strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Winston

3 commenti

C’è un racconto, scritto da Pete Townshend (e pubblicato nel suo volume Horse’s Neck), in cui si racconta il monologo /delirio di Ray Davies, ubriaco ad una festa a New York l’otto dicembre del (mi pare) 1981.
Il racconto si intitola Winston.
La crisi di Davies fu provocata dalle banalità pronunciate dai partecipanti alla festa, in occasione dell’anniversario della morte di John Lennon.
Non ho il libro sottomano, ma il punto nel discorso di Tonwshend/Davies (non abbiamo infatti la versione di Davies sulla facenda, e quindi Townshend potrebbe essersi inventato tutto) è che la presenza di un lunatico con la pistola nella vita di un artista di prima grandezza non è, di per se, insolita o sorprendente.
Il problema è che il musicista, il cantante, il ragazzino con la chitarra che voleva divertirsi e rimorchiare, è diventato un idolo, un’icona, un profeta.
E non solo quindi deve fare i conti con tutti coloro che sono rimasti delusi dalle sue profezie, scoprendo che la felicità e l’eterna giovinezza promesse non sono garantite, anzi, spesso svaniscono troppo in fretta.
No, oltre a questi, che al limite smettono di ascoltare i tuoi dischi, c’è il problema di quelli che vogliono salire sul tuo stesso piedistallo.
Quelli che vogliono sfidarti a duello e dimostrare di essere la pistola più veloce del west.
Perché una pistola è più facile da usare rispetto ad una Ricknebacker 325.
Quindi piangere è una gran cosa, ma sarebbe ora di dare ai ragazzi qualcosa di più solido che degli idoli.
E intanto dotarsi di giubbotti antiproiettile.

O qualcosa del genere.
È monologo molto lungo, ed io l’ho letto a vent’anni, nel 1987.
Ed è un epitaffio più sentito e sincero di molte cose che si sentono ripetere ormai da quattro decenni in questa giornata.

E dire che a Ray Davies, Lennon non era particolarmente simpatico.
La prima volta che si incontrarono, Lennon gli smanacciò la chitarra, e poi gli disse che se i Kinks (che aprivano la il concerto) fossero stati a corto di pezzi, avrebbero potuto prenderne qualcuno in prestito dai Beatles.
Un comportamento un po’ da stronzo.

E a dirla tutta, John Winston Ono Lennon non era esageratamente simpatico neanche a me – in parte perché era proprio un pò stronzo, se dobbiamo credere alle biografie ed agli articoli.
In parte per questa sua iconificazione post-mortem che ne appiattisce e leviga ogni umanità, per farne una sorta di entità trascesa, Lennon come Gesù Cristo (anche iconograficamente), il Lennon divinità psichedelica di Grant Morrison, e poi gli interminabili special, Imagine usata a capocchia e coverata dai peggio scalzacani, Give Peace a Chance trasformata in una canzone da gita scolastica coi salesiani…
E certamente in parte per la foto col maiale.

Però, che diamine, era quello grasso dei Beatles (lo disse qualcuno, e lui ci si incacchiò a morte).
È co-responsabile di un catalogo di canzoni colossale sotto ogni punto di vista.
Ha contribuito a rendermi un outsider ai tempi del liceo.
Aveva un notevole senso dell’umorismo (quando non faceva lo stronzo).
Ed ha contribuito certamente a rendere questo pianeta più interessante, e probabilmente migliore.

Go in peace, man.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “Winston

  1. Alla larga dalla divinazione post mortem non solo per Lennon ma per tutte le icone.Che il buon Lennon fosse parecchio stronzo ma capace di vere dimostrazioni d’amicizia lo narrano un po tutte le cronache,a cominciare dal suo rapporto con Stu Sutcliffe, o Brian Epstein.
    Il problema rimane sempre quello che l’uomo Lennon è rimasto oscurato dall’icona Lennon e quindi il fatto che spesso fosse intrattabile per molto tempo non si è potuto dire,
    Però che dischi,ragazzi.

  2. Io ricordo ancora, molto vagamete, tutta la guerra Lennon/McCartney dopo lo scioglimento della band – con relativa foto del porco e così via.
    Chissà – probabilmente per i giornali è più facile vendere la controversia o l’iconizzazione che non semplicemente la buona usica.

    Io comunque, sono giunto alla conclusione che la mia vecchia copia in vinile di Rock’n’roll di Lennon è ora che vada in pensione.
    Ora mi ordino un cd.

  3. A volte diventa difficile, se non impossibile, scindere l’uomo dal simbolo che egli rappresenta. Lennon è sicuramente uno fra questi casi.

    Anche a me piace poco l’eccessiva idealizzazione e mitizzazione di persone che sono state comunque influenti in vita. Spesso si finisce per avere solamente l’idolo, inteso proprio nel senso di “oggetto di adorazione”, un pò come la iper-famosa foto Guerrillero Heroico che ritrae Che Guevara, che ormai è un icona pop.

    Che tristezza… però forse è ovvio che nella società dell’apparire i simboli abbiano questo peso, tale da surclassare proprio ciò che vogliono rappresentare.

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