strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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The Devourer Below scontato

È il mese di maggio, ed io nel mese di maggio compio glianni – e quando gli autori Aconyte Books compiono gli anni, l’editore offre i loro libri scontati su DriveThruFiction.

Perciò potete acquistare una copia digitale (in formati multipli) della collezione horror The Devourer Below, che contiene il mio racconto All my friends are monsters, con uno sconto del 60%, fino a fine mese.

Il link per l’acquisto non comporta alcuna commissione per il sottoscritto, quindi potete andare tranquilli.


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Nello spazio nessuno può sentirti urlare, e tutto quel genere di cose

Chiacchieravo, qualche giorno fa, con un amico che si diceva sorpreso della popolarità di D&D 5th edition in un mercato nel quale non è che le alternative scarseggino.
Il punto, io credo, è che D&D ha alle spalle la Hasbro, che è una potenza e che ha investito una notevole quantità di denaro nella promozione del gioco.
Attraverso un attento e aggressivo product placement, Hasbro è riuscita a impiantare nelle menti di una nuova generazione di giocatori l’equazione D&D = gioco di ruolo.

Ma le altgernative esistono, e sarebbe magari il caso di fare un po’ di propaganda a riguardo. Perché nessuno farà mai una scelta, se non sa di averne la possibilità.

Non esiste solo D&D, gioco di ruolo non significa solo elfi e draghi.

Ora, una delle campagne più divertenti che io abbia mai giocato, nei lontani e polverosi anni ’90, era basata su un gioco chiamato Manhunter – un gioco di fantascienza, cento pagine di sistema per una space opera molto old school. Avventura, alieni bislacchi, un mix di fonti diverse, da Star Trek ai Berserker di Saberhagen, passando per tutta la fantascienza pulp degli anni ’30.

Oggi Manhunter ce lo ricordiamo in pochi, ma dovendone elencare i punti di forza, vale la pena ricordare
. un sistema di regole molto semplici
. abbastanza informazioni (creature, equipaggiamento, veicoli ecc) per cominciare
. un concept di base molto semplice ed estremamente flessibile.
. un setting appena abbozzato nel quale master e giocatori potevano infilare (quasi) qualsiasi cosa.

Oggi i giochi così “aperti” li chiamano sandbox.

Recentemente ho ritrovato tutte queste caratteristiche essenziali (per quanto con atmosfere estremamente diverse) in un giochino molto semplice ed estremamente divertente.

Si intitola Those Dark Places, è stato scritto da Jonathan Hicks e pubblicato da Osprey Games, ed è dichiaratamente impostato per giocare scenari ispirati a cose come Alien, Event Horizon, Atmosfera Zero ed altra “fantascienza industriale”.

Ora, oltre ad essere un eccellente film di fantascienza ed un ottimo horror, Alien ha anche un set-up ideale per un gioco di ruolo.
Un gruppo limitato di personaggi, in un ambiente limitato, con una missione semplice – sopravvivere contro un avversario spietato e incomprensibile.
E naturalmente il sequel, Aliens, funziona altrettanto bene, ed aggiunge semplicemente più potenza di fuoco e più avversari.
Bello liscio.

Naturalmente esiste un gioco ufficiale di Alien.
Jeff Bezos, che si deve finanziare la prossima gita oltre il margine dell’atmosfera, mi vende Alien, the roleplaying game, per 57 euro.
Trecento e novantadue pagine, rilegato rigido.
Potrei metterci assieme anche il Colonial Marines Operations Manual, altre trecentoe cinquanta pagine, che su Amazon si possono avere per 100 euro croccanti.

Certo, posso propendere per il formato digitale – tramite Drivethru RPG, il manuale base costa 25 euro in pdf, e venti euro per il manuale dei Colonial Marines.
C’è anche uno “starter set” che viaggia sui venti euro – e che in cartaceo è una bella scatola che viaggia sui 55 euro.

Those Dark Places, che è un rilegato rigido di 128 pagine e contiene tutto ciò che ci serve per giocare (tranne il singolo d6), costa 18 euro.

(e sì, questo è un link commerciale, e nel caso io riceverò una piccola percentuale sul vostro acquisto, o la possibilità di lavorare come lavapiatti sull’astronave di Jeff Bezos)

E lo so, che è poco elegante parlare di denaro in questo modo, ma parliamoci chiaro – Those Dark Places costa un terzo rispetto al base di Alien, ed è spesso un terzo di quel manuale.
Nella nostra vita quotidiana, e non solo nello spazio, tempo e denaro sono risorse limitate.

Those Dark Places è molto asciutto.
Il manuale si legge da copertina a copertina in un pomeriggio.
Il sistema è ridotto all’osso, ma per me va bene così – si lancia un dado da sei, si aggiungono i modificatori del caso, se il risultato è sette o più è un successo.

I personaggi si preparano in un amen – una unità di misura del tempo che al mio tavolo equivale a dieci minuti .

C’è un buon sistema per la gestione dello stress psicofisico – che per un gioco di fantascienza horror è indispensabile.

Il setting è molto generico ed appena abbozzato – ma davvero, riguardatevi i film di Scott e Cameron… certo, loro hanno la possibilità di fare worldbuilding per immagini, ma se andiamo al dettaglio, sappiamo molto poco di questo universo.
Sappiamo quello che ci serve.
E ovviamente Those Dark Places non è legato a un franchise, per cui l’ambientazione non deve rispettare alcun canone.

E parlando di worldbuilding – il manuale di Those Dark Places usa l’espedientre di presentarsi come un documento ad uso interno di una megacorporazione, che descrive in dettaglio (ma non troppo) le procedure di reclutamento, la gestione delle operazioni e le politiche aziendali.
Leggendo il manuale acquisiamo immediatamente il tono e il mood dell’ambientazione.
Perfetto.

E naturalmente non ci sono schede e illustrazioni per i mostri.
Perché l’azienda di certe cose non discute, certo, ma anche perché la creatura – ammesso che ci sia – deve restare fuori vista il più a lungo possibile, ed una volta in scena, deve essere aliena, e incomprensibile.
Questo significa che tocca al master, sulla base delel sue necessità e delle istruzioni presenti nel manuale, creare la propria creatura, la propria minaccia, i propri mostri.

E naturalmente non siamo obbligati a giocarci un bug hunt come in Aliens, o Texas Chainsaw Massacre nello spazio. Potremmo andare sul noir di Atmosfera Zero, sull’incubo allucinatorio di Moon, persino su cose come I Diafanoidi Vengono da Marte. Non essere legati a un franchise e ad un universo narrativo specifico ci lascia liberi di esplorare.

Qui arriviamo a un punto importante – proprio come il mio vecchio Manhunter, anche Those Dark Places richiede lavoro, sia da parte del master che da parte dei giocatori, per creare gli scenari, e l’universo.
Ma questa è una delle molte attrattive del gioco di ruolo.

E poi sì, io sono una persona semplice, ma l’idea che un gioco “alla Alien” sia stato scritto da un tale che si chiama Hicks, mi pare perfetto.


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Paura & Delirio: Frankenstein Jr. (1974)

Siamo partiti, questa settimana, ricordando Peter Bogdanovich, regista, attore, critico e storico del cinema, scomparso la settimana passata. Un autore importante per la nostra formazione come appassionati di cinema, e l’uomo responsabile per alcuni dei film più straordinari del 20° secolo.

E poi, Frankenstein Jr., il capolavoro di Mel Brooks, che nel 1974riuscì a girare quello che è e rimane un film assolutamente perfetto. E quindi abbiamo chiacchierato di Frankenstein e Mary Shelley, di James Whale e Gene Wilder, di Elizabeth e di Inga, di Marty Feldman e dei Monty Python, e naturalmente di Frau Blucher.

Buon ascolto.


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Paura & Delirio … in Space!

I nostri ascoltatori ci hanno chiesto di parlare di fantascienza e orrore, e perché allora non fare un episodio speciale di fine anno con dieci film, tra il 1973 ed il 2020, nei quali i due generi si incontrano.

E noi abbiamo preparato una lista di dieci film tra classici che conoscete a memoria e pellicole che potreste esservi persi.

Con un extra di altri quattro titoli – perché la scelta era vastissima – che pubblicheremo solo per i nostri sostenitori su Ko-fi.

Perché sono loro che ci aiutano a restare online, pagando l’affitto.

Buon ascolto, e buon anno!


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Il titolo, la copertina e un link

E mentre noi guardavamo in un’altra direzione, la Pro Se Press ha finalmente annunciato l’uscita di The Further Adventures of Ned Land, una raccolta di storie dedicate al “re degli arpionieri” che Jules Verne mise al centro del suo 20.000 Leghe Sotto i Mari.

La raccolta include il mio racconto The Mother of Lightning, in cui Ned Land, sbarcato di fresco a Shanghai, si trova a dover affrontare il Drago del Soochow Creek. Ma è una storia un po’ più complicata di così…

Per chi fosse interessato, l’ebook di The Further Adventures of Ned Land si vende al momento per 89 centesimi di euro nel negozio di libri di mister Bezos. Dite che vi mando io.


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Paura & Delirio: Miriam si sveglia a mezzanotte (1983)

… e noi ci domandiamocosa sia a causare l’insonnia della povera Miriam. Ma il film si intitola all’origine The Hunger, è l’opera prima di Tony Scott, ed è tratto molto liberamente da un romanzo del 1981 di Witley Streiber. E la protagonista si sveglia quando le pare e non ha il minimo problema a dormire – e quello è proprio uno dei punti della storia.

Però si chiama Miriam, quindi è un passo avanti per Los Titolistas (ricordiamoci di Barbara, il mostrodi Londra, in cui non compare alcun personaggio che si chiami Barbara).

E il film di Tony Scott, oggi criminalmente dimenticato (o così pare), è uno dei capisaldi della cinematografia vampirica, ha un cast colossale ed un look inconfondibile. E noi parleremo di vampiri, contagi, piccioni ed efficienza energetica, del carattere dei newyorkesi e dei vampiri negli anni ’80.

Ed in chiusura, un piccolo sondaggio fra i nostri ascoltatori.


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Unbreakable Ink in cartaceo

Un rapido post per segnalare che da oggi, l’antologia Umbreakable Ink, curata da Shebat Legion e che include la mia storia Monkey & the Cat è disponibile anche in cartaceo, per un prezzo irrisorio.
Fantascienza, fantasy, horror… qui dentro c’è tutto.
Potrebbe essere un simpatico extra per la vostra lista di Natale.

(e sì, c’è un link commerciale in questo post)


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Una sfida per novembre

Lo sentite anche voi, lo scricchiolio delle sedie e il cigolare degli ingranaggi mentali di migliaia di persone che si apprestanoa riversare fiumi di parole sui loro file in occasione del NaNoWriMo, il National Novel Writing Month, martoriandosi le dita sulle tastiere?

Come ho spiegato in passato, da qualche parte, io non faccio il NaNoWriMo, perché scrivere tutti i giorni è il mio lavoro di tutti i giorni. Al momento ho una campagna di 50.000 parole per un gioco di ruolo da consegnare fra otto settimane, ed un romanzo di 85.000 parole da consegnare per la fine di gennaio. Il NaNoWriMo lo lascio a chi lo fa per hobby, con l’augurio di divertirsi e la mia benedizione, per quel che vale.
E badate, non ho nulla contro il NaNoWriMo, né contro una discreta percentuale di coloro che vi partecipano. Semplicemente non fa per me perché tutti i miei Mo sono WriMo e francamente della patacca di “Vincitore del NaNoWriMo” non so cosa farmene.
Preferisco, per dire, lo StoryADayMay, in cui per un mese si scrive un racconto al giorno. Perché è una cosa più gestibile, e perché i trentuno racconti scritti in quel mese li posso vendere – Singularity, che è stato pubblicato su Shoreline of Infinity e messo in lista per il BSFAAward, l’ho scritto in un pomeriggio, a maggio.

Però, però, però…

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