strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Riconoscere la maestria

Come dicevo di solito agli studenti del mio corso di cultura taoista, se la filosofia occidentale è stata per secoli interessata a definire cosa sia la conoscenza, e se questa sia in effetti possibile, la filosofia cinese per secoli si è focalizzata su una questione diversa: come posso riconoscere la competenza?
In altre parole, come posso sapere se un maestro è effettivamente tale, o se è solo un bluff?

Diverse scuole di pensiero arrivarono a conclusioni diverse. Per i taoisti – per lo meno per il taoismo filosofico – il maestro si riconosce perché è competente, perché dimostra con le proprie azioni la propria maestria, senza doverla annunciare esplicitamente.
Se qualcuno ti dice di essere un maestro, probabilmente non lo è.

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L’assolo di chitarra

Ci siamo fatti una modica quantità di risate, ieri sera, quando il mio amico Fabrizio ha condiviso su Facebook un articolo di Rolling Stone intitolato qualcosa come “L’assolo di chitarra è una cosa da vecchi”.
Ora, naturalmente, Frank Zappa ce lo ha detto molti anni fa che la stampa musicale è essenzialmente gente che non sa scrivere che intervista gente che non sa parlare per gente che non sa leggere, e pare abbastanza chiaro che il potere oscuro del clickbait può attirare anche una testata storica come Rolling Stone.
Ma alla fine, cosa sta succedendo?

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Sinistrato

Ho ripensato a Sinistrato, la notte scorsa, mentre guardavo le imagini del rogo di Notre Dame e leggevo con crescente senso di disorientamento e di sconforto i commenti e gli status postati da alcuni nostri connazionali riguardo alla catastrofe di Parigi.

Sinistrato era il gatto di mia mamma, che lei aveva adottato da bambina, dopo averlo trovato che vagava fra le macerie della chiesa del Sacro Cuore, a un isolato da dove abitava. Il Sacro Cuore era stato colpito in pieno da una bomba alleata, e della struttura neogotica della chiesa era rimasto un pezzo della facciata. Ci vagabondavano i randagi, gatti o bambini che fossero. Era il 1944.

La mia mamma ci si sposò, nella chiesa del Sacro Cuore, nel 1965.
L’avevano ricostruita.

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L’oscuro destino del quoll

Nel post di ieri, ho detto che il quoll dalla coda a pois è una creatura reale, sta bene e vi saluta tutti. Nei commenti, Melocipede (solo uno dei molti lettori malfidenti di strategie che ha interrotto la lettura per verificare che non lo stessi perculando inventandomi il quoll quale novello sarchiapone – devo davvero avere una pessima fama come blogger) ha osservato

il quoll comunque l’ho cercato su wikipedia prima di arrivare a metà e lo dà prossimo alla minaccia, quindi magari non sta proprio un fiore.

Melocipede

Ed è vero. L’habitat del quoll si sta riducendo anno dopo anno – la povera bestiola ha sempre meno spazio in cui vivere, sempre meno risorse.
Esistono essenzialmente due meccanismi legati all’estinzione, uguali ed opposti – uno è la contrazione dell’habitat, per cui c’è sempre meno spazio in cui la specie possa vivere, e l’altro è l’espansione esplosiva per cui la specie prolifera al punto che arriva ad occupare completamente lo spazio a sua disposizione. Alla fine il risultato è lo stesso.

Se il secondo meccanismo vi suona familiare, è perché è quello che sta succedendo a noi.
Anche noi non è che stiamo proprio un fiore.

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Non si torna indietro

Oggi, mentre migliaia di giovani scendevano in piazza in giro per il mondo per segnalare la loro preoccupazione per le condizioni di salute del nostro pianeta, stimolati dall’esempio di una ragazzina che si chiama Greta, io ero seduto in una sala d’aspetto ad aspettare, solo per poi sentirmi dire che no, ci dispiace, ripassa.

Buona parte della giornata buttata, in altre parole, ma per solidarietà verso i ragazzi che manifestavano, mi sono messo in tasca un bel paperback spesso, da leggere nell’attesa: No Turning Back, di Richard Ellis, un volume del 2004 che un tempo si trovava a prezzi stracciati, ma ora costa caro anche in ebook.

Il libro di Ellis parla di una cosa che voi non capite.
Parla di estinzione.

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Hai detto crisi?

Alessandro Girola, che sta qui nella cella accanto nel Blocco C della blogsfera, ha fatto un post parlando della crisi del fantastico in Italia – e concentrandosi sostanzialmente sul mercato dei libri. Perché è quello che facciamo noi qui ai lavori forzati nel Blocco C: scriviamo libri.

La tesi di Alex si concentra sul fattore delle vendite e individua quattro cause principali

  • la contrazione della lettura come attività ingenerale – leggere non è (più?) un passatempo diffuso e popolare
  • il crescente disinteresse degli appassionati del fantastico per la narrativa scritta, preferendo altri media
  • la mancanza di una critica seria e accessibile che contribuisca a formare il gusto del pubblico
  • la povertà qualitativa dell’offerta

E io non posso che concordare punto su punto.
Non posso però evitare, anche, di segnalare un altro fattore che non so se sia causa o sintomo della situazione generale, ma è certamente un dato reale, e significativo – ed è la narrazione diffusa.
Ed è questo il tema di questo post o, come dicevano i Supertramp…

Crisi? Che Crisi?

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Scrittori e Personaggi

Cominciamo con un paio di link. Qualche giorno addietro, il mio vicino di cella Alessandro Girola ha pubblicato un post intitolato Lo Scrittore: Internet vs Realtà, in cui discuteva di un po’ di luoghi comuni che circolano sul rutilante mondo della scrittura e che vengono attivamente propagandati da una certa parte della comunità degli scrittori. Il pezzo di Alex è stato abbastanza discusso durante l’ora d’aria qui nel Blocco C, e di là nel braccio femminile, Kara Lafayette ha detto la sua, spostandosi sui problemi di un genere ben definito, ed esplorando una diversa faccia del problema, in un post intitolato Il ghetto degli autori horror. Ne è venuta fuori un’altra bella tornata di discussioni mentre eravamo in fila in mensa, o fuor di metafora su De Ebook Mysteriis.

Perciò io ora faccio un Pork Chop Express, e vi racconto la storia di Cristiane Serruya.

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L’Incubo di Hill House

La colpa è naturalmente della mia amica Lucia, con la quale condivido una sorta di venerazione per Shirley Jackson, per il romanzo The Haunting of Hill House, e per il film del 1963 diretto da Robert Wise. È stata Lucia che la notte passata mi ha indirizzato sulla pagina di Amazon dell’edizione italiana del romanzo, per farmi vedere le recensionoi a una stella lasciate da alcuni lettori. Cose del tipo…

Un libro dimenticato da tutti per ovvi motivi, torna in auge a causa della campagna pubblicitaria per la serie. Mi sono avvicinato a questo librucolo dopo aver letto miriadi di recensioni positive, dopo aver letto che fosse il libro cardine del genere.
Un’opera brutta, con una storia insulsa, condita con personaggi senza carattere, privi di carisma, forzati, che non hanno nessun motivo di rimanere in quella casa, ma lo fanno fino alla stupida fine.
Dalla prima pagina si spera che accada qualcosa, che appaia uno spirito, ma niente, Hill House è piuttosto un posto di villeggiatura per la famiglia. Sconsigliato. Leggete altro.

Recensione Amazon

Vogliamo parlarne? Parliamone…
Vi avviso, sarà una cosa lunga e non eccessivamente piacevole.

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