strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Hope & Glory: Glass Houses

Sono davvero orgoglioso di annunciare che Glass Houses, la prima novella ambientata nell’universo di Hope & Glory, è finalmente disponibile via Amazon, RPGNow e DriveThruRPG, in a unavarietà di formati digitali.

È stata una corsa lunga, ed è bello vedere finalmente il primo titolo sugli scaffali. E devo assolutamente un grosso Grazie! e una colossale pacca sulla spalla collettiva a tutti coloro che hanno collaborato e stanno collaborando a questo prgetto e a questo libro.
Ne seguiranno molti altri.

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Glass Houses è una storia steampulp ambientata in un’India che non è mai esistita – è buona vecchia fantascienza, piena di intrighi ed avventure, ed è stata scritta sia peri giocatori che per coloro che non giocano.

Per saperne di più su Hope & GloryContinua a leggere


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Spargere i semi del male

george_birkbeckQuesto post è tangenzialmente collegato ai due post precedenti, ma va, forse, in una direzione diversa.
O forse no. Stiamo a vedere.

Il gentiluomo che vedete ritratto qui a destra è George Birkbeck, un nativo dello Yorkshire, di famiglia quacchera, che nel 1799 ottenne una laurea in medicina dall’Università di Edimburgo.
All’epoca una laurea in medicina era il modo migliore per avere un curriculum di studi scientifici comprendente biologia, anatomia comparata, chimica e quelle che oggi chiameremmo Scienze Naturali – ed infatti Birkbeck non intraprese la carriera medica, ma si mise a insegnare “filosofia naturale” all’Università di Glasgow.

A partire dal 1800, Birkbeck prese a tenere

a beneficio delle classi lavoratrici, un corso gratuito di lezioni scientifiche, che proseguirono nei due anni successivi

nelle parole dell’Enciclopedia Britannica.
Alla sua prima lezione su “le arti meccaniche” parteciparono 500 persone. Continua a leggere


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Le finestre di Benedetto Croce

Questo post è un po’ il seguito del post di ieri, quello sul compleanno di Galileo.
La faccenda della discussione fra Calvino a Cassola ha sollevato un po’ di domande e ha condotto ad un paio di discussioni online piuttosto interessanti.

Ora, il dibattito se esistano davvero le due, o tre, culture, o se P.C. Snow si sia inventato tutto e in effetti abbia aggravato la situazione anziché contribuire a risolverla, è una faccenda annosa e complicata, e non si può certamente risolvere su facebook o in chat, però le discussioni segnalano un interesse per il problema.
Che magari si risolve in un “di chi è la colpa?”, ma anche questo è un punto interessante per la discussione.

benedetto-croceOra, quando in Italia si cerca un colpevole per il fatto che la cultura scientifica è stata a lungo disprezzata e considerata “di serie B”, si finisce con l’andare sotto casa di Benedetto Croce a tirargli i sassi nelle finestre.
Per chi se lo fosse perso, Benedetto Croce, filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore, è quello che disse

Gli uomini di scienza […] sono l’incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all’organismo filosofico-storico.

È bello essere apprezzati. Continua a leggere


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Il compleano di Galileo, Calvino, e la Terza Cultura

galileoIeri era il compleanno di Galileo Galilei, e il mio amico Luca Signorelli mi ha fatto scoprire una cosa che non conoscevo: il dibattito, sul Corriere della Sera del 1967, fra Italo Calvino, Anna Maria Ortese e Carlo Cassola.

Se vi interessa, lo trovate riassunto qui, e vi consiglio davvero di leggerlo.

In sintesi, la Ortese si dice triste e infastidita dal proliferare delle notizie sulle missioni spaziali, e vive il progreso tecnologico con angoscia.
La risposta di Calvino la invita a considerare il progresso come impresa intellettuale e risposta ad alcune delle più profonde necessità dell’uomo. Nel far ciò, Calvino afferma il primato letterario di Galileo Galilei. Galileo non solo grande scienziato, ma anche grande autore.
E qui Carlo Cassola s’incazza… Continua a leggere


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… e poi un giro a Poseidonis

Questa faccenda di tradurre Cark Ashton Smith è strana, sapete.

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Il quinto volume, La Doppia Ombra è un racconto decisamente minore, apartenente al breve ciclo di Poseidonis (e non come sostengono alcuni al ciclo di Hyperborea – anche se Hyperborea viene ciytata nella storia) ma chissà, magari anche divertente – di sicuro Clark Ashton Smith se lo autopubblicò nel 1933, insieme a quelli che considerava i suoi racconti migliori.
Ed è già in classifica su Amazon, in effetti, ed ha anche già una recensione a quattro stelle.

Tutti e cinque i racconti fin qui tradotti sono in classifica di Amazon, a dire il vero, tutti più o meno in Top 4 nela categoria Dark Fantasy.
Il progetto procede bene, quindi, ed è solo un peccato che nessuno apparentemente si sia accorto di niente.
O voi avete letto qualcosa in giro, chessò, su qualche sito specializzato, su qualche webzine?
Ne avete sentito parlare in gruppi su Facebook?
Nel caso segnalatemi articoli o avvistamenti nei commenti.
Grazie!


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San Valentino con Joan Wilder

Allora, San Valentino incombe.
Il giorno in cui essere single è considerato alla stregiua di un crimine o di una malattia terminale, e in cui i blogger si raspano il cervello alla disperata ricerca di un’idea per un post che faccia aumentare le visite.
Ci sono quelli che lo odiano, quelli che lo adorano, quelli che sono indifferenti a ci tengono comunque a dirvelo.

Io invece sto finendo di leggere un libro.
Si intitola Romancing the Stone, risulta scritto dsa Joan Wilder, popolare autrice newyorkese famosa per la sua serie di avventure romantiche di ambientazione western che hanno per protagonista la bella e tormentata Angelina.

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“Angelina! Che donna!” come disse quel tale.
Ma Romancing the Stone, che venne pubblicato nel 1985 dalla Avon Books, è tutta un’altra faccenda. Continua a leggere


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La radio, i podcast e Hilda Matheson

È agli atti la mia malsana passione per la radio, e per quella che in inglese si chiama talk radio in particolare – la radio parlata, con le interviste o anche solo con una persona che parla diciò che le pare.
Ho anche accennato in passato a come io consideri il mio blog come una specie di stazione radio, dove io mi siedo al microfono alla notte e parlodi ciò che mi pare – e in effetti i recenti esperimenti di podcast fatti su Karavansara col KaravanCast si riducono proprio a quello: io seduto davanti a un microfono, nel cuore della notte, che parlo di quel che mi pare.

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Ma oggi non voglio parlare di me, ma di Hilda Matheson.
Perché Hilda… eh, Hilda.
Vedrete.
Continua a leggere