strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Podcast – hardware, software, calze da donna…

Avevo detto che avrei fatto un paio di post sul lato tecnico del fare dei podcast, ed eccoci qui. Probabilmente non ve ne importa nulla, ma chissà.

Cominciamo con le basi – dicesi podcast

an episodic series of digital audio or video files which a user can download and listen to. It is often available for subscription, so that new episodes are automatically downloaded via web syndication to the user’s own local computer, mobile application, or portable media player.

In altre parole, è un file audio (di solito) agganciato a un feed RSS (come quello che usate per seguire un blog). Chi si abbona al feed, riceve i nuovi file mano a mano che escono.

51slk563LjL._SX258_BO1,204,203,200_Stando all’indispensabile Podcasting for Dummies, di Tee Morris, ciò che serve per creare un podcast si riassume in

. Un microfono
. Un software di registrazione
. Una scheda sonora

Il problema, però, vedete, è che il libro di Morris è del 2006. I primi podcast videro la luce nel 2004, e all’epoca il libro era decisamente all’avanguardia – ma oggi pare di leggere un incunabolo medievale1.

Oggi come oggi gli articoli su come avviare un podcast aggiungono alla lista di Morris anche un paio di cuffie, una unità di preamplificazione con connessione USB alla scheda audio del PC, e possibilmente un software di produzione sonora come Adobe Audition.
Veniamo a questo punto al mio equipaggiamento. Continua a leggere

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Un bel falò per riunire tutta la comunità

Succedono cose strane.
Questo non è il post che avrei voluto fare.
Da una parte, sto leggendo… perché non importa qiuanto impegnati o disperati possiamo essere, dobbiamo sempre riuscire a trovare il tempo per leggere…
Da una parte, dicevo, sto leggendo Melinda Camber Porter in conversation with Joyce Carol Oates, e dall’altra… Continua a leggere


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L’obbligatorio post su IT°

830502Sono nato nel 1967, e questo è un pork chop express.
Era un po’ che non ne facevo.

Sono nato nel 1967, e quando IT uscì in Italia avevo vent’anni.
È probabilmente per questo che il mio coinvolgimento emotivo per IT è prossimo allo zero.
Non ha segnato la mia adolescenza.
Non parlava di me e dei miei amici.
Non ha informato il mio immaginario.
Non è la cosa più spevantosa che io abbia mai letto.
È un libro dell’orrore molto spesso, scritto da uno che non è il mio autore preferito.

Il che, vi prego, non significa che sto criticando negativamente Stephen King – semplicemente ci sono autori che mi piacciono di più.
Fatevene una ragione.

Lo stesso vale per la miniserie del 1990, e per Tim Curry.
Mi piace molto Tim Curry, soprattutto ne I Pirati di Penzance

Anche se per me il più grande Re dei Pirati di sempre resta Kevin Cline.
Capisco naturalmente che per altri possa essere differente. Continua a leggere


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Siete voi

st,small,215x235-pad,210x230,f8f8f8.lite-1Una cosa che mi è venuta in mente…
La parola nerd è improvvisamente entrata nel lessico comune, e come altre parole, chessò pop, noir, trash, pulp viene usata sostanzialmente a casaccio per darsi un tono.

E così, mentre il termine viene abusato, mi è capitato di sentire – o di leggere, non ricordo – discorsi riguardo a quanto sia difficile definire il significato della parola nerd.
Si tirano fuori cose come l’impaccio sociale, il disturbo ossessivo-compulsivo, la verginità a oltranza, Star Trek, il quenia e il sindarin.

E poi ieri, parlando con alcuni amici dopo una lunga giornata spesa a giocare di ruolo, io la mia definizione di nerd l’ho trovata, e la offro qui per l’arricchimento culturale, morale e perché no, spirituale, dei miei lettori.

La mia definizione fa più o meno così…

nerd è una persona che ha una passione che voi non capite

Tutto qui.
Non sono loro.
Siete voi.

È per questo che considerate nerd chi colleziona testoline mummificate degli Hovitos dell’Amazzonia, e sa tutto a riguardo, ma considerate “normale” chi sa recitarvi tipo rosario tutte le formazioni dell’Inter, o della Juventus, o della Provercelli, dal 1901 a oggi.

Ma non sono loro.
Siete voi che decidete.


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Come muoiono gli eroi

E così Cassini, raggiunta la velocità di 140.000 chilometri all’ora, è sprofondata nelle nubi di Saturno.
Il gran finale era stato pianificato da anni – da quando Cassini aveva cominciato ad esaurire il carburante.
Alcuni di noi stanno seguendo/hanno seguito le ultime fasi della vita della sonda in diretta, attraverso il sito della NASA.
Le comunicazioni interrotte, la sonda Cassini svolgerà il suo ultimo incarico con gli effetti della sua distruzione, che verranno osservati dalla terra ed utilizzati per ampliare le nostre conoscenze su Saturno.

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Ed ora immagino che ci siano persone, là fuori, che faticano a capire come ci si possa entusiasmare, e commuovere, per le fasi finali dell’esistenza di poco più di due tonnellate di hardware, a centocinquanta milioni di chilometri da casa nostra. Continua a leggere


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La morte della razionalità epistemica

Bel titolo, eh?
Sì, lo so, già vi vedo, ecco, dite, ora che hai superato il milione e mezzo di visite, ti metti a fare l’intellettuale coi titoli difficili.
Ma non è così, ed è abbastanza facile, come faccenda.

La razionalità epistemica, credo di averne già parlato, è quella parte della razionalità che si occupa di determinare il più accuratamente possibile cosa sia la realtà.
È un metodo, in altre parole, per adeguare progressivamente ciò che crediamo essere vero sulla base di ciò che sappiamo essere vero.

Facciamo un esempio pratico.
Quello qui sotto è Titano, una luna di Saturno.

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Mi piace Titano – con Europa è uno dei due posti nel sistema solare dove io sono convinto che possa esistere la vita oltre la Terra.

Ora, supponiamo che io mi imbatta su facebook su una notizia, diffusa diciamo da un gruppo di fan di Carl Sagan, che dice più o meno

C’è vita su Titano!

e sotto continua

Secondo gli scienziati, esistono prove della presenza di forme di vita vegetali sulla luna di Saturno.

È molto probabile che io condivida la notizia prima di leggerla.
I fan di Carl Sagan sono normalmente persone mediamente affidabili, e poi la notizia mi piace, è in linea con una mia convinzione, mi acchiappa.
La spalmo in bacheca.

Poi però lo leggo – proprio perché è una notizia che mi interessa, su un argomento che mi affascina.
E qui cominciano le note dolenti. Continua a leggere


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Ci fu un tempo in cui la blogsfera era fatta di risonanze – e il post su un blog ne riecheggiava altri, su altri blog.
È ancora così, ma il pubblico è tutto su Facebook.
Nei giorni passati, il mio amico Hell ha postato questo pezzo sulla sua città, la città della quale scrive, Taranto. E poche ore fa, Alex Girola ha ripreso l’idea, con un pezzo sulla “sua” Milano.

E io mi sono detto, perché no?
Con un piccolo problema – al momento me ne sto in esilio in Astigianistan, e chiamare città Castelnuovo Belbo (800 persone) sarebbe vagamente ridicolo.
Ma non è un problema reale perché se è vero che in Astigianistan io ci ho ambientato un sacco di roba – gli Orrori della Valle Belbo, BUSCAFUSCO, e l’imminente Santi & Fattucchiere1 – così come è vero che ho per lo meno tre città dell’immaginazione alle quali ritorno spesso nelle mie storie – Londra, Parigi e Shanghai – è altrettanto indiscutibilmente vero che io sono nato e cresciuto a Torino, e quella è la mia città.
Per cui parliamo di Torino.

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Sarà una cosa lunga, e non molto coerente.
Siete stati avvisati. Continua a leggere


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Curiosità, Immaginazione, Razionalità, Compassione e Umorismo

È un periodaccio.
Non a livello personale – OK, magari anche quello, ma non starò a tediarvi – quanto a livello generale, e così mi sono trovato a chiacchierare con alcuni amici, sia dal vivo che attraverso la rete, e si è partiti da una semplice domanda generale…

Cosa diavolo sta capitando nel cervello della gente?

… per arrivare ad una seconda domanda forse ancora più importante…

Cosa possiamo fare per cercare di metterci una pezza?

quotes-about-love_3209-4Perché noi, non dimentichiamolo, siamo quelli che i problemi vogliono risolverli, o per lo meno provarci.
E vogliamo salvare il mondo una persona alla volta, perché siamo sulla strada per diventare bodhisattva.
O più semplicemente abbiamo letto Bukowski.

E certo, menti ben più brillanti delle nostre hanno in passato proposto delle soluzioni, o delineato delle linee guida generali alle quali attenersi per cercare di non andare all’ingferno in un secchio come individui, come comunità, come civiltà. e come specie.

Il risultato delle mie chiacchierate con i miei amici è stato doppio – da una parte, mi hanno tirato su di morale, perché discutere della realtà con persone intelligenti, anche quando non si condividono gli stessi ideali, è sempre una fonte di meraviglia e di piacere.
Il secondo risultato è che mi sono messo giù una mia lista di strumenti per rispondere a quella domanda, e provare a metterci una pezza.

Richiede lavoro, naturalmente, ma in effetti tutte le cose che richiedono un impegno, che richiedono lavoro, ala fine sono più soddisfacenti.
Per cui io mi sono segnato queste… Continua a leggere