strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Le patatine fritte di Diana Gabaldon

Moltro probabilmente l’avete già sentita, ma io ve la racconto lo stesso.
Qualche giorno fa, la scrittrice Diana Gabaldon, la cui popolarissima serie di romanzi Outlander è stata trasformata anche in una serie TV, ha ricevuto un tweet da una fan che le chiedeva quale carriera accademica o professionale fosse utile diventare scrittori.
In poche parole, cosa devo studiare per diventare scrittore? Mi devo laureare in lettere?

La risposta della Gabaldon è stata

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Tradotto sarebbe

Laurea in inglese = “che patatine vuoi col tuo hamburger?” Scegli qualcosa che ti renda abbastanza da permetterti di scrivere ciò che vuoi.

Ci ha messo anche la patacchina con le patatine fritte, la Gabaldon.

E qui sorge il problema. Continua a leggere


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La radio, i podcast e Hilda Matheson

È agli atti la mia malsana passione per la radio, e per quella che in inglese si chiama talk radio in particolare – la radio parlata, con le interviste o anche solo con una persona che parla diciò che le pare.
Ho anche accennato in passato a come io consideri il mio blog come una specie di stazione radio, dove io mi siedo al microfono alla notte e parlodi ciò che mi pare – e in effetti i recenti esperimenti di podcast fatti su Karavansara col KaravanCast si riducono proprio a quello: io seduto davanti a un microfono, nel cuore della notte, che parlo di quel che mi pare.

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Ma oggi non voglio parlare di me, ma di Hilda Matheson.
Perché Hilda… eh, Hilda.
Vedrete.
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I blog, Pareto e la democrazia diretta

220px-here_comes_everybodyAlcuni giorni or sono ho avuto una lunga e divertente discussione con la mia amica Lucia, che gestisce il blog Il Giorno degli Zombi, sul tema della democrazia diretta.
Ora, Lucia è estremamente scettica – per non dire ostile – riguardo all’idea di democrazia diretta mentre io sono francamente curioso, perché è una di quelle cose del futuro che ho scoperto prima nei libri difantascienza e solo dopo ho visto abusate e degenerate da politici populisti semianalfabeti.
La discussione, come dicevo, è stata divertente, e a questo punto mi sono detto che l’unica cosa da fare era informarsi per saperne di più.
Ho fatto un paio di domande a un paio di miei contatti che vivono nel futuro (che sarebbe poi oltreconfine) e tutti mi hann consigliato Here Comes Everybody, di Clay Shirky.
È uscito nel 2008, mi hanno detto, quindi ormai è datato, ma se ti serve un punto da cui partire parti da lì.

Il volume di Shirky, acquistato usato (è una copia smobilitata dalla Biblioteca Pubblicadi Joliet1) è arrivato ieri mattina e ieri notte l’ho letto2.
Ed è stata una lettura utile e divertente per chiarirmi le idee su un sacco di cose – non necessariamente sulla democrazia diretta, o non solo su quella. Continua a leggere


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Cambiare formato per inseguire il pubblico?

Tempo schifoso – ieri, durante l’ora d’aria, qui nel Blocco C della Blogsfera, mentre ci alitavamo sulle mani per scaldarle e lamentavamo il fatto che il caffé qui fa schifo, ci siamo trovati a parlare della morte dei blog, e di media alternativi come podcast e, soprattutto, vlog.
Che sarebbero poi i video blog.
I canali youtube, insomma.

Sì, certo, c’è la notizia che una grande casa editrice nazionale ha pubblicato il libro di un vlogger che ha fieramente affermato io non leggo libri nel presentare il proprio libro – ma quello è OK: nel momento in cui un editore pubblica un libro di un personaggio con un grosso seguito, il libro è l’ultimo dettaglio, ciò che l’editore vuole è comprarsi il pubblico pre-fidellizzato del personaggio pubblico.
È sempre successo.

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Al contempo, in sala TV, qui nel Blocco C, invece delle solite repliche di Biblioteca di Studio Uno ci hanno passato i video di alcuni popolari blogger che hanno più o meno recentemente aperto i propri canale youtube – e si tratta di video imbarazzanti.
E badate, non tanto per i contenuti, quanto per la forma. Continua a leggere


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Londra e Castelnuovo Belbo (o viceversa)

selection_528Così ieri sera dovevo seguire la prima lezione del corso di comunicazione scientifica. Ma poiché a Castelnuovo Belbo internet è una cosa che succede altrove, mi sono ritrovato ad avere quei venti/trenmta minuti di attesa per scaricare ciascun video (da 1:15 a 3:30 minuti), e ne ho approfittato per leggermi un altro libretto della O’Reilly.
Vi ricordate, ne avevamo parlato un paio di settimane or sono.
Ho così dato un’occhiata a Trends Shaping the London Tech Scene, un report di una ventina di pagine, praticamente un lungo articolo, di Andy Oram.

Il volumetto ha uno scopo abbastanza chiaro e dichiarato

This report aims to be a comprehensive view of the computer technology scene in London: where it stands, some of its origins, who’s participating in it, and what feeds its strengths.

Il lavoro di Oram è interessante perché è uscito a ridosso della Brexit, e quindi alcune delle sue osservazioni assumono un significato drammatico. Continua a leggere


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Blogathon: i classici della letteratura

Oggi è il 30 settembre, e il blog Liberi di Scrivere ha organizzato per oggi una blogathon sui classici della letteratura. Una iniziativa coraggiosa, in unpaese in cui si legge poco e in cui molte anime candide si domandano “ma chi ha deciso che i classici sono meglio di Twilight?”

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Fate un sato sul loro sito per trovare l’elenco dei partecipanti.
Ma poi tornate qui, perché anche strategie evolutive ha il suo classico pronto da servire. Continua a leggere


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Tanti libri per pochi soldi: la collana di fantascienza della Springer

nphys3881-i1Questa è una specie di pubblicità-progresso.
E c’è una doverosa premessa da fare: io rispetto profondamente la Springer Verlag, una delle massime case editrici di ambito accademico al mondo, ma non ho per loro una particolare simpatia.
I loro libri (splendidi) sono costosissimi, e il loro personale agli stand dei congressi e delle convention scientifiche si è regolarmente dimostrato di una antipatia inammissibile1.

Una cosa che pochi sanno è che la Springer pubblica anche fantascienza – con in più il twist di pubblicare fantascienza scritta da scienziati, basata sul loro specifico ambito di ricerca, e accompagnata da articoli divulgativi che illustrano le basi reali e scientifiche delle idee esposte nei romanzi. Continua a leggere


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Meglio della Televisione – seconda edizione

Mi riciclo qui un articolo pubblicato altrove quasi due anni or sono, aggiornandolo e ampliandolo, perché qui non si butta via nulla, ed è abbastanza in linea con i discorsi fatti negli ultimi tempi. E sì, questo sarà un post lungo.

Li chiamano MOOC – Massive Open Online Course.
Si tratta di corsi di livello universitario o para-universitario, offerti da una quantità di istituzioni accademiche e distribuiti attraverso piattaforme prevalentemente gratuite.
I MOOC sono uno strumento potente.
Sono, finalmente, il ventunesimo secolo: io sono qui, seduto nel bel mezzo del nulla, con una connessione alla rete che pare uscita da WarGames, il film – eppure riesco a partecipare ad una lezione in una università da qualche parte del mondo, interagendo con centinaia di altri studenti.

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E pensare che per seguire due ore di lezione, ai tempi del dottorato, in uno degli atenei più quotati d’Italia, nel lontano 2013, dovevo farmi 1200 chilometri in treno, e passare una notte al collegio universitario.
L’idea di mettere le lezioni online per gli studenti fuori sede non era ammissibile.
Probabilmente lo è ancora.
Perché lo studio deve essere sacrificio.
O qualcosa del genere. Continua a leggere