strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Cose dell’altro mondo

Ho appena finito di leggere l’anteprima di un romanzo fantasy che mi ha segnalato la mia amica Marina – 400 e rotte pagine, tre euri in ebook.
Il romanzo (e l’anteprima) che inizia nel selvaggio nord, dove il sole può non mostrarsi “fino a otto mesi”…
E io mi dico, come “fino a otto mesi”?
Ora, i meccanismi astronomici non sono così approssimativi. Vediamo cosa ne dice Wikipedia…

A causa dell’inclinazione dell’asse su cui ruota la Terra, a latitudini superiori o almeno pari a quelle dei circoli polari (nord o sud), il Sole può restare sotto l’orizzonte anche durante tutto il giorno, per periodi variabili a seconda della maggiore vicinanza al polo geografico (dove la permanenza sotto l’orizzonte è di circa sei mesi, di cui solo in quelli centrali si realizza il buio diurno più intenso) o al circolo polare (dove il periodo massimo di permanenza sotto l’orizzonte è pari a poco meno di 48 ore)

Per cui OK, immaginiamo che il territorio descritto nel libro si estenda dal circolo polare al polo geografico. Questo giustificherebbe l’affermazione che il sole scompare “fino a sei mesi l’anno”… ma non otto. Continua a leggere

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Ecosistemi

La notte scorsa ho iniziato a seguire un corso online – un MOOC1 – sugli studi ecologici.
Ho lavorato per anni allo studio di sistemi ecologici, di solito raccogliendo dati (osservando campioni di popolazioni fossili, ad esempio) e poi analizzando i dati statisticamente.
È il mio lavoro, e mi piace. Credo di averne amche già parlato.
Il corso della Open University ospitato da FutureLearn che ho iniziato a seguire è qualcosa di diverso – è un corso di studio dell’ecosistema, di definizione del soggetto di studio, in altre parole. Non si lavora su fossili ma su sistemi attuali, si parte dalle basi, si fanno mappe e si definisce il network di interazioni fra organismi e ambiente.

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È molto diverso da ciò che ho sempre fatto – più in spirto che nella sostanza – l’altra faccia della medaglia, se volete, e si focalizza sugli ecosistemi terrestri, mentre io ho sempre lavorato su ecosistemi marini. Va anche ad intersecare il mio vecchio progetto di lettura del paesaggio – che da anni propongo alle scuole e alle amministrazioni locali, ricavandone degli sguardi persi e delle scrollate del capo. Continua a leggere


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Benvenuti al capolinea: The Last Hours of Humanity

Thom_Hartmann_by_Ian_SbalcioHo parlato in passato di Thom Hartmann, giornalista, scrittore e divulgatore, a suo termpo psicoterapeuta, imprenditore e una dozzina di altre cose1.
Sulla base della mia esperienza, dopo anni che lo seguo, Hartmann è sempre una sicurezza – che commenti la situazione politica americana, che parli di Thomas Jefferson o di crisi ambientale, di comunicazione politica o della neurologia della depressione, le sue analisi sono lucide e convincenti, ben documentate, di una chiarezza esemplare.

Il suo ultimo libro, che esce in parallelo con un documentario, si intitola The Last Hours of Humanity ed è un ebook di una sessantina di pagine, che si legge in un pomeriggio e che parla di estinzione.
Della nostra estinzione. Continua a leggere


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Un libro da un altro mondo

Mi è capitato di inciampare in un articolo su due tizi che hanno mollato tutto, e si sono trasferiti in una torre di avvistamento antincendi nel bel mezzo del nulla.
Stanno benissimo, e vi salutano tutti.

12_fire-lookout_Oregon-Forest

E nell’articolo c’è anche una foto di una pila di libri, che i due hanno consultato per trasformare la torre in un alloggio incui poter vivere; e ci vedo, in quella pila di libri, uno dei testi che a suo tempo – usatissimo – mi ero procurato come parte della documentazione della mia ricerca di dottorato.
Piccolo il mondo.

E allora me lo sono andato a recuperare, e ho passato parte di domenica a sfogliarlo.
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Ci sono cose più urgenti

Selezione_003We know that the time for this great transition is short. Climate scientists have told us that this is the decade to take decisive action to prevent catastrophic global warming.
That means small steps will no longer get us where we need to go.

Stilato da un nutrito gruppo di intellettuali, e controfirmato dal meglio della cultura canadese, il Leap Manifesto è frutto di un lungo progetto, avviato nella primavera scorsa, con lo scopo di definire una strategia generale per affrontare i problemi politici, sociali, economici ed ambientali del Canada.

Si era detto che avremmo riparlato del Leap Manifesto.
Riparliamone.

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È ora di fare il salto

Selezione_003Una coalizione di autori, artisti, intellettuali e personalità pubbliche canadesi ha pubblicato in questi giorni il Leap Manifesto.

L’idea, in nuce, è che procedere per piccolipassi nell’affrontare la crisi ambientale in corso sia ormai inutile – è necessario un cambiamento radicale, rapido e definitivo per permettere alla nostra civiltà di adattarsi a ciò che sta accadendo.

La cosa sta facendo abbastanza rumore sui media internazionali – ma la cosa migliore, come sempre, è andare alla fonte e vedere cosa sta succedendo davvero.
Se siete interessati, potete scaricare una copia del Manifesto qui.
Dategli un’occhiata, che poi nei prossimi giorni ne riparliamo.

Qui sotto, i punti fondamentali del manifesto…

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