strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Sulla funzione della fantascienza – una lettera alla mia mamma

Qualche giorno addietro, sul suo profilo Facebook, la mia amica Lucia stava facendo un discorso su quello strano atteggiamento ancora molto radicato, per cui se leggi horror devi essere o un satanista, o uno che crede che ci sia il babau sotto al letto.
E se leggi fantascienza, naturalmente, “credi agli alieni”.

Nel corso della discussione è venuta fuori un’altra frase piuttosto frequente, vale a dire

ma perché non leggi qualcosa che abbia attinenza con la realtà?

di solito accompagnata, esplicitamente o implicitamente, dal corollario

il tuo è desiderio di evadere dalla realtà

Io questi discorsi me li sono sentiti fare dalla mia mamma per circa trentacinque anni – più o meno dall’età di 15 anni, quando la pila di Urania cominciò ad essere rimpiazzata da Fantacollana e Cosmo Oro, e poi da quei tascabili americani con quelle copertine molto dubbie.
Mia madre era un’appassionata di romanzi storici e, in maniera minore, di polizieschi, e rifiutava quasi istintivamente la fantascienza e il fantastico in genere.
Poi è vero, l’ultima cosa alla quale si appassionò prima di andarsene fu Firefly.
Mia madre era una browncoat.

Però quella domanda

ma perché non leggi qualcosa che abbia attinenza con la realtà?

è stata lì per tutta la mia vita.
E allora adesso, che la discussione di là sul profilo di Lucia me l’ha fatta tornare in mente, è ora di rimediare.
Magari c’è ancora tempo.

Oh, questo sarà un post lungo – sapete com’è quando è tanto che non ci si sente, vero?

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Il prezzo di fagioli e pancetta

Ieri mi è stato chiesto cosa risponderei io ad una persona che mi chiedesse quale percorso seguire per diventare scrittori.

Diamo due premesse:

a . scrittore è chi scrive, e che quindi per essere scrittori bisogna scrivere
b . scrittore di professione è chi viene pagato una tariffa professionale per scrivere

Qual’è la tariffa professionale?
Sei centesimi a parola1.

Detto ciò, ieri sono re-inciampato su questa vecchia citazione di Talbot Mundy, uno dei colossi della letteratura d’avventura: Continua a leggere


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Le patatine fritte di Diana Gabaldon

Moltro probabilmente l’avete già sentita, ma io ve la racconto lo stesso.
Qualche giorno fa, la scrittrice Diana Gabaldon, la cui popolarissima serie di romanzi Outlander è stata trasformata anche in una serie TV, ha ricevuto un tweet da una fan che le chiedeva quale carriera accademica o professionale fosse utile diventare scrittori.
In poche parole, cosa devo studiare per diventare scrittore? Mi devo laureare in lettere?

La risposta della Gabaldon è stata

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Tradotto sarebbe

Laurea in inglese = “che patatine vuoi col tuo hamburger?” Scegli qualcosa che ti renda abbastanza da permetterti di scrivere ciò che vuoi.

Ci ha messo anche la patacchina con le patatine fritte, la Gabaldon.

E qui sorge il problema. Continua a leggere


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Remixare il CV

Stamani ho avuto una piccola illuminazione – niente di stravolgente, badate bene, ma una di quelle piccole illuminazioni che ti fanno buttare due ore ma poi ti senti straordinariamente soddisfatto di te, e ci fai un post.
Mai capitato?

Il fatto è che ieri ho spedito un curriculum in UK, all’Università di Bath, e stamani ne ho spediti altri tre, a tre scuole di lingue qui in Italia. Perché bisogna battere tutte le strade, e tener duro, e mangiare una sola volta al giorno, ma ne verremo fuori.
E naturalmente il CV presentato agli inglesi è radicalmente diverso da quello che ho presentato agli italiani.
Ne abbiamo già parlato – tanto per cominciare, all’estero non vogliono né data di nascita né fotografia, qui da noi se non gli mostrate la vostra faccia i potenziali datori di lavoro non sono assolutamente in grado di decidere se siete in grado di svolgere il lavoro, qualunque lavoro, fosse anche scavare fossi.
E se poi dovesse saltar fuori che site brutti, o vecchi, o del colore sbagliato? Giammai…

Ma ci sono un sacco di altre differenze, ovviamente.

E così ho preso il CV aggiornato preparato ieri e l’ho remixato, per così dire, per i lavori italiani. E mi è venuto in mente quello che TUTTI in questi ultimi nove mesi (ma anche prima) mi hanno detto e ripetuto:

se quando presenti il CV ti dicono che hai troppe qualifiche, tu le qualifiche non mettercele

E naturalmente i motivi per non mettere le qualifiche sono vari, e magatri uno di questi giorni ne riparleremo.

Il fatto è che stavo remixando il mio CV, lavorando di copia-incolla, quando ho avuto una piccola illuminazione: SCRIVENER. Continua a leggere


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Le finestre di Benedetto Croce

Questo post è un po’ il seguito del post di ieri, quello sul compleanno di Galileo.
La faccenda della discussione fra Calvino a Cassola ha sollevato un po’ di domande e ha condotto ad un paio di discussioni online piuttosto interessanti.

Ora, il dibattito se esistano davvero le due, o tre, culture, o se P.C. Snow si sia inventato tutto e in effetti abbia aggravato la situazione anziché contribuire a risolverla, è una faccenda annosa e complicata, e non si può certamente risolvere su facebook o in chat, però le discussioni segnalano un interesse per il problema.
Che magari si risolve in un “di chi è la colpa?”, ma anche questo è un punto interessante per la discussione.

benedetto-croceOra, quando in Italia si cerca un colpevole per il fatto che la cultura scientifica è stata a lungo disprezzata e considerata “di serie B”, si finisce con l’andare sotto casa di Benedetto Croce a tirargli i sassi nelle finestre.
Per chi se lo fosse perso, Benedetto Croce, filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore, è quello che disse

Gli uomini di scienza […] sono l’incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all’organismo filosofico-storico.

È bello essere apprezzati. Continua a leggere


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Come abbandonare la nave che affonda: una roadmap

salvagenteAllora, questo è un post di servizio. Perché se non possiamo impedire alla nave di affondare, possiamo per lo meno cercare di passare quanti più salvagente possibile ai passeggeri.
Questa è la madre di tutti i Pork Chop Expres.

L’avete vista la riforma dell’esame di maturità 2018?
Niente terza prova, test Invalsi obbligatorio ma che non fa media, basta la media del sei nelle materie di studio (e la condotta fa media) per accedere all’esame dimaturità, e niente tesina all’orale.
Leggete qui per un’opinione appassionata e condivisibile.

fuck-off-sir-by-fuck-off-factory-snp51409420-600x600Fatto?
OK, ora facciamo due conti – se ho un nove in condotta e due materie col sette, posso andare alla maturità con cinque materie col cinque, basta che passi l’Invalsi.
Non è meravigliosa, la media matematica?
Tradotto in una forma spicciola, il messaggio del MIUR è un tonante coglioni! a tutti coloro che hanno studiato e hanno buttato il loro tempo per uscire bene dalle superiori. È il trionfo della mediocrazia, alla faccia di tutti quei sapientoni arroganti che leggono i loro libri e credono di saperne di più dei nostri amici su Facebook.
È il segnale che quello che stava in fondo alla classe a leggere Tuttosport e mandava affanculo i professori aveva ragione.

È interessante notare come questo provvedimento sia in linea con provvedimenti precedenti relativi all’università, e tesi a squalificare i laureati italiani sul mercato internazionale. Non solo le nostre lauree valgono meno, ma ora anche i nostri diplomati saranno, a tutti gli effetti, dei diplomati di serie B, usciti da quello che non è più una scuola, ma un diplomificio.
Ci stiamo organizzando per diventare il Messico del Vecchio Continente.

Allora, a questo punto, come si diceva, cerchiamo di metterci una pezza.
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Transmediatico sarà lei!

cache_1757953Mi è capitato poco fa di vedere un romanzo di recente uscita poresentato come Transmediatico.
Il motivo?
L’autore si è ispirato a film e videogiochi per scrivere un romanzo che possa piacere (sulla carta) a chi i libri li ha sempre scansati preferendo film o videogiochi appunto.
Che potrebbe anche essere una buona strategia commerciale, badate bene – e se da un certo punto di vista mi fa ridere, perché sono vecchio, dall’altra posso dirmi, perché no?
Chi sono io per parlare? Dopotutto ho una pila alta così di romanzi basati sul franchise di Indiana Jones.

Che tuttavia non sono transmediatici.
E lo sapete che io mi imbizzarrisco quando sento o vedo usanre le parole a casaccio per vendere – ad esempio chiamando i gialli noir e la narrativa grondante sangue pulp perché tanto (dicono loro) è uguale.

Una narrativa transmediatica è qualcosa di molto preciso. Continua a leggere


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Abbiamo Vinto: Pirro e la PFM

Avrei tutt’altro da scrivere1, ma ho promesso questo pezzo al mio amico Mauro Longo, e quindi via. Saranno idee sfuse, e non saranno convincenti.
Ci saranno un sacco di domande e poche risposte.
È andata così: Mauro, di ritorno dalla fiera di Lucca Comics & Games, ha pubblicato sul suo blog un lungo post, che vi invito a leggere. Lo trovate qui, si intitola Abbiamo vinto. E non ce ne siamo neanche accorti…
Leggetelo, per cortesia.

Fatto?
No, naturalmente no, voi i link non li seguite. Allora riassumiamo. Mauro Longo sostiene che

E dunque, signori, mi duole dirvelo ma ABBIAMO VINTO.

Non siamo più gente strana, gente fuori di testa, perdigiorno e nerd sfigati… Il Fantastico è ormai Pop Culture. I meme che girano su Facebook citano A Game of Thrones. I bambini vanno a scuola con lo zaino di Star Wars. Splendide ragazze di 16 anni prendono il manuale di Ultima Forsan perché vogliono iniziare a giocare con le amiche, e saranno LORO le Game Master.

Sauron è caduto, l’Inverno è passato, la Morte Nera è stata distrutta, Hogwarts ha aperto ai Babbani!

Abbiamo vinto.

Adesso tocca solo che ce ne rendiamo conto…

Tanta ingenuità è commovente, non trovate? Continua a leggere