strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Quello che andò ovunque

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Nel mio recente post sugli improbabili prsonaggi in circolazione sulla Via della Seta fra il 1920 ed il 1940, ho liquidato alla svelta, maledettamente alla svelta, Sven Hedin.
Ora, mentre metto ordine nei miei appunti per ampliare quel pezzo e farne un articolo autonomo, mi pare il caso di rimediare – anche perché tagliar corto sui Sven Hedin è un atto di suprema arroganza.
Senza contare che ci sono elementi, nella biografia del nostro, che ne fanno uno dei più straordinari frequentatori di quel ritaglio di mappa del quale abbiamo già parlato.

Perciò, da dove cominciare?

Sven Hedin era svedese, ed era un geografo.
Nessuna delle due cose promete grandi emozioni – ma Sven aveva le idee molto chiare.
Avendo deciso di diventare un esploratore all’età di quindici anni (chi di noi non lo ha fatto?), all’età di 20 riuscì a farsi assumere come inssegnante privato per conto di una famiglia che stava traslocando a Baku, in Persia.
Mentre faceva da istitutore, seguì un corso di un mese da cartografo militare, ed un corso breve da ritrattista.
Da autodidatta imparò il latino, francese, tedesco, persiano, russo, inglese e tartaro.
Successivamente avrebbe approfodito i dialetti persiani, mettendoci anche il turco, il kirgiszo, il mongolo il tibetano ed il cinese.
Le giornate a Baku erano evidentemente piuttosto lunghe e monotone.

Lasciato il posto da insegnante nel 1886, tornò in Svezia, facendo il giro largo – il libro pubblicato al ritorno si intitola Attraverso la Persia, la Mesopotamia e il Caucaso.
Sven Hedin aveva 21 anni.

In Svezia riprese gli studi, ottenendo infine un dottorato in geografia a Berlino come studente di von Richtofehn.
Fece anche un secondo giro in Persia.
Poi, fra il 1893 ed il 1897, per la prima volta Hedin entrò nell’area del bacino del Tarim e del Deserto dlla Morte Inesorabile.
E il nome si dimostrò corretto – due dei suoi compagni di viaggio e sette dei cammelli della carovana morirono di sete.
Hedin abbandonò il proprio domestico nel deserto, e proseguì a piedi, fino a che non riuscì ad arrivare ad un’oasi, a dissetarsi e poi, avendo reimpito i propri stivali d’acqua, tornò indietro per soccorrere il proprio domestico.
Oggi sappiamo che si tratta di fandonie, che Hedin pubblicò ne La Mia Vita da Esploratore – sorvolando sul fatto che l’impresa era palesemente impossibile, che era partito con scorte d’acqua inadeguate e che uno dei due accompagnatori morti in effetti era comunque sopravvissuto.

Seguono due spedizioni – una alla ricerca del Lop Nor, il maragviglioso lago vagante del Taklamakan, e successivamente in Tibet (all’epoca, tutti si facevano un giro in Tibet), dove conobbe il Parchen Lama.
Viaggiava spesso cammuffato da monaco itinerante (un travestimento diffuso all’epoca, evidentemente).

Poi, la decisione di farsi un giro in automobile in Mongolia, perché il Sinkiang era troppo pericoloso.

Ma non poteva durare.
Ed è qui che la faccenda assume toni spettacolari.
Perché dal 1927 al 1935, Hedin organiza quella che venne definita un’armata di studiosi, coi quali si mette a vagare in lungo e in largo per Mongolia, Gobi e Sinkiang.
I partecipanti – 37 fra geologi, paleontologi, geografi, meteorologi, botanici, astronomi e quant’altro, da sei nazioni – sono organizzati come in una libera università.
Beh, una libera università con 300 cammelli.
Ciascuno ha facoltà di svolgere le ricerche che ritiene più interessanti, collaborando come ritiene più opportuno coi colleghi, vagando per il territorio mentre una carovana di camion e cammelli procede a spostare la “sede” dell’istituzione.
Al vertice di questa struttura quantomai plastica, “rettore”, condottiero e visionario, Hedin amministra le risorse, estorce denaro agli sponsor (inclusa la Lufthansa, che spera di aprirsi un mercato verso l’Asia), coordina i progetti, e mantiene i contatti con le autorità locali – alcune delle quali più belligeranti di altre.
Chiang Kai Shek è entusiasta dell’impresa, e ne finanzia una parte, a condizione che scienziati cinesi possano partecipare.
Hedin accetta, risolvendo in una sola mossa tutte le resistenze della burocrazia cinese.
Alcuni anni dopo, anche il generale Ma Zhongying, comandante delle forze cinesi in Sinkiang in ritirata davanti all’avanzata russa, sarebbe stato altrettanto entusiasta – dirottando la spedizione per i propri scopi.
È un trionfo, ma Hedin ne esce economicamente devastato.
Unica solazione – raccattare quattrini.
In cinque mesi, Hedin tiene 130 conferenze a pagamento, coprendo con treno e automobile una distanza di 40.000 chilometri fra Germania e nazioni limitrofe.
Provvede anche ad allestire una replica del tempio buddhista di Chengde all’Esposizione Mondiale del Progresso di Chicago.
Ha settant’anni suonati.

Ma i numeri di Hedin sono tutti spettacolari.
Oltre trentamila pagine di pubblicazioni, più quasi diecimila di diari e note personali che lascerà in eredità all’Accademia delle Scienze Svedese.
Circa 80.000 lettere archiviate.
Esistono un Ghiacciaio Sven Hedin, un cratere Hedin sulla Luna.
Una specie di geziana, Gentiana hedini
Due specie di bacherozzi, Longitarsus hedini e Coleoptera hedini, una farfalla, Fumea hedini Caradja e un ragno, Dictyna hedini.
Un ungulato fossile, Tsaidamotherium hedini, un terapside fossile, Lystrosaurus hedini.
Oggi esiste persino un modello di camper che si chiama Sven Hedin.
Premi e riconoscimenti da parte di Re Oscar II di Svezia, dello Shah Nāser ad-Dīn Schah, dello Zar Nicola II di Russia, del Kaiser Francesco Giuseppe (svariati), dei viceré dell’India Lord George Curzon e successivamente da Lord Minto, del Kaiser Guglielmo II (svariati), del nono Panchen Lama Thubten Choekyi Nyima (svariati), dell’Imperatore Mutsuhito.
Più Papa Pio X, Teddy Roosevelt, Hindemburg, Chiang Kai-shek, e, ripetutamente, Adolf Hitler.

Hitler gli chiese l'autografo

Hitler dichiaratamente lo ammira – Hedin è ariano, conservatore, e palesemente un uberman.
I nazisti gli assegnano premi su premi, e Hedin – conservatore o meno, filo-tedesco o meno, simpatie per l’ideologia nazista o meno – è abbastanza sveglio da capire quando si cerca di sfruttare la sua popolarità a fini propagandistici.
Nel ’43 viene creato un Istituto Sven Hedin di Studi Asiatici a Berlino – ma Hedin non c’è; Himmler lo trasformerà nella spina dorsale dell’Ahnenerbe (chioedete a Indiana Jones ulteriori dettagli).
Pur restando favorevole al Reich – una scelta che influenzerà negativamente il suo ricordo nel dopoguerra – sfrutta la corrispondenza frequente con Hitler per cercare di metterci una pezza.
Fallito l’iniziale sforzo per convincere Hitler ad assumere posizioni meno anti-semite (!), Hedin opererà ad-personam, sfruttando la propria popolarità in aiuto di condannati a morte e deportati.
Ciò non toglie che pubblichi articoli imbarazzanti, che gli costano l’espulsione dalla Royal Geographical Society.

Ma l’immagine davvero colossale di Hedin – pur con tutte le ombre politiche, ideologiche e semplicemente cialtronesche delle sue memorie spesso “spettacolarizzate” – rimane l’idea dell’università semovente, un’armata brancaleone di liberi pensatori e scienziati alla ricerca di tutto lo scibile, sistematicamente, sul territorio, in barba a confini, burocrazia, interessi politici e militari.
E Hedin quasi un Brancaleone che vaga nel deserto del Taklamakan, dove anche i laghi si spostano, ma lui è ben deciso a cartografarli.
Durante l’invasione dell’Afghanistan da parte delle truppe americane, i tecnici dell’intelligence americana usarono le mappe di Hedin per interpretare le foto da satellite.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Quello che andò ovunque

  1. Ottimo articolo, di cui ti ringrazio.

    Sono sempre stato un ammiratore delle gesta di Hedin, cialtroneria compresa. Non conoscevo molti dei risvolti di cui parli tu. Ovviamente oggi come oggi gli storici superficialotti tendono a liquidarlo come “un simpatizzante del nazionalsocialismo”.

    Su questo c’è la consueta retorica d’accatto, se mi permetti l’espressione forte.
    Senza andare troppo lontano, mi vengono in mente quegli accademici che prosperarono sotto la “protezione” dei socialisti craxiani, salvo poi venire schifati come lebbrosi quando il Re perse la corona.
    Credo che bisognerebbe ragionare in modo meno umorale.
    Se io ho bisogno di fondi e il mio punto di riferimento a livello di autorità è Silvio Berlusconi, è a lui che mi dovrò rivolgere. Piaccia o meno.

    Le simpatie personali sono altra cosa. Anche lì, ci sarebbero da fare diversi distinguo.
    Quale era la percezione del nazismo tra il ’33 e il ’39? Quella di un partito aggressivo (come molti altri), autocratico, spinto da pulsioni razziste. Ma anche moderno, efficace, in grado di catalizzare le attenzioni delle masse e degli industriali.
    Facile ragionare col senno di poi, come facciamo noi che abbiamo osservato i fatti compiuti, le atrocità mostrate, le bestialità documentate.

    Un’ultima cosa: quando dici che Hedin studiò da von Richtofehn, intendi dire la stessa famiglia che diede i natali al Barone Rosso e a suo fratello Lothar?

  2. personaggio MITICO che non conoscevo, la prima foto parla da se’. Senza parlare del fatto che è riuscito (quasi) a finanziare un progetto “utopico” come l’università itinerante (se penso alla fatica che faccio per ottenere due lire per scavi archeologici… Altri tempi, certo. però non era da tutti. Fantastico post, facci sapere dove e quando pubblicherai l’articolo!

  3. @Mcnab
    Io credo che Hedin sia stato un grandissimo esploratore con delle idee politiche schifose.
    Che posso capire – ma non giustificare – pensando alla fifa blu che la Rivoluzione Russa mise addosso alle classi superiori europee… Hedin nei suoi testi pro-nazi descrive il Reich come un bastione contro l’avanzata del Bolscevismo.
    Quindi più che essere pro- qualcosa fu anti- qualcos’altro.
    Ciò non toglie che molte sue opinioni relativamente alla “sacra missione” dei popoli germanici siano imbarazzanti, specie considerando lo spessore del personagio.

    Hedin studiò on Ferdinand von Richtofehn, lo zio dei due assi tedeschi – nonché l’uomo che coniò l’espressione “Via della Seta”.
    Ti passo il link a Wikipedia solo perché la faccia del personaggio è imperdibile…

    http://it.wikipedia.org/wiki/Ferdinand_von_Richthofen

    @Corsaro
    Oggi lo ricordiamo in pochi, povero Sven.
    Girando per bancarelle e librerie di remainders si trova ancora l’edizione National Geographic/White Star de “La mia Vita da Esploratore”, che è certamente degno di un’occhiata (specie in quest’edizione che è bellissima e costa – a remainder – credo meno di dieci euro).

    Se riuscirò a finire l’articolo espanso – che dovrebbe viaggiare sulle 80 pagine in formato B5, ne farò un ebook.
    Tanto per provare.

  4. Sai chi era in zona in quel periodo, anche? Pierre Teilhard de Chardin.

  5. Ah, diavolo d’un gesuita… a momenti mi sfuggiva!
    Grazie della segnalazione, vedrò di approfondire.

  6. @Davide: “Hedin nei suoi testi pro-nazi descrive il Reich come un bastione contro l’avanzata del Bolscevismo.”
    Come sostenevano molti britannici e non pochi americani.
    Ripeto, noi condanniamo la cosa con senno di poi e con la sensibilità di persone nate ben dopo la fine della guerra.
    Ma credo sia più complicato cercare di comprendere cosa pensavano le persone che quei movimenti li vivevano nel mentre.
    E, bada bene, NON sto parlando nello specifico di Hedin, né sto giustificando alcunché. Non lo specifico per te, che sei abbastanza intelligente per arrivarci, ma per altri che pensano alla Storia sempre e comunque a livello di tifo calcistico.

    PS: zio Ferdinand ha una bella faccia da nosferatu. Ci starebbe bene in un romanzo di Kim Newman insieme ai nipotini, già opportunamente utilizzati dal bravo scrittore.

  7. In effetti, è divertente (ok, noi ci si diverte così) cercare di immaginare che effetto psicologico possa aver avuto sull’Europa post-vittoriana una cosa come la Rivoluzione Russa.
    Anche gli autori di fantascienza che avevano immaginato la rivouzione nel ventesimosecolo (Wells, Grifith), non avevano previsto certi aspetti della rivoluzione.
    Certo fu un bello shock.

  8. E comunque non è ancora del tutto smentito che i bolscevichi mangiassero i bambini.

    Scherzi a parte, qualcuno dovrà prima o poi ricordare che fu Kaiser Guglielmo a mettere Lenin al comando della Rivoluzione Russa… no. E il buon baffone non era esattamente un sinistrorso (Rumore di un tuono in lontananza, alla Fantozzi quando chiede al megadirettore se ha simpatie comuniste).

  9. Pingback: Ebook (con un piccolo aiuto dai miei amici) « strategie evolutive

  10. Complimenti per il copia-e-incolla da wikipedia.

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