strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Chi vi parlerà di ciò che non conoscete?

Questo post comincia da una osservazione volante che mi ha fatto mio fratello ieri sera a cena: ma i tizi che fanno “reaction videos” su Youtube, guardano tutti gli stessi film?
E così ieri sera dopo cena ho fatto un po’ di indagini, perché era una serata tranquilla, non avevo voglia di leggere, ed avevo passato buona parte del pomeriggio a scrivere.

Sempre provvida di informazioni, Wikipedia mi spiega che

un reaction video è un video in cui le persone reagiscono a qualcosa.

Wow.

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Un uomo spaziale venuto da Plutone

Parliamo di creatività, vi và?
Partendo con una foto che mi è appena capitata sotto gli occhi, ed ha avviato un bel cortocircuito, per cui eccoci qui.
Si tratta della foto di una lettera, inviata il 17 di ottobre 1984 ad un tale che si chiama Steven Spielberg, e per conoscenza a Robert Zemeckis e Robert Gale, da un signore della MCA di nome Sid Sheinberg. Che era il presidente, della MCA, non un passacarte. Una lettera riguardo a un film provvisoriamente intitolato Back to the Future. La lettera è questa…

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Sparsi su due province

Diciamo che è un periodo molto complicato, e hai un sacco di cose da fare. E questo pè buono, perché un sacco di cose da fare significa riuscire a pagare i conti.
Perciò, un sacco da fare, buono.
C’è il libro che stai mettendo assieme come ghostwriter, e il cliente vuol vedere un’anteprima … ieri.
C’è il racconto che hai appena venduto a un grosso editore, e l’editor vuole le revisioni per la settimana prossima.
C’è l’altro racconto che hai appena piazzato, e che devi scrivere, e che se potessi ti ci metteresti qui, ora, subito, perché è un’idea fantastica.
C’è l’altro racconto, quello per l’antologia a cui TUTTI manderanno una storia, e tu sai di avere poche speranze, ma sarebbe criminale non provarci, e quello tocca finirlo entro Pasqua.
Ci sono uno, due, tre, quattro, cinque… cinque articoli da consegnare nelle prossime tre settimane.
E stai preparando un corso. Due, in effetti. Tre, se conti anche quello sui dinosauri.
E la salute vacilla, il polso destro continua a battere in testa.

Ed è a questo punto che tua madre decide di tornare dal mondo dei morti.

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Una molotov in un MacDonald

Hey, questo blog è già stato segnalato e bloccato su Facebook come sentina di odio e malvagità rampante, posso anche fare un post intitolato Una molotov in un MacDonald. Nel senso, cosa possono fare, denunciarmi una seconda volta? Per lo meno ora avrebbero un motivo – se si fermano a leggere solo il titolo.
O, forse, anche se vanno avanti.
Ma è un rischio che sono disposto a correre.

E in effetti questo è un post sul rischio, e sulla paura, e sul mettersi in gioco.
Vediamo di andare con ordine – sarà probabilmente una cosa lunga, e magari anche un po’ confusa, ma prometto che arriveremo a quel MacDonald, ed alla molotov. Un po’ di pazienza.

Tutto comincia con un post pubblicato dalla mia complice e vicina di cella, Lucia Patrizi, che potete leggere qui, e vi invito a leggerlo prima di continuare.
Fatto?
OK, andiamo avanti.

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L’IRDLL e l’apprendimento digitale

Con l’acronimo IRDLL si definisce l’Index of Readiness for Digital Lifelong Learning, vale a dire un indice, basato su vari fattori qualitativi e quantitativi, che esprime quanto una nazione (nel caso specifico della Comunità Europea) sia in grado di fornire ai propri cittadini strumenti online per acquisire nuove competenze, in quel processol di continuo aggiornamento che è ormai normale e naturale nel mutevole panorama economico del ventunesimo secolo, e quanto questa offerta sia efficace.
Perché se non vi tenete aggiornati, rischiate di dover chiudere lo studio da commercialista ed andare a fare i rider, perché sapete solo pedalare.
Ma non avevamo appena lasciato questa festa?

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Un uomo solo al comando

Il mio amico Giuseppe dice che Zappalà non esiste. Se provate a fare un giro su Google, troverete un certo numero di articoli che indagano sul mistero sollevato da un articolo comparso su La Stampa riguardo a un giovane ex-commercialista che, chiusa l’attività causa COVID, ora vive felice e guadagna dai due ai quattromila euro al mese, netti, facendo il rider. Troverete molte versioni, molte gradazioni di realtà.

Il mio amico Giuseppe dice che Zappalà non esiste, ma quello, naturalmente, è irrilevante. Perché qui non stiamo parlando di realtà, ma di un certo tipo di retorica.
Ed è questo tipo di retorica che mi interessa.

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Le 11 domande di Ferriss

Nel 2016, l’americano Tim Ferriss inviò una mail con undici domande ad un centinaio di persone, chiedendo loro di rispondere almeno a cinque. L’idea era quella di raccogliere la saggezza di persone che l’autore di 4-Hours Work Week stimava, per farne un volume.
Non una cattiva idea, ammesso di avere la faccia tosta per farlo.

Tim Ferriss, guru self-made che aveva appena compiuto quarant’anni e si sentiva un po’ alla deriva, la faccia tosta ce l’aveva – e molti di coloro a cui aveva inviato la sua mail risposero – una lista di attori e celebrities, studiosi ed autori di bestseller, imprenditori e atleti – daDustin Moskowitz, il co-fondatore di Facebook, a Dita Von Teese, passando per Steven Pinker.
Il risultato è un volume che si intitola Tribe of Mentors, ed una copia mi è stata di fresco regalata, perché si avvicinano le festilenze, ed io ho dei fan a cui piacciono i libri spessi, e che sanno che io di Ferriss magari non mi fido granché, ma resto affascinato.

E ieri sera, mentre sfogliavo il volume, ho dato un’occhiata alle undici domande che Ferriss spedì ai suoi idoli, e mi sono detto… perché non farci un post, rispondendo a tutte e undici?
Potrebbero le risposte interessare a qualcuno?
A qualcuno oltre a me, intendo.
Stiamo a vedere…

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