strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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O lo idolatri o lo detesti: the Red Shoes

E poi naturalmente c’è Scarpette Rosse.
Ti sei guardato A Matter of Life and Death e Black Narcissus, per cui The Red Shoes ti tocca.
E Scarpette Rosse sono due ore e un quarto.
Powell & Pressburger, 1948. Un film all’anno, ricordate?

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Ora, l’universo si divide in due grandi categorie – quelli che The Red Shoes lo adorano (come Brian de Palma e Martin Scorsese, o Kate Bush), e quelli che lo odiano (come ad esempio Arthur Rank, che lo aveva finanziato e che lasciò la sala dopo quindici minuti alla prima). Sì, è vero, ci sono anche quelli che non lo hanno mai visto, ma di certe persone noi preferiamo non parlare. O ci facciamo sopra dei musical…

Oh, yeah, let’s get one thing straight. See, I never heard about “The Red Shoes,” I never saw “The Red Shoes,” I didn’t give a fuck about “The Red Shoes.”
(Dante & Kirkwood, A Chorus Line)

Con buona pace di Val in A Chorus Line, il film viene considerato da molti il capolavoro definitivo di Powell & Pressburger, e pare che anche la leggenda metropolitana riguardo al fatto che una visione in giovane età avviò centinaia di ragazzine alle scuole di danza forse non è poi così una leggenda. Continua a leggere

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Il Narciso Nero di Powell & Pressburger

92894182c49229afa08f7f633d40f8e4--wall-posters-cinema-postersE così com’era prevedibile mi sono riguardato Black Narcissus, il film del 1947 di Powell & Pressburger basato sul romanzo del 1939 di Rumer Godden, scrittrice angloindiana oggi scordata da molti.
Sapevo che sarebbe successo nel momento steso in cui ho cominciato a veder scorrere i titoli di A Matter of Life and Death.
Quando lo vidi, per la prima volta, Narciso Nero?
Probabilmente ai tempi del liceo. Guardavo un sacco di film all’epoca. L’ho poi rivisto molte altre volte. È il film che preferisco, del catalogo di Powell & Pressburger.

Di cosa stiamo parlando?
Di una pessima idea: riutilizzare un vecchio palazzo abbarbicato su un versante dell’Himalaya come sede per un convento ed una scuola gestita da monache.
Finirà malissimo. Continua a leggere


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La scala per il paradiso di Powell & Pressburger

In piena Seconda Guerra Mondiale, Peter e June si conoscono e si innamorano. È questione di pochi minuti.
C’è solo un piccolo problema: Peter è a bordo di un bombardiere in fiamme, senza paracadute. June è una ausiliaria americana, a terra in una stazione radio.
Lui le chiede di spedire un telegramma alla sua famiglia, e le dice di non aver paura, poi si butta di sotto – meglio morire così che non arrostito nella carcassa del suo Lancaster.

MOV_aff8ae14_bE questo è uno dei più grandi film di tutti i tempi, e un fantasy colossale che molti appassionati di fantasy faticherebbero probabilmente a riconoscere come tale.
Lo hanno fatto Powell & Pressburger nel 1946, e si intitola A Matter of Life and Death.

Ora, nei giorni passati i miei vicini di cella Alessandro Girola e Germano Hell Greco hanno parlato della fruizione veloce che sta caratterizzando i media in questo periodo: intere serie bruciate in pochi giorni, film attesi con tanta anticipazione, dissezionati e discussi per mesi prima della loro uscita, mari di lacrime versati sulle infanzie rovinate dai remake tanto strombazzati, e poi, una settimana dopo non ne rimane memoria.

E io che sono qui che mi riguardo A Matter of Life and Death mi domando se abbia senso parlarne. E poi mi dico che sì, non si può non parlarne, perché forse ci sono persone che non l’hanno visto.
Che vita orribile devono avere. È nostro dovere aiutarli. Continua a leggere


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I 75 anni di Casablanca

Lasciamo per un attimo tutte queste chiacchiere di corsi, progetti e conti da pagare, e parliamo invece di cinema.
E di un vecchio film, tanto per cambiare.

Ieri, Casablanca ha compiuto 75 anni.
Uno dei film più citati – spesso a sproposito – un classico dei classici, è stato variamente celebrato sul web. E allora perché non buttare qualche parola anche qui su strategie?

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Ah, sì – nel caso non l’abbiate mai visto…
Dio, ma come avete fatto a non vedere Casablanca, dove vivete, in un canale di scolo? Vi siete autoesiliati fra gli Hovitos della foresta Amazzonica?
Comunque, quanto segue contiene spoiler.

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Un film impossibile: The Saragossa Manuscript, 1965

Succedono cose strane, molto strane.
Coincidenze su coincidenze, storie dentro altre storie.
Mi hanno detto, ad esempio, che un film sul quale sono stati spesi milioni in effetti speciali sarà sempre meglio di uno schifoso film in bianco e nero vecchio di cinquant’anni.
images (6)Quei film che si vedono nei cineforum, e che non interessano nessuno, e che sono (all together now) una cagata pazzesca.
E mi hanno detto, non più tardi di ieri, che ci sono film che guardano solo in cinque.
E quelli, mi hanno detto, non sono normali. Quelli normali guardano i film che guardano tutti. Tipo, non so, Transformers, o i cinepanettoni.
E tutto questo, vedete, è particolarmente on topic, come si suol dire, perché io in queste ultime tre notti mi sono guardato un film che probabilmente abbiamo visto solo in cinque.
Un film polacco.
Del 1965.
In bianco e nero.
Che dura tre ore.
Non è per quello che l’ho guardato, ovviamente.
Non per la durata, non per il bianco e nero, non per la provenienza o l’età.
Anche se, modificato anche solo uno di quei fattori, il film stesso non sarebbe esistito.
L’ho guardato perché è un film meraviglioso, nel vero senso della parola.
E se è vero che lo abbiamo visto in cinque, gli altri quattro sono Luis Bunuel, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese e Jerry Garcia, quello dei Grateful Dead.
Sono in buona compagnia.
Perché io nelle ultime tre notti mi sono riguardato The Saragossa Manuscript, la versione integrale. Sì, in polacco, sottotitolata. Roba da cineforum.

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Per cui, se volete, potete anche chiudere qui.
Ci sono un sacco di ottimi post, là fuori, sui film che guardano le persone normali.
Quelli con milioni di colori e milioni di dollari in effetti speciali.
Andate a leggervi quelli, che da qui in avanti, le persone normali si potrebbero trovare a disagio… e questo sarà un post lungo. Continua a leggere


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All’Insegna dell’Uomo Verde

“The Green Man”, antica stazione dellaposta sulla strada per Cambridge trasformata in elegante ristorante e albergo di charme, è infestata: il dottor Underhill, medico del ‘600 al quale venne rifiutato un funerale cristiano per via dei suoi strani esperimenti e dell’accusa, mai confermata, di aver accoppato la moglie, vaga ancoraper le stanze dell’antica locanda.
L’ultima a vederlo è stata una cameriera, nel 1850.
È passato ben più di un secolo.
Maurice Allington, cinquantenne narcisista marinato nello scotch, vittima di uno strisciante delirium tremens e attuale proprietario del Green Man, ha altri problemi.
Per Maurica al momento il principale problema è come riuscire a portarsi a letto la propria moglie e la propria amante, possibilmente insieme.
Tutto il resto passa in secondo piano: la morte improvvisa in circostanze misteriose del padre di Maurice, i problemi di comunicazione con la figlia quattordicenne Amy, la gestione del ristorante, persimno la strana donna dai capelli rossi in abiti seicenteschi che Maurice incontra sulle scale, e che nessun altro vede.
Perché forse al Green Man i fantasmi sono due.
E poi, una notte, Thomas Underhill si manifesta a Maurice, per chiedere il suo aiuto e in cambio “materializzare tutti i suoi desideri”.
Un’offerta imperdibile da parte di un uxoricida morto da secoli in odore di stregoneria e diabolismo.
Cosa potrebbe mai andar male? Continua a leggere


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The Osiris Child

La prima cosa che mi è tornata in mente, arrivato in fondo a The Osiris Child, pellicola australiana del 2016, è stata Pitch Black, il film del 2000 con Vin Diesel – buona space opera, fatta con pochi soldi e tanta inventiva, e con un cast di attori tanto validi quanto sconosciuti.
Una storia semplice ma che acchiappa, e bell’e pronta per un sequel o due.

The-Osiris-Child-Poster

Di cosa stiamo parlando…
Per colonizzare e terraformare i pianeti sui quali l’umanità si sta espandendo, vengono usati i criminali, deportati a forza e costretti a vivere in condizioni orribili.
Su Osiris però le cose sono ancora più complicate: l’azienda che gestisce gli impianti carcerari sta facendo esperimenti sui prigionieri, per sviluppare una bioarma progettata per “assimilare o sterminare” eventuali alieni ostili sui quali l’umanità in espansione potrebbe inciampare.
È illegale, naturalmente, ma l’azienda e i suoi dirigenti non se ne preoccupano.
Poi una rivolta in un carcere, la fuga delle bestie sperimentali, e la decisione dell’azienda di sterilizzare il pianeta facendo collassare ed esplodere una centrale termonucleare, in modo da far sparire ogni prova. Continua a leggere


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Letture estive: come se non ci fosse un domani

Questo post ha, in un certo senso, attinenza con il progetto di crowdfunding delle mie storie, del quale abbiamo già parlato , e in particolare con la storia di hard science fiction che mi sono impegnato a scrivere come extra. Ed è una seconda risposta alla richiesta di un po’ di titoli da leggere sotto all’ombrellone.
Ma questo post ha anche molta più attinenza con la vostra vita e – ammesso che ve ne freghi qualcosa – con la vita dei vostri figli.

Comincia con un lungo articolo comparso su New York Magazine riguardo al cambiamento climatico.
È un articolo lungo ma che vale la pena di leggere, e il link è questo.

Ma poiché è in inglese, è lungo e fa caldo, vedrò di riassumerne i punti salienti qui sotto. Ripeto che dovreste leggerlo, ma per intanto, riassumiamo qui le basi.

La versione brevissima:

Morirete tutti in maniera orribile.

Ora, vediamo di approfondire. Continua a leggere