strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Premi: Ninefox Gambit

Fa una strana sensazione leggere l’elenco dei libri premiati in un concorso, e scoprire che uno di questi è quello che stiamo leggendo in questo momento.
Ci si sente un po’ come co-responsabili, del tipo aha! lo sapevo di avere un gusto eccellente!

Ninefox Gambit, il primo romanzo di Yoon Ha Lee, uscito l’anno passato, ha vinto il premio Locus per la miglior opera prima.
E dal punto di vista di uno che al momento è grossomodo a metà, merita decisamente il premio.

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L’idea alla base di Ninefox Gambit è che esista una “realtà condizionale”, e che sia quindi possibile usare la realtà stessa come arma, cambian do le regole in modo da sfilare il tappeto, per così dire, da sotto ai piedi dell’avversario.

È space opera, è fantascienza hard che non si perde tuttavia in equazioni e pagine e pagine stralciate da libri di testo (nonostante l’autore sia un matematico), è zeppo di idee e decisamente divertente.
Ninefox Gambit è il genere di romanzo che coglie di sorpresa il lettore e lo disorienta, abbandonandolo nel bel mezzo dell’azione a cercare di raccapezzarsi.
È un romanzo difficile, non esageratamente lineare, e scritto molto bene.
Ed è appena uscito il sequel, Raven Stratagem.

È bello, quando succede.
Vedrò di farci una recensione completa appena arrivato in fondo.
Per il momento, sulla base di quanto letto finora, mi sento decisamente di consigliarlo.


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Sulla funzione della fantascienza – una lettera alla mia mamma

Qualche giorno addietro, sul suo profilo Facebook, la mia amica Lucia stava facendo un discorso su quello strano atteggiamento ancora molto radicato, per cui se leggi horror devi essere o un satanista, o uno che crede che ci sia il babau sotto al letto.
E se leggi fantascienza, naturalmente, “credi agli alieni”.

Nel corso della discussione è venuta fuori un’altra frase piuttosto frequente, vale a dire

ma perché non leggi qualcosa che abbia attinenza con la realtà?

di solito accompagnata, esplicitamente o implicitamente, dal corollario

il tuo è desiderio di evadere dalla realtà

Io questi discorsi me li sono sentiti fare dalla mia mamma per circa trentacinque anni – più o meno dall’età di 15 anni, quando la pila di Urania cominciò ad essere rimpiazzata da Fantacollana e Cosmo Oro, e poi da quei tascabili americani con quelle copertine molto dubbie.
Mia madre era un’appassionata di romanzi storici e, in maniera minore, di polizieschi, e rifiutava quasi istintivamente la fantascienza e il fantastico in genere.
Poi è vero, l’ultima cosa alla quale si appassionò prima di andarsene fu Firefly.
Mia madre era una browncoat.

Però quella domanda

ma perché non leggi qualcosa che abbia attinenza con la realtà?

è stata lì per tutta la mia vita.
E allora adesso, che la discussione di là sul profilo di Lucia me l’ha fatta tornare in mente, è ora di rimediare.
Magari c’è ancora tempo.

Oh, questo sarà un post lungo – sapete com’è quando è tanto che non ci si sente, vero?

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Raygun Gothic, chi era costui?

La categoria Raygun Gothic ha suscitato una certa curiosità, quindi ci faccio un post. Così, tanto per fare due chiacchiere – lo sapete che io a questa cosa delle etichette non è che ci creda troppo.
Questo è un testo scritto alla svelta, e senza pretese di esaustività.

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Raygun Gothic.
Il termine lo ha inventato William Gibson – e di solito, per il puro gusto di irritare i fanz del cyberpunk, mi diverto a dire che è la cosa migliore fatta da Gibson.
La definizione si trova in una storia di Gibson intitolata The Gernsback Continuum, e fa più o meno così…

Cohen introduced us and explained that Dialta was the prime mover behind the latest Barris-Watford project, an illustrated history of what she called “American Streamlined Modern.” Cohen called it “raygun Gothic.” Their working title was The Airstream Futuropolis: The Tomorrow That Never Was.

Io una volta lo chiamavo il futuro attraverso gli occhi di ieri (dal titolo di unprogetto ideato all’ultimo anno di liceo, e mai sviluppato).
Si tratta di una estetica, più che di un genere – viene di solito descritto come il look “fantascientifico” o “futuribile” degli anni che vanno da Metropolis di Fritz Lang a Star Trek, la serie originale.
Però anche Barbarella è affine al genere. E Mars Attacks. Continua a leggere


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Un’avventura senza cattivi: Children of Time

Ho letto Children of Time di Adrian Tchaikovsky, romanzo vincitore del premio Arthur C. Clarke nel 2016, in due giorni, approfittando del ponte lungo.
Non è stato uno sforzo particolare – la storia è ottima, è scritta benissimo, e la quantità di idee e di suggestioni è tale che si viene trascinati avanti nella lettura.
Ancora dieci pagine, ancora un capitolo…

Di cosa stiamo parlando: l’espansione dell’umanità nello spazio è stata interrotta brutalmente da una contrapposizione ideologica, fra una maggioranza progressista e una minoranza armata di fanatici pseudo-religiosi. A innescare l’escalation è stato probabilmente proprio ciò che gli scienziati stavano tentando di fare su Kern – terraformare il pianeta e poi colonizzarlo con degli scimpanzé, aggiungendo al mix un nanovirus progettato per accelerarne l’evoluzione.
Ma non è andata così, e mentre le luci si spegnevano sull’umanità, il progetto di uplift1 è andato a gambe all’aria, gli scimpanzé sono morti precipitando nell’atmosfera del pianeta, e solo il virus è arrivato intero sulla superficie. E si è messo a lavorara su ciò che aveva a disposizione.

Questo, nel primo capitolo.
Il secondo capitolo comincia duemila anni dopo. Continua a leggere


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L’ascesa e la caduta di Lady Marian

In un futuro prossimo, il cambiamento climatico ha trasformato gli Stati Uniti occidentali in una distesa brulla e senz’acqua. Il flusso di profughi verso est ha obbligato Washington a schierare la Guardia Nazionale, di fattoo trasfromando le Montagne Rocciose in un confine invalicabile.
A Portland l’acqua viene razionata, non c’è lavoro, la polizia mantiene un controllo precario su parte della città, i sobborghi orientali sono sprofondati nell’anarchia.
E ci sono i ricchi, che l’acqua ce l’hanno in barba al razionamento, servita da furgoni anonimi, perché il denaro è potere.
Poi, un giorno, un gruppo abbastanza velleitario di antagonisti attacca un furgone anonimo.
Renee è una laureata in storia senza lavoro, la cui qualifica più apprezzata è il fatto di saper ricamare sulla schiuma dei cappuccini – ha lavorato come barista, ma poi il bar ha chiuso.
Durante l’attacco al furgone viene quasi messa sotto. E quando una folla si raccoglie lì attorno, e comincia a strapazare l’autista, lei si mette a distribuire le bottiglie d’acqua.
Ripresa dalle telecamere di sicurezza, Renee viene trasformata dai media in “Maid Marion” – eroe popolare, personaggio mediatico, ricercata dalla polizia.
Renee deve fuggire.
Ma forse ora ha un arma per cambiare le cose.
Forse ora È un’arma per cambiare le cose. Continua a leggere


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Hope & Glory: Number the Brave

E due.
Il secondo volume della serie Hope & Glory è disponibile tramite DriveThruRPG.
Si tratta della seconda novella ambientata nel setting del gioco di ruolo che vedrà la luce questa estate.

Il primo volume, Glass Houses era una storia di spionaggio ambientata in uno degli stati principeschi del Raj Indiano.
Number the Brave sposta l’azione in Nord Africa, nel deserto del Sahara, dove il tentativo di esodo della popolazione francese è fallito miseramente, e Number the Brave è una storia di guerra. Perché l’idea di base è che ogni storia della serie di Hope & Glory sia di un genere diverso – perché le possibilità di gioco, in Hope & Glory sono molte, e differenti.

DriveThruRPG fornisce il file in formato epub, in formato mobi e in formato pdf – e il pdf contiene tutta la grafica e l’impaginazione di lusso che negli altri formati va perduta.

Come nel caso del precedente volume, anche Number the Brave contiene anche una appendice che approfondisce alcuni degli elementi presentati nella storia, e fornisce le statistiche di gioco di una parte del materiale, come anticipazione sui contenuti del manuale di Hope & Glory.
Che se proprio volete saperlo, è in fase di revisione in questo momento.
La terza novella della serie, invece, è già nelle abili mani dei grafici e impaginatori di GGStudio, e due giorni or sono ho visto i bozzetti a matita della copertina per il quarto volume.
La macchina di Hope & Glory è ormai in movimento.
Ma per intanto, leggete Number the Brave.

Oh, dimenticavo – tutte le novelle della serie Hope & Glory sono autoconclusive indipendenti le une dalle altre e si possono leggere in qualunque ordine preferiate.
Buona Lettura.


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Sul ponte delle ombre

{39FBE9E3-26CD-4EAF-BC05-FC7D4F5A2A24}Img400Ci risiamo.
Ero assolutamente certo di aver recensito Lyrec di Gregory Frost, letto tanti anni fa, all’alba di questo blog.
E invece no.
Eppure io me lo ricordo quell’articolo.

OK, proviamo a fare un rapido riassunto: Lyrec e Borregad sono viaggiatori che si spostano da un universo all’altro, adattandosi di volta in volta alla nuova realtà. I due sono sulle tracce di Miradomon, che ha distrutto il loro mondo e ora sta bruciando una pista di realtà traumatizzate, correndo attraverso il multiverso.
Lyrec e Borregad cercano giustizia, forse vendetta. Lyrec cerca anche la sua amata, che Miradomon ha rapito, forse consumato.
E ora eccoli qui, alla fine della corsa – in un universo in cui Lyrec è un giovane aitante, in cui Borregad è un infastidito gatto che parla, e Miradomon è … dio.

Narrazione ingannevolmente semplice di una storia terribilmente complicata, Lyrec, romanzo del 19841, è la storia di un uomo che vuole vendicarsi di dio perché gli ha rapito la fidanzata.51ji172kNvL
Ma è molto meglio di così.
È anche il primo romanzo di Gregory Frost, un autore che ho riscoperto di recente leggendo Shadowbridge, romanzo del 2008. Che sarebbe poi il libro di cui volevo parlare.
E dico riscoperto perché è stata una cosa a tre stadi, del tipo
… ah, ma che bravo questo autore, ma che ha scritto d’altro …?
… ah, ma aspetta, è uno di quelli del collettivo di Liavek …!
… ah, ma è quello di Lyrec! Continua a leggere