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2312 – i compromessi per costruire l’utopia

25 commenti

Dovevo recensire questo libro da mesi.
Ciò che mi ha finalmente convinto a mettermi al lavoro è stata una di quelle coincidenze che a volte capitano…
a . WordPress si è mangiato il post che avevo in programma per oggi
b . qualcuno là fuori si sta entusiasticamente lanciando a reinventare la ruota

Ma procediamo con ordine.
Di cosa stiamo parlando?
Di uno dei romanzi fondamentali del 2012, di un romanzo che probabilmente spazzolerà premi e citazioni per gli anni a venire, e che qui da noi sarà assolutamente ignorato.

ksrheadshotKim Stanley Robinson (autore del quale ho parlato spesso), è stato definito da Time Magazine uno degli uomini più importanti, per ciò che riguarda la coscienza ambientale e l’immaginazione di un futuro positivo – uno dei fari della cultura di questo giovane ventunesimo secolo.
Aggiungiamo che scrive benissimo, e che ha al proprio attivo un catalogo ricolmo di meraviglie – la trilogia delle Californie Alternative (solo due volumi pubblicati in Italia), la trilogia di Marte (solo un volume pubblicato in Italia) e la trilogia sulla Scienza nella Capitale (mai tradotta in Italia)* sono tre cicli assolutamente fondamentali.
Lo stesso possiamo dire per opere one-shot come Gli Anni del Riso e del Sale**, Antarctica e Galileo’s Dream.
E poi i racconti e le novelle, variamente raccolti in antologie e volumi diversi.
La formula (se di formula si può parlare) di quella che lo stesso autore ha definito “fantascienza umanista” di Robinson è ingannevolmente semplice – una buona storia, una base scientifica solidissima, una grande attenzioni a temi sociali e ambientali, un forte taglio “politico”, una fiducia di massima nella capacità dell’uomo di dare il meglio in situazioni improbabili (per quanto anche a dare il peggio non è che ci si debba sforzare), una dimensione spirituale informata dalla lunga frequentazione del buddhismo.

Un’idea centrale, che emerge in tutti i lavori dell’autore californiano, è poi il legame di responsabilità che unisce indissolubilmente il passato e il futuro.
Non esattamente robetta.

Il che ci porta a questo 2312 – un titolo che è una data.

La copertina è talmente spettacolare che bisogna vederla bene

La copertina è talmente spettacolare che bisogna vederla bene

Il futuro è brillante.
L’umanità si è diffusa nel sistema solare, e nel fare ciò ha intrapreso una lenta ma decisa strada che la sta portando a suddividersi in sottospecie diverse.
Questo non è visto come un evento drammatico o pericoloso, ma come un dato di fatto, e la società del 2312 è sufficientemente flessibile e illuminata da non farsi grossi problemi per questioni di razza.
O di specie.
Ma c’è dell’altro.
C’è una minaccia incombente, che potrebbe non essere naturale o casuale, ma p otrebbe essere parte di un disegno preciso.
e ci sono i sacrifici ed i compromessi che hanno reso possibile lo sviluppo della società ideale del 2312.
E c’è una protagonista, ruvida, scostante, pochissimo integrata ed ancor meno desiderosa di integrarsi (ma abbiamo davvero la scelta, su certe cose?)

2312 è un romanzo lento, che non investe il lettore con l’azione frenetica, ma si prende tutto il tempo necessario per descrivere il futuro in cui si svolge – solo così l’impatto dell’intreccio è amplificato al massimo.
Robinson si diverte – e diverte noi – immaginando un futuro positivo e positivista, e poi mostrandoci i sacrifici e le rinunce necessari alla costruzione di quel futuro utopico.

ch_floatingSi ravvisa, qua e là, la forte influenza di un romanzo del quale proprio Robinson ha parlato spesso e bene, quel The Floating Worlds che l’autrice di romanzi storici Cecelia Holland pubblicò nel 1975, e che Gollancz ha recentemente ristampato a prezzi popolari, e che pur restando una lettura interessante, a mio parere è invecchiato molto male***.
Il romanzo di Kim Stanley Robinson è meglio (opinione personale) – ma il debito è forte, ed è stato bello, dopo aver letto 2312, ritornare a Floating Worlds e apprezzarne certe sfumature perdute alla prima occhiata.

E fa un po’ ridere che – mentre nel resto dell’universo conosciuto – questa fantascienza politica, scientificamente solida, con l’uomo e l’umanità al centro dell’azione, con una forte coscienza sociale e ambientale, stia bene e ci saluti tutti, ed abbia almeno quarant’anni di brulicante e multiforme vita alle spalle, qui da noi ci sia ancora chi deve inventarsi un genere, scrivere un manifesto, inneggiare alle “molecole d’aria”.
Fa un po’ ridere, ma in maniera amarissima.

————————————–

* vediamo emergere uno schema?
** tradotto in Italia, probabilmente in seguito ad una svista
*** è anche uno dei migliori romanzi sconosciuti che mi sia mai capitato di leggere – nel senso che… “ma perché nessuno me ne aveva mai parlato?”

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

25 thoughts on “2312 – i compromessi per costruire l’utopia

  1. E dai con queste molecole d’aria! Ogni volta che lo dici, da qualche parte, un piccolo chimico muore! Come quella dannata pubblicità con le molecole d’argento! Maledetti!

  2. Ma tu pensa che io sono ancora uno di quelli che credono che per scrivere fantascienza sia necessario conoscere almeno a grandi linee la scienza.
    Mi sento vecchio.
    E le molecole d’argento quasi me le ero scordate – argento molecolare…

  3. E in rapporto a Terra del buon David Brin come si pone questo romanzo? Il tema mi sembra simile ma spostato più verso la colonizzazione spaziale.

  4. ce l’ho in lista da un po’, mi chiedevo se l’inglese fosse particolarmente ostico (diciamo che per me Contact di Sagan è stato una lettura agile e piacevole, ma Kage Baker mi sta impegnando parecchie energie, specie nei dialoghi). dell’autore c’è qualcosa in particolare da cui sarebbe bene cominciare? non vorrei ritrovarmi a abbandonare un capolavoro solo per mancanza di visione di un mondo…

    poi mi chiedevo anche se le note di chiusura e i reinventori della ruota siano riferiti a certe esternazioni ecomessianiche che ho trovato via gùgol, e che mi stanno dividendo dalle risate. ma per questo rimarrò col dubbio, che non voglio scatenare faide (ma se qualcuno si riconosce nella frecciata non so se la scampi 😀 )

  5. @Wolframius
    Terra è una cosa diversa – sia perché è un romanzo corale, mentre 2312 ha un unico punto di vista inamovibile, sia per atteggiamento generale.
    A Brin i grandi discorsi spirituali interessano un po’ poco – a Robinson piacciono.
    Entrambi sono però autori interessati alla discussione etica.

    @melo
    Io coi messia ho poco a che fare.
    Per ciò che riguarda Robinson – io non credo abbia un inglese difficile, ma se cerchi l’azione, non è qui che la trovi.
    Se proprio non lo conosci, io partirei da uno dei one-shot – magari Antartica, o Galileo’s Dream – oppure da una raccolta di racconti – come The Martians, che ti fa casomai da introduzione per la trilogia marziana, che è consigliatissima (ma son 6000 pagine).

  6. E dal punto di vista etico sono in accordo? Da quanto leggo nell’articolo mi sembra di sì, soprattutto per quanto riguarda l’approccio ottimista, “come dati di fatto” ai cambiamenti sociali.

  7. Perché scrivere un buon romanzo quando si può scrivere un brutto manifesto? Questo non è riferito a Robinson, o a suoi colleghi impegnati a dare alla luce cose come 2312. A proposito del quale, tempi tuoi permettendo, mi piacerebbe leggere qualcosa sulla blogzine. Deal?
    (sì, sono in uno dei miei momenti di sfacciataggine)

  8. Bella recensione, me lo segno.
    Non sarò ipocrita: mi conosci bene e sai che preferisco la fantascienza distopica. Ma non ho pregiudizi né preconcetti.
    Quindi, prima o poi…

  9. Per lui ho avuto un colpo di fulmine con Gli Anni del Riso e del Sale, adesso di suo leggerei anche la lista della spesa e i Post-it sul frigo. Qualcosa mi sto procurando, ma dovrò fare caccia grossa su Amazon per il resto.

  10. @Angelo
    Espando questo pezzo e lo giro sulla blogzine

    @Mcnab
    Ma il bello di questo romanzo – i generale del’opera di KSR – è che non si tratta di romanzi monotematici.
    Il futuro di 2312 è un’utopia se lo guardi da una certa angolazione, una distropia se lo guardi dall’altra.
    E poi dipende da cosa tu possa considerare positivo o negativo.

  11. Beh, dei due che ti ho citato per la difficoltà della lingua c’era Sagan… direi che l’azione è l’ultimo dei miei pensieri :D. Non che la disdegni eh, ma anche l’azione richiede la sua buona dose di skill per seguirla in lingua, e un po’ di ampio respiro nella narrativa aiuta anche a godersi meglio i testi, e uscirne con qualcosa in più nel capo che la semplice sensazione del bel giro di giostra. Un’utopia a volte è quello che ci vuole, e serve il suo tempo per metterla in piedi, anche solo sulla carta.
    La mia intenzione di lettore è quella di uscire dalla gara dei numeri di libri letti, dalla smania di aggiungere titoli, e di prendermi il tempo necessario per un romanzo che valga la pena leggere, senza farsi (più) spaventare dalla mole o dalla cronica mancanza di tempo. Anche se 6000 (seimila!) pagine un po’ di timore lo incutono…
    Grazie dell’ulteriore dritta, vedrò di recuperare Galileo’s Dream che avevo in lista di lettura e non ricordo neanche bene il perché. Nel frattempo mi viene un dubbio: parli di romanzi one-shot, sembrerebbe che anche 2312 fosse inserito in un contesto più ampio di opere (ma non mi risulta, da rapide ricerche). In ogni modo, l’ennesimo autore da scoprire.

  12. Robinson è uno che ogni volta che ne sento parlare me lo segno.
    Ma non mi riesce a entrare in testa che oltre a segnarlo dovrei pure iniziare a leggerlo.
    Mannaggia a me…

  13. Io sto leggendo la Trilogia di Marte, sono quasi a metà di Green Mars, e non posso che associarmi a te nel consigliare questo autore. Il suo inglese non è affatto complicato, perlomeno io lo sto leggendo molto agevolmente, anche se devo dire di avere una buona familiarità con questa lingua. Ho iniziato a leggere Robinson proprio da questi libri e li sto molto apprezzando, suppongo che possano essere considerati un buon punto di partenza. Girando per i vari store online si possono recuperare a

    Essendo romanzi che hanno come cuore, essenzialmente, la scienza, le uniche difficoltà possono sorgere quando si incontrano termini tecnici appartenenti a questa o quella particolare disciplina, ma questo non può essere considerato un problema di comprensione dell’inglese perché probabilmente se non si conosce il settore anche il relativo termine italiano non sarebbe così familiare. In ogni caso non occorre avere dei master per poterlo apprezzare. L’unico appunto è che i personaggi mi sono sembrati non troppo emozionanti, mi sono parsi più come strumenti per narrare la storia e offrire punti di vista specifici piuttosto che come protagonisti; l’azione si svolge su tempi molto lunghi, i veri protagonisti sono Marte e l’ “areoformazione”.

    In ogni caso lui scrive poi in una maniera veramente degna di nota, riesce a dare descrizioni (ad esempio dell’atmosfera e del cielo marziani ma anche del suolo e della geologia del pianeta rosso) contemporaneamente dal tono sia rigoroso e scientifico che poetico ed emotivo. Non so se sono riuscito a farmi intendere, spero di si.

    P.S. Molecole d’aria? Mi sono perso qualcosa?

  14. P.P.S. Io ho le edizioni della Bantam, circa 600 + 600 + 800 pagine, e anche se non ho The Martians mi sorge il dubbio… tu che edizioni hai?

  15. Ho finito di leggerlo da pochi giorni e l’ho trovato davvero magnifico.
    Idee profuse a piene mani in tutti i campi dello scibile, scrittura eccellente, personaggi interessantissimi.
    Bellie e attuale, nel veriegato Sistema Solare di Robinson, la descrizione della situazione dei terrestri, condannati a un lento declino dal peso della loro (dalla nostra!) stessa storia e ridotti a masse precarizzate e impaurite, ridotte all’obbedienza e all’inazione dalla minaccia di un futuro di miseria totale. Mi sembra un monito molto condivisibile…
    In definitiva, in KSR si trova sempre un grande incoraggiamento a non avere paura del cambiamento e anzi a goderselo: anche in questo romanzo accadono cose che paralizzerebbero dalla paura molti di noi, ma che i suoi personaggi affrontano assaporando l’attimo e con sostanziale fiducia per le conseguenze.

  16. Ho letto poco di Robinson, ma mi è decisamente piaciuto, è tra quegli autori che sono in attesa di approfondimento

  17. Mi aggiungo ad Angelo nel proporti di allargare il pezzo su KSR per la blogzine.
    Così gli sfacciati sono diventati due.
    😛

  18. Ho trovato il vostro blog su google e sto leggendo alcuni dei tuoi post iniziali. Il tuo blog e’ semplicemente fantastico.

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