strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Paura & Delirio Book Club: The Meg

The Meg. In Italiano Shark, il Primo Squalo. Un romanzo e un film con un grosso squalo preistorico. O due. Cosa potrebbe mai andare storto?
Beh, su quest’ultimo punto le opinioni sono divergenti, e in questa puntata del Club del Libro di Paura & Delirio Lucia ed io ci troviamo su posizioni divergenti. Perché per alcuni di noi un grosso pesce non basta.
Come non bastano Jason Statham e Li Bingbing.

Per cui nell’episodio di oggi ci sentirete discutere di difetti percepiti e di adattamenti, cercando di trovare un punto di contatto su un libro ed un film che ad uno di noi non sono piaciuti granché – ma anche così possiamo imparare qualcosa e diventare persone migliori.
O qualcosa del genere.

Tra romanzieri alle prime armi, eroi simpatici o odiosi, finanziatori cinesi e miliardari giapponesi, l’episodio di oggi include anche una lista di dieci romanzi a tema acquatico e subacqueo che sono tutti, decisamente, meglio di The Meg. O forse no.

Buon ascolto.


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Paura & Delirio – Speciale Richard Donner: Superman (1978)

Cambio di programma: la settimana passata, appena chiuso l’ultimo episodio did Paura & Delirio, abbiamo saputo della scomparsa di Richard Donner. Il regista di The Omen, di Superman, di Ladyhawke, di Goonies, di tutta la serie di Arma Letale. Un regista che ha dato forma all’immaginario di una generazione (o forse due), e ha cambiatola storia del cinema.

Impossibile non fare un episodio su Donner, e parlare di Donner significa parlare di Superman.
Che è ciò che abbiamo fatto, per oltre due ore, tra Marlon Brando in forma di valigia e produttori russi progressivamente sempre più nervosi, Gene Hackman e Margo Kidder, gli Steely Dan e i Supertramp, l’Uomo Ragno e Zack Snyder, i Tre Moschettieri e Lo Squalo, il cinema prima ed il cinema dopo Superman.
Era il 1978.
Tutti dobbiamo qualcosa a Richard Donner, e questo episodio per noi è un modo per salutarlo.
Buon ascolto.


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Da Zanzibar a Zurigo

Mi è capitato spesso, in passato, di dire che Stand on Zanzibar, romanzo pubblicato da John Brunner nel 1968 – ed uscito da noi col titolo di Tutti a Zanzibar – andrebbe fatto leggere nelle scuole. Uno dei tanti, che bisognerebbe far leggere nelle scuole. Magari non proprio in prima media, ma decisamente nei primi due anni di superiori.

Costruito come un dossier, una raccolta di scorci diversi di un futuro sovrappopolato e in bancarotta morale, il romanzo di Brunner anticipa una quantità di temi che ci sono diventati dolorosamente familiari, dalla malsana commistione di informazione, spettacolo e politica ai “reality show”, alla strenua difesa della discriminazione istituzionalizzata, all’idea di “fake news” usate come armi per minare la percezione della realtà dei cittadini. la bulimia dell’informazione non filtrata, o filtrata in maniera spuria. La crisi economica. I nuovi poveri.

È curioso leggere Stand on Zanzibar oggi, nel 2021, e dirsi, diamine, John Brunner lo aveva capito e ci aveva avvisati, cinquantatré anni or sono. Ma anche se non abbiamo dato ascolto all’avvertimento di Brunner, sarebbe importante leggere il suo romanzo (tutti i suoi romanzi, a dire il vero).

Mi sono ritrovato a pensare a John Brunner, e a Zanzibar, quando due giorni or sono ho iniziato a leggere The Ministry for the Future, di Kim Stanley Robinson, che del lavoro di Brunner emula la struttura frammentaria e polverizzata, che mescola vignette, trascrizioni di conferenze, una miriade di punti di vista, nel tracciare una storia del prossimo futuro attraverso le vicende che ruotano attorno al “Ministero per il Futuro”, una task force creata a partire dagli accordi di Parigi ed incaricata di difendere gli interessi di chi non ha una voce propria – le generazioni future, gli ecosistemi, i biomi. Dai loro uffici di Zurigo (vicini alle banche, perché è lì che si gestisce il potere), questi uomini e queste donne dovranno inventarsi qualcosa per salvare la nostra specie dall’estinzione. In nome delle generazioni future.

L’idea alla base del romanzo di Robinson è cercare di scardinare questa forma mentis che ci intrappola, e che ci porta a vedere il sistema economico attuale come l’unico possibile, e l’unico accettabile, al punto da preferire la fine della civiltà, e forse della vita della nostra specie, alla fine del sistema economico. In questo, Robinson affida alla fantascienza la sua missione istituzionale – immaginare alternative, e così facendo aiutarci ad immaginare a nostra volta delle soluzioni, dei futuri, al di fuori del paradigma dominante.

Rispetto ad al tri lavori di Robinson, sto trovando The Ministry for the Future estremamente veloce, pur restando denso di idee, di ipotesi, di polemiche. Il libro fila come un diretto, contiene capitoli assolutamente agghiaccianti (il capitolo in apertura, in cui un’ondata di calore anomala uccide venti milioni di persone in India, è drammaticamente attuale) e capitoli francamente divertenti (l’idea di prendere militarmente il controllo a Davos e tagliare i servizi ai signori dell’economia, per dar loro l’esperienza di andare a prendere l’acqua al fiume ed andare nei boschi ad espletare i propri bisogni). Tutto, come sempre, molto ben documentato e circostanziato, dalla geoingegneria alle nuove (o non così nuove) teorie economiche e politiche, ai dati sull’evoluzione climatica del nostro pianeta.

Il romanzo è stato criticato come “troppo ottimista” – perché l’idea che sia possibile un sistema diverso, e che lavorandoci tutti assieme sia possibile salvare la nostra specie, e la nostra civiltà, è troppo “buonista”, a quanto pare.
Ma lo sappiamo, c’è un sacco di gente là fuori che continua a pensare che “sociopatico” sia un complimento.

Credo che anche The Ministry of the Future, del quale non mi risulta disponibila al momento una edizione italiana, sia un (ennesimo) libro che sarebbe necessario leggere nelle scuole.
E sarebbe bello, se nel 2070, qualcuno lo dovesse leggere ed osservare che Kim Stanley Robinson aveva capito e ci aveva avvisati.
Vorrebbe dire che ha funzionato, e noi siamo sopravvissuti.
Sarebbe bello davvero.


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Paura & Delirio: Elvira’s Haunted Hills (2001)

Consapevoli del fatto che questa scelta ci perseguiterà per gli anni a venire, è con una certa emozione che questa settimana ci addentriamo fra le colline infestate di Elvira, volgendo il nostro sguardo verso questa pellicola del 2001, scritta e prodotta da Cassandra Peterson, e girata con un budget ridicolo in Transilvania.

Un film dedicato alla memoria di Vincent Price che è una lettera d’amore per i Poe Movies di Roger Corman. E quindi noi parleremo di Corman (come spesso accade), di Poe, del Rocky Horror Show e di Fabio, di come sia possibile essere scemi e intelligenti allo stesso tempo, di horror in TV e di sovversione dei cliché, di doppiaggi infingardi e di doppisensi scollacciati, di pestilenza e narcolessia, e del più redditizio franchise legato ad Halloween di sempre.

E prima di cominciare, la Posta del Cuore.


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Paura & Delirio: The Orphanage (2007)

Contemporaneamente elegante ed inquietante, El Orfanato (in Italia distribuito con il titolo inglese di The Orphanage) è uno dei film che hanno segnato l’ascesa del cinema horror di lingua spagnola nella prima decade del ventunesimo secolo.

Scelto da Lucia a partire dalla mia proposta di suggerire un film spagnolo, prodotto da Guillermo del Toro e diretto da J.A. Bayona, il film è una crudelissima rivisitazione della storia di spettri classica, e ci offre l’opportunità di parlare di fantasmi ed illusioni, di Poltergeist e di una mezza dozzina di altre pellicole, di citare Carnacki e Theodore Roszack, di andare a toccare remake ed adattamenti, esplorando nei limiti del possibile ill complicato intrecciarsi di storie e storia, per finire a discutere di bambini e perché non averne.

F A R E M O S P O I L E R.

E mai come in questo caso è stato necessario avvisarvi. SPOILER.
Ed in apertura, la Posta del Cuore.


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Un’estate col Protettorato

Sanda Greeve si sveglia in un bagno nutritivo, con una gamba in meno, e dei ricordi fratturati dell’esplosione della nave spaziale della quale era al comando, durante quella che passerà alla storia come la Battaglia di Dralee, un piccolo scontro locale fra Ada Prime, che controlla un wormhole, e un pianeta marginale dellos tesso sistema, che invece non ha alcun controllo. E la situazione di Sanda si complica molto rapidamente: è a bordo di una nave nemica, controllata da una intelligenza artificiale, e sono passati duecento e trent’anni dalla Battaglia di Dralee. E Ada Prime, il pianeta che Sanda doveva difendere … il suo pianeta, sul quale si trovava la sua famiglia, sul quale vivevano milioni di persone, è stato ridotto ad un campo di asteroidi.
Ma è molto più complicato di così, perché questo è solo il primo capitolo.

Ambientato in un universo in cui il potere viene mantenuto da una elite che controlla la tecnologia dei wormhole che collegano diversi sistemi solari colonizzati dall’umanità, Velocity Weapon, primo volume (a suo tempo candidato al premio Dick) della serie del Protettorato, di Megan E. O’Keefe, è un eccellente esempio di quella che è stata definita da chi è sempre in cerca di nuove categorie merceologiche “la Nuova Space Opera”, che si distingue dalla Vecchia Space Opera perché … beh, perché è stata scritta nel ventunesimo secolo e non nel ventesimo, dimostrando interessi e preoccupazioni diversi da quelli che poteva avere, per dire, Jack Williamson nel 1938, ed una diversa attenzione verso la scienza e la tecnologia.
Incredibile, eh?

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Paura & Delirio: Rogue (2007)

Una gita sul fiume per questa puntata estiva di Paura & Delirio, in cui chiacchierioamo di Rogue, film del 2007 di quel Gregory Maclean che due anni prima aveva sconvolto il pubblico con Wolf Creek.

Un film nell agrande tradizione della Ozploitation, Rogue è una semplice storia di turisti alle prese con un coccodrillo gigante, estremamente lineare ma scritta con intelligenza e girata in luoghi splendidi.

E che ci darà l’opportunità di parlare di natura incontaminata e bifolchi, rettili preistorici e relazioni interpersonali, survival movies americani e australiani e le differenze che li contraddistinguono.
Facendo SPOILER, ovviamente.


Ed in apertura, La Posta del Cuore.