strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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42000 parole in 7 giorni: giorno 4

La giornata è cominciata con la cucina allagata – mai un buon modo per iniziare la giornata.
Risolta la questione allagamento conabbondante uso di carta di giornale e di segatura (e per niente aiutati dal fatto che oggi ha piovuto tutto il giorno), la giornata è stata abbastanza pesante per vari impegni previsti e imprevisti, e per il comportamento quantomai erratico della rete.penne-allarrabiata
È stato impossibile cominciare a scrivere prima di cena, e così, dopo aver organizzato delle rapide e alquanto soddisfacenti penne all’arrabbiata, mi sono messo al lavoro solo alle otto.
Target del giorno, 6000 parole.
Tante. Continua a leggere


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42000 parole in 7 giorni: giorno 3

È andata anche questa, e le ultime 500 parole sono statele più difficili.
Inparte perché sono stato distratto, quando mi è stato rivelato che era possibile, investendo ben 13.75 euro, avere sul mio hard disk tutto Bloom County.

Un po’ perché è stata una giornata particolarmente pesante (e domani lo sarà altrettanto) e la pioggia invoglia più a dormire che a scrivere.
Un po’ perché 5000 parole cominciano ad essere tante. Continua a leggere


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42000 parole in 7 giorni: giorno 2

Problemi tecnici.
In un certo senso.
Durante la giornata ho lavorato a una traduzione e cominciato a rivedere le bozze del nuovo volume di Hope & Glory, e poi alle sei ho staccato, ho riaperto il mio file e ho cominciatoi a scrivere.
Mezz’ora, una buona scena da 500 parole. L’ideale per scaldarsi.

tortellini-alla-gigi-5988Poi ho preparato cena – tortellini, visto che era il 25 aprile e volevamno festeggiare.

Alle otto meno venti ero pronto a ripartire, e a mettere giù le 3500 parole che mi mancavano per raggiungere il tareget.
Ma a questo punto mi chiama un’amica, per la quale mesi addietro avevo messo in piedi un blog.
Nei mesi trascorsi lei ha deciso che il blog così com’è non le piace più, ed ha provato a riorganizzarlo, se non che non sa proprio comelo vorrebbe.
Il risultato sono i supermostri,e così stasera mi chiama e io per un’ora e venti mi ritrovo a fare l’help desk. Continua a leggere


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Scrittura e prostituzione

But when she’s sleeping alone
she dreams of cleansing her soul

… non si trova, su Youtube, Ruby, cantata da Ute Lemper nel suo album Sabotage, splendida canzone, con i suoi toni noir (come gran parte dell’album), e prodotta da Van Dyke Parks.
Peccato, perché Ruby sarebbe davvero on-topic

Allora, la questione che è venuta fuori su Facebook è che qualcuno si è messo a parlare di scrittura e prostituzione. Che non è proprio un’idea nuovissima, ammettiamolo, ma non è poi alla fine un discorso sbagliato.
Poco elegante, forse, certo non proprio il massimo, ma si tratta di un modello che ha il suo perché: vendere intrattenimento.

La frase incriminata faceva più o meno così:

Autopubblicarsi e definirsi scrittori è come andare a puttane e definirsi playboy.

E qui francamente ho cominciato a storcere il naso, né la risposta

Essere pubblicati da una casa editrice e definirsi scrittori è come essere portati a un puttan-tour dagli amici e definirsi playboy.

è riuscita a impressionarmi positivamente.
Perché se è lecito – per quanto antipatico – parlare di scrittura e prostituzione, è anche vero che c’è un errore alla base dell’intero discorso. Continua a leggere


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42.000 parole in sette giorni: la formula di Dean Wesley Smith

Allora, ne ho parlato di là su Karavansara, perché non parlarne anche qui?
Tutto comincia con un libro, un libricino di una settantina di pagine, scritto da Dean Wesley Smith, che si intitola Writing a novel in seven days – a hands-on example, e che fa esattamente ciò che dice: si tratta della radiocronaca di un esperimento fatto dallo scrittore americano, uno dei prolifici fautori della scrittura come duro lavoro, un paio di anni or sono.
Sette giorni, 42.000 parole, che sarebbe il numero minimo perché il manoscritto venga considerato nella categoria “romanzo”.

Writing_a_Novel_Cover_FinalLo schema è semplice:

giorno 1 – 3000 parole
giorno 2 – 4000 parole
giorno 3 – 5000 parole
giorno 4 – 6000 parole
giorno 5 – 7000 parole
giorno 6 – 8000 parole
giorno 7 – 9000 parole
= 42.000 parole

Bello liscio.
Il trucco è farlo, come nel caso di Smith, senza alterare significativamente la propria routine quotidiana.
E senza lascirci la pelle. Continua a leggere


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Storie e sandwich

Un post adatto, io credo, all’ora di pranzo.
Scopro con non poca sorpresa che in uno degli incontri a corollario della fiera dei libri di Milano si è svolto sul tema

Il panino come racconto di un’infinita combinazione armonica

Il che se vogliamo dimostra che certi miei post della serie Non è sempre caviale non erano poi così bizzarri e fuori luogo come alcuni avevano lasciato intendere.

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… questa è sottile …

L’idea, tuttavia, del panino come racconto ha stimolato la mia fantasia.
E dopo essermi sparato una trilogia di salame tipo Milano e baguette – praticamente un romance, lui rude membro della lower class operaia meneghina, lei raffinata designer di moda di Parigi – mi sono detto che non sarebbe una cattiva idea, quella di mettere giù una raccolta di racconti come panini.
O viceversa. Continua a leggere


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Il prezzo di fagioli e pancetta

Ieri mi è stato chiesto cosa risponderei io ad una persona che mi chiedesse quale percorso seguire per diventare scrittori.

Diamo due premesse:

a . scrittore è chi scrive, e che quindi per essere scrittori bisogna scrivere
b . scrittore di professione è chi viene pagato una tariffa professionale per scrivere

Qual’è la tariffa professionale?
Sei centesimi a parola1.

Detto ciò, ieri sono re-inciampato su questa vecchia citazione di Talbot Mundy, uno dei colossi della letteratura d’avventura: Continua a leggere


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NaNoWriMo, NaCaSuMo, NaBaPluMo

51wpksnwz8l-_ac_ul320_sr220320_È bello di tanto in tanto imbattersi in un libro che si fatica a decidere se ci piace oppure no.
È bello perché significa che c’è ancora spazio per le sorprese, e perché – ne parlavamo quando abbiamo parlato di Christopher Hitchens – non necessariamente le idee sono tutte buone o tutte cattive, ed è bello dover dibattere, anche solo con noi stessi.

Il libro in questione è un regalo ricevuto di recente, per andare ad arricchire la mia collezione di libri sulla scrittura: No Plot? No Problem!, di Chris Baty.
Che sarebbe poi l’uomo che ha inventatro il NaNoWriMo – l’idea di mettersi lì a novembre e scrivere in un mese un romanzo da 50.000 parole.

Ora, io non ho mai partecipato al NaNoWriMo – se non per simpatia, nel senso che alcuni anni addietro passai Novembre a scrivere la tesi di dottoratoio, e quest’anno farò un esperimento, ma con un wordcount diverso.
Non ho nulla contro coloro che partecipano, naturalmente, ma mi rimane questa vaga sensazione di… non so come spiegarlo.

OK, facciamo così… Continua a leggere