strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La Leggenda dell’Operaio Meraviglioso

Fermatemi se questa l’avete già sentita…

Nella fabbrica dove lavorava mio padre (o mio zio, o mio cugino), c’era un vecchio operaio che con la terza media mandava avanti un intero reparto, e gli ingegneri gli davano del lei e lo rispettavano perché ne sapeva più di loro.

L’avete mai sentita, questa o qualche sua variante?
Infermiere che ne sapevano più dei medici.
Tecnici di laboratorio molto più preparati di direttori di dipartimento.
Ammaestratori di moffette infinitamente più preparati di chiunque altro in questo continente o in quello accanto, perché loro avevano fatto la scuola della vita ed avevano, tipo, ma un disastro di esperienze personali, roba che levati…

Factory-Worker

È una storia estremamente classista e offensiva, se ci pensate – ed è meravigliosamente classista e bipartisan: da una parte descrive chi ha una ipotetica cultura superiore come sostanzialmente un fallito e un bluff, e dall’altra ci presenta un poveraccio, un rude meccanico, uno che che si esprime a grugniti e trascina le nocche sul pavimento quando cammina, che però lavora bene. Così bene, in effetti, che quelli che ne dovrebbero sapere lo rispettano.
Chi racconta storie del genere andrebbe fucilato alla schiena come nemico del popolo.

E a me questa storia, questa Leggenda dell’Operaio Meraviglioso ha un po’ scardinato le palle, se mi passate il francesismo.
Non perché sia falsa, ma perché viene utilizzata a sproposito per delegittimare quelli che hanno buttato il loro tempo a studiare e per sostenere che la laurea non conta poi tanto.
Immagino abbiate sentito anche questa.

Quindi, cominciamo col levarci dai piedi l’Operaio Meraviglioso, e poi facciamo un po’ di chiarezza1. Continua a leggere


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Debiti, verginità e tatuaggi

Parliamo di donne per un attimo, vi va?
Questo è un pork chop express (so che questi post hanno un sacco di fan là fuori).
OK, la cosa comincia così.
Ieri sento un’amica, che è assolutamente furiosa.
Insolito, trattandosi si una persona molto rilassata.
Normalmente ci si sente via chat e ci si scambia segnalazioni – un video su Youtube, un’offerta speciale su Amazon.
In questo caso la mia amica mi segnala un blog che si intitola The Transformed Woman.
Che suona come il classico repository di storie sconce a sfondo magico/fantasy.
Ma non lo è.
È molto peggio, ed è per questo che la mia amica, normalmente molto equilibrata e rilassata al limite del chissenefrega è assolutamente fuori controllo.
Per cui vado a dare un’occhiata1.
E trovo questo… Continua a leggere


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Un decaffeinato e via…

Uno dei miei soliti pezzi per ricapitolare come vadano le cose, e quale sia lo stato dei miei lavori, per coloro ai quali potrebbe interessare.
L’estate porta con sé, da un paio d’anni a questa parte, una sorta di horror vacui.
I lavori si fanno più scarsi e vaghi, i progetti – pur solidissimi sulla carta – vengono rimandati a date da definire.
Dopo le ferie.
A Settembre.
In autunno.
Prima della fine dell’anno.
Poi.

Tanto ormai è fine Giugno, quasi Luglio, praticamente Agosto, il pagamento te lo faccio a Settembre, dai… fine Settembre, che siamo sicuri che siamo tornati tutti dalle ferie, eh?

Cose così.

summer-beach

Si prova una fitta di panico, e si tende ad accelerare, a scrivere di più, per cercare di vendere di più, in modo che qualche pagamento arrivi prima dell’autunno.
Il rischio naturalmente è quello di bruciarsi. Continua a leggere


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La campagna fa paura

Qualche giorno addietro, in compagnia di altri individui, tutti in linea di massima autori più titolati del sottoscritto, sono stato intervistato riguardo alle attuali tendenze della letteratura sovrannaturale e weird piemontese.

Potete trovare l’intervista qui, e qui.

Ora, la faccenda del legame possibile tra l’emergere (o il rafforzarsi) di una tendenza provincialista nel genere mi ha dato da pensare, e come sempre le buone idee e le buone risposte vengon fuori quando ormai l’intervista è chiusa e pubblicata.

Proverò a mettere giù un po’ di osservazioni sfuse qui di seguito. E magari infilarci un paio di riferimenti ai miei Orrori della Valle Belbo, per farmi pubblicità.
Misericordia, che caduta di gusto.
Ma andiamo avanti, e facciamo un piccolo pork chop express, che so che là fuori il concept ha i suoi estimatori.
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Filtri e Tasse

Sin-títuloL’Unione Europea sta per cambiare la legge sul copyright.
Ve lo hanno detto?
La nuova regolamentazione andrà in vigore fra due anni, nel 2020 – e i vecchi giocatori di Cyberpunk potrebbero provare un brivido crudele. Perché la nuova regolamentazione è decisamente una serie di brutte notizie.
Sono suonati un po’ di campanelli d’allarme, e poiché non mi è parso di sentirne nei nostri boschi (ma probabilmente sono io che sono distratto), ho pensato di farci un breve (spero) post.
Così, perché per ora c’è ancora tempo per protestare, e magari cambiare le cose.
Protestare per cosa? Cambiare cosa?
Due punti della nuova legge dovrebbero preoccuparci: si chiamano upload filter e link tax. Continua a leggere


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La solitudine del maratoneta

Loneliness runQuesto è una specie di pork chop express, scritto a ruota libera perché oggi gira così.
The Loneliness of the Long Distance Runner è un bel film del 1962 che vi consiglio caldamente, così come sono consigliati i racconti di Alan Sillitoe nella collezione dallo stesso titolo. E c’è anche un pezzo degli Iron Maiden, con quel titolo.
Ma non voglio parlare del film, o del libro, o della corsa sulla lunga distanza, o dei Maiden.
Riprendo invece due post usciti nelle ultime trentasei ore, uno sul blog di Alessandro Girola, e uno sul blog di Germano Hell Greco.
Entrambi sono relativi a un problema del quale abbiamo discusso spesso, fra noi, qui nel Blocco C, durante l’ora d’aria.
Il problema è la solitudine di chi scrive.
E no, mettete via i fazzoletti, quello di cui voglio parlare non è di quanto sia triste e infelice chi scrive. Non è così brutta, e se fosse davvero così brutta uno potrebbe sempre dire, beh, mettiti a fare altro, no?
Mi interessa molto di più l’idea della solitudine, indipendentemente dal lavoro che sto facendo in questo momento per vivere, che pare stia cominciando a gravare sulla rete. Continua a leggere


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Leggere quando i soldi scarseggiano

Si parlava, nei commenti di ieri, di come continuare a leggere quando i soldi scarseggiano.
Ho pensato allora di tradurre alla svelta e aggiornare – ma non molto – un post fatto un anno fa sul mio blog in inglese. Così, per iniziare.

Leggere è un vizio, un’abitudine che è difficile … anzi, è impossibile perdere. Sono stato un lettore per tutta la vita, ho iniziato a sei anni e non sono più tornato indietro. Fumetti, romanzi, saggistica, riviste, blog, il retro dei pacchetti di corn flakes …
Quando ero al liceo ho saltato spesso il pranzo per risparmiare soldi per i libri. Ma era facile, perché sapevo che avrei trovato la cena pronta quando fossi tornato a casa.
Quando finalmente ho ottenuto un lavoro retribuito, mi sono fissato un fondo mensile per i libri. Qualcosa intorno ai 100 euro – il che significa cinque libri cartacei, o otto/dieci libri tascabili, o un sacco di ebook al mese.
Quando il gioco si è fatto duro, intorno al 2014, l’ho tagliato a cinquanta, poi a venti. E quella cifra doveva fare spazio anche a Kickstarters.
Poi, a maggio del 2016, le cose sono andate molto male, e mi sono ritrovato a 0 fondi per l’intrattenimento – perché mettere il pane sul tavolo e pagare le bollette era più importante che comprare libri.

why-youre-broke

Fondamentalmente significava smettere di botto.
Ma non proprio. Ho trovato un modo per aggirare anche quello e ho continuato a leggere.
Ora le cose vanno meglio, ho una franchigia mensile di 10 euro per i miei libri, e quello che segue è un elenco di strategie che ho usato e che sto usando per continuare a leggere mentre si è senza una lira. Come procurarsi la dose, se volete.
Forse qualcuno è interessato.
E siete invitati ad aggiungere i vostri trucchi e le vostre tattiche per risparmiare sui libri nei commenti.
Cominciamo. Continua a leggere


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Balbuzie

Due sere fa mi sono messo a balbettare.
Non era mai successo prima, e mi ha abbastanza preoccupato.
In prima battuta, perchè quando capitano certe cose, il mio primo pensiero corre a qualche processo neurologico degenerativo o a qualche cortocircuito nervoso/circolatorio.
Ictus. Ischemia.
Non è bello.
In secondo luogo, perché mettermi a balbettare per la furia incrina irrimediabilmente la mia immagine universale di impassibilità zen.

Il fatto è questo: stavo discutendo di un paio di problemi riscontrati recentemente con un mio studente, e la reazione dei miei interlocutori è stata

Tanto ormai ti ha pagato, no?

E io mi sono messo a balbettare. Continua a leggere