strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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215

Un post rapido per ringraziare tutti coloro che hanno supportato e stanno supportando la mia raccolta fondi su Facebook. È nata come un esperimento, “vediamo cosa succede” e in unpaio di giorni ha raggiunto e superato il target che avevo fissato. Siamo arrivati a 215 euro “ufficiali” (conosco almeno una persona che ha fatto una donazione senza passare per FB). E restano due settimane (perché il fundraiser sta esattamente a cavallo del mio compleanno).

Grazie davvero di cuore – mi piace soprattutto perché anche questa sarebbe una di quelle cose che “in Italia non funzionano”.

Aggiungo una nota volante – mi è stato segnalato che The Ocean Cleanup è una organizzazione criticata a livello accademico e “un po’ una bufala”.
Io avevo fatto qualche indagine prima di partire – c’erano in lista almeno altre due organizzazioni che mi parevano meritevoli e vicine ai miei interessi – e ho approfondito la cosa successivamente alla segnalazione.
Le obiezioni che ho trovato alla tecnologia di The Ocean Cleanup non mi sono parse esageratamente convincenti o definitive (è un po’ la storia della bici con le gomme a terra e i freni rotti), per cui conservola speranza che i soldi che stiamo raccogliando non vadano sperperati in donne e cavalli.

Grazie ancora a tutti.


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Nudo

Hiroo Onoda non voleva fare il militare, o per lo meno così dicono. Ma era nato nel 1922 e quindi arrivato a diciott’anni, nel 1940, venne arruolato nella fanteria dell’Esercito Imperiale Giapponese. Venne addestrato nel Futamata Bunkoo per compiere azioni di guerriglia, e nel 1944 venne sbarcato a Lubang, nelle Filippine. Non fece granché guerriglia, perché i suoi superiori non glielo permisero – era considerata un’attività disonorevole. Poi, il 28 febbraio 1945 gli americani sbarcarono a Lubang, e il tenente Onoda e tre commilitoni riuscirono ad evitare la cattura, si addentrarono nelle foreste che coprivano gran parte dell’isola, e si diedero alla macchia, svolgendo attività di guerriglia contro gli yankee.

Nell’Ottobre del ’45 Onoda e i suoi tre compagni trovarono nel fitto della foresta un volantino che diceva “La guerra è finita il 15 di Agosto! Venite fuori dalle montagne!”
Un ingenuo espediente degli americani, ovviamente.
Onoda e i suoi uomini proseguirono la loro attività di guerriglia.

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Una goccia nel mare

Sto attraversando un periodo generalmente positivo.
Così positivo che dovrò smettere di dormire da qui a settembre per coprire tutti i contratti che ho firmato. Sto seriamente pensando di adotare un sistema di dettatura per sveltire il lavoro.
Le mie storie vendono ragionevolmente.
Il mio Patreon cresce, lento ma inesorabile.
Non sono al verde. Non navigo nell’oro, ma posso sperare in un paio di mesi senza attacchi d’ansia.

E in sette giorni esatti compirò 52 anni.
La boa non l’abbiamo solo doppiata, ma ce la siamo lasciata ormai per sempre alle spalle, e ora si procede, come sempre, senza una mappa.

È per tutte queste ragioni che quando Facebook mi ha sparato il pop-up per propormi di fare una raccolta fondi per il mio compleanno, mi sono detto, perché no?
Non posso donare granché, ma ho un sacco di amici, di lettori, di follower.
Ai quali non posso chiedere dei soldi.
Non posso, davvero.
Questepersone già comprano i miei libri, mi sostengono su Patreon…
Non posso chiedere soldi.

Ma non c’è nulla di male a gettare un sasso in uno stagno, e a vedere se le onde causano qualche effetto interessante.

Perciò ho deciso di avviare una raccolta di fondi per The Ocean Cleanup, una non profit che si occupa di sviluppare tecnologie per ripulire gli oceani dalla plastica.

I motivi sono molteplici – sono un oceanografo mancato, da sempre il mare mi affascina, e ho scritto di quando in quando delle storie ambientate sopra e sotto il mare.
E, anche, ciò di cui si occupa The Ocean Cleanup è un problema globale, che ci riguarda tutti – e io ho contatti ovunque nel mondo.

Perciò, a cavallo del mio compleanno, cercherò di mettere assieme 200 euro per The Ocean Cleanup.
Una cifra irrisoria, me ne rendo conto.
Una goccia nel mare.
Ma come diceva quel tale, il mare non è dopotutto fatto di gocce?

Vi farò sapere come evolve la cosa.
Voi se avete voglia, spargete la voce.


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L’uomo dietro la maschera

Volevo fare un post diverso, ma poi mi sono perso nella biografia di Armando Giuseppe Catalano, e ho deciso di cambiare il taglio di ciò che avrei voluto raccontarvi. Ve lo racconterò ugualmente, ma partendo da Armando, perché… beh, capirete perché.

Armando Joseph (o Giuseppe) Catalano nacque a New York nel 1924, figlio di Attilio e Clara Catalano, che erano emigrati dalla Sicilia. Un giovane brillante, molto forte in matematica, Armando si pagò il liceo lavorando al chiosco delle bibite fuori dal liceo medesimo, e successivamente entrò in accademia militare, dove di dimostrò (anche) un eccellente giocatore di football e un abile scacchista. Gli altri suoi hobby includevano l’astronomia, la scherma, la musica classica e i pesci tropicali.

E questa non è la storia fatta coi cialtroni anche se, come vedrete, potrebbe esserlo…

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Riconoscere la maestria

Come dicevo di solito agli studenti del mio corso di cultura taoista, se la filosofia occidentale è stata per secoli interessata a definire cosa sia la conoscenza, e se questa sia in effetti possibile, la filosofia cinese per secoli si è focalizzata su una questione diversa: come posso riconoscere la competenza?
In altre parole, come posso sapere se un maestro è effettivamente tale, o se è solo un bluff?

Diverse scuole di pensiero arrivarono a conclusioni diverse. Per i taoisti – per lo meno per il taoismo filosofico – il maestro si riconosce perché è competente, perché dimostra con le proprie azioni la propria maestria, senza doverla annunciare esplicitamente.
Se qualcuno ti dice di essere un maestro, probabilmente non lo è.

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Il culto dei morti

Fonda Lee è una brava scrittrice che ha in corso un a serie fantasy che va sotto al titolo collettivo di Green Bone Saga. Ho qui il primo volume, Jade City, ed è un ottimo romanzo, originale e intelligente, che ha vinto il World Fantasy Award. Mi è piaciuto il romanzo, mi piace ciò che la Lee sta facendo col fantasy, e credo sia un’autrice che vale la pena tenere d’occhio.

Ai primi del mese, la scrittrice ha pubblicato sul suo canale twitter un paio di fotografie di scaffali di una filiale di Barnes & Noble, la grande libreria di catena americana, scrivendo (traduco a braccio)

Questo è ciò che i moderni scrittori di fantasy devono affrontare. Nel B&N della mia zona, la maggior parte degli autori è fortunata se trova una copia del proprio libro, super fortunata se è esposta di faccia. Ci sono 3,5 scaffali per Tolkien. 1.5 per la Jordan. Ecco con chi competiamo per lo spazio sugli scaffali: non fra di noi, ma con la gente morta.

E i fanz sono esplosi perché “Fonda Lee odia Tolkien e Jordan.”

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Uno strumento di libertà

Ho appena letto una lunga intervista ad uno scrittore che non conoscevo (limite mio, naturalmente – e non ve la linko ma tanto so che sapete come trovarla). O, per essere più precisi e in linea col taglio dell’intervista, con un professore di chimica che fa lo scrittore. Ci sono diecimila cose in quell’intervista delle quali penso varrebbe la pena di parlare ma ce n’è una che mi ha riempito di tale e tanto orrore che non posso che concentrarmi su quella.

E, incidentalmente, questo diventa così un post in ritardo per la festa del papà. Perché mio padre ci farà una comparsata.

La cosa che mi ha riempito di orrore è questa:

Nel tuo libro il denaro è uno strumento di meravigliosa libertà: confermi?
Sì, non c’è dubbio. È un’ipocrisia dire che il denaro non conta, spaventosa. Un’ipocrisia che io non reggo proprio. Se hai tanti soldi puoi fare quello che ti pare, anche le belle cose che facevi senza, ma in più puoi farne delle altre. Non vedo proprio il senso di colpa che uno dovrebbe avere perché è ricco. Non vedo il peccato che commette chi ha guadagnato dei soldi, finché lo fa onestamente.

Parliamone, volete?

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Scrittori e Personaggi

Cominciamo con un paio di link. Qualche giorno addietro, il mio vicino di cella Alessandro Girola ha pubblicato un post intitolato Lo Scrittore: Internet vs Realtà, in cui discuteva di un po’ di luoghi comuni che circolano sul rutilante mondo della scrittura e che vengono attivamente propagandati da una certa parte della comunità degli scrittori. Il pezzo di Alex è stato abbastanza discusso durante l’ora d’aria qui nel Blocco C, e di là nel braccio femminile, Kara Lafayette ha detto la sua, spostandosi sui problemi di un genere ben definito, ed esplorando una diversa faccia del problema, in un post intitolato Il ghetto degli autori horror. Ne è venuta fuori un’altra bella tornata di discussioni mentre eravamo in fila in mensa, o fuor di metafora su De Ebook Mysteriis.

Perciò io ora faccio un Pork Chop Express, e vi racconto la storia di Cristiane Serruya.

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