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Diamo i numeri

14 commenti

Molto dipende dal carattere delle persone, ovviamente.
Persone diverse, comportamenti diversi, diverse necessità.

Una cosa che ho scoperto qualche anno addietro, riguardo al mio modo di scrivere, è che avere dei traguardi e delle “metriche” come le chiamano alcuni, mi aiuta a restare a fuoco durante il levoro di scrittura. Scrivere di più, se non necessariamente meglio (anche se ci si prova).

Photo by Leah Kelley on Pexels.com

Questo è uno dei motivi per cui può sembrare, ai più rilassati fra i miei lettori, che io abbia una specie di ossessione per il numero delle parole, e nello specifico il numero di parole all’ora, o al giorno.

Un commentatore, molti anni addietro, si domandava – immagino in senso retorico – se la mia fosse scrittura o un lassativo.
E no, anch’io non ho idea di cosa volesse dire, o in che modo fosse in relazione con la sua scelta (lecitissima, e molto strombazzata) di scrivere “solo una buona pagina di prosa al giorno”.
E potrei aggiungere, contento lui…

Il numero di parole per me è importante perché gli editori anglosassoni – che sono quelli che pagano per il mio lavoro – misurano (e pagano) le storie sulla base del numero di parole.
In Italia si preferiscono le cartelle o le battute.
È solo una questione di diverse unità di misura.
“Una buona pagina di prosa la giorno” sarebbero circa 450 parole, o 2000 battute.

Misurare e tabulare il volume della propria produzione non è mero feticismo, ma aiuta a capire certi aspetti del nostro modo di scrivere.
Scriviamo di più, in termini di parole all’ora (ad esempio) se scriviamo di sera o durante il giorno?
Scriviamo di più, su base oraria, se affrontiamo una singola sessione, o se facciamo delle pause?
E quante pause? Ogni quanti minuti?
Potrebbero essere dettagli importanti da conoscere.

Un altro aspetto della mia produzione che ho iniziato – per necessità – a tabulare, a partire dal 2018, è il numero di proposte spedite agli editori.
Storie, articoli, traduzioni… una misura del mio output, anno per anno.

La necessità nasce dal fatto che le storie spedite vengono rifiutate, e tocca spedirle altrove – e dopo un certo tempo ci si scorda se quella specifica storia l’abbiamo già spedita a quella specifica rivista.
Serve un registro, perché non è bello spedire due volte la stessa storia allo stesso editor.
Terribilmente poco professionale.

E a questo punto, se tengo un registro per i racconti, tanto vale mettere a registro tutto il resto.
Gli articoli, che di solito vengono scritti su richiesta e quindi non verranno (si spera) rifiutati, le traduzioni, ecc.

Guardando questi numeri, vedo che nel periodo 2018-19 ho spedito via 72 lavori.
92 nel 2020.
88 nel 2021.
E ad oggi, nel 2022, 39.

Nel 2020 mi ero ripromesso di arrivare a 100 per l’anno successivo – non ce l’ho fatta.
Ed è estremamente improbabile che io ci riesca quest’anno.
Ma allora, guardiamo una misura diversa – e no, non sto parlando delle storie accettate rispetto a quelle spedite – diciamo che da quattro anni viaggio su un 25-35% di storie accettate, e va benissimo così.

No, guardiamo il numero totale delle parole spedite via, anno per anno.

  • 2019 – 205528
  • 2020 – 290470
  • 2021 – 330528
  • 2022 – 383180 (ad oggi)

Cosa è cambiato?
Nel 2022 ho consegnato due romanzi, ed una lunga campagna per un gioco di ruolo, a tre diversi editori – e quello conta per quasi 200.000 parole.
Per cui no, non arriverò a 100 proposte agli editori, ma mi posso dire ragionevolmente soddisfatto di come la mia produttività stia evolvendo.

E notate che quei numeri si riferiscono al numero di parole in storie, articoli o traduzioni proposti agli editori, non scritti durante l’anno – ci sono cose spedite nel 2022 che erano state scritte nel 2021 ecc.
E non sono naturalmente le parole pubblicate.
Per quelle, il traguardo resta quello di Walter B. Gibson, che in media pubblicava un milione di parole l’anno. Ma erano altri tempi, e lui era Walter B. Gibson.

Certo, resta il problema del lassativo, ma credo che non lo risolverò mai.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “Diamo i numeri

  1. Non voglio dare troppo contro ai tuoi critici e/o eventuali detrattori ma è palese la differenza tra chi ha un atteggiamento del tutto professionale nei confronti dell’attività di scrittura a chi vive nella dimensione della medesima ma senza l’esigenza di mangiare tramite essa!

  2. Forse è solo per parteggiare, ma non vedo niente di grave nel tenere traccia del proprio lavoro, e misurarlo.
    “La buona pagina di prosa” è per caso la versione letteraria del self-made man con l’attico a Dubai?

  3. Io credo che controllare e valutare il lavoro fatto, o il percorso fatto, sia sempre utile, in tutti i campi. A me non sempre riesce, perché sono (sempre stata) piuttosto discontinua, ma quando lo faccio, mi serve. Buon lavoro!

  4. Io faccio ricerca all’università e mi sono accorto (anche grazie a questo blog) che la scrittura di un articolo ha molti punti di contatto con la scrittura di narrativa. In particolare le fasi di accumulo, flusso e rilascio. Da quando me ne sono accorto non mi faccio il sangue cattivo nelle fasi di rilascio perché non sto producendo, anzi magari ne approfitto per riposarmi un po’, mentre nella fase di flusso cerco di lavorare il più possibile perché so che non durerà a lungo.
    Ora lavoro meglio, produco di più e ho lasciato alle spalle il senso di colpa delle giornate in cui non riesco a buttare giù una parola, per dire quanto sia importante conoscere i propri ritimi.
    Ben vengano i numeri! 🙂

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