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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La scala per il paradiso di Powell & Pressburger

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In piena Seconda Guerra Mondiale, Peter e June si conoscono e si innamorano. È questione di pochi minuti.
C’è solo un piccolo problema: Peter è a bordo di un bombardiere in fiamme, senza paracadute. June è una ausiliaria americana, a terra in una stazione radio.
Lui le chiede di spedire un telegramma alla sua famiglia, e le dice di non aver paura, poi si butta di sotto – meglio morire così che non arrostito nella carcassa del suo Lancaster.

MOV_aff8ae14_bE questo è uno dei più grandi film di tutti i tempi, e un fantasy colossale che molti appassionati di fantasy faticherebbero probabilmente a riconoscere come tale.
Lo hanno fatto Powell & Pressburger nel 1946, e si intitola A Matter of Life and Death.

Ora, nei giorni passati i miei vicini di cella Alessandro Girola e Germano Hell Greco hanno parlato della fruizione veloce che sta caratterizzando i media in questo periodo: intere serie bruciate in pochi giorni, film attesi con tanta anticipazione, dissezionati e discussi per mesi prima della loro uscita, mari di lacrime versati sulle infanzie rovinate dai remake tanto strombazzati, e poi, una settimana dopo non ne rimane memoria.

E io che sono qui che mi riguardo A Matter of Life and Death mi domando se abbia senso parlarne. E poi mi dico che sì, non si può non parlarne, perché forse ci sono persone che non l’hanno visto.
Che vita orribile devono avere. È nostro dovere aiutarli.

215px-Archers-AMOLAD-LogoMichael Powell & Emeric Pressburger, che per un certo periodo andarono sotto al nome collettivo di The Archers, scrivevano, producevano e dirigevano i loro film in coppia, e hanno fatto la storia del cinema. Nel senso che proprio i loro film li studiano nelle scuole, e ci sono un sacco di famosi registi che si genuflettono quotidianamente davanti al logo della loro casa di produzione. Sul perché ne parleremo.

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Avevano anche una specie di manifesto informale, Powell & Pressburger, che però restava affar loro, e noi lo conosciamo solo perché lo spiegarono all’attrice Wendy Hill nel 1942, in una lettera.

  1. Non siamo al servizio di nessuno se non degli interessi finanziari che ci forniscono i soldi per lavorare; e, verso di loro, la nostra unica responsabilità è garantire loro un profitto, e non una perdita.
  2. Ogni singolo metro di pellicola nei nostri film è di nostra responsabilità e di nessun altro. Ci rifiutiamo di essere guidati o costretti da qualsiasi influenza al di fuori del nostro giudizio.
  3. Quando iniziamo a lavorare su una nuova idea, dobbiamo essere un anno avanti, non solo dei nostri concorrenti, ma anche dei tempi. Un vero film, dall’idea all’uscita universale, richiede un anno. O più.
  4. Nessun artista crede nell’escapismo. E crediamo segretamente che lo stesso valga anche per il pubblico. In ogni caso, abbiamo dimostrato che pagherebbero volentieri per vedere la verità, e non solo per il fatto che sia nuda.
  5. In qualsiasi momento, e in particolare in questo momento, l’amor proprio di tutti i collaboratori, dalla star all’attrezzista, è sostenuto, o avvilito, dal tema e dallo scopo del film su cui stanno lavorando.

Powell & Pressburger riuscirono, dal 1939 al 1957, a fare qualcosa che sulla carta pareva impossibile: fecero intrattenimento popolare che era anche Arte (sì, con la A maiuscola) e riuscirono a scrivere, produrre e girare storie semplici, accessibili, dirette, e al contempo metterci la politica e la filosofia, l’etica e il buon senso, la satira, la scienza, il progresso e la storia. E fecero un sacco di soldi, in barba alla censura, alle ristrettezze economiche, ai problemi tecnici.
Inventarono tecnologie, o semplicemente adattarono ciò che avevano a portata di mano per fare ciò che volevano che il pubblico vedesse. Ciò che il pubblico voleva vedere.

Nel 1946, il pubblico voleva che Powell & Pressburger gli mostrassero A Matter of Life and Death.

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Dove eravamo rimasti?
Ah, sì, a Peter David Carter (David Niven), che si butta dal suo aereo in fiamme preferendo la morte per l’impatto con le acque gelide dell’atlantico alla prospetiva di bruciare vivo. La comunicazione si interrompe, June (Kim Hunter1) scoppia a piangere.

Ma c’è una nebbia maledetta, sull’Atlantico, una tipica nebbia inglese, per cui il Conducente 71 non riesce a trovare Peter. Che così non viene portato all’altro mondo, ma si risveglia su una spiaggia inglese, poco lontano dalla base dove è di servizio June.

Perché ricodiamolo, questo è un film fantastico, e l’altro mondo è in bianco e nero mentre il nostro mondo è in technicolor. E qualcuno glielo chiese, perché l’avessero fatto così…

Domanda: Perché il nostro mondo a colori e l’altro in bianco e nero?
P&P: Perché noi sappiamo che il nostro è a colori.

Il Conducente 71 è un cialtrone, un aristocratico francese con la passione per gli scacchi, che perse la testa nel 1793 e che palesemente non prende il proprio lavoro troppo sul serio. Rimandato sulla terra per recuperare Peter, 71 si ritrova in una situazione imbarazzante – nelle 20 ore trascorse da quando avrebbe dovuto morire, Peter ha ritrovato June, sono innamorati, non vede perché rinunciare a qualcosa che dopotutto è frutto di un errore non suo.

GTV Archive

Qui si genera un doppio problema.
Uno è nel mondo reale, ed è Peter che ha delle strane allucinazioni, vede un francese morto e invadente, ha crescenti dolori alla testa. June si preoccupa, e chiede aiuto a un medico che ha l’hobby di osservare il villaggio in cui vive attraverso una camera lucida, dall’alto, come se fosse Dio.
82c35415dfe3fea35d3a1b5f103825dc--life-and-death-charles-dickensUno è nell’altro mondo, dove si innesca una complicata questione legale: possono due persone innamorarsi a prima vista? E può un tale sentimento giustificare una infrazione alla Legge che regola l’universo?

E intanto Powell & Pressburger, insieme con questa bella storia romantica, al contempo commovente e comica, servono al pubblico una riflessione sulla vita dei giovani sopravvissuti alla guerra (ricordiamo che il film è del ‘46), una discussione sul valore dei sentimenti, una esplorazione di cosa sia reale e cosa no.
Ci mettono una lunga scena in apertura che descrive la meraviglia dell’universo in termini scientifici che paiono anticipare il Cosmo di Carl Sagan. O la Guida Galattica di Douglas Adams.
Il film si apre con una voce fuori campo…

Questo è l’universo. Grande, vero?

GTV ARCHIVE

E non mancano un in fondo benevolo sfottò verso i Francesi (71 interpretato da Marius Goring è meraviglioso) e un paio di feroci rasoiate all’atteggiamento santimonioso e prepotente degli americani, nuovi giocatori sullo scacchiere internazionale, con Raymond Massey2 nel ruolo del primo americano ucciso durante la rivoluzione del 1776, e ora accusatore di Peter.
Perché la questione se Peter debba essere vivo o morto verrà decisa da due prove in parallelo – da una parte, qui da noi, Peter dovrà essere operato al cervello per rimuovere l’ematoma che probabilmente causa le sue allucinazioni. Dall’altra parte, Peter dovrà affrontare un tribunale in cui ben presto saranno oggetto del contendere il passato e il futuro, il ruolo odioso degli inglesi nella storia del genere umano, la contrapposizione fra ragione e sentimento, il valore della poesia, e la domanda fondamentale: è possibile che due persone si innamorino semplicemente parlandosi per cinque minuti?

 

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È tutto vero? Davvero l’altro mondo è modernista come un sogno di Norman Bel Geddes, e ci sono ali in attesa per tutti (e non eliche, come teme Peter), e distributori di Coca Cola solo per i militari americani morti?412+7sOcxbL._SX335_BO1,204,203,200_
Oppure sono solo allucinazioni di un uomo dalla fervida immaginazione, ferito e traumatizzato dalla guerra?
Ha davvero importanza?, come chiederà uno dei personaggi-chiave del film.
È un gioco sottile, è possibile riguardare il film alla ricerca di indizi. Hanno pubblicato libri su quale delle due versioni sia quella “vera”.

E chiunque, davvero, alla fine può fare la propria scelta.
Il film, che dura appena 104 minuti, è una gioia per gli occhi, e uno stimolo per la mente.
Gli americani, che erano fermamente convinti che nessuno sarebbe mai andato a vedere un film con la parola “Morte” nel titolo, lo distribuirono come Stairway to Heaven.
Che ammettiamolo, non è male come titolo.
Sarebbe una bella idea farci un disco, con un titolo così.
Un po’ come gli Iron Maiden, che fecero un disco intitolato A Matter of Life and Death, ispirato a questo film. Ma quella naturalmente è un’altra storia.
In italiano il film si intitola Scala al Paradiso3.
Peccato che nel film nessuno affermi mai che l’altro mondo è il Paradiso.

Cercate di dargli un’occhiata, se non lo avete mai visto. Se ne trovano in giro copie di qualità variabile – e davvero il meglio è la versione restaurata in 4K. 92894182c49229afa08f7f633d40f8e4--wall-posters-cinema-posters

 

E per chiudere: credo che tutti gli appassionati di cinema abbiano un loro film preferito nel catalogo di Powell & Pressburger.
Per me è Black Narcissus, uscito un anno dopo questo (ci vuole un anno per fare un film, ricordate?), e credo che ne riparleremo.

E se ne avete uno vostro, citatelo nei commenti – dimostratemi che non è tutto solo intrattenimento cotto e mangiato, binge watching e film con “gli esplosioni”.

 


  1. come non la conoscete? Certo che la conoscete – è Zira nei primi tre film della serie de Il Pianeta delle Scimmie, quello vero, quello con Heston. 
  2. conoscete anche lui – è il protagoinista di Things to Come, alias Nel 2000 Guerra o Pace? dal romanzo/saggio di H.G. Wells. 
  3. perché noi valiamo. 
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “La scala per il paradiso di Powell & Pressburger

  1. Personalmente, adoro I Racconti di Hoffman: ci sono delle inquadrature e delle soluzioni estetiche da sbavare da qui al prossimo secolo.
    Però il mio film preferito di Powel è Peeping Tom, che poi ne ha stroncato la carriera e al quale Pressburger non partecipò in alcun ruolo, se non sbaglio.

    • Pressburger non volle averci nulla a che fare, con Peeping Tom, che in effetti colò a picco la carriera di Powell.
      E sì, I Racconti di Hoffman è splendido – dovrò farci un post, prima o poi.

  2. Peeping Tom, ovvero L’occhio che uccide, per noi ragazzi di campagna poco avvezzi alla lingua della perfida albione, rimane un punto fermo nella cinematografia ‘de paura’ tanto da venire ampiamente riabilitato ed assurto allo stato di pellicola di culto (è disponibile in italiano ed anche in BR, per fortuna quindi nella pole position dei film da comprare).

    Il problema, amici miei, è vedere sulla big A disponibile un cofanetto UK dedicato alla coppia di registi (che contiene sia il film che davide ha recensito, sia Black Narcissus) composto da 11 (dico 11!) dvd alla stratosferica cifra di euro 42,36…

    Mi viene da piangere.

    PS. nel pacco c’è anche I Racconti di Hoffman

    Pace profonda nell’onda che corre

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