strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Cineforum – paura negli anni ’60

1 Commento

La cosa nasce da un problema tecnico.
La mia amica Lucia, che sta di là nel braccio femminile del Blocco C, ha postato sul suo blog, Il Giorno degli Zombi, una lista di dieci film horror degli anni ’60 – uno per anno, i suoi preferiti. E vi suggerisco di farci un salto, perché è un’ottima selezione di film, molti dei quali potreste non aver visto, e che vale la pena recuperare.

Nei suoi commenti, Lucia invita i suoi lettori a dire la loro, ed io avevo messo giù una mia bella B-list di titoli che, visto il format (un film per anno) Lucia non ha potuto o voluto inserire. E a quel punto, è saltata la connessione, ed io ho perso tutto.
Però, come si suol dire, i problemi dovrebbero sempre diventare delle opportunità, e quindi perché non affliggervi con un post su strategie, con la mia lista e un po’ più di chiacchiere di quanto avrei potuto mettere in un commento su Il Giorno degli Zombi?

Cominciamo col 1960, e con Village of the Damned, firmato dal tedesco Wolf Rilla e interpretato da George Sanders e Barbara Shelley. The Midwich Cuckoos di John Windham era uscito tre anni prima e la Metro Goldwin Meyer si era immediatamente accaparrata i diritti, riconoscendo in questa storia di invasione aliena la perfetta formula per un film a basso costo ma di sicuro impatto.
Lo vidi da ragazzino, a tarda notte in TV, quando la RAI era ancora una TV di servizio e passava dei film, magari accompagnati da un bel commento critico. Mi inquietò alquanto.

E parlando di quando Mamma RAI era una TV di servizio… quando andavo alle medie, fecero un ciclo di film di Roger Corman.
Saltiamo perciò al 1964 e a Masque of the Red Death, film tratto da Edgar Allan Poe e prodotto da Corman. Ho visto la storia di Poe e il film citati spesso, negli ultimi tempi – storia di epidemia, di gente chiusa in casa… beh, nel proprio castello. Probabilmente Corman al suo meglio, Vincent Price straordinario, Hazel Court splendida. La sceneggiatura è di Charles Beaumont, che oggi si ricordano in pochi, ma era l’autore preferito di Ray Bradbury, Harlan Ellison, Richard Matheson e Robert Bloch. Così, perché a volte un autore si può anche misurare dai suoi fan.

Procedendo per balzi (a differenmza di Lucia, io vado a casaccio), arriviamo al 1966.
Nel ’66 venne prodotto – e poi malamente distribuito – Eye of the Devil, uno stranissimo film interpretato da David Niven (non un nome associato normalmente all’horroro), Deborah Kerr, e una giovanissima e splendida Sharon Tate. Diretto da J. Lee Thompson, regista con una carriera estremamente variata, fra thriller e film di guerra, e segnata dal primo Cape Fear, quello vero. Qui Thompson si cimenta con l’orrore sovrannaturale e vagamente psichedelico, morboso e sì, con venature decisamente folk horror.

Il 1967 è il mio anno.
E nel ’67 c’è Quatermass and the Pit, che da noi venne intitolato L’Astronave degli Esseri Perduti, ma è anche conosciuto come Five Million Years to Earth, che è meraviglioso nella sua insensataggine. Un film che mescola fantascienza, folk horror (lo si ritrova ovunque, se lo si vuol cercare) e altre meraviglie, nel suo ritrarre lo scontro fra la ragione e l’istinto animale e la follia, rimane per me IL film della serie dedicata alle avventure del professor Quatermass.

Con il 1968 torniamo alla RAI come TV di servizio, ed alla strana pratica di trasmettere film limitatamente all’area di Torino quando in città si svolgeva il Salone della Tecnica. Nei primi anni ’70 le trasmissioni TV iniziavano nel pomeriggio, ma nei giorni del salone, se eravate a Torino, c’erano film in TV anche alla mattina. Ed essendo io stato allevato da scellerati, i miei genitori mi permettevano di tagliare da scuola, in quei due/tre giorni. Che vergogna.
E così finii col vedere Kuroneko, del giapponese Kaneto Shindo – storia morbosissima di samurai e maledizioni. Che a ben pensarci… è il genere di film da far vedere a un ragazzino di otto anni? Probabilmente no.
Ma come dicevo, sono stato allevato da scellerati.

E ancora del 1968 mi sento di inserire in questa mia B-list il classico The Devil Rides Out, con Christopher Lee e un colossale Charles Gray nel ruolo del malvagio Mocata. Film Hammer, tratto da un romanzo di Dennis Whealey, sceneggiato da Matheson e diretto da Terence Fisher, è un titolo spesso trascurato nel catalogo Hammer, ed è un peccato.

E per finire – e fuori sequenza, perché come dicevo io sono disordinato – credo che questa lista non potrebbe essere completa senza quella che per me resta la grande occasione perduta del cinema horror degli anni ’60 – il remake, a colori e diretto da William Castle nel 1963, di The Old Dark House (il film del ’34 di James Whale, con Boris Karlof), commedia horror basata sul romanzo di J.B. Priestley e massacrata malamente dalla distribuzione, che eliminò, di fatto, tutte le parti horror. Però c’è Fenella Fielding, a guidare un cast di caratteristi inglesi di lusso. Bisogna essere persone davvero orribili per non adorare Fenella Fielding (e la sua voce!), ed è bello – anche se triste – pensare a cosa sarebbe potuto essere.

E con questo, possiamo spegnere le luci, per il momento, nel cineforum di strategie evolutive.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

One thought on “Cineforum – paura negli anni ’60

  1. Bellissimi titoli. Grazie, Davide. E credo che i tuoi genitori siano stati saggi a darti una cultura cinematografica anche a costo di qualche scappatella dalla scuola. “Il Villaggio dei Dannati” l’ho visto anch’io. Meraviglioso. Quella sì, era l’epoca d’oro della RAI.

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