strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La scarpetta della misura sbagliata

All’inizio di questa settimana ho passato due pomeriggi a scrivere una storia dell’orrore, ambientata a Torino, e mirata ad una specifica antologia che chiuderà alle proposte lunedì. Sono abbastanza soddisfatto del lavoro – è una bella storia, 2000 parole, asciutta e costruita con cura.

È stato andando a verificare le linee guida per formattare il manoscritto prima di spedirlo che mi sono accorto di aver commesso un errore – l’antologia cerca storie di 3000-6000 parole. Ho sbagliato le misure, e se la spedissi la mia storia non verrebbe accettata,
Allungarla di un 50% non è proponibile – la narrativa breve, per sua natura, ha una sua economia, un suo equilibrio, non è che si possano aggiungere paragrafi a casaccio per allungare il brodo senza rischiare di spaccare il meccanismo.
Oh, diamine!

Naturalmente, questa non è una tragedia mortale – la storia resterà qui sul mio hard disk in attesa di una occasione propizia.

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Ozymandias (non quello, l’altro)

Statue. Si è fatto un gran parlare di statue oggi, sui social – abbattute, decapitate, imbrattate, fra applausi o riprovazione, per motivi giusti o sbagliati, si fa, non si fa, è bene, è male.
Ho sentito chiedere che differenza ci sia fra l’abbattere e gettare in un fiume la statua di Edward Colson a Bristol e far esplodere le statue dei Buddha di Bamyan.
Io sono una persona semplice, e mi hanno a volte accusato di aver troppa simpatia per il colonialismo inglese e i vittoriani, ma così a istinto, direi che per esempio il Buddha non ha mai marchiato a fuoco altri esseri umani per venderli.
Quello, potrebbe essere un discriminante…

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Fateci divertire

Qualche giorno fa, su questo blog, scrivevo di come fosse sorto il dubbio, in alcuni di noi qui nel Blocco C, riguardo al fatto che regalare le nostre storie durante la quarantena, per cercare di alleviare il senso di isolamento e di panico nel pubblico (e sì, perché no, anche per farci pubblicità), non fosse stato alla fine una cattiva idea.
Se ne ricorderanno, quelli che hanno scaricato gratis le nostre storie, di noi e del nostro lavoro, quando tutto questo sarà passato?

Molti hanno commentato dicendo che sì, le persone se ne ricorderanno.
Ed è il genere di segnale che è bello ricevere, perché l’impressione di esistere ed operare in un vuoto popolato di indifferenza è spesso molto forte – scrivere è una faccenda solitaria.

Ma riguardo al vuoto popolato di indifferenza…

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Improvvisamente nel 2000

Sto guardando una vecchia serie TV, dei primi anni novanta. La sto guardamdo perché voglio farci un pezzo per M E L A N G E.
È una serie TV che si svolge nel futuro.
Il futuro è il 2007.
Ci si sente strani, a vedere certe cose.

In questi giorni, in queste settimane, continuo a leggere e a sentire persone che ripetono che il futuro non sarà più quello di prima. Il mondo è cambiato, sta cambiando, cambierà, e tutte le nostre certezze e le nostre aspettative saranno spazzate via.
Dovremo prepararci a una grande crisi.
Dovremo essere capaci a reinventarci.
Moriranno a milioni.

Ed è vero – e molti dei problemi più devastanti saranno il frutto dell’aver creduto per trent’anni che il futuro non esistesse.

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Forse abbiamo commesso un errore

Se ne parlava stamani, durante l’ora d’aria, qui nel Blocco C della blogsfera, di come ora che è iniziata la Fase 2 (sono solo io a ricordare quel vecchio film di Saul Bass?), chi si occupa di intrattenimento – che sia uno scrittore o un musicista o un ammaestratore di moffette – torna ad essere un lavoratore non essenziale.
Ammesso che gli si riconosca il titolo di lavoratore.

Perché alla fine, non è mica lavorare, no?
In fondo ti ci diverti. E lo sappiamo tutti, vero, che se ti ci diverti non è lavoro.

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Preveggenza e Indecisione

Un’amica inglese, qualche giorno fa, ha postato su twitter un pensiero che mi sento di condividere e sottoscrivere:

ciò che mi stressa è il fatto che non posso decidere di non uscire

Ed è probabilmente vero per molti. Una delle componenti del senso di fatica che ci schiaccia – ciascuno in maniera diversa – è laperdita di controllo. Perché magari di uscire a baciare ed abbracciare i nostri simili correndo fgarruli per i prati non ce ne è mai importato granché, ma potevamo scegliere di non farlo. Avere la possibilità di scegliere è indispensabile.

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Qui, e adesso

Non lo odiate anche voi quando fate un’affermazione, anche solo una osservazione banale, oppure esponete una vostra ferma convinzione, e immediatamente la realtà si organizza per venire a mettervi alla prova proprio su ciò che avete appena detto, come a voler vedere se le vostre convinzioni non siano, alla fine, solo chiacchiere?
A me succede di continuo.
Io la detesto, ‘sta cosa.

Poche ore fa, attraverso un messaggio via facebook, gli abitanti di Castelnuovo Belbo hanno saputo che è stato rilevato un primo caso di COVID-19 nel nostro paese.
È cominciata anche qui.

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La paura dell’ignoto può essere utile

Ieri ho commesso, credo, un passo falso.
Si chiacchierava, con la mia amica Lucia, di come l’attuale situazione di quarantena, e la pandemia, e tutto il resto, stiano generando reazioni scomposte su un fronte molto ampio. O, per dirla coi termini della Scuola di Vienna, c’è un sacco di gente che sbrocca.

Quella che era partita come una piacevole vacanza, con la nazione unita contro il virus, che cantava sui balconi per affermare la propria speranza in barba al contagio, si è trasformata in una specie di rissa, con i fautori della “dittatura dei virologi” da una parte, che non aspettano altro che di uscire di casa e leccare tutte le persone che incontrano in un gesto di sfida al potere totalitario che ci vuole bloccati a casa, ed i sostenitori della linea dura, “da soli a casa fino al 2030”, che vorrebbero sparare a vista a chi cammina per strada e bombardare le spiagge, a prescindere.

La realtà, come al solito, è un po’ più complicata di così.

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