto. Circolavano delle voci, dopotutto…
Burrell sarebbe dell’idea di bruciarli, quei diari, tutti e ventisei, subito. Lister decide invece di nasconderli – dietro i pannelli di legno di una parete nella casa di famiglia, ad Halifax nello Yorshire.
Riemergono qualche decennio dopo, durante dei lavori di ristrutturazione.
Ventisei volumi.
I diari di Anne Lister. O, come la chiamavano le brave persone di Halifax, ma solo dietro le sue spalle, Gentleman Jack.

… Sono felice tra i miei libri. Non sono felice senza di loro. Follie come pensare a Miss Hobart e alla sua strana negligenza mi vengono in mente, e simili bazzecole mi inquietano. Sono così indegne di una mente adatta a cose migliori …

Diari di Anne Lister, Aprile 1819

Questo è un post col doppiofondo, e se la prima parte è certamente una porzione sostanziosa di Storia Fatta coi Cialtroni, la seconda parte… beh, ci arriveremo.

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Ancora trent’anni

Nel caso ve lo foste perso, è stato pubblicato il mese scorso un report preparato da Breakthrough – il National Centre for Climate Restoration, con sede a Melbourne, Australia. Nel caso ve lo foste perso, lo trovate qui, da scaricare, gratis.
Sono undici pagine, scritte in maniera molto chiara e diretta. Il genere di breve riassunto tattico che non lascia molto spazio alla speculazione ma elenca i fatti in maniera quasi clinica.

L’aspetto emotivo di tutta questa faccenda, vedete, è spaventosamente importante, e ne parleremo più tardi, ma per ora limitiamoci alle undici pagine del testo. Che dice, fin da pagina 1, che la crisi climatica che stiamo attraversano è in questo momento la principale minaccia a breve termine per l’esistenza della nostra civiltà.

Peggio ci sono solo le bombe atomiche, ci informa l’Ammiraglio Chris Barrie, nell’introduzione al report. Barrie è un vecchio militare, non una ragazzina dall’aria triste che si possa bullizzare sui social. Me lo vedo un po’ come Buzz Aldrin, l’ammiraglio Barrie – stessa scuola, stessa impostazione, se gli date del cretino o dite di volerlo travolgere con l’automobile, vi prende a pugni in bocca.
Che magari potrebbe anche servire, chi lo sa.
A volte il dolore fisico aiuta a riflettere.

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Heart of the Lizard anche su Amazon

Per chi fosse interessato, da oggi la mia novella Heart of the Lizard è anche disponibile nella bottega del signor Bezos. Il volume cartaceo è particolarmente collezionabile, mi si dice.
La mia prima storia per Four Against Darkness rischia di diventare il mio lavoro più ampiamente disponibile – siamo anche in classifica in posti in cui mai avrei pensato di comparire, come ad esempio Wargamer Vault (dove siamo entrati nella lista dei bestseller).
E sembra che l’avventura sia appena cominciata.
Restate sintonizzati.