strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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42000 parole in 7 giorni: giorno 4

La giornata è cominciata con la cucina allagata – mai un buon modo per iniziare la giornata.
Risolta la questione allagamento conabbondante uso di carta di giornale e di segatura (e per niente aiutati dal fatto che oggi ha piovuto tutto il giorno), la giornata è stata abbastanza pesante per vari impegni previsti e imprevisti, e per il comportamento quantomai erratico della rete.penne-allarrabiata
È stato impossibile cominciare a scrivere prima di cena, e così, dopo aver organizzato delle rapide e alquanto soddisfacenti penne all’arrabbiata, mi sono messo al lavoro solo alle otto.
Target del giorno, 6000 parole.
Tante. Continua a leggere


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42000 parole in 7 giorni: giorno 3

È andata anche questa, e le ultime 500 parole sono statele più difficili.
Inparte perché sono stato distratto, quando mi è stato rivelato che era possibile, investendo ben 13.75 euro, avere sul mio hard disk tutto Bloom County.

Un po’ perché è stata una giornata particolarmente pesante (e domani lo sarà altrettanto) e la pioggia invoglia più a dormire che a scrivere.
Un po’ perché 5000 parole cominciano ad essere tante. Continua a leggere


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42000 parole in 7 giorni: giorno 2

Problemi tecnici.
In un certo senso.
Durante la giornata ho lavorato a una traduzione e cominciato a rivedere le bozze del nuovo volume di Hope & Glory, e poi alle sei ho staccato, ho riaperto il mio file e ho cominciatoi a scrivere.
Mezz’ora, una buona scena da 500 parole. L’ideale per scaldarsi.

tortellini-alla-gigi-5988Poi ho preparato cena – tortellini, visto che era il 25 aprile e volevamno festeggiare.

Alle otto meno venti ero pronto a ripartire, e a mettere giù le 3500 parole che mi mancavano per raggiungere il tareget.
Ma a questo punto mi chiama un’amica, per la quale mesi addietro avevo messo in piedi un blog.
Nei mesi trascorsi lei ha deciso che il blog così com’è non le piace più, ed ha provato a riorganizzarlo, se non che non sa proprio comelo vorrebbe.
Il risultato sono i supermostri,e così stasera mi chiama e io per un’ora e venti mi ritrovo a fare l’help desk. Continua a leggere


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Robert M. Pirsing, 1928-2017

pic0904-pirsig002E poi vieni a sapere che se ne è andato Robert M. Pirsing, autore de Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta, e tutto quello che hai scritto e che stai scrivendo ti pare davvero una poca cosa.
Pirsing aveva 88 anni.

Il suo libro, che ha per sottotitolo Un’inchiesta nel concetto di Valore e che non parla né di zen né di manutenzione di motociclette, è stato un libro al quale ho voluto molto bene – letto a metà anni ’80, mentre cominciavo ad accumulare sul mio scaffale libri sullo zen.
Mi piacque anche Lila, che lessi in inglese nel ’91, appena uscito, con la sua Metafisica della Qualità.

Uno studente brillante, veterano della guerra in Corea, nel 1962 Pirsing era stato diagnosticato come schizofrenico paranoide, e sottoposto a terapie che avevano incluso l’elettroshock.

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Scopro, cercando materiale per questo inadeguato post, che Zen è il bestseller più respinto della storia: 121 editori lo rifiutarono, prima che Morrow & Co si decidesse aprovarci.
Scopro anche che ha venduto cinque milioni di copie in tutto il mondo.

È uno di quei libri ai quali non penso mai, ma che hanno fatto di me ciò che sono.
Se non lo avete letto, dovreste provare a leggerlo.


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42000 parole in 7 giorni: giorno 1

Si diceva, scrivere una storia di 42.000 parole in sette giorni.
Si può fare, non è impossibile, e 42.000 parole fanno un romanzo.
Non un fermaporte, ma un romanzo sì.

E al momento il primo giorno è passato, e le prime 3000 parole sono andate, e sono qui sul mio PC. Come minacciato in precedenza, ecco una piccola panoramica su come procede il levoro.

La struttura, l’abbiamo detto, è partire con 3000 parole, e ogni giorno aggiungerne 1000 al target: secondo giorno 4000, terzo giorno 5000, quarto giorno 6000, quinto giorno 7000, sesto giorno 8000, settimo giorno 9000 parole.
Totale 42.000 parole.

E se si scrive abbastanza bene, e si resta abbastanza a fuoco, non solo ci si riesce, ma poi si passa la palla ai beta reader e all’editor, intanto si prepara una copertina, e in capo a un mese si pubblica. Bello liscio.

E qui di seguito, un po’ di note sul mio metodo (o assenza del medesimo). Continua a leggere


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Scrittura e prostituzione

But when she’s sleeping alone
she dreams of cleansing her soul

… non si trova, su Youtube, Ruby, cantata da Ute Lemper nel suo album Sabotage, splendida canzone, con i suoi toni noir (come gran parte dell’album), e prodotta da Van Dyke Parks.
Peccato, perché Ruby sarebbe davvero on-topic

Allora, la questione che è venuta fuori su Facebook è che qualcuno si è messo a parlare di scrittura e prostituzione. Che non è proprio un’idea nuovissima, ammettiamolo, ma non è poi alla fine un discorso sbagliato.
Poco elegante, forse, certo non proprio il massimo, ma si tratta di un modello che ha il suo perché: vendere intrattenimento.

La frase incriminata faceva più o meno così:

Autopubblicarsi e definirsi scrittori è come andare a puttane e definirsi playboy.

E qui francamente ho cominciato a storcere il naso, né la risposta

Essere pubblicati da una casa editrice e definirsi scrittori è come essere portati a un puttan-tour dagli amici e definirsi playboy.

è riuscita a impressionarmi positivamente.
Perché se è lecito – per quanto antipatico – parlare di scrittura e prostituzione, è anche vero che c’è un errore alla base dell’intero discorso. Continua a leggere


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42.000 parole in sette giorni: la formula di Dean Wesley Smith

Allora, ne ho parlato di là su Karavansara, perché non parlarne anche qui?
Tutto comincia con un libro, un libricino di una settantina di pagine, scritto da Dean Wesley Smith, che si intitola Writing a novel in seven days – a hands-on example, e che fa esattamente ciò che dice: si tratta della radiocronaca di un esperimento fatto dallo scrittore americano, uno dei prolifici fautori della scrittura come duro lavoro, un paio di anni or sono.
Sette giorni, 42.000 parole, che sarebbe il numero minimo perché il manoscritto venga considerato nella categoria “romanzo”.

Writing_a_Novel_Cover_FinalLo schema è semplice:

giorno 1 – 3000 parole
giorno 2 – 4000 parole
giorno 3 – 5000 parole
giorno 4 – 6000 parole
giorno 5 – 7000 parole
giorno 6 – 8000 parole
giorno 7 – 9000 parole
= 42.000 parole

Bello liscio.
Il trucco è farlo, come nel caso di Smith, senza alterare significativamente la propria routine quotidiana.
E senza lascirci la pelle. Continua a leggere


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Il kit di Carl Sagan per rilevare le sciocchezze

Facciamo una specie di post di servizio.

Da anni continuo a dire che The Demon-Haunted World, il libro di Carl Sagan del 1997, andrebbe fatto leggere nelle scuole, come primo e indispensabile baluardo contro l’analfabetismo scientifico che sta trasformando la nostra civiltà in un ricettacolo di imbecilli orgogliosi di esserlo.

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Beh, un paio d’ore fa, leggendo un articolo su un blog in giro per la rete, ho scoperto1 che il volume, in inglese, è disponibile gratis e legalmente sull’Internet Archive – perché a quanto pare Sagan lo considerava abbastanza importante da darlo via gratis. Potete sfogliarlo online, o scaricarlo in una quantità di formati.

Ora, mi dicono che se lo volete leggere in italiano vi tocca battere le bancarelle o farvi un giro in biblioteca e sperare in bene. Ma qui oggi mi piacerebbe rifare ciò che ha fatto il blog che dicevo, e riportare un breve brano del testo di Sagan, a titolo di citazione. Traducendolo in italiano, in modo che non ci possano essere fraintendimenti.
Perché vedete, il volume contiene un comodo Kit anti-sciocchezze, che rappresenta la base della cultura scientifica, e serve ad evitare di finire a credere ai rettiliani, alle scie chimiche o alla teoria della terra piatta…

Questi sono tutti casi di provata o sospetta saciocchezza. Sorgono degli inganni, talvolta in maniera innocente ma collaborativa, talvolta con cinica premeditazione. Di solito la vittima è intrappolata da una potente emozione – meraviglia, paura, avidità, dolore. La credula accettazione delle sciocchezze vi costa dei soldi. È questo ciò a cui si riferiva PT Barnum quando disse “Ogni minuto nasce uno sciocco”. Ma può anche essere più pericoloso di così, e quando i governi e le società perdono la capacità dipensare criticamente, i risultati possono essere catastrofici, per quanta simpatia noi si possa provare per coloro che hanno creduto alle sciocchezze.

Il kit di Carl Sagan fa più o meno così Continua a leggere