strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Paura & Delirio Book Club: The Meg

The Meg. In Italiano Shark, il Primo Squalo. Un romanzo e un film con un grosso squalo preistorico. O due. Cosa potrebbe mai andare storto?
Beh, su quest’ultimo punto le opinioni sono divergenti, e in questa puntata del Club del Libro di Paura & Delirio Lucia ed io ci troviamo su posizioni divergenti. Perché per alcuni di noi un grosso pesce non basta.
Come non bastano Jason Statham e Li Bingbing.

Per cui nell’episodio di oggi ci sentirete discutere di difetti percepiti e di adattamenti, cercando di trovare un punto di contatto su un libro ed un film che ad uno di noi non sono piaciuti granché – ma anche così possiamo imparare qualcosa e diventare persone migliori.
O qualcosa del genere.

Tra romanzieri alle prime armi, eroi simpatici o odiosi, finanziatori cinesi e miliardari giapponesi, l’episodio di oggi include anche una lista di dieci romanzi a tema acquatico e subacqueo che sono tutti, decisamente, meglio di The Meg. O forse no.

Buon ascolto.


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Da Zanzibar a Zurigo

Mi è capitato spesso, in passato, di dire che Stand on Zanzibar, romanzo pubblicato da John Brunner nel 1968 – ed uscito da noi col titolo di Tutti a Zanzibar – andrebbe fatto leggere nelle scuole. Uno dei tanti, che bisognerebbe far leggere nelle scuole. Magari non proprio in prima media, ma decisamente nei primi due anni di superiori.

Costruito come un dossier, una raccolta di scorci diversi di un futuro sovrappopolato e in bancarotta morale, il romanzo di Brunner anticipa una quantità di temi che ci sono diventati dolorosamente familiari, dalla malsana commistione di informazione, spettacolo e politica ai “reality show”, alla strenua difesa della discriminazione istituzionalizzata, all’idea di “fake news” usate come armi per minare la percezione della realtà dei cittadini. la bulimia dell’informazione non filtrata, o filtrata in maniera spuria. La crisi economica. I nuovi poveri.

È curioso leggere Stand on Zanzibar oggi, nel 2021, e dirsi, diamine, John Brunner lo aveva capito e ci aveva avvisati, cinquantatré anni or sono. Ma anche se non abbiamo dato ascolto all’avvertimento di Brunner, sarebbe importante leggere il suo romanzo (tutti i suoi romanzi, a dire il vero).

Mi sono ritrovato a pensare a John Brunner, e a Zanzibar, quando due giorni or sono ho iniziato a leggere The Ministry for the Future, di Kim Stanley Robinson, che del lavoro di Brunner emula la struttura frammentaria e polverizzata, che mescola vignette, trascrizioni di conferenze, una miriade di punti di vista, nel tracciare una storia del prossimo futuro attraverso le vicende che ruotano attorno al “Ministero per il Futuro”, una task force creata a partire dagli accordi di Parigi ed incaricata di difendere gli interessi di chi non ha una voce propria – le generazioni future, gli ecosistemi, i biomi. Dai loro uffici di Zurigo (vicini alle banche, perché è lì che si gestisce il potere), questi uomini e queste donne dovranno inventarsi qualcosa per salvare la nostra specie dall’estinzione. In nome delle generazioni future.

L’idea alla base del romanzo di Robinson è cercare di scardinare questa forma mentis che ci intrappola, e che ci porta a vedere il sistema economico attuale come l’unico possibile, e l’unico accettabile, al punto da preferire la fine della civiltà, e forse della vita della nostra specie, alla fine del sistema economico. In questo, Robinson affida alla fantascienza la sua missione istituzionale – immaginare alternative, e così facendo aiutarci ad immaginare a nostra volta delle soluzioni, dei futuri, al di fuori del paradigma dominante.

Rispetto ad al tri lavori di Robinson, sto trovando The Ministry for the Future estremamente veloce, pur restando denso di idee, di ipotesi, di polemiche. Il libro fila come un diretto, contiene capitoli assolutamente agghiaccianti (il capitolo in apertura, in cui un’ondata di calore anomala uccide venti milioni di persone in India, è drammaticamente attuale) e capitoli francamente divertenti (l’idea di prendere militarmente il controllo a Davos e tagliare i servizi ai signori dell’economia, per dar loro l’esperienza di andare a prendere l’acqua al fiume ed andare nei boschi ad espletare i propri bisogni). Tutto, come sempre, molto ben documentato e circostanziato, dalla geoingegneria alle nuove (o non così nuove) teorie economiche e politiche, ai dati sull’evoluzione climatica del nostro pianeta.

Il romanzo è stato criticato come “troppo ottimista” – perché l’idea che sia possibile un sistema diverso, e che lavorandoci tutti assieme sia possibile salvare la nostra specie, e la nostra civiltà, è troppo “buonista”, a quanto pare.
Ma lo sappiamo, c’è un sacco di gente là fuori che continua a pensare che “sociopatico” sia un complimento.

Credo che anche The Ministry of the Future, del quale non mi risulta disponibila al momento una edizione italiana, sia un (ennesimo) libro che sarebbe necessario leggere nelle scuole.
E sarebbe bello, se nel 2070, qualcuno lo dovesse leggere ed osservare che Kim Stanley Robinson aveva capito e ci aveva avvisati.
Vorrebbe dire che ha funzionato, e noi siamo sopravvissuti.
Sarebbe bello davvero.


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Un’estate col Protettorato

Sanda Greeve si sveglia in un bagno nutritivo, con una gamba in meno, e dei ricordi fratturati dell’esplosione della nave spaziale della quale era al comando, durante quella che passerà alla storia come la Battaglia di Dralee, un piccolo scontro locale fra Ada Prime, che controlla un wormhole, e un pianeta marginale dellos tesso sistema, che invece non ha alcun controllo. E la situazione di Sanda si complica molto rapidamente: è a bordo di una nave nemica, controllata da una intelligenza artificiale, e sono passati duecento e trent’anni dalla Battaglia di Dralee. E Ada Prime, il pianeta che Sanda doveva difendere … il suo pianeta, sul quale si trovava la sua famiglia, sul quale vivevano milioni di persone, è stato ridotto ad un campo di asteroidi.
Ma è molto più complicato di così, perché questo è solo il primo capitolo.

Ambientato in un universo in cui il potere viene mantenuto da una elite che controlla la tecnologia dei wormhole che collegano diversi sistemi solari colonizzati dall’umanità, Velocity Weapon, primo volume (a suo tempo candidato al premio Dick) della serie del Protettorato, di Megan E. O’Keefe, è un eccellente esempio di quella che è stata definita da chi è sempre in cerca di nuove categorie merceologiche “la Nuova Space Opera”, che si distingue dalla Vecchia Space Opera perché … beh, perché è stata scritta nel ventunesimo secolo e non nel ventesimo, dimostrando interessi e preoccupazioni diversi da quelli che poteva avere, per dire, Jack Williamson nel 1938, ed una diversa attenzione verso la scienza e la tecnologia.
Incredibile, eh?

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Paura & Delirio ha bisogno del vostro aiuto (e no, non vogliamo dei soldi)

Stiamo preparando l’episodio del Club del Libro di Paura & Delirio su The Meg, di Steve Alten, che è stato ristampatoi di recente da #Mondadori col titolo di Shark, il primo squalo.
Il nostro problema: Lucia ha la prima edizione del romanzo, mentre io ho la stessa edizione di Jason Statham (…), e quindi non sappiamo se la ristampa italiana includa Met: The Origin, il prequel, o se ristampi semplicemente il romanzo nella versione del ’97.

Qualcuno può darci una mano, in cambio della nostra gratitudine ed un pubblico ringraziamento durante il podcast?


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Paura & Delirio Book Club: A stir of echoes/Io sono Helen Driscoll

Per il secondo episodio della nostra rubrica dedidcata ai libri ed alla lettura, abbiamo scelto il romanzo del 1958 A Stir of Echoes, di Richard Matheson, pubblicato in Italia come Io Sono Helen Driscoll, e portato sullo schermo nel 1999 come Stir of Echoes/Echi mortali con Kevin Bacon.

Una storia che trapianta il gotico nei sobborghi dell’America contemporanea, e che nel confronto fra romanzo del ’58 e film del ’99 mostra con drammatica chiarezza i cambiamenti nella cultura e nella società americane in quarant’anni.
E passando per il romanzo di Matheson avremo anche occasione di parlare di altre pellicole e di influenze letterarie, di Stephen King e di American Psycho, di Urania e Karel Thole, di John Lithgow e Lino Banfi, di mogli frustrate e di proud boys, di Ileana Douglas e di suo nonno Melvyn Douglas.

E per chiudere una doppia Top Five di adattamenti dei lavori di Richard Matheson, e il ritorno de Los Titolistas.
Perché noi valiamo.


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La logistica di Cartagine

(questo post è anche disponibile, gratuitamente, sulla mia pagina Patreon)

Rats and Gargoyles di Mary Gentle (Il tramonto degli dei in Italia, perché noi valiamo), è uno dei miei romanzi preferiti di sempre, e Mary Gentle è sempre stata nella lista di autori dai quali spero, un giorno, di imparare qualcosa.
Ciò che trovo particolarmente attraente, nel lavoro della Gentle, è l’idea che il lettore debba fare il proprio lavoro: ragionare, collegare i punti, riempire gli spazi vuoti. Questo è parte di ciò che rende la Gentle tanto “difficile” ma anche, io credo, tanto gratificante per coloro che hanno la voglia di affrontarne la lettura.

Nei giorni passati ho ricevuto in regalo una copia di Cartomancy, il volume che riunisce tutta la narrativa breve dell’autrice (escludendo le storie della serie di White Crow, che si trovano in un volume aparte). Si tratta di una delle molte raccolte di racconti che mi sono arrivate per il mio compleanno – e ho pensato… perché non fare un pezzo su ciascun racconto?
E perché non cominciare proprio con le storie in Cartomancy? ( e se interessa lo trovate qui)

Proviamo.

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E per il tuo compleanno, cosa ti hanno regalato?

Dei libri.
Cos’altro vuoi che mi regalino per il mio compleanno. E paradossalmente, più passano gli anni, e più libri mi regalano, e meno tempo mi rimane per leggerli.
Perché invecchiare è questo: avere meno tempo per leggere.

Però ho un’amica che mi dice che si può avere una buona idea di una persona, sulla base dei libri che le regalano, per Natale o per il compleanno.
E allora perché non provare a vedere che aspetto ha il mio profilo personale di quest’anno?
Così, come ringraziamento per chi mi ha pensato…

Eccoli qui – un paio sono doppi ma sono comunque graditi perché sono dei regali, un paio li avevo già letti in italiano ora li leggo in originale o viceversa, un paio credo di essermeli persi per strada (e chiedo scusa a chi me li ha regalati).

Si può avere una buona idea su di me da queste copertine?
Chissà…


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World Dracula Day: a caccia di vampiri nel futuro

Oggi è il World Dracula Day, e quindi mi pare una buona occasione per fare un post su un progetto sul quale sto lavorando da un mesetto a questa parte, e che i miei sostenitori su Patreon stanno suben… ehm, stanno esplorando in esclusiva (per ora?).

Avendo trascorso la maggior parte del 2020 a scrivere per un malaugurato progetto di ghostwriting e poi cercando di scrivere e vendere abbastanza narrativa per le riviste per coprire le spese, quando nel 2021, la situazione è tornata, se non alla normalità, almeno in un stato stabile, dopo così tanto lavoro di scrittura orientata strettamente al mercato, ho deciso di dedicare un po’ di tempo al divertimento della scrittura, senza blocchi, obiettivi o la necessità di accontentare un editore o, peggio ancora, un cliente.

E così ho iniziato a scrivere, una sera dopo cena, senza una meta o un tema preciso. Ho immaginato due personaggi, Cal e Amy, e ho scritto circa duemila parole di una loro storia.
Uno science-fantasy, sottogenere ormai dimenticato: terra futura, tecnologia antica, forse alieni (o umani ingegnerizzati biologicamente, o forse altro), rovine perdute, strane creature. Una scienza abbastanza avanzata da sembrare magia, o viceversa, una magia abbastanza avanzata da sembrare scienza.
Duemilaparole scritte in una sera, e poi la storia si è piantata.
Non stava andando da nessuna parte. Avevo ancora bisogno di trovare i personaggi e, cosa più importante, trovare qualcosa da fargli fare.
Ma ho continuato a scrivere ogni sera dopo cena, per questo mio progetto “delle vacanze” – frasi buttate, descrizioni alla deriva, e appunti, un sacco di appunti. Ma non una storia.
E se c’è un modo per esplorare un mondo che fatica a crescere, è farlo attraverso gli occhi di un diverso personaggio.
O cinque.

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