strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Scrittura e prostituzione

But when she’s sleeping alone
she dreams of cleansing her soul

… non si trova, su Youtube, Ruby, cantata da Ute Lemper nel suo album Sabotage, splendida canzone, con i suoi toni noir (come gran parte dell’album), e prodotta da Van Dyke Parks.
Peccato, perché Ruby sarebbe davvero on-topic

Allora, la questione che è venuta fuori su Facebook è che qualcuno si è messo a parlare di scrittura e prostituzione. Che non è proprio un’idea nuovissima, ammettiamolo, ma non è poi alla fine un discorso sbagliato.
Poco elegante, forse, certo non proprio il massimo, ma si tratta di un modello che ha il suo perché: vendere intrattenimento.

La frase incriminata faceva più o meno così:

Autopubblicarsi e definirsi scrittori è come andare a puttane e definirsi playboy.

E qui francamente ho cominciato a storcere il naso, né la risposta

Essere pubblicati da una casa editrice e definirsi scrittori è come essere portati a un puttan-tour dagli amici e definirsi playboy.

è riuscita a impressionarmi positivamente.
Perché se è lecito – per quanto antipatico – parlare di scrittura e prostituzione, è anche vero che c’è un errore alla base dell’intero discorso. Continua a leggere


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42.000 parole in sette giorni: la formula di Dean Wesley Smith

Allora, ne ho parlato di là su Karavansara, perché non parlarne anche qui?
Tutto comincia con un libro, un libricino di una settantina di pagine, scritto da Dean Wesley Smith, che si intitola Writing a novel in seven days – a hands-on example, e che fa esattamente ciò che dice: si tratta della radiocronaca di un esperimento fatto dallo scrittore americano, uno dei prolifici fautori della scrittura come duro lavoro, un paio di anni or sono.
Sette giorni, 42.000 parole, che sarebbe il numero minimo perché il manoscritto venga considerato nella categoria “romanzo”.

Writing_a_Novel_Cover_FinalLo schema è semplice:

giorno 1 – 3000 parole
giorno 2 – 4000 parole
giorno 3 – 5000 parole
giorno 4 – 6000 parole
giorno 5 – 7000 parole
giorno 6 – 8000 parole
giorno 7 – 9000 parole
= 42.000 parole

Bello liscio.
Il trucco è farlo, come nel caso di Smith, senza alterare significativamente la propria routine quotidiana.
E senza lascirci la pelle. Continua a leggere


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Il kit di Carl Sagan per rilevare le sciocchezze

Facciamo una specie di post di servizio.

Da anni continuo a dire che The Demon-Haunted World, il libro di Carl Sagan del 1997, andrebbe fatto leggere nelle scuole, come primo e indispensabile baluardo contro l’analfabetismo scientifico che sta trasformando la nostra civiltà in un ricettacolo di imbecilli orgogliosi di esserlo.

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Beh, un paio d’ore fa, leggendo un articolo su un blog in giro per la rete, ho scoperto1 che il volume, in inglese, è disponibile gratis e legalmente sull’Internet Archive – perché a quanto pare Sagan lo considerava abbastanza importante da darlo via gratis. Potete sfogliarlo online, o scaricarlo in una quantità di formati.

Ora, mi dicono che se lo volete leggere in italiano vi tocca battere le bancarelle o farvi un giro in biblioteca e sperare in bene. Ma qui oggi mi piacerebbe rifare ciò che ha fatto il blog che dicevo, e riportare un breve brano del testo di Sagan, a titolo di citazione. Traducendolo in italiano, in modo che non ci possano essere fraintendimenti.
Perché vedete, il volume contiene un comodo Kit anti-sciocchezze, che rappresenta la base della cultura scientifica, e serve ad evitare di finire a credere ai rettiliani, alle scie chimiche o alla teoria della terra piatta…

Questi sono tutti casi di provata o sospetta saciocchezza. Sorgono degli inganni, talvolta in maniera innocente ma collaborativa, talvolta con cinica premeditazione. Di solito la vittima è intrappolata da una potente emozione – meraviglia, paura, avidità, dolore. La credula accettazione delle sciocchezze vi costa dei soldi. È questo ciò a cui si riferiva PT Barnum quando disse “Ogni minuto nasce uno sciocco”. Ma può anche essere più pericoloso di così, e quando i governi e le società perdono la capacità dipensare criticamente, i risultati possono essere catastrofici, per quanta simpatia noi si possa provare per coloro che hanno creduto alle sciocchezze.

Il kit di Carl Sagan fa più o meno così Continua a leggere


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Storie e sandwich

Un post adatto, io credo, all’ora di pranzo.
Scopro con non poca sorpresa che in uno degli incontri a corollario della fiera dei libri di Milano si è svolto sul tema

Il panino come racconto di un’infinita combinazione armonica

Il che se vogliamo dimostra che certi miei post della serie Non è sempre caviale non erano poi così bizzarri e fuori luogo come alcuni avevano lasciato intendere.

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… questa è sottile …

L’idea, tuttavia, del panino come racconto ha stimolato la mia fantasia.
E dopo essermi sparato una trilogia di salame tipo Milano e baguette – praticamente un romance, lui rude membro della lower class operaia meneghina, lei raffinata designer di moda di Parigi – mi sono detto che non sarebbe una cattiva idea, quella di mettere giù una raccolta di racconti come panini.
O viceversa. Continua a leggere


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Scienza e progresso nello steampunk esotico di Hope & Glory

Si parla di Hope & Glory su OggiScienza.
Perché noi valiamo.

OggiScienza

Hope & Glory è la nuova ambientazione per il gioco di ruolo Savage Worlds. Un primo assaggio è nella novella Glass Houses, scritta da Davide Mana. Crediti: Alberto Bontempi

STRANIMONDI – Cappelli a cilindro, occhiali da aviatore, corsetti, cinghie e ingranaggi dorati. Questi gli elementi ricorrenti dell’estetica steampunk, quel filone fantascientifico caratterizzato da una tecnologia anacronistica basata su vapore ed elettricità, spesso ambientato in un Ottocento alternativo. Un genere nato alla fine degli anni Ottanta, che riprendeva il nome del cyberpunk ma discostandosene, essendo più interessato alla meccanica e ad ambientazioni retrò e ucroniche che all’elettronica e alle distopie futuristiche urbane. Un genere che a sua volta ha pescato a piene mani dai romanzi scientifici ottocenteschi di autori come Jules Verne e H. G. Wells, e che ha ispirato e contaminato diversi autori moderni; influenze steampunk si ritrovano nell’eccellente La lega degli straordinari gentiluomini di Alan Moore…

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Lo detesti e sai che te ne devi andare

Ieri sera abbiamo avuto un piccolo festeggiamento, qui a casa: mio fratello ha superato il secondo livello di selezione ed è stato ammesso ad un nanodegree come sviluppatore Android.
La notizia è arrivata dopo un primo ciclo di lezioni e prove, al termine delle quali 1.250 dei 10.000 partecipanti (che avevano superato la prima prova di ammissione) hanno ottenuto la borsa di studio di Google, mio fratello uno di loro.
Ora lo aspettano tre mesi di prove e lezioni coi tutor, al termine dei quali avrà una nuova qualifica professionale in un campo lavorativo piuttosto vivace, con una bella certificazione rilasciata da un colosso come Google.
Un bel colpo – e solo io e pochi altri sappiamo quanto lavoro abbia fatto mio fratello per arrivare a questo.

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Il primo effetto di questa piccola ma importante vittoria digitale sarà però completamente analogico: mio fratello dovrà trovarsi un posto in cui dormire lontano da Castelnuovo Belbo, per i prossimi tre mesi. Un posto dal quale poter accedere alla rete a una velocità normale. Continua a leggere


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Perché il Barbera non sarà mai come il Bordeax

Mi piacerebbe fare una conferenza. Mi trovo nella splendida posizione di essere la persona giusta nelposto giusto, quindi perché non dovrei?
La mia conferenza si intitolerebbe

Perché il Barbera non sarà mai come il Bordeaux

Qui dove sono seduto in questo momento, dopotutto, sone le Terre del Barbera, quale posto migliore?
Nizza Monferrato sarebbe la sede ideale – il cuore del territorio del Barbera di Nizza, circondato da una costellazione di aziende vitivinicole e cantine sociali, con una nascente industria del turismo enogastronomico…

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Non servirebbero grandi cose – una sala con un po’ di sedie, a voler esagerare un proiettore per poter mostrare qualche slide.
Si tratterebbe di una cosa leggera, della durata di un’oretta, per parlare del territorio, della storia geologica, dei criteri attraverso i quali si definisce il terroir, del perché il Bodeaux sia il Bordeaux e il Barbera sia il Barbera.
Proprio a voler fare le cose per bene, si potrebbe cercare un complice, fra i vignaioli locali, o nelle cantine sociali del territorio, per fornire anche una degustazione del vino che rappresenta il terroir di Nizza.

L’ideale una cosa del genere sarebbe naturalmente farla a pagamento, ma come recita il mantra nazionale, non ci sono soldi per la cultura, quindi potremmo anche farla gratis, con la scusa di ottenere un poco di visibilità1, e per restituire al territorio un po’ di ciò che mi ha dato in tutti questi anni.

terroir cover smallSarebbe anche una buona occasione per spingere un poco il mio libriccino, Terroir: il Sapore della Terra, che è uscito da poco e non pare abbia destato tutto questo grande interesse2.
Se ne potrebbero stampare una trentina di copie, da vendere a fine conferenza.

Non sarebbe difficile, non credete?
Vediamo cosa ne viene fuori?

Oh, sì, è vero – a parlarne così in pubblico, sul mio blog, il rischio è che in capo a un paio d’ore qualcuno si fiondi a fare il tour delle cantine sociali e in una settimana metta in piedi Perché il Barbera non sarà mai come il Bordeaux, senza averne le competenze ma sulla scorta di una grande simpatia e di un paio di amicizie giuste.
Ma è un rischio che sono disposto a correre.
Anche perché quando (non se, quando) la conferenza verrà annunciata – che sia io a tenerla, o qualcun altro – non mancherò di segnalarlo qui sul mio blog, così ne potremo riparlare.


  1. certo, aiuterebbe se il giornale locale non sbagliasse a scrivere il mio nome (in effetti complicatissimo) come è già accaduto in tre occasioni precedenti. 
  2. ma ha una recensione a cinque stelle, della quale sono grato e orgoglioso. 


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Prigionieri delle pietre

Ieri pomeriggio, considerando che era festa e tutto quanto, mi sono riguardato Children of the Stones – ed erano qualcosa come quarant’anni che non lo vedevo.
Lo trasmise la RAI, credo tra la fine del ’77 e l’inizio del ’78, col titolo di Prigionieri delle Pietre, e da allora non mi risulta sia stato replicato.
Sono sette episodi da mezz’ora, ma togliete i titoli e il riassunto delle puntate precedenti, e ci sta tutto in circa due ore e mezza. Si trova su Youtube, in una versione decente, e me la sono riguardata, e mi ci sono voluti un paio di minuti per rendermi conto che

a . mio dio, ma è a colori! (noi all’epoca nn avevamo una TV a colori)
b . ma quello è Gareth Thomas! (l’uomo con cui ho trascorso i miei dopo-cena negli ultimi due mesi)

Alla fine degli anni ’70, in un glorioso bianco e nero, e senza sapere chi fosse Gareth Thomas, Children of the Stones mi terrorizzò alquanto, ed è probabilmente all’origine della mia persistente fascinazione per la preistoria e i siti megalitici.
Ma vorrei evitare di fare di questo post una operazione nostalgia, e parlare invece di un paio di cose che credo siano pertinenti.
Ah, ma prima di andare avanti… questa è la musica dei titoli di testa.

Già, ai vecchi tempi, i programmi per ragazzi erano una cosa diversa (ma ne riparleremo). Continua a leggere