strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La solitudine del maratoneta

Loneliness runQuesto è una specie di pork chop express, scritto a ruota libera perché oggi gira così.
The Loneliness of the Long Distance Runner è un bel film del 1962 che vi consiglio caldamente, così come sono consigliati i racconti di Alan Sillitoe nella collezione dallo stesso titolo. E c’è anche un pezzo degli Iron Maiden, con quel titolo.
Ma non voglio parlare del film, o del libro, o della corsa sulla lunga distanza, o dei Maiden.
Riprendo invece due post usciti nelle ultime trentasei ore, uno sul blog di Alessandro Girola, e uno sul blog di Germano Hell Greco.
Entrambi sono relativi a un problema del quale abbiamo discusso spesso, fra noi, qui nel Blocco C, durante l’ora d’aria.
Il problema è la solitudine di chi scrive.
E no, mettete via i fazzoletti, quello di cui voglio parlare non è di quanto sia triste e infelice chi scrive. Non è così brutta, e se fosse davvero così brutta uno potrebbe sempre dire, beh, mettiti a fare altro, no?
Mi interessa molto di più l’idea della solitudine, indipendentemente dal lavoro che sto facendo in questo momento per vivere, che pare stia cominciando a gravare sulla rete. Continua a leggere

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Sei ore all’inizio

899158430_3e842fcf31Rapido pro memoria per chi fosse interessato a vedere cosa succede sulla pagina quando scrivo – questa sera alle 18.00 metterò qui un link per un google doc ch aggiornerò in diretta nelle ore successive, scrivendo da zero un racconto a partire da un’idea proposta dai membri del gruppo Facebook De Ebook Mysteriis.

Alle 17.00, su DEM, si apriranno le proposte e le votazioni.
E poi si parte.

Potrebbe essere un disastro.
O forse no.
Comunque vada, sarà divertente.

ADDENDUM: Grazie WordPress per aver pubblicato questo post con un’ora di anticipo.


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E per il mio prossimo trucco, mi servirà l’aiuto di un membro del pubblico…

Visto quanto mi sono divertito a scrivere in pubblico la settimana passata, ho pensato di rifarlo, questo sabato, ma in italiano anziché in inglese.

Se vi siete persi la faccenda, funziona così:

  • Io mi metto a scrivere alle sei di sera di sabato.
  • Finisco di scrivere attorno alle undici (dopo potrei avere da fare), e
  • Conto per quell’ora di avere un racconto finito, in prima stesura.

L’idea non è il massimo dell’originalità – lo faceva Simenon, lo faceva Harlan Ellison.
Di solito nelle vetrine di una libreria.

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Ellison, credo di averlo postato qualche giorno addietro, lo faceva perché è a suo dire una cosa difficile e all’apparenza impossibile, ed è bello dimostrare alla gente là fuori che noi ci riusciamo.

In particolare, Harlan Ellison chiedeva a unmembro del pubblico – spesso persone di un certo nome – di proporgi un prompt, un’idea su cui basare la sua storia.

Robin Williams gli propose “The Byte that Bites”, una storia su un computer vampiro.
Chris Carter (quello di X Files) gli propose “la mummia atlanteana incinta di sei mesi” (o erano nove, non ricordo).
E così via.

Volevo farlo anch’io, e ho pensato di rivolgermi al popolo della rete – pare che sia una cosa che tira di questi tempi. Demonolatria diretta, o qualcosa del genere.

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Ho perciò messo in preallarme i membri del gruppo di Facebook De Ebook Mysteriis, affinché sabato alle cinque mi propongano delle idee.
Io a partire dalle sei scriverò una storia basata sull’idea che ama vrà raccolto più like in quell’ora.

E tutto succederà sotto agli occhi di tutti.
Potrebbe essere un disastro, e allora ne parleranno tutti, o potrebbe essere un trionfo, e allora passerà sotto silenzio.
Ma comunque vada, spero vorrete prendere parte a questo spettacolo.


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Corsi e workshop – cose fatte e cose da fare

Nuovi progetti1.

twprofile_400x400 (1)I corsi di scrittura e self-publishing della prima metà dell’anno si stanno concludendo, e sono stati, in linea di massima, un successo.
Abbiamo dovuto fare i conti con Google che cambia le regole dei suoi servizi in corsa2, con le connessioni ballerine e con altri problemi di cui parleremo far un attimo, ma in generale è stato un successo.
Pare che sia anche piaciuto ai partecipanti.

Ora conto di riproporre i corsi – quelli già fatti, e anche corsi nuovi – con l’autunno, e intanto intendo mantenere in piedi i workshop, che sono stati una sorpresa positiva.
Ma dovrò cambiare un po’ di cose. Continua a leggere


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6000 parole in 5 ore, davanti a tutti

Era vero.
Cinque ore per tremila parole erano decisamente troppe.
Ottimo sistema per garantire che anche un paio di fan australiani e residenti in polinesia potessero seguire il mio lavoro mentre pranzavano.

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Ma cinque ore sono tante, e considerando che nessuno ha pagato per ridurre il mio monte ore (i miei antifan sono taccagni), tra la mezzanotte e le cinque della notte passata, cavalcando l’onda lunga dell’insonnia, ho scritto una storia di 6000 parole, la seconda storia della serie del Contubernium – uno spin-off di Aculeo & Amunet.
Il titolo di lavorazione era The Boy’s Night Out, ma credo che la pubblicherò come She Who Mauls.
Con un po’ di fortuna, potrei averla pronta per stasera – la metterò su Gumroad, in epub, mobi e pdf, in modalità Pay What You Want.
Bello liscio.

Ma la nottata è stata divertente anche per altri motivi. Continua a leggere


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Rendiamo questo gioco un po’ più eccitante

unnamedMi è stato fatto notare che cinque ore, per scrivere da zero un racconto di 3000 parole in inglese sono troppe.
Non posso che concordare.
Potrei farcela in meno.
Posso farcela in meno.
In effetti, come ho detto nei commenti al post di ieri, per cento euro all’ora, sarei disposto a ridurre il mio monte ore.

E allora vediamo di rendere questo gioco un poco più eccitante, cosa ne dite?
Questo è un pulsante per le donazioni.

 Buy Me A Coffee at Ko-Fi.com

Per ogni 25 euro di donazione, ridurrò di 10 minuti il mio tempo a disposizione per scrivere 3000 parole, in inglese – una storia completa in prima stesura.
Ma per 50 euro in un’unica soluzione, lo ridurrò di mezz’ora – sconto comitive.
Fino a un minimo di due ore.

Avete tempo fino alle 11.59 di notte di Sabato.
Adoro l’idea di essere pagato da chi vuol vedermi fallire.

 

 


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La Formula dell’Un-Due-Tre

C’è una cosa che risale ai tempi d’oro della narrativa pulp, e viene genericamente definita One-Two-Three Formula, la formula dell’Un-Due-Tre:

Un problema.
Due Personaggi.
Tremila parole.

È la formula che vorrei usare per i miei esperimenti di scrittura in pubblico – ne accennavo in un post precedente.
Mi piazzo su Google Docs, condivido pubblicamente sul blog e sui social il link, e chi vuole può collegarsi e sbirciare da sopra la mia spalla.
In teoria scrivere tremila parole potrebbe portarmi vie un pomeriggio. Cinque ore, più o meno – o tutta la vita, se qualcosa dovesse andar male.
Ma che vada bene o che vada male, il pubblico avrà il suo intrattenimento.

tenor (1)

E chissà, qualcuno potrebbe aver voglia di provare a leggere qualcosa di mio, e magari comprare un paio di ebook. Continua a leggere