strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Sono arrivato in fondo alla scala

Oh, and there we were all in one place
A generation lost in space
With no time left to start again

Don McLean

Domani è il venti di luglio 2019. A meno che non siate molto distratti, vi sarà capitato di sentire da qualche parte che è il cinquantenario del primo allunaggio umano sulla luna.
Venti di luglio 1969, Apollo 11. Cinquant’anni fa.
Ci saranno molte celebrazioni, molte commemorazioni.
Io però vorrei cominciare da una data diversa.
Io vorrei cominciare dal 2 di novembre del 2000.

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Noir per davvero: Money Shot, di Christa Faust

Angel Dare non si chiama davvero così. È il suo nome d’arte, adottato quando, a vent’anni, è entrata nel mondo della pornografia. È stata una superstar, Angel Dare – ha vinto premi, ha fatto un sacco di soldi. E dopo nove anni di onorata attività ha cambiato mestiere, aprendo una agenzia per attrici pornografiche, prendendosi cura degli interessi di ragazze che per vivere fanno film per adulti. Perché è un lavoro come un altro, e vale lapena di farlo con uno straccio di dignità.
Poi, una sera, Angel accetta di vedere un vecchio amico per fargli un favore. È una specie di emergenza, Sam è a corto di una ragazza, dieci minuti d’azione, in nome dei vecchi tempi…
In capo a poche ore Angel viene malmenata, violentata e lasciata per morta nel bagagliaio di una macchina. E non ha idea del perché.
Perciò decide di scoprirlo.

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Pedoni su una scacchiera storta: Ironclads

Dopo la Brexit e l’annessione delle isole britanniche all’Unione degli Stati d’America, le cose hanno preso una piega complicata. Nel momento in cui i governi di Svezia e Finlandia hanno deciso di scorporare alcune multinazionali, queste hanno risposto con le armi, ed hanno invitato gli USA ultraliberisti a dare una mano.
Una cosa rapida, una guerra da pochi soldi, in cui può capitare di essere bombardati dai droni dell’IKEA e dover colpire le posizioni tenute da un’azienda farmaceutica.
Solo che non è stata una cosa rapida, e mentre gli Scion, i rampolli dei consigli d’amminstrazione, duellano indossando armature mobili, i soldati di truppa devono cavarsela alla vecchia maniera. Sul terreno, dove gli scarponi calpestano la neve del Nord.
E quando un plutocrate corazzato scompare senza lasciare traccia, tocca al sergente Regan ed alla sua squadra, reduci dalle campagn ein Canada e in Sud America, penetrare oltre le linee, e cercare di capire cosa sia successo.

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Mare Procellarum

Sono cinquant’anni, giorno più, giorno meno, che abbiamo collettivamente messo piede per la prima volta sulla Luna. Una delle imprese più colossali compiute dalla nostra specie, una di quelle di cui dovremmo essere dannatamente orgogliosi.
E io c’ero – o per lo meno, ero seduto sul pavimento davanti alla televisione – ed ho un ricordo estremamente vago di immagini in bianco e nero e di gente che si agitava per casa. Ma sono probabilmente falsi ricordi, memorie di seconda mano.

Avevamo messo un piede sullo zerbino dell’universo.
Poi come sappiamo le cose non andarono come ci eravamo immaginati.
C’erano certamente cose più urgenti e più importanti da fare, che proseguire con l’esplorazione e la colonizzazione. Cose tipo, non so, costruire automobili più grandi.

Ma immaginare la Luna è ciò che mi paga i conti, e quindi ho scritto una storia, un racconto breve di Hard SF. Si Intitola Mare Procelarum, e l’ho appena rifilato in una varietà di formati ai miei sostenitori su Patreon.

Perché dicono che sia bello, essere miei sostenitori su Patreon.


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Il fantasma della Speranza e la maledizione della Perfezione

Hope è scomparsa quando aveva sedici anni. Nel senso che è proprio sparita dalla vita di tutti: insegnanti, amici, familiari. Scomparsa, dimenticata, invisibile.
È stata una cosa graduale: prima una certa distrazione da parte di chi le stava attorno, poi le occhiate confuse, poi un chiaro e tondo “ma chi sei? noi ci conosciamo?”
Hope non lascia un ricordo permanente nella testa delle persone. Uscite dalla stanza per pochi minuti, e rientrando non vi ricorderete di averla mai vista prima. Fotografatela, e non riuscirete a collegare la faccia sulla foto alla faccia di una persona specifica, a degli eventi, a delle esperienze condivise. Ogni incontro con Hope è la prima volta.
Alla disperazione ed all’alienazione segue la volontà di sopravvivere.
E quale migliore occupazione per una persona che non lascia traccia di sé, e che per tutta una serie di motivi non può avere una identità, se non il furto?
Hope diventa una estremamente ricercata, e introvabile, ladra internazionale: gioielli, danaro, dati.
Poi, un giorno, a Dubai, una ragazza molto ricca e molto infelice si suicida, e Hope decide di vederci chiaro…

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Non c’era nulla di sbagliato nel piano

Questo non è il post che avrei voluto scrivere – avevo voglia di raccontarvi di quella volta che per un soffio non diventai un esperto di calcestruzzo refrigerato, ma quella magari ce la teniamo per un’altra puntata.
Oggi vorrei cominciare parlando di musica, per poi finire naturalmente in un posto molto diverso, e magari ci scappa anche il calcestruzzo…

E sì, questo dipende (anche) dal fatto che The Earphones Diaries è partito ormai da 36 ore e non se lo sta filando nessuno, ma non importa perché è molto divertente andare a scavare nella mia vecchia collezione di vinili e CD e tirar fuori cose che non ascoltavo da vent’anni almeno.

Musica, si diceva…

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Senza un blog: the Earphone Diaries

Avevo bisogno di staccare – trovare qualcosa da fare che potesse servire come distrazione, per ricaricare le batterie.
E così ho creato The Earphones Diaries.

The Earphone Diaries sarà – finché dura – una serie di post brevi sulla musica che sto ascoltando.
Un post al giorno, un disco al giorno. Senza limiti di genere, senza un filo logico che non sia quello che in questo momento è nelle mie cuffie.
Ancora una volta si procede senza mappa.
E senza un blog.

Questo è un progetto da guerriglia, che potrebbe avere un clamoroso successo o morire miseramente.
Ma se vivrà, vivrà sui social – i post di The Earphones Diaries usciranno ogni giorno sul mio profilo Facebook, sulla mia pagina Instagram e sul mio Pinterest, sul mio canale Twitter.
Meno lavoro, più divertimento.

Si parte stasera dopo cena col primo disco, e vediamo cosa succede.



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Una casalinga morta: Plastic, di Christopher Fowler

Allo scoccare del suo trentesimo anno di vita, June è una casalinga morta, per sua stessa ammissione. Dieci anni al fianco di un uomo progressivamente sempre più indifferente, a narcotizzarsi con la televisione in un sobborgo londinese. Lo shopping l’unica valvola di sfogo. Poi, proprio alla vigilia del trentesimo compleanno, l’ineluttabile conferma che il marito la tradisce con una vicina. Una lite furiosa, una giornata di spese folli per vendetta, e tutto finisce: in capo a pochi giorni June ha undicimila sterline di debito, tutte le carte di credito cancellate. Il marito che era intestatario di tutto, fino all’ultimo spillo, l’ha lasciata, ha messo all’asta i mobili, ha venduto la casa.
June ha trent’anni, venti sterline e spiccioli in tasca e nessun posto dove andare. Non ha amici, non ha una famiglia, non ha prospettive lavorative, un curriculum, dell’esperienza. È morta per davvero.
Poi, una proposta: fare da house-sitter per un weekend, in un attico con vista sul Tamigi. Due giorni per pianificare il resto della sua vita, e intanto guadagnare abbastanza per sopravvivere qualche settimana.
Cosa potrebbe mai andar male?
Tipo, tutto?

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