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Dreadpunk – un genere in cerca di un padrone

18 commenti

Lao Tsu non sapeva di essere taoista
(proverbio cinese)

È da qualche tempo che l’etichetta Dreadpunk circola fra gli appassionati.
Si tratterebbe di quel genere di narrativa e intrattenimento che mescola elementi horror a… ecco, qui non è molto chiaro.
Se davvero la Fantascienza è “qell’oggetto che indichiamo quando diciamo fantascienza” (definizione data da Damon Knight, se ben ricordo), allora il Dreadpunk è quell’oggetto che indichiamo quando diciamo “Dreadpunk!”

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Finora i titoli che sono stati buttati lì sono From Hell di Alan Moore ed il film relativo, la serie TV Penny Dreadful, il gioco di ruolo Rippers. Forse anche il film Crimson Peak, ricade nel genere. Qualcuno cita Tim Burton, ma altri storcono il naso. Stesso discorso per DelToro.

Poiché apparentemente l’etichetta è stata inventata due settimane or sono, la lista dei titoli e degli autori di riferimento non è ancora così aggiornata.

Ecco, io ora potrei fare una cosa.
Potrei darvi una bella lista di titoli da leggere che rappresentino tutti gli elementi chiave del Dreadpunk.
Cosa ne dite?

Però vedete, il fatto è che non mi va di prendervi per il culo.
Perché sarebbe relativamente facile, provarci.
Funziona così…

a . si cerca un’etichetta di genere, o al limite ci si inventa la propria

b . si mette insieme una lista di chi è dentro e chi è fuori, autori, titoli, assicurandosi di metter dentro un paio di titoli molto popolari e un po’ di roba mai sentita

c . si comincia a predicare alle folle, contando sul fatto che una menzogna, se ripetuta abbastanza a lungo, diventa la verità.

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A questo punto, con un po’ di pazienza e di faccia tosta, si verrà percepiti come #massimiesperti.
Da qui in avanti tocca poi solo capitalizzare sui gonzi.

E quindi sì, perché non tirare fuori dieci, dodici titoli, tre dei quali molto popolari (li ho già citati qui sopra, avete visto?) e gli altri opportunamente sconosciuti, e annunciare al mondo che quello è l’essenziale del Dreadpunk?

Avrei poi una dozzina di post garantiti – uno per ciascun titolo, da analizzare a fondo, con un tono a metà strada fra il supponente e il paraculo.
Più i post per delegittimare chiunque la pensi diversamente, e per arruolare alla causa del Dreadpunk autori morti da un secolo1.

scam-artist-300x280E la cosa divertente è che quei libri non dovrei neanche averli letti!
Potrei semplicemente fare dei post su libri che non ho letto, limitandomi a ricopiare l’incipit e la quarta di copertina.
Potrei addirittura ammetterlo apertamente, che vi sto parlando di un libro che non ho letto.
L’importante sarebbe metterci una bella copertina colorata e farvela cadere dall’alto.

Verrei spernacchiato?
Certo – ma quelli che mi spernacchiano non mi interesserebbero comunque. Non diventerebbero mai miei seguaci. A me interessano quelli che ci cascano.

Potrei anche cercarmi un handle opportuno, tipo chessò, @Dreadmaster, e aprire un canale su Twitter, una fanpage su Facebook, un profilo G+.

Quanto mi ci vorrebbe?
Sei settimane, per diventare il padrone del Dreadpunk nel nostro paese?
Certo, io ho un blog che fa svariate centinaia di visite fisse al giorno.
Partendo da zero, potrebbe volerci di più.

E no, non pensate subito a quello a cui state pensando da quando avete iniziato a leggere.
Quello a cui state pensando ha fatto scuola, certo, ma sono in tanti, là fuori, in questo preciso momento, a usare la stessa strategia.
Tanti piccoli futuri padroni del loro piccolo scorcio di scaffale.
Perché il genere e il sottogenere, alla fine, sono poi solo quello – su che scaffale il libraio mette il volume.
La scelta è vastissima – ci sono i nuovi sottogeneri, come il Dreadpunk e il Grimdark.
Ci sono i vecchi classiconi come Steampunk e Dieselpunk, come il Weird Western, si possono persino resuscitare etichette morte e sepolte – qualcuno se lo fila ancora il Southern Gothic? Cosa ne è stato dello Splatterpunk e del Runepunk, dell’Atompunk e del Sandalpunk?
Sono come vecchi edifici sfitti – qualcuno li ha costruiti e ora sono abbandonati.
Perché non occuparli – perché non diventare squatter della letteratura?

Il meglio in assoluto – come mi spiegò tanti anni or sono la compianta scrittrice giapponese Bando Masako – è inventarsi il proprio di genere. Perché a quel punto se saranno interessati dovranno venire da voi.
Lei, ovviamente, parlava da autrice, e come tale aveva creato un proprio sottogenere.
Ma si può anche solo creare l’etichetta e compilare una lista, e poi riempire una scatola di libri – qualcuno si ricorda del New Italian Epic?

E in tutta onestà, potete davvero sostenere, qui ed ora, senza usare Google, che io non mi sia inventato il Dreadpunk solo per montare tutta questa lunga chiacchierata?

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Pensateci su.

Davvero vi frega qualcosa delle etichette?
Davvero siete in cerca di un padrone o di un guru?
O vi interessano le buone storie?

Io non ho mai scritto fantasy.
Io ho sempre solo scritto orrore sovrannaturale.
(Fritz Leiber)


  1. ovviamente Arthur Conan Doyle scriveva Dreadpunk… o forse sarebbe più giusto schedarlo come Proto-Dreadpunk. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

18 thoughts on “Dreadpunk – un genere in cerca di un padrone

  1. Certo, facile fare cosi con generazioni di persone con una memoria storica degna di un criceto…
    Certo la definizione di “squatter della letteratura” è esemplare!

    • Diciamo che ai vecchi tempi era più difficile – i romanzi di Nord e Fanucci avevano delle corpose introduzioni, c’era più informazione, e forse più curiosità.
      Oggi piace il cotto-e-mangiato.
      “Squatter della letteratura” credo me la rigiocherò in futuro😉

  2. Sono lontani i tempi in cui il genere veniva definito dagli autori piuttosto che dai #massimiesperti.

    Sto davvero iniziando ad avere l’allergia al suffisso -punk

  3. Ho googlato, confesso.

  4. Per parallelismo musicale: anni fa, in un locale indie della provincia di Napoli dovevano suonare quattro spilungoni emaciati e vestiti di nero. Chiesi quale fosse il loro genere, e la risposta fu “grunge, ma orientato al NEW GRIND POST PUNK”.
    Al che io: Praticamente la nutella nelle zucchine alla scapece.
    Non capirono.

  5. Dedicare una serie di post a questi sottofiloni apparentemente improbabili: OK, è quello che faccio io🙂
    Però giurò che i libri di cui parlò li ho letti. Idem per i film.

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