strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La dignità delle puttane

Quanto segue è una versione accorciata ed editata di unpost che i miei follower su Patreon hanno ricevuto pochi minuti fa.
Poiché è bello essere miei sostenitori su Patreon, la loro versione è completa – e si va ad incastrare in una cosa che si chiama Nuts & Bolts – lo zen e l’arte di scrivere per pagare i conti.
O qualcosa del genere. Si tratta di una serie di articoli (14, finora) con cadenza per lo meno mensile, spesso bisettimanale. esclusivi per i miei sostenitori, per parlare di quegli aspetti della scrittura che di solito non si trovano coperti nei manuali.
Ma questo argomento specifico mi interessa, questo post è (anche) una risposta alla mia amica Silvia, e quindi metto la versione raccordiata qui per tutti.

Questo post è iniziato con una conversazione che ho avuto con la mia amica Silvia, una conversazione che è iniziata a causa di questa copertina e di questo libro.

Ammetto di non conoscere l’autrice, né la coautrice/ghostwriter menzionata in copertina. Capisco che si tratti di una sorta di instant-book pubblicato (dal più grande editore in Italia) per capitalizzare sulla popolarità dell’autrice, che sarebbe la giovane donna in copertina.
Dal titolo possiamo presumere che non sia un libro di cucina o una raccolta di meditazioni zen, ma chi lo sa?

La mia amica Silvia ha pubblicato la copertina di cui sopra e ha notato …

Io ho solo una domanda che mi frulla in testa: ma per il ghostwriter ne vale la pena?

La mia amica Silvia
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Sono arrivato in fondo alla scala

Oh, and there we were all in one place
A generation lost in space
With no time left to start again

Don McLean

Domani è il venti di luglio 2019. A meno che non siate molto distratti, vi sarà capitato di sentire da qualche parte che è il cinquantenario del primo allunaggio umano sulla luna.
Venti di luglio 1969, Apollo 11. Cinquant’anni fa.
Ci saranno molte celebrazioni, molte commemorazioni.
Io però vorrei cominciare da una data diversa.
Io vorrei cominciare dal 2 di novembre del 2000.

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Non c’era nulla di sbagliato nel piano

Questo non è il post che avrei voluto scrivere – avevo voglia di raccontarvi di quella volta che per un soffio non diventai un esperto di calcestruzzo refrigerato, ma quella magari ce la teniamo per un’altra puntata.
Oggi vorrei cominciare parlando di musica, per poi finire naturalmente in un posto molto diverso, e magari ci scappa anche il calcestruzzo…

E sì, questo dipende (anche) dal fatto che The Earphones Diaries è partito ormai da 36 ore e non se lo sta filando nessuno, ma non importa perché è molto divertente andare a scavare nella mia vecchia collezione di vinili e CD e tirar fuori cose che non ascoltavo da vent’anni almeno.

Musica, si diceva…

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Nudo

Hiroo Onoda non voleva fare il militare, o per lo meno così dicono. Ma era nato nel 1922 e quindi arrivato a diciott’anni, nel 1940, venne arruolato nella fanteria dell’Esercito Imperiale Giapponese. Venne addestrato nel Futamata Bunkoo per compiere azioni di guerriglia, e nel 1944 venne sbarcato a Lubang, nelle Filippine. Non fece granché guerriglia, perché i suoi superiori non glielo permisero – era considerata un’attività disonorevole. Poi, il 28 febbraio 1945 gli americani sbarcarono a Lubang, e il tenente Onoda e tre commilitoni riuscirono ad evitare la cattura, si addentrarono nelle foreste che coprivano gran parte dell’isola, e si diedero alla macchia, svolgendo attività di guerriglia contro gli yankee.

Nell’Ottobre del ’45 Onoda e i suoi tre compagni trovarono nel fitto della foresta un volantino che diceva “La guerra è finita il 15 di Agosto! Venite fuori dalle montagne!”
Un ingenuo espediente degli americani, ovviamente.
Onoda e i suoi uomini proseguirono la loro attività di guerriglia.

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L’uomo dietro la maschera

Volevo fare un post diverso, ma poi mi sono perso nella biografia di Armando Giuseppe Catalano, e ho deciso di cambiare il taglio di ciò che avrei voluto raccontarvi. Ve lo racconterò ugualmente, ma partendo da Armando, perché… beh, capirete perché.

Armando Joseph (o Giuseppe) Catalano nacque a New York nel 1924, figlio di Attilio e Clara Catalano, che erano emigrati dalla Sicilia. Un giovane brillante, molto forte in matematica, Armando si pagò il liceo lavorando al chiosco delle bibite fuori dal liceo medesimo, e successivamente entrò in accademia militare, dove di dimostrò (anche) un eccellente giocatore di football e un abile scacchista. Gli altri suoi hobby includevano l’astronomia, la scherma, la musica classica e i pesci tropicali.

E questa non è la storia fatta coi cialtroni anche se, come vedrete, potrebbe esserlo…

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Al Salone, tutti

OK, a dire il vero io non volevo fare un post sul Salone del Libro di Torino fino a dopo esserci stato. Magari con qualche foto, e un po’ di chiacchiere sugli amici che ci ho incontrato, sui libri che ho visto, sulla baraonda, sul fatto che vendono una bottiglietta di minerale a sedici euro ma io me la son portata da casa… cose così.

Poi però è successa questa cosa, che a quanto pare c’è un editore fascista.
Non che sia una particolare novità – in effetti fin dal primo anno al salone c’era di tutto, compresa una vasta e sinistrissima rappresentanza di editori di estrema destra.
Ricordo che, forse durante il secondo salone, o il terzo, trovai in uno stand desolato e solitario un libriccino con una storia di Howard di cui non avevo mai sentito parlare. Lo comprai, e scoprii con un misto di risate isteriche e di brividi che si trattava di un’opera giovanile di Two Guns Bob, una decina di pagine, accompagnate però da una cinquantina di pagine di deliri che descrivevano il quindicenne Howard come un profeta della razza e la sua storiella (ahimé, molto mediocre) come un monito sulla minaccia costituita dalle razze inferiori.

C’erano, quindi, fin dal giorno uno, ma erano sotto traccia.
Era palese la loro linea, ma non era esplicita.
E quindi nessuno si indignava pubblicamente.
Ipocrisia spicciola, sostanzialmente.
Quieto vivere.
Quest’anno è diverso.

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Riconoscere la maestria

Come dicevo di solito agli studenti del mio corso di cultura taoista, se la filosofia occidentale è stata per secoli interessata a definire cosa sia la conoscenza, e se questa sia in effetti possibile, la filosofia cinese per secoli si è focalizzata su una questione diversa: come posso riconoscere la competenza?
In altre parole, come posso sapere se un maestro è effettivamente tale, o se è solo un bluff?

Diverse scuole di pensiero arrivarono a conclusioni diverse. Per i taoisti – per lo meno per il taoismo filosofico – il maestro si riconosce perché è competente, perché dimostra con le proprie azioni la propria maestria, senza doverla annunciare esplicitamente.
Se qualcuno ti dice di essere un maestro, probabilmente non lo è.

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L’assolo di chitarra

Ci siamo fatti una modica quantità di risate, ieri sera, quando il mio amico Fabrizio ha condiviso su Facebook un articolo di Rolling Stone intitolato qualcosa come “L’assolo di chitarra è una cosa da vecchi”.
Ora, naturalmente, Frank Zappa ce lo ha detto molti anni fa che la stampa musicale è essenzialmente gente che non sa scrivere che intervista gente che non sa parlare per gente che non sa leggere, e pare abbastanza chiaro che il potere oscuro del clickbait può attirare anche una testata storica come Rolling Stone.
Ma alla fine, cosa sta succedendo?

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