strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Pedoni su una scacchiera storta: Ironclads

Dopo la Brexit e l’annessione delle isole britanniche all’Unione degli Stati d’America, le cose hanno preso una piega complicata. Nel momento in cui i governi di Svezia e Finlandia hanno deciso di scorporare alcune multinazionali, queste hanno risposto con le armi, ed hanno invitato gli USA ultraliberisti a dare una mano.
Una cosa rapida, una guerra da pochi soldi, in cui può capitare di essere bombardati dai droni dell’IKEA e dover colpire le posizioni tenute da un’azienda farmaceutica.
Solo che non è stata una cosa rapida, e mentre gli Scion, i rampolli dei consigli d’amminstrazione, duellano indossando armature mobili, i soldati di truppa devono cavarsela alla vecchia maniera. Sul terreno, dove gli scarponi calpestano la neve del Nord.
E quando un plutocrate corazzato scompare senza lasciare traccia, tocca al sergente Regan ed alla sua squadra, reduci dalle campagn ein Canada e in Sud America, penetrare oltre le linee, e cercare di capire cosa sia successo.

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Mare Procellarum

Sono cinquant’anni, giorno più, giorno meno, che abbiamo collettivamente messo piede per la prima volta sulla Luna. Una delle imprese più colossali compiute dalla nostra specie, una di quelle di cui dovremmo essere dannatamente orgogliosi.
E io c’ero – o per lo meno, ero seduto sul pavimento davanti alla televisione – ed ho un ricordo estremamente vago di immagini in bianco e nero e di gente che si agitava per casa. Ma sono probabilmente falsi ricordi, memorie di seconda mano.

Avevamo messo un piede sullo zerbino dell’universo.
Poi come sappiamo le cose non andarono come ci eravamo immaginati.
C’erano certamente cose più urgenti e più importanti da fare, che proseguire con l’esplorazione e la colonizzazione. Cose tipo, non so, costruire automobili più grandi.

Ma immaginare la Luna è ciò che mi paga i conti, e quindi ho scritto una storia, un racconto breve di Hard SF. Si Intitola Mare Procelarum, e l’ho appena rifilato in una varietà di formati ai miei sostenitori su Patreon.

Perché dicono che sia bello, essere miei sostenitori su Patreon.


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Il fantasma della Speranza e la maledizione della Perfezione

Hope è scomparsa quando aveva sedici anni. Nel senso che è proprio sparita dalla vita di tutti: insegnanti, amici, familiari. Scomparsa, dimenticata, invisibile.
È stata una cosa graduale: prima una certa distrazione da parte di chi le stava attorno, poi le occhiate confuse, poi un chiaro e tondo “ma chi sei? noi ci conosciamo?”
Hope non lascia un ricordo permanente nella testa delle persone. Uscite dalla stanza per pochi minuti, e rientrando non vi ricorderete di averla mai vista prima. Fotografatela, e non riuscirete a collegare la faccia sulla foto alla faccia di una persona specifica, a degli eventi, a delle esperienze condivise. Ogni incontro con Hope è la prima volta.
Alla disperazione ed all’alienazione segue la volontà di sopravvivere.
E quale migliore occupazione per una persona che non lascia traccia di sé, e che per tutta una serie di motivi non può avere una identità, se non il furto?
Hope diventa una estremamente ricercata, e introvabile, ladra internazionale: gioielli, danaro, dati.
Poi, un giorno, a Dubai, una ragazza molto ricca e molto infelice si suicida, e Hope decide di vederci chiaro…

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Adattarsi o scomparire: Ammonite, di Nicola Griffith

D’estate, ormai da qualche anno, leggo soprattutto fantascienza o “altro” – e con altro intendo libri che non hanno una specifica etichetta di genere, e che magari non sono neanche narrativa.
E in questo weekend, ho recuperato dallo scaffale la copia ricevuta in regalo mesi addietro di Ammonite, di Nicola Griffith, nell’edizione Gollancz/SFMasterworks, che conservavo per i momenti di disperazione.
Ci voleva, un po’ di bella fantascienza.

La quarta di copertina, tradotta alla svelta:

Cambia o muori. Queste sono le uniche opzioni disponibili sul pianeta Jeep. Secoli or sono, un virus mortale ha distrutto la colonia originaria, uccidendo gli uomini e alterando per sempre le poche donne sopravvissute. Ora, generazioni dopo che la colonia ha perso i contatti con il resto dell’umanità, una compagnia arriva per sfruttare Jeep – e le sue forze si ritrovano a combattere per sopravvivere.
Terrorizzata di diffondere il virus, la compagnia abbandona i suoi dipendenti, lasciandoli spaventati e isolati dai nativi. Di fronte a questa crisi, l’antropologa Marghe Taishan arriva per testare un nuovo vaccino. Mentre rischia la morte per scoprire il segreto biologico delle donne, scopre che anche lei sta cambiando – e si rende conto che non solo ha trovato una casa su Jeep, ma che solo lei porta i semi della sua distruzione …


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La spaccatura

Nel 1811, nella valle del Mississipi, la densità di popolazione era ancora molto bassa. Per questo motivo, quando un terremoto di magnitudo stimata 7.5/7.9 colpì l’area con epicentro nel nord-est dell’Arkansas, tutti se ne accorsero, ma non ci furono gravi conseguenze per le persone. Tranne a Little Prairie, dove le scosse provocarono la liquefazione del suolo e la terra si inghiottì il paese.
Erano le due e un quarto del mattino.
Una seconda scossa di pari intensità colpì la stessa area sei ore dopo.

Il 23 di Gennaio 1812, alle nove del mattino, una terza scossa, di intensità 7.4, colpì il cosiddetto Tacco del Missouri, riattivando la faglia di New Madrid e causando deformazione e fratturazione del terreno, frane e crollo degli argini. E cosa più grave, “caricando” la faglia di Reelfoot.

La faglia di Reelfoot si riattivò alle 3.45 del 7 Febbratio 1812, e un terremoto di magnitudine 8 Richter colpì la città di New Madrid, cancellandola dalla faccia della terra. La faglia inversa causò un sollevamento che creò delle cascate lungo il corso del Mississipi, onde anomale risalirono il fiume e si formò un lago a Reelfoot, in Tennessee – in un’area che da allora si chiama Lake County.

E poi scosse di assestamento, circa duemila nell’arco di sei mesi.
Il terremoto più intenso mai registrato a est delle Montagne Rocciose aveva devastato un’area di 130.000 chilometri quadrati, ma aveva registrato relativamente poche vittime, perché nessuno pensò di contare i morti.
Ma New Madrid non c’era più, ed aveva 3000 abitanti.

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Sapiens su DreamForge 2

Si parlava nei giorni passati delle mie recenti vendite sul mercato di lingua inglese, e avevo detto che avrei fatto sapere delle mie prossime uscite.
Beh, ecco una buona opportunità per farlo…

La mia storia Sapiens compare sul secondo numero della rivista DreamForge, che uscirà il primo di giugno prossimo e che ha per tema Tales of Indomitable Spirit.
Nelle parole dei curatori…

We have 18 Amazing stories of Science Fiction and Fantasy, including contributing authors from the U.S., Canada, the U.K., South Africa, Italy, and Denmark. Art by Hugo Award Winner Elizabeth Leggett, Illustrator of the Future Winner Cassandre Bolan, renowned national book cover artist John Blumen, and master illustrator, writer, and educator Mark Zingarelli.
Featuring a reprint of David Weber’s exciting Legion of Space Adventure “A Certain Talent.”

Quando la rivista sarà disponibile per l’acquisto online pubblicherò un link, qualora aveste voglia di leggere la mia storia o, magari meglio, quelle degli altri.
Al momento, vi passo il link per l’abbonamento, che garantisce un sacco di altri vantaggi.


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Un bel posto da visitare ma non mi piacerebbe viverci: Rift, di Kay Kenyon

Kay Kenyon è una brava autrice americana che scrive sia fatascienza che fantasy, e che in vent’anni di attività ha all’attivo due serie molto quotate (la tetralogia fantascientifica The Entire and the Rose e la trilogia fantasy Dark Talents). Ha anche però un bel catalogo di stand-alone, e fra questi, qualche giorno addietro Rift ha attirato la mia attenzione. L’ebook è a buon mercato e le cinquecento e rotte pagine filano come un diretto.

La Kenyon è nota ed apprezzata come creatrice di mondi alieni, e Rift è, in prima battuta, esattamente questo: un mondo alieno, Lithia, sul quale un progetto di terraformazione è andato malamente storto. Mentre il pianeta torna alla propria condizione naturale, una parte dei coloni si rifugia in orbita, mentre le comunità che sono state abbandonate sulla superficie regrediscono una generazione dopo l’altra ad uno stato barbarico.
Poi arrivano degli invasori alieni, che avviano la loro personale terraformazione.
E poi la stazione orbitale viene sabotata ed esplode…
E siamo grossomodo a pagina cinque.

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