strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Metal detector

Parliamo di qualcosa di completamente diverso.
In queste afose e soffocanti notti d’estate, ho trovato un poco di respiro guardando una cosa intitolata Detectorists.
La BBC la fiscalizza come situation comedy, ma … beh, giudicate voi.

La trama in tre parole: Lance e Andy sono due sfigati, uno fa il carrellista ai mercati generali e l’altro fa l’uomo di fatica per il comune di Danebury per pagarsi l’università. Entrambi condividono l’hobby della ricerca col metal detector, e trascorrono il tempo libero per i campi dell’Essex, in cerca di fantomatiche sepolture sassoni.

Ed è più o meno tutto qui. Continua a leggere


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Premi: Ninefox Gambit

Fa una strana sensazione leggere l’elenco dei libri premiati in un concorso, e scoprire che uno di questi è quello che stiamo leggendo in questo momento.
Ci si sente un po’ come co-responsabili, del tipo aha! lo sapevo di avere un gusto eccellente!

Ninefox Gambit, il primo romanzo di Yoon Ha Lee, uscito l’anno passato, ha vinto il premio Locus per la miglior opera prima.
E dal punto di vista di uno che al momento è grossomodo a metà, merita decisamente il premio.

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L’idea alla base di Ninefox Gambit è che esista una “realtà condizionale”, e che sia quindi possibile usare la realtà stessa come arma, cambian do le regole in modo da sfilare il tappeto, per così dire, da sotto ai piedi dell’avversario.

È space opera, è fantascienza hard che non si perde tuttavia in equazioni e pagine e pagine stralciate da libri di testo (nonostante l’autore sia un matematico), è zeppo di idee e decisamente divertente.
Ninefox Gambit è il genere di romanzo che coglie di sorpresa il lettore e lo disorienta, abbandonandolo nel bel mezzo dell’azione a cercare di raccapezzarsi.
È un romanzo difficile, non esageratamente lineare, e scritto molto bene.
Ed è appena uscito il sequel, Raven Stratagem.

È bello, quando succede.
Vedrò di farci una recensione completa appena arrivato in fondo.
Per il momento, sulla base di quanto letto finora, mi sento decisamente di consigliarlo.


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Santi & Fattucchiere – un preview

Un assaggio della storia scritta su commissione, per ringraziare chi fin qui ha sponsorizzato il progetto e chissà, convincere altri a fare altrettanto.

Selection_688Santi & Fattucchiere è una storia di Buscafusco, l’investigatore sui generis che opera nella Valle Belbo in una serie di storie che sto pubblicando in inglese.
Come tutte le storie di Buscafusco – Women & Children e Ghosts & Shadows, di prossima uscita – anche questa ha un doppio titolo, ma a differenza di quelle altre stoirie, la struttura è nuova.
Le storie “inglesi” di Buscafusco sono costruite con una struttura intrecciata, e in ciascun racconto il protagonista si occupa di due casi contemporaneamente. Per Santi & Fattucchiere, trattandosi di una storia più lunga, ho deciso di variare almeno in parte la struttura. Il caso sarà unico (il furto delle reliquie di Sant’Ugone da Montefeltro), ma ci saranno due indagini in parallelo, quella eterodossa di Buscafusco, e quella istituzionale assegnata al Maresciallo Li Causi, abituale comprimario di questa serie.
Inutile dire che le due tracce andranno a ricongiungersi nel finale.

Ma il finale è ancora da scrivere.
Ecco allora il terzo capitolo, nella sua prima stesura grezza, in cui incontriamo il Maresciallo e il suo fido aiutante, l’appuntato Gallina, sul luogo del delitto.

Buona lettura. Continua a leggere


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Le tette di vetro di Harlan Ellison

Nel 1968 lo scrittore americano Harlan Ellison venne ingaggiato dalla Los Angeles Free Press per scrivere una rubrica settimanale di critica televisiva.
Ellison aveva lavorato a lungo per la TV e aveva vinto due premi come sceneggiatore per episodi di popolari serie televisive – Demon with a Glass Hand per The Outer Limits e City on the Edge of Forever per Star Trek1.
Era quindi la persona giusta per il lavoro.

TheGlassTeatIl risultato fu un ciclo di 102 articoli su cose diverse quali spettacoli comici, talk show, pubblicità, serie televisive.
La prima annata di articoli venne raccolta in un volume della Ace Books intitolato The Glass Teat – Ellison sosteneva infatti che la TV, uno dei mezzi di comunicazione più potenti e rivoluzionari disponibili all’uomo, era stato trasformato in una “tetta di vetro”, alla quale il pubblico si aggrappa in maniera acritica, sciroppandosi tutto ciò che viene passato, senza provare alcuno stimolo a pensare, a riflettere.
Ad immaginare.
La TV come morte dell’immaginazione.
Brutale, ma corretto. Continua a leggere


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Sulla funzione della fantascienza – una lettera alla mia mamma

Qualche giorno addietro, sul suo profilo Facebook, la mia amica Lucia stava facendo un discorso su quello strano atteggiamento ancora molto radicato, per cui se leggi horror devi essere o un satanista, o uno che crede che ci sia il babau sotto al letto.
E se leggi fantascienza, naturalmente, “credi agli alieni”.

Nel corso della discussione è venuta fuori un’altra frase piuttosto frequente, vale a dire

ma perché non leggi qualcosa che abbia attinenza con la realtà?

di solito accompagnata, esplicitamente o implicitamente, dal corollario

il tuo è desiderio di evadere dalla realtà

Io questi discorsi me li sono sentiti fare dalla mia mamma per circa trentacinque anni – più o meno dall’età di 15 anni, quando la pila di Urania cominciò ad essere rimpiazzata da Fantacollana e Cosmo Oro, e poi da quei tascabili americani con quelle copertine molto dubbie.
Mia madre era un’appassionata di romanzi storici e, in maniera minore, di polizieschi, e rifiutava quasi istintivamente la fantascienza e il fantastico in genere.
Poi è vero, l’ultima cosa alla quale si appassionò prima di andarsene fu Firefly.
Mia madre era una browncoat.

Però quella domanda

ma perché non leggi qualcosa che abbia attinenza con la realtà?

è stata lì per tutta la mia vita.
E allora adesso, che la discussione di là sul profilo di Lucia me l’ha fatta tornare in mente, è ora di rimediare.
Magari c’è ancora tempo.

Oh, questo sarà un post lungo – sapete com’è quando è tanto che non ci si sente, vero?

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Raygun Gothic, chi era costui?

La categoria Raygun Gothic ha suscitato una certa curiosità, quindi ci faccio un post. Così, tanto per fare due chiacchiere – lo sapete che io a questa cosa delle etichette non è che ci creda troppo.
Questo è un testo scritto alla svelta, e senza pretese di esaustività.

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Raygun Gothic.
Il termine lo ha inventato William Gibson – e di solito, per il puro gusto di irritare i fanz del cyberpunk, mi diverto a dire che è la cosa migliore fatta da Gibson.
La definizione si trova in una storia di Gibson intitolata The Gernsback Continuum, e fa più o meno così…

Cohen introduced us and explained that Dialta was the prime mover behind the latest Barris-Watford project, an illustrated history of what she called “American Streamlined Modern.” Cohen called it “raygun Gothic.” Their working title was The Airstream Futuropolis: The Tomorrow That Never Was.

Io una volta lo chiamavo il futuro attraverso gli occhi di ieri (dal titolo di unprogetto ideato all’ultimo anno di liceo, e mai sviluppato).
Si tratta di una estetica, più che di un genere – viene di solito descritto come il look “fantascientifico” o “futuribile” degli anni che vanno da Metropolis di Fritz Lang a Star Trek, la serie originale.
Però anche Barbarella è affine al genere. E Mars Attacks. Continua a leggere


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Crowdfunding – che genere per la storia-bonus?

E così si diceva… visto che il tempo c’è, perché non ringraziare i miei sponsor aggiungendo una seconda storia al crowdfunding?

20.000/30.000 parole, in formato ebook multiplo (epub, mobi, pdf), consegnata attorno al 15 di settembre (giorno più, giorno meno).
E scritta appositamente.

Come scegliere il genere?
Beh, io so cosa mi piacerebbe sapere, ma visto che mi hanno definito mercenario, come dicono i britannici

chi paga il pifferaio, sceglie la canzone.

E allora ecco un sondaggio, a scelta multipla, per generi. Continua a leggere


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Santi & Fattucchiere – una settimana dopo.

E così siamo a una settimana dall’avvio del crowdfunding per Santi & Fattucchiere e i risultati mi hanno lasciato assolutamente sorpreso.
Mi sento un po’ come Sally Field.
Era Sally Field, vero?
Sì, era Sally Field.

Il lavoro sulla novella procede conunbuon ritmo nonostante la calura, e se la struttura si sta complicando, mi sto divertendo a riscrivere la storia e la geografia dell’Astigianistan per adattarlo alle mie esigenze – prima fra tutte quella di non vedermi piovere delle molotov in cortile.

Se riuscirò a stare nei tempi – e credo proprio che ci riuscirò – allora a questo punto credo che tre mesi siano davvero tanti.
Mi sa che dovrò aggiungere un secondo ebook al primo.
Un altro volume di 20/30.000 parole potrebbe starci, tra qui e settembre.
E questa volta potrei far scegliere per lo meno il genere ai lettori del mio blog.
Che sareste voi.

Che ne dite?

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