strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Imperfetta, ma intervista

Giulietta Iannone ha appena postato su Liberi di Scrivere la trascrizione della mia intervista di ieri su Facebook.
Nonostante l’orrore lovecraftiano dei commenti annidati di Facebook, è stato molto divertente per me e – spero – per i partecipanti, ai quali va la mia gratitudine per la chiacchierata.
Dobbiamo rifarlo.

Se siete interessati, il testo completo è qui.


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Intervista Imperfetta

Stando alle ultime notizie, nel tardo pomeriggio di lunedì 22, che sarebbe poi tre tre giorni, prenderò parte a Interviste Imperfette, una iniziativa di Liberi di Scrivere e di Giulietta Iannone che da anni cura questo blog letterario.

L’idea è semplice e malevola – sul gruppo Facebook del blog ospitante, a partire dalle 18.30 di lunedì, risponderò in diretta alle domande del pubblico, che così avrà modo di constatare quanti errori di battitura io faccia quando scrivo in fretta (ma chi segue strategie ha già un’idea a riguardo).

Per il momento, l’annuncio della mia partecipazione ha suscitato un livello di interesse pari a quello di una festival di poesia dell’Abkhazia, il che mi porta a pensare che lunedì su Facebook ci saremo solo io, Giulietta perché deve, ed i cespugli che rotolano. Però chissà… potrebbe essere una buona occasione per mettermi in imbarazzo.

Nel caso, sapete dove trovarmi…


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Cosa fare nella zona rossa mentre si aspetta

C’è questa improvvisa ondata, forse l’avrete notata, di post sui social, di gente che all’improvviso si premura di consigliarci cosa fare mentre siamo chiusi in casa durante la quarantena.
Che libri leggere, che film guardare, a che giochi giocare.
Perché tanti di noi, davvero, senza questi consigli passerebbero da qui al tre aprile a fissare il soffitto…

Gran parte dei consigli si riducono alla solita roba: film e serie TV sugli zombie, retrospettive di Resident Evil, maratone di Marvel Zombies… e poi tutta la narrativa sulle epidemie, i contagi, le infezioni, le pestilenze…

Ah, quanta ironia.
Mi devasta, tanta ironia tutta assieme.

E allora proviamo a cambiare le regole del gioco.
E se in questo mese provassimo a sollevarci al di sopra di questa mefitica palude di ignoranza, e cercassimo di imparare qualcosa?

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La sconfitta della qualità

Io continuo a condividere i video del miovicino di cella, Alex Girola, che è ormai entrato in una sorta di tunnel che lo sta portando in posti molto molto spiacevoli.
Continuo a condividere perché in quei posti spiacevoli ci sono anch’io, e vorrei tanto che ci foste anche voi.

Il discorso che la qualità è secondaria rispetto alla quantità l’ho sentito anch’io – emerge spesso in quei webinar del tipo “Come faccio 100.000 dollari l’anno con gli ebook” che vengono proposti da un sacco di autori sulla loro mailing list, e che sono gratis, perché essenzialmente servono a vendere un corso a pagamento.

E sì, di tanto in tanto ci butto un occhio, perché è un sistema relativamente poco impegnativo per vedere cosa succedein certi settori del mercato, vedere cosa fanno là fuori.
E recentemente, il principio della saturazione è diventato un tema dominante.
La quantità è preferibile alla qualità.

Perché tanto quegli idioti là fuori la qualità non la sanno riconoscere.
La qualità è quello che noi tutti in coro gli ripetiamo che è.

E lo trovo sinistramente divertente – in un mercato in cui di solito chi vuole atteggiarsi a scrittore millanta due paragrafi al giorno, sofferti e dolorosi, composti combattendo i propri demoni, un mercato in cui “scrivi troppo” è una sorta di bacio della morte, il marchio d’infamia del pennivendolo, un mercato in cui “ho lavorato cinque anni su questo romanzo” desta ammirazione e non perplessità… ecco, in questo mercato, a fare i soldi veri sono personaggi che sbagliano i congiuntivi e copianole lorro trame da vecchi telefilm, ma che sfornano pattume a nastro, e poi lo promuovono in maniera truffaldina.
E voi lo comprate.

Perché è così – voi lo comprate.
Voi, là fuori.
Voi che spesso accusate chi onestamente cerca di guadagnarsi da vivere scrivendo di “scrivere troppo” e osservate che “con quei ritmi è impossibile fare un lavoro di qualità”.
Voi.

E sì, certo, sono lettori occasionali, non lettori forti.
Sono Loro, non siete Voi.
Davvero?
È per questo che vorrei che anche voi vi trovaste qui, nel posto pessimo in cui l’indagine di Alex Girola ha portato noi che scriviamo onestamente e cerchiamo di guadagnarci da vivere.
Perché questo è un posto dove, paradossalmente, è impossibile nascondersi a se stessi.


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Meglio primi all’inferno che secondi in paradiso

Molti anni or sono, quando ero al secondo anno dell’università, scoprii che secondo alcuni compagni di corso rampanti

un 30 vale di più se è l’unico 30 della sessione

L’idea era che un voto alto avesse più “peso”, nel grande o piccolo schema delel cose, se il resto degli esaminandi veniva respinto, si ritirava o otteneva una valutazione inferiore. Si diventava memorabili, si veniva descritti, nei pettegolezzi del Consiglio di Corso di Laurea, come “il migliore del suo anno di corso”. Una parte sostanziale del proprio percorso di studi diventava perciò danneggiare la concorrenza. E chissà, a guardare la carriera accademica di certi personaggi, forse avevano ragione.

Beh, pare che questo modo di pensare non sia limitato a certi circoli.

E sì, continuiamo a diffondere il segnale, perché si tratta spesso di cose che chi è nell’ambiente conosce – ma a volte anche no.

E poi ragioniamoci su un attimo, come al solito.
Non tanto sulla questione delle minacce – che merita un capitolo a parte – quanto sulla faccenda dell’affossare la “concorrenza”.

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Ciao [nome]!

Oggi mi ha scritto il Signor Prestito, che pare convinto che io abbia bisogno di soldi (chi non ne ha?) e che io abbia la possibilità di cedere a lui un quinto dello stipendio (ah! quale stipendio?!) per ottenere prontamente della liquidità.
Bene, ma non benissimo.

Mi domando tuttavia come il Signor Prestito possa sperare di convincere qualcuno a fidarsi di lui con un messaggio pubblicitario via mail come questo…

Caro Prestito… posso chiamarti Prestito?
Via, se tu puoi chiamarmi [nome], con le quadre e il minuscolo, io ti chiamerò Prestito. È più rilassato, non trovi? Più familiare. Più easy.
Ecco, allora, caro Prestito, ti stavo dicedo, io ho l’impressione che tu non ti stia impegnando davvero. In mondo degli affari è una giungla, e ormai non c’è più spazio per gli underachiever (cercalo con Google).
Una stock photo scaricata gratis da Pexels e due stringhe di codice copiate da un manuale non bastano. Ti servirebbe qualcuno che sappia cos’è il marketing, che sappia costruire una storia attorno al tuo prodotto, che sappia costruire un rspporto personale con il potenziale cliente.
Si chiama storytelling per il business – suona figo, vero?
Il tuo messaggio, Prestito, mi dice chiaramente che non solo tu stai pensando solo ai soldi, ma anche che non sei abbastanza ambizioso e lungimirante da voler ingaggiare una persona che abbia seguito uno straccio di corso su Udemy su come si fanno le campagne via mail – un corsoche costa, ad andar male, meno di venti euro. Ma tu hai chiesto a tuo nipote di farti la campagna mail, vero? Ecchessaràmai, ti sei detto, quello sta tutto il giorno attaccato alla PS4…
Non ci siamo, Prestito.
Devi dimostrarmi di essere lo specialista in Italia di ciò che fai, non dirmelo.
E poi, mai presentarsi come il Signor Prestito.
Al limite il Signor Prestito era tuo padre.
Tu sei solo Prestito. Immagino che gli amici ti chiamino Tito.
Ma non non siamo amici.
Però se ti serve qualcuno che ti faccia lo storytelling per il tuo business, chiamami. Dubito che tu sia in grado di permetterti i miei servizi, ma che vdiamine, parliamone – lo so che sono tempi duri per tutti, potrei venirti incontro.
Chiamami.
Lo sai qual’è il mio nome, giusto?


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Essere bravi non serve

O questo parrebbe essere il principio, stando ai dati che il mio vicino di cella, Alex Girola, continua a condividere sul suo canale Youtube.
E poichgé si tratta di cose che chi bazzica Amazon e KDP conosceva o sospettava da tempo, ma a quanto pare delle quali il pubblico è ignaro, mi pare il caso di condividere…

Ma poi, il pubblico è davvero ignaro?

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