strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Una volta non era così…

Qualche giorno addietro, facendo un po’ di zapping selvaggio, sono inciampato su una intervista a un noto filosofo, che mi ha dipinto un quadro abbastanza agghiacciante del mondo contemporaneo, nel quale “la tecnica” è diventata l’unico scopo del genere umano, con l’uomo ormai inerme davanti alla tecnologia che va al di là delle sue capacità di comprensione.

“Noi usiamo questi telefonini, abbiamo la competenza di metterci le mani? No. Abbiamo già degli strumenti che oltrepassano il nostro sapere.”

Sono discorsi che in me destano sempre una certa ilarità, che poi di solito scivola in una rabbia feroce.
Il filosofo in TV è poi andato avanti a spiegare che la scienza è finalizzata alla manipolazione della realtà.
A quel punto ho semplicemente cambiato canale.
Ma ora ci faccio un pork chop express, così, sulle cose che oltrepasano il nostro sapere.
Perché vedete,  passano forse 48 ore, e Facebook – sorta di oracolo tecnologico – mi passa uno status di un contatto americano

“Un uomo che su un pianeta come la Terra guarda all’universo e pretende di comprenderne i meccanismi è come un topo che si convinca di sapere tutto sui campi di grano standosene chiuso in un armadio dove ruba le briciole.”

Hey guys, there's more!

Ed è vero – un topo chiuso in un armadio non potrà mai fare discorsi coerenti sulla prateria là fuori, dove non è mai stato.
A meno che non abbia un radiotelescopio, naturalmente. Continua a leggere


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Jonathan Creek

Succedono strane cose…

Cominciamo con un dato autobiografico – nel lontano 1984 (o forse era il 1985), mi venne quella che consideravo una buona idea per una serie di racconti.
L’idea era semplice – un anziano prestigiatore, costretto all’inattività per via di una grave artrosi alle mani, si ricicla come “debunker”, una di quelle persone che vanno a sbugiardare i falsi medium e i ciarlatani in genere.
L’idea era di farne una serie di gialli all’inglese, con il presunto sovrannaturale frutto di abili maneggi.

250px-Jcreek_titleNon ne feci mai nulla – l’idea era ed è ancora, io credo, piuttosto buona (se non proprio il culmine dell’originalità), ma semplicemente io, a metà anni ’80, non avevo la capacità per gestirla.

Poi, una settimana fa, per vie molto molto traverse, ho scoperto Jonathan Creek. Continua a leggere


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Macchina Zer0 – qualche dettaglio

Il lancio della seconda fase di Macchina Zer0 è ufficiale – e chiunque fosse interessato potrà trovare i dettagli del concorso sul sito di AltriSogni, che è riuscito a scucire l’esclusiva per la presentanzione in anteprima.

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Sulla pagina di AltriSogni troverete il regolamento del concorso, i link fondamentali, una descrizione di massima del progetto, e la bibbia dell’ambientazione per coloro che volessero provare a partecipare.

Mi piacerebbe, nei prossimi giorni, parlare un po’ del progetto, di come si stia cercando di tracciare una mappa delle strade che non abbiamo preso, per esplorare luoghi in cui non siamo mai arrivati, e così facendo magari riuscire a vedere sotto una diversa prospettiva il luogo in cui ci troviamo, e magari decidere dove andare dopo.
Il futuro, sapete, attraverso gli occhi di ieri – che è poi l’opposto di ciò che diceva Bob Heinlein.

Mi piacerebbe parlare del fatto che io abbia sempre trovato le distopie troppo consolatorie e facili, e come questo abbia influenzato Macchina Zer0.

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E mi piacerebbe anche parlare del perché non credo che il retrofuturismo sia un genere nostalgico, e come anche questo abbia influenzato Macchina Zer0.

Ma non oggi – è sabato, un weekend lungo, la maggior parte dei letori saranno in giro a spassarsela approfittando del bel tempo.
La settimana che viene, magari.

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