strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Narrativa moderna

Sono bloccato con un dito rotto. Dovrei scrivere, ma mi viene molto più facile leggere. E mentre perdevo tempo, all’ora di pranzo, mi è capitato sott’occhio un post su Facebook – lo sappiamo, non esattamente l’Enciclopedia Britannica, quanto ad autorevolezza – su come l’adesione ai dettami della “narrativa moderna”, al solo scopo di compiacere il pubblico, stia rovinando la fantascienza.

E un po’ ci si domanda quale fantascienza legga – o più probabilmente guardi – chi ha scritto quel post, e che prosegue lamentando orrori come il politicamente corretto e, abbastanza sorprendentemente, per me, l’umorismo.

Sorprendentemente, intendo, perché sembrerebbe implicito nel discorso che la presenza di umorismo all’interno di una storia non esplicitamente comica sia un vizio della fantomatica “narrativa moderna”, che mira con questo basso espediente ad accattivarsi un pubblico superficiale ed immaturo, impoverendo tuttavia la struttura narrativa.

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Selky, Sirene e Mostri Marini

L’antologia Water: Selkies, Sirens & Sea Monsters, curata da Rhonda Parrish, esce domani, accompagnata da eccellenti recesioni da parte di chi ha avuto modo di leggerla in anticipo.
Il volume include la mia storia The man who speared octopodes, su un tizio che ha una specie di ossessione per i polpi.
Se vi và, datele un’occhiata.


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Paura & Delirio Book Club: The Meg

The Meg. In Italiano Shark, il Primo Squalo. Un romanzo e un film con un grosso squalo preistorico. O due. Cosa potrebbe mai andare storto?
Beh, su quest’ultimo punto le opinioni sono divergenti, e in questa puntata del Club del Libro di Paura & Delirio Lucia ed io ci troviamo su posizioni divergenti. Perché per alcuni di noi un grosso pesce non basta.
Come non bastano Jason Statham e Li Bingbing.

Per cui nell’episodio di oggi ci sentirete discutere di difetti percepiti e di adattamenti, cercando di trovare un punto di contatto su un libro ed un film che ad uno di noi non sono piaciuti granché – ma anche così possiamo imparare qualcosa e diventare persone migliori.
O qualcosa del genere.

Tra romanzieri alle prime armi, eroi simpatici o odiosi, finanziatori cinesi e miliardari giapponesi, l’episodio di oggi include anche una lista di dieci romanzi a tema acquatico e subacqueo che sono tutti, decisamente, meglio di The Meg. O forse no.

Buon ascolto.


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Da Zanzibar a Zurigo

Mi è capitato spesso, in passato, di dire che Stand on Zanzibar, romanzo pubblicato da John Brunner nel 1968 – ed uscito da noi col titolo di Tutti a Zanzibar – andrebbe fatto leggere nelle scuole. Uno dei tanti, che bisognerebbe far leggere nelle scuole. Magari non proprio in prima media, ma decisamente nei primi due anni di superiori.

Costruito come un dossier, una raccolta di scorci diversi di un futuro sovrappopolato e in bancarotta morale, il romanzo di Brunner anticipa una quantità di temi che ci sono diventati dolorosamente familiari, dalla malsana commistione di informazione, spettacolo e politica ai “reality show”, alla strenua difesa della discriminazione istituzionalizzata, all’idea di “fake news” usate come armi per minare la percezione della realtà dei cittadini. la bulimia dell’informazione non filtrata, o filtrata in maniera spuria. La crisi economica. I nuovi poveri.

È curioso leggere Stand on Zanzibar oggi, nel 2021, e dirsi, diamine, John Brunner lo aveva capito e ci aveva avvisati, cinquantatré anni or sono. Ma anche se non abbiamo dato ascolto all’avvertimento di Brunner, sarebbe importante leggere il suo romanzo (tutti i suoi romanzi, a dire il vero).

Mi sono ritrovato a pensare a John Brunner, e a Zanzibar, quando due giorni or sono ho iniziato a leggere The Ministry for the Future, di Kim Stanley Robinson, che del lavoro di Brunner emula la struttura frammentaria e polverizzata, che mescola vignette, trascrizioni di conferenze, una miriade di punti di vista, nel tracciare una storia del prossimo futuro attraverso le vicende che ruotano attorno al “Ministero per il Futuro”, una task force creata a partire dagli accordi di Parigi ed incaricata di difendere gli interessi di chi non ha una voce propria – le generazioni future, gli ecosistemi, i biomi. Dai loro uffici di Zurigo (vicini alle banche, perché è lì che si gestisce il potere), questi uomini e queste donne dovranno inventarsi qualcosa per salvare la nostra specie dall’estinzione. In nome delle generazioni future.

L’idea alla base del romanzo di Robinson è cercare di scardinare questa forma mentis che ci intrappola, e che ci porta a vedere il sistema economico attuale come l’unico possibile, e l’unico accettabile, al punto da preferire la fine della civiltà, e forse della vita della nostra specie, alla fine del sistema economico. In questo, Robinson affida alla fantascienza la sua missione istituzionale – immaginare alternative, e così facendo aiutarci ad immaginare a nostra volta delle soluzioni, dei futuri, al di fuori del paradigma dominante.

Rispetto ad al tri lavori di Robinson, sto trovando The Ministry for the Future estremamente veloce, pur restando denso di idee, di ipotesi, di polemiche. Il libro fila come un diretto, contiene capitoli assolutamente agghiaccianti (il capitolo in apertura, in cui un’ondata di calore anomala uccide venti milioni di persone in India, è drammaticamente attuale) e capitoli francamente divertenti (l’idea di prendere militarmente il controllo a Davos e tagliare i servizi ai signori dell’economia, per dar loro l’esperienza di andare a prendere l’acqua al fiume ed andare nei boschi ad espletare i propri bisogni). Tutto, come sempre, molto ben documentato e circostanziato, dalla geoingegneria alle nuove (o non così nuove) teorie economiche e politiche, ai dati sull’evoluzione climatica del nostro pianeta.

Il romanzo è stato criticato come “troppo ottimista” – perché l’idea che sia possibile un sistema diverso, e che lavorandoci tutti assieme sia possibile salvare la nostra specie, e la nostra civiltà, è troppo “buonista”, a quanto pare.
Ma lo sappiamo, c’è un sacco di gente là fuori che continua a pensare che “sociopatico” sia un complimento.

Credo che anche The Ministry of the Future, del quale non mi risulta disponibila al momento una edizione italiana, sia un (ennesimo) libro che sarebbe necessario leggere nelle scuole.
E sarebbe bello, se nel 2070, qualcuno lo dovesse leggere ed osservare che Kim Stanley Robinson aveva capito e ci aveva avvisati.
Vorrebbe dire che ha funzionato, e noi siamo sopravvissuti.
Sarebbe bello davvero.


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Un’estate col Protettorato

Sanda Greeve si sveglia in un bagno nutritivo, con una gamba in meno, e dei ricordi fratturati dell’esplosione della nave spaziale della quale era al comando, durante quella che passerà alla storia come la Battaglia di Dralee, un piccolo scontro locale fra Ada Prime, che controlla un wormhole, e un pianeta marginale dellos tesso sistema, che invece non ha alcun controllo. E la situazione di Sanda si complica molto rapidamente: è a bordo di una nave nemica, controllata da una intelligenza artificiale, e sono passati duecento e trent’anni dalla Battaglia di Dralee. E Ada Prime, il pianeta che Sanda doveva difendere … il suo pianeta, sul quale si trovava la sua famiglia, sul quale vivevano milioni di persone, è stato ridotto ad un campo di asteroidi.
Ma è molto più complicato di così, perché questo è solo il primo capitolo.

Ambientato in un universo in cui il potere viene mantenuto da una elite che controlla la tecnologia dei wormhole che collegano diversi sistemi solari colonizzati dall’umanità, Velocity Weapon, primo volume (a suo tempo candidato al premio Dick) della serie del Protettorato, di Megan E. O’Keefe, è un eccellente esempio di quella che è stata definita da chi è sempre in cerca di nuove categorie merceologiche “la Nuova Space Opera”, che si distingue dalla Vecchia Space Opera perché … beh, perché è stata scritta nel ventunesimo secolo e non nel ventesimo, dimostrando interessi e preoccupazioni diversi da quelli che poteva avere, per dire, Jack Williamson nel 1938, ed una diversa attenzione verso la scienza e la tecnologia.
Incredibile, eh?

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Paura & Delirio ha bisogno del vostro aiuto (e no, non vogliamo dei soldi)

Stiamo preparando l’episodio del Club del Libro di Paura & Delirio su The Meg, di Steve Alten, che è stato ristampatoi di recente da #Mondadori col titolo di Shark, il primo squalo.
Il nostro problema: Lucia ha la prima edizione del romanzo, mentre io ho la stessa edizione di Jason Statham (…), e quindi non sappiamo se la ristampa italiana includa Met: The Origin, il prequel, o se ristampi semplicemente il romanzo nella versione del ’97.

Qualcuno può darci una mano, in cambio della nostra gratitudine ed un pubblico ringraziamento durante il podcast?