strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La perdita della vergogna

Io realtà non dovevo scrivere questo post. Il progetto per questa sera era di ritirarmi presto, che domattina mi tocca una levataccia per andare in ospedale e farmi togliere fasciature e staffa alla mano sinistra. Per cui l’idea era di farsi ancora una teiera di tè e poi leggere un libro. Sto leggendo, ammesso che possa interessarvi, un libro intitolato The Places In Between, di Rory Stewart, che nel 2002, dopo la liberazione di Kabul, attraversò a piedi l’Afghanistan, in pieno inverno, da Herat a Kabul appunto. Quaranta giorni di marcia che diventarono quasi due mesi. Per vedere come stessero le cose in quelle terre.
È un libro estremamente interessante, e ci ho messo anche un link per quelli che volessero dargli un’occhiata.
Fatemi causa.

Però no, perché sono successe alcune cose, tutte assieme, che mi hanno fatto venire voglia di farci un post. Un post che non vedrà nessuno, perché lo ricordate, questo blog diffonde l’odio, e non può essere condiviso su Facebook.
Ma chissà, forse qualcuno questo post lo leggerà ugualmente.
Andrò un po’ a ruota libera e sto scrivendo con una mano sola, per cui abbiate pazienza…

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Un altro arcobaleno

Dove andremo a finire con questa storia del gender, eh?
È quello che mi ha chiesto un contatto (straordinariamente sporadico) su facebook, pochi minuti dopo che ho aggiornato la copertina del mio profilo, stamani.
Perché sì, uguali diritti per tutti e tutto quanto, ma non si potrebbe fare a meno di portare avanti questa faccenda in maniera così visibile?

Che ovviamente è il punto dell’intera faccenda.
Ma in effetti diventa anche meglio di così, perché “la bandiera arcobaleno” che ho messo sul mio profilo ed ha risvegliato il “sì, ma allora…” del mio “contatto sporadico” … beh, non è una bandiera, e non è un arcobaleno.
È questo…

Non c’è il verde, vedete?
Arcobaleno = rays of young girls blessed in virginity = red orange yellow green blue indigo violet.
Rosso, Arancio, Giallo, Verde, Blu, Indaco e Violetto.
E lo sappiamo che nessuno ha proprio chiara l’idea di cosa sia l’indaco, e che Newton ce lo mise perché sette colori gli suonava “più mistico” e quindi meglio di sei.

E potremmo discutere per qualche minuto sul fatto che ci siano questi “contatti sporadici”, appostati al largo dei nostri profili Facebook come U-boot al largo di Gibilterra, in attesa di veder passare la nostra nave per silurarla, ma quello lo lasciamo magari per un’altra volta.

Come lasciamo per un’altra volta il fatto che, con la piega che sta prendendo il nostro paese, forse “esporsi”, come dicono questi “contatti sporadici”, potrebbe avere delle conseguenze spiacevoli, in futuro.
Che sia sui diritti di chi ha inclinazioni diverse dalle nostre, o anche su problemi diversi.
Ma anche di questo parleremo un’altra volta.

Ciò che è interessante invece è che questo qui sopra non è un arcobaleno, e non ha nulla a che vedere col Pride Month. Aumentiamo il livello dei dati, e vediamo se così diventa più chiaro.

Già.
L’andamento delle temperature anno per anno, nel nostro paese, negli ultimi 120 anni.

E trovo sommamente curioso che ci siano persone che quotidianamente, proprio su Facebook, postano status su quanto odiano l’estate, e nessuno di costoro pare aver ancora notato che le estati non sono più quelle di una volta.
E gli inverni nemmeno.

Non è per quello che serve Facebook, si dirà.
Facebook serve per attirare l’attenzione e sembrare interessanti.
Parlare della crisi climatica è noioso.

Il grafico qui sopra arriva da un sito dell’Università di Reading, chiamato #ShowYourStripes.
È disponibile anche il grafico dell’andamento globale.
Non è bello neanche quello.

Ne abbiamo parlato in passato.
La nostra civiltà si sta suicidando, e si sta suicidando per continuare a garantire i profitti di una ristretta cerchia di persone. E non parrebbe un problema così complicato – perché si riduce al classico “o la borsa o la vita”.

Ma a quanto pare stiamo scegliendo la borsa.
Sempre e comunque.
Perché la vita, ci illudiamo, e sempre quella degli altri.

Ma forse non è vero.
Forse quelle strisce colorate sono qualcosa che si sono inventati gli scienziati malvagi per ingannarci!
O forse è vero ma non è colpa nostra, è un andamento naturale, e tutto tornerà normale dopo che saremo morti male.
O magari è vero, ma non ci possiamo fare nulla, e sprecheremmo solo dei soldi senza alcun risultato.

Che sono alibi mechini, che si riducono alla fine al semplice “perché dovrei sbattermi?”

Ed è interessante, perché è come la storia di una persona che prova un dolore sordo e continuo al fianco, per giorni, settimane, mesi.
E va dal medico, ed il medico gli fa una serie di visite ed esami, e gli dice, “mi dispiace, sei messo male, devi cambiare stile di vita, dare un taglio a sigarette, alcoolici, carni rosse e bevande gassate, e magari metterti a fare delle lunghe passeggiate.”
Ed il tipo si dice “cosa ne sa il medico? Perché dovrei fidarmi? E se poi non cambia nulla?”
E se ne torna a casa, domandandosi a cosa sia dovuto quel dolore al fianco.
Magari dando un’occhiata su Facebook troverà una risposta che gli piaccia.

Avendo osservato la campagna di disinformazione che dai primissimi anni ’80 venne messa in campo per delegittimare le posizioni dei ricercatori sulla crisi climatica, mi domando se la nostra attuale relazione conflittuale coi fatti, e con le opinioni dei tecnici, non derivi da lì.
I terrapiattisti, gli antivaccinisti, i complottari assortiti, i respiriani, i difensori della civiltà dagli orrori del gender, i “contatti sporadici”… tutti figli di una martellante campagna stampa voluta da un cartello di aziende per non dover modificare il proprio modello imprenditoriale.

E volete ridere?
Poi hanno cambiato il loro modello imprenditoriale.


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Chi vi parlerà di ciò che non conoscete?

Questo post comincia da una osservazione volante che mi ha fatto mio fratello ieri sera a cena: ma i tizi che fanno “reaction videos” su Youtube, guardano tutti gli stessi film?
E così ieri sera dopo cena ho fatto un po’ di indagini, perché era una serata tranquilla, non avevo voglia di leggere, ed avevo passato buona parte del pomeriggio a scrivere.

Sempre provvida di informazioni, Wikipedia mi spiega che

un reaction video è un video in cui le persone reagiscono a qualcosa.

Wow.

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Un uomo spaziale venuto da Plutone

Parliamo di creatività, vi và?
Partendo con una foto che mi è appena capitata sotto gli occhi, ed ha avviato un bel cortocircuito, per cui eccoci qui.
Si tratta della foto di una lettera, inviata il 17 di ottobre 1984 ad un tale che si chiama Steven Spielberg, e per conoscenza a Robert Zemeckis e Robert Gale, da un signore della MCA di nome Sid Sheinberg. Che era il presidente, della MCA, non un passacarte. Una lettera riguardo a un film provvisoriamente intitolato Back to the Future. La lettera è questa…

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Sparsi su due province

Diciamo che è un periodo molto complicato, e hai un sacco di cose da fare. E questo pè buono, perché un sacco di cose da fare significa riuscire a pagare i conti.
Perciò, un sacco da fare, buono.
C’è il libro che stai mettendo assieme come ghostwriter, e il cliente vuol vedere un’anteprima … ieri.
C’è il racconto che hai appena venduto a un grosso editore, e l’editor vuole le revisioni per la settimana prossima.
C’è l’altro racconto che hai appena piazzato, e che devi scrivere, e che se potessi ti ci metteresti qui, ora, subito, perché è un’idea fantastica.
C’è l’altro racconto, quello per l’antologia a cui TUTTI manderanno una storia, e tu sai di avere poche speranze, ma sarebbe criminale non provarci, e quello tocca finirlo entro Pasqua.
Ci sono uno, due, tre, quattro, cinque… cinque articoli da consegnare nelle prossime tre settimane.
E stai preparando un corso. Due, in effetti. Tre, se conti anche quello sui dinosauri.
E la salute vacilla, il polso destro continua a battere in testa.

Ed è a questo punto che tua madre decide di tornare dal mondo dei morti.

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Una molotov in un MacDonald

Hey, questo blog è già stato segnalato e bloccato su Facebook come sentina di odio e malvagità rampante, posso anche fare un post intitolato Una molotov in un MacDonald. Nel senso, cosa possono fare, denunciarmi una seconda volta? Per lo meno ora avrebbero un motivo – se si fermano a leggere solo il titolo.
O, forse, anche se vanno avanti.
Ma è un rischio che sono disposto a correre.

E in effetti questo è un post sul rischio, e sulla paura, e sul mettersi in gioco.
Vediamo di andare con ordine – sarà probabilmente una cosa lunga, e magari anche un po’ confusa, ma prometto che arriveremo a quel MacDonald, ed alla molotov. Un po’ di pazienza.

Tutto comincia con un post pubblicato dalla mia complice e vicina di cella, Lucia Patrizi, che potete leggere qui, e vi invito a leggerlo prima di continuare.
Fatto?
OK, andiamo avanti.

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L’IRDLL e l’apprendimento digitale

Con l’acronimo IRDLL si definisce l’Index of Readiness for Digital Lifelong Learning, vale a dire un indice, basato su vari fattori qualitativi e quantitativi, che esprime quanto una nazione (nel caso specifico della Comunità Europea) sia in grado di fornire ai propri cittadini strumenti online per acquisire nuove competenze, in quel processol di continuo aggiornamento che è ormai normale e naturale nel mutevole panorama economico del ventunesimo secolo, e quanto questa offerta sia efficace.
Perché se non vi tenete aggiornati, rischiate di dover chiudere lo studio da commercialista ed andare a fare i rider, perché sapete solo pedalare.
Ma non avevamo appena lasciato questa festa?

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Un uomo solo al comando

Il mio amico Giuseppe dice che Zappalà non esiste. Se provate a fare un giro su Google, troverete un certo numero di articoli che indagano sul mistero sollevato da un articolo comparso su La Stampa riguardo a un giovane ex-commercialista che, chiusa l’attività causa COVID, ora vive felice e guadagna dai due ai quattromila euro al mese, netti, facendo il rider. Troverete molte versioni, molte gradazioni di realtà.

Il mio amico Giuseppe dice che Zappalà non esiste, ma quello, naturalmente, è irrilevante. Perché qui non stiamo parlando di realtà, ma di un certo tipo di retorica.
Ed è questo tipo di retorica che mi interessa.

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